Visualizzazione post con etichetta Anima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anima. Mostra tutti i post

venerdì 12 giugno 2015

parole per l'anima #18


Riesci a ricordare chi eri 
prima che il mondo ti dicesse
chi dovevi essere? 

Le parole di oggi, più che una citazione per riflettere, sono una domanda aperta verso nuove possibilità (non perdetevi dunque la seconda parte giovedì prossimo!) 
In un gioco di parole potrei dirvi che questa domanda è la risposta che potrei dare nella stanza di terapia quando qualcuno - con aria smarrita - arriva a chiedere: "allora io chi sono?" 
Perché in un percorso terapeutico, almeno all'inizio, è normale percepire la confusione determinata dal disagio che ha condotto lì, ma anche dal cominciare a mettere in discussione quelle che fino a poco tempo prima venivano definite "certezze". 


L'immagine di sé è stata costruita nell'incontro col mondo e con gli altri, a volte anche a scapito della propria vera natura, così può accadere che ad un certo punto si percepisca forte la necessità di una metamorfosi,  che però conduca - contrariamente a Gregor Samsa (nell'allegorico romanzo di Kafka) -  verso la vita invece che verso la morte di se stessi.  


L'influenza del mondo può manifestarsi in proibizioni e soprusi altrui... 


Oppure nel nostro accondiscendere e farsi "carine" per essere accettate... 


Oggi vi chiedo di andare in fondo a voi stesse e riprendere contatto con bisogni e desideri, 
per cominciare a recuperare le energie che sono la chiave della trasformazione e dell'amore di sé.
(se volete ulteriori spunti per rispondere a questa domanda potete leggere anche qui , qui e qui )


buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest )
- le trovi sul mio profilo cliccando nel banner qui a lato - 

giovedì 13 febbraio 2014

Parole per l'anima #7


Questa sera inizia il progetto Wonder Woman, così, riflettendo sulla prima serata che sarà dedicata al raggiungimento degli obiettivi, ho pensato di invitare tutte a riflettere sul vostro "potere". 
Se foste un'eroina, la protagonista di una avventura, che potere vorreste avere?
Di quale qualità dell'anima vorreste essere in possesso per affrontare le opportunità che la vita ci mette di fronte per imparare? 
Di quali qualità e risorse siete già in possesso e su quali potete fare affidamento per risolvere le numerose sfide quotidiane? 
Ve ne ricordate sempre o spesso vi dimenticate di quanta luce siete portatrici?
Questa settimana potreste farne l'elenco, da tenere in bella vista, e poter leggere come memorandum nei momenti di difficoltà.
E non vi boicottate: sono qualità anche la capacità di sognare, l'umorismo, il sapersi prendere cura di qualcuno, avere occhi per cogliere la bellezza, saper stare in silenzio e avere la curiosità di scoprire nuove cose. 












Non lo sai ancora?
è la tua luce 
che illumina i mondi

Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 10 febbraio 2014

Anime di pietra



Cosa avete associato nei pensieri leggendo questo titolo?
Ultimamente la parola “anima” ricorre spesso nei nostri post... sempre con significati diversi.
È una parola difficile, anima, soprattutto se associata al materiale della pietra, per natura agli antipodi molecolari rispetto al soffio di vita, lo spirito che illumina le cose, cui il suo concetto etimologico rimanda.
E se vi dicessi che oggi vi parlerò di arte e creatività?
Lo scorso Natale mi sono fatta un regalo che riempie il mio sguardo ogni volta che vi si posa.




Ormai conoscete il mio interesse per la natura del processo creativo, ma ogni volta mi affascina scoprire aspetti nuovi, indagare il percorso misterioso che porta ciascuno a fare della propria vita un opera unica e autentica.
Ancora di più amo ascoltare dalle parole di chi crea, come prendono vita le idee, quali emozioni riescono a fare da tramite fra il mondo interiore e la realtà, concretizzandosi in un manufatto concreto, su carta, su tela, o argilla, o anche, come fa Vito, attraverso la pietra.
Ed è proprio la dimensione del sentimento che apre la breccia nel racconto di questo artista, che mi ha narrato dell'inizio della sua “storia d'amore” con il materiale che oggi plasma con pazienza e attenzione:

Questa passione, è nata per caso, osservando il mio babbo – che faceva il costruttore edile - mentre si cimentava a lavorare uno scarto di pietra leccese, per passare il tempo dopo le sue ore di lavoro.
Preso dalla curiosità ho voluto provare anche io, con quei pochi attrezzi che avevo a disposizione, e da allora è stato amore a prima vista, non ci siamo più separati... ancora ora, a distanza di anni ci metto passione e impegno nel lavorarla e modellarla, facendo attenzione ad ogni piccolissimo particolare, come se fosse ancora quel primo giorno, quando io e il mio "amore" ci siamo incontrati.

Osservando le opere di Vito non si può non sentire questa passione.
È come se la pietra venisse modellata dall'occhio innamorato, come fra gli amanti quando l'uno prende forma nello sguardo dell'altro per risplendere al mondo in tutta la sua gioia. Esiste attraverso di lui o lei.
La pietra leccese si sente coccolata fra le mani del suo artista, me la immagino fremere impaziente, curiosa di sapere cosa diventerà e come... e lui stesso la guarda ammirato, perché attraverso di lei riprende contatto con le sue origini, radici lontane di ricordi di infanzia.
Le mani sapienti di Vito sono il tramite dell'incontro.
Il desiderio di fare dell'essenzialità della sua terra un'opera estetica da respirare con gli occhi:
...l'esigenza di ritornare ogni volta nella mia terra, il Salento, terra straordinariamente bella e allo stesso tempo tanto difficile, terra formata da rocce costiere erose costantemente dal mare e dal vento, da terra rossa arsa da un sole a picco sempre presente, dal mare cristallino, dalla natura a tratti incontaminata, dalla sapiente gente che ha saputo sopravvivere nonostante le innumerevoli difficoltà..

Come ha affermato Jung, chi guarda l'oggetto artistico si trasforma in quell'oggetto, si identifica con esso e si libera in tal modo di se stesso, così attraverso le opere di Vito ti ritrovi a essere dentro quella sua terra con lui, toccando quella pietra che scalda, seguendone le curve e assaporando con i polpastrelli l'erosione, il taglio ammorbidito, il candore rispettoso di un bianco che non abbaglia e non vuole imporsi, ma si staglia svelando un intima sorpresa.
La pietra si fa docile e appare come drappi sovrapposti, molli dopo l'amore. 


Tutto è fatto a mano, dosando energia e precisione, perché la pietra leccese è una donna che vuole essere toccata con cura.


A volte mi chiedo: chissà se la scelta del materiale e il tipo di opera rispecchia la personalità dell'artista?
Tutti gli oggetti di Vito non sono “solo” pietra scolpita, ma servono ad “accogliere”, contengono in un abbraccio virtuoso una luce, una candela, oppure una piantina, e diventano così l'espressione di una sintesi di opposti che coesistono: luci e ombre, freddo e caldo, materia inerte e materia viva.





Le lampade poi, acquistano una doppia identità: scultura di giorno e meraviglia di notte.



Osservando le Anime di pietra, ho compreso perché Vito ha scelto questo nome: si tratta di dare forma a un anelito di bellezza colto in un paesaggio, vuol dire rendere concreto il viscerale legame con il passato, vedere l'emozione che si fa materia e tende verso l'infinito grazie alla luce.
Come avviene dentro di noi: percepiamo le nostre anime statiche e a volte pesanti come la pietra, invece sono in continua trasformazione, in movimento; possiamo prendere distanze dai rettilinei che imprigionano e farsi linee curve nello spazio, elevandoci dalla gravità, testimonianza che l'arte, il genio creativo, può - se vuole -  smuovere montagne... o scolpirle.

"Gli atti creativi di ognuno,
qualunque essi siano,
traggono una forma costruttiva
dall'apparente caos amorfo delle nostre vite"
(Rollo May)

Vito e le sue Anime di Pietra lo trovate qui o agli indirizzi qui sotto



buona settimana
virginia 

lunedì 27 gennaio 2014

Il tempo dell' anima



Care amiche,
vi voglio raccontare una storia, per capire meglio insieme i fenomeni sottesi alle Costellazioni Familiari (ne avevamo già parlato qui e qui).
Questa è la storia di una bella donna che chiameremo Alessandra, sposata con un uomo che ama e dal quale ha 3 figli.
Alla nascita del terzo figlio, un maschio, Alessandra comincia ad essere insofferente nei confronti di suo marito e si innamora di un altro. Viene da me come costellatrice e facciamo una costellazione. Rappresentiamo la sua famiglia attuale e anche il suo amante. Ma da alcuni segnali corporei ( manifestazioni esterne del suo inconscio) noto che c è un lutto, una persona morta. Le chiedo se abbia mai avuto aborti e mi risponde negativamente e poi le dico francamente che il suo corpo e la sua costellazione mi danno dei segnali di un morto.
Alessandra si mette a piangere e mi racconta che lei, terzogenita, è nata dopo due anni da suo fratello Alessandro, morto a sei mesi di morte bianca di cui porta il nome a ricordo. 
Rappresentiamo quindi la sua famiglia d' origine e nella rappresentazione tutta la famiglia , specie la madre, sono sdraiati accanto ad Alessandro. 
La nascita di Alessandra e il suo nome non sono altro che un ricordare quel bambino morto. Noi nelle costellazioni chiamiamo questo fenomeno “irretimento”, gli psicologi lo chiamano “tempo intra psichico”, a me piace definirlo il “tempo dell'anima”.
Cosa era accaduto? Quella famiglia e Alessandra stessa erano ancora fermi a quarant'anni fa. Era stato talmente troppo il dolore per la morte di quel bambino che tutto quello che era accaduto negli anni successivi aveva perso colore, era sbiadito rispetto a questo evento tragico. Eppure erano trascorsi quarant'anni, ma quel lutto non era stato mai elaborato realmente. 
La nascita del terzogenito di Alessandra , un maschio dopo due femmine, fa ripiombare Alessandra nella colpa inconscia di essere nata e rimasta viva dopo Alessandro e nella paura di sua madre , ossia nella possibilità che anche suo figlio maschio muoia; questo può averla portata ad attuare dei comportamenti esteriori (come la crisi matrimoniale), segnale di disagio interiore. 
Abbiamo celebrato quindi la morte di Alessandro a livello simbolico e lo abbiamo lasciato andare riassegnandogli un suo posto e ricordandoci che ora siamo nel 2014.

Un cambiamento esterno, specie se improvviso e tragico, fa fermare il nostro tempo interiore.
L'anima non lo accetta, il tempo si ferma sebbene il calendario vada avanti.

Ho visto in anni di costellazioni che questo avviene molto spesso. 
Cosa fa la costellazione? 
Semplicemente fa prendere consapevolezza all'anima di quell'evento e vedendolo lo porta a compimento.
Chiude un ciclo che la nostra anima teneva aperto , permettendoci di vivere nel qui ed ora e così la vita può continuare.

Vi abbraccio tutte e attente all'orologio e ai calendari!
Con amore
Evi  

domenica 28 ottobre 2012

...Come d'autunno, sugli alberi, le foglie


 
Passeggiando in questi giorni ho pensato: “Che bella stagione l'autunno! E’ la stagione che più si addice a descrivere la vastità e la diversità di ciascuno di noi!”

Pensiamo agli alberi.

In autunno i giardini e i viali si riempiono di mille colori. Ogni foglia, per quanto simile a quella che le sta vicino, appare diversa. Come sono belli questi alberi variopinti!

Guardando le loro foglie si può descrivere l'andamento della vita.

Ci sono foglie giovani, più piccole delle altre dalle tonalità che ancora richiamano il verde, altre che stanno crescendo e acquistano dei bei colori vivaci: chi si tinge di giallo, chi di rosso; e poi ci sono quelle che si stanno seccando e si apprestano a cadere.

E tutte stanno ben ancorate quel ramo che da' loro vita, linfa, sicurezza.

E non sono molto diverse da noi le foglie. Dopotutto anche noi ci comportiamo come le foglie quando ci aggrappiamo:

- ai nostri genitori , affinché ci aiutino a crescere,

- ai nostri ideali, ai nostri desideri, ai nostri progetti o alla nostra fede per avere un sentiero da seguire quando emerge il nostro bisogno di autonomia e di identità

- ai nostri compagni, fidanzati, mariti quando capiamo che la vita può essere più dolce se vissuta in coppia
In autunno, poi, compare il vento, le giornate si accorciano, arriva la pioggia.

Il vento sa essere un buon compagno di viaggio quando è dolce e delicato, e ci dà la spinta ad andare avanti e a guardare oltre; sa essere un elemento di disturbo quando, invece, si imbatte con irruenza e ci coglie impreparati. La sua potenza ci fa sentire vulnerabili. E noi la fragilità non piace tanto: in alcuni casi reagiamo a lui opponendoci e aggrappandoci ancora più forte a ciò in cui crediamo, in altri casi ci lasciamo sopraffare e rimaniamo inerti. Spesso il forte vento porta con sé la pioggia e con essa la malinconia. Le giornate si dipingono di grigio, i colori si attenuano e lasciano spazio a rimpianti, pensieri e delusioni. I pensieri che si accumulano nella testa diventano pressanti come quelle nubi nero-grigie che vediamo nel cielo.

Ma alla fine, per fortuna, spunta il sole. E per quanto, in questa stagione, il suo calore possa essere flebile è sempre un sole che riscalda il cuore e da’ quell’energia e quella speranza necessarie per andare avanti.
erika

domenica 22 gennaio 2012

365 giorni al femminile: buon compleanno!


Un anno di donneincontatto.
È già passato un anno dalla pubblicazione del primo post del nostro blog (lo trovi qui), dove vi invitavo a cominciare “con un angolino”, uno spazio tutto per voi, dove coltivare giorno dopo giorno la consapevolezza di bisogni, desideri, riflessioni, letture, che come semini potessero germogliare negli animi. 
Era un invito per voi, ma allo stesso tempo è stato importante anche per me, perché mi ha permesso di scrivere su argomenti che mi stanno a cuore, di scoprire e riscoprire punti di vista diversi, di pormi delle domande e darmi delle risposte, insomma, molti passi per conoscere e conoscermi sempre di più.
E' stata una grande emozione seguire passo passo il crescere del grafico che ci mostra quante siete a seguirci, vedere anche nascere i primi commenti ai post, scoprire con sorpresa che condividete i nostri scritti su facebook.
Non è sempre semplice trovare argomenti di cui parlare, così come occorre volontà per ritagliare il tempo di scrivere, ma poi – può essere grazie a una frase, una canzone, un film, uno stralcio di conversazione, un'immagine, un suggerimento di un'amica – ecco che le parole prendono forma, si snodano veloci riga dopo riga, concretizzando pensieri e stati d'animo.
Mi piace pensare all'effetto che avranno su ciascuna di voi: saranno di conforto, stimoleranno l'approfondimento, oppure provocheranno reazioni inattese, o addirittura moti di irritazione... comunque sia, il desiderio è quello di donarvi un attimo di sospensione, lo spazio di una lettura che esuli dai luoghi abituali e vi porti direttamente nelle immense regioni dell'anima, misteriosa compagna di viaggio e preziosa amica da interrogare, per crescere tutta la vita.
Auguriamoci sempre di poter realizzare nella nostra vita quanto affermano le parole di Louise Driscoll: nel profondo del cuore, conserva un luogo quieto e segreto, dove possano raccogliersi i sogni.
Spero di avervi dato in quest'anno, alcuni suggerimenti per poterlo fare. 
Quali piantine sono nate dai semini che abbiamo piantato insieme? Fatemi sapere...

Auguri a noi e grazie a voi, per la vostra presenza costante e discreta,
buona settimana
virginia 

sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale!




Già qualche giorno fa parlavamo di ricette speciali, fatte di ingredienti originale per creare la propria pietanza di nutrimento per l'anima. Così anche oggi, in occasione del Natale, abbiamo voluto trascrivere un'altra ricetta, questa volta trovata fra le pagine di Google...

LA RICETTA DEL BUON UMORE

Prendete un bicchiere di Gioia
Una tazza di Buona Volontà
Cinque cucchiai di Entusiasmo Quattro fette di Semplicità
Uno spicchio di Prudenza
Un pizzico di Risate
Due etti di Fiducia
Una foglia di quella rara pianta chiamata Umiltà
Un’abbondante dose di Amore
Un gambo di Serenità
Condite il tutto con un po’ di Fede
Amalgamate con Tenerezza, Gentilezza e Comprensione
Versate in uno stampo di Pazienza
Lasciate cuocere con i raggi del sole
E servite con gustosissimo Sorriso!

Vi auguriamo che il buon umore non sia solo proprio del  Natale ma che vi accompagni ogni giorno della vostra vita.
Spesso la nostra mente immagazzina le cose brutte e dimentica quelle belle. E' sempre troppo facile, infatti, vedere e ricordare i torti subiti; dovremo imparare ad avere maggior memoria delle cose che ci hanno fatto stare bene e magari chiederci cosa abbiamo fatto noi e cosa ci hanno fatto gli altri per permetterci di avere delle giornate felici, dei giorni sereni, dei momenti indimenticabili.
Buon Natale a tutte voi.
Erika, Evi, Virginia

venerdì 7 ottobre 2011

E' morto Steve Jobs? Think different



In me la morte fa uno strano effetto , mi espande alla vita. Mi dà un brivido che si diffonde nel corpo, una sferzata lungo la schiena e mi ricorda che sono viva.
E anche oggi alla notizia della morte di colui che per me era un “ Grande”, un mito, il mio corpo ha tremato e ho pianto.
Era un pianto di dolore e un pianto di ringraziamento. Per quello che grazie al suo corpo umano Steve ha fatto per noi, perchè era un visionario, un Think Different...
E la stessa reazione l'ho avuta quando il 21.06.2011 è morto il Dott. Leopoldo Mancaniello, un altro visionario che aveva fondato una cosa strana chiamata Medicina e Consapevoleza Sistemica. Il Dott. Mancaniello, un ginecologo, che dopo aver parlato con Te un'ora ti diceva “E' d'accordo se le faccio il pap-test? Devo farglielo anche se non ne ha bisogno, ne sono certo” Un altro think different. Nelle nostre lunghe chiaccherate - visite formalmente - parlavamo spesso della Morte, un argomento che Lui mi definiva “affine”. E così sorrideva quando gli raccontavo che dopo un anno che meditavo in un posto che mi piaceva proprio tanto, avevo scoperto che lì era morto un ragazzo in bici, in quanto vi era un ex voto. O quando gli dicevo che la morte è solo un passaggio perchè tutto alla fine è solo una trasformazione di energia. E sorrideva sempre alla mia “innata percezione del trauma da Morte” che si rileva nella conduzione delle costellazioni.
E la stessa reazione l'ho avuta quandi il 11.01.2007 è mancato il corpo di mio padre. Un brivido e un lungo pianto. Un altro strano umano mio padre, un altro think different, che a sette anni moriva di fame in un Veneto rurale e desolato e a venti aveva costruito un condominio grazie ad un prestito in banca spropositato e all'incoraggiamento di una vecchia e nobile contessa che aveva voluto dare a Lui povero, affamato e folle quel terreno tanto ambito da altri . Mio padre che mi diceva “ Figlia abbi solo cento lire in tasca ma che tu te li sia guadagnati e mai rubati o truffati”. Mio padre che amava la caccia, il vino, gli amici, il cibo, le donne e la sua famiglia . Mio padre bello che rideva e gioiva, mio padre mostruoso sfigurato da un cancro in bocca , senza la parte inferiore del volto, mio padre che non poteva mangiare né ridere ma che mi parlava e sorrideva con gli occhi, mio padre che per sette anni ha lottato e vinto il cancro, mio padre che un mese prima di morire mi ha scritto “ Volpe, sono stanco, me ne vado” e se ne è andato .Mio padre , affamato di Vita e di Morte, povero e ricco, bianco e nero, bello e brutto, vivo e morto.
Tre uomini importanti per me , tre Morti, tre Vivi.Infatti io Li sento,sento la loro energia , sento la loro vita scorrere in me, nonostante la loro morte e non posso che commuovermi nel senso letterale del termine nel senso di muovermi con loro perchè è grazie a loro che io sono. Sì, mi muovo con loro, con le loro idee folli, con il loro modo di essere, grazie a loro ho la possibilità di portare avanti le loro visioni utopistiche. La loro morte fisica diventa un'occasione per vivere con loro, per continuare con loro, per evolvere i loro principi , i loro valori , le loro follie...
E allora mi commuovo , piango e mi muovo in questo continuo moto perpetuo di traformazione universale. Perchè la vita e la morte sono solo stati in cui si trova la nostra anima in perenne movimento E quindi Steve, Leopoldo, mio padre sono solo in un altro stato ed è mio compito onorare la loro Vita in questo livello in cui ora io sono e loro sono stati portando avanti il loro viaggio.
THINK DIFFERENT!
Evi


venerdì 22 aprile 2011

Pasqua: scoperte e sorprese nell'Ovoide di Assagioli



Approfitto dell'atmosfera pasquale per parlare di un'immagine a me molto cara perché rappresenta uno dei diagrammi descrittivi della nostra psiche secondo l'approccio teorico che mi ispira nel mio lavoro e nell'interpretazione della vita: la Psicosintesi.
Questa ricca teoria e concezione dell'essere umano, ideata da Roberto Assagioli (1888-1974) psichiatra fiorentino, si ispira alle diverse correnti psicologiche a lei contemporanee, quali la bioenergetica (che integra la dimensione corporea con quella psichica), la psicologia umanistica (che sottolinea l'aspetto delle potenzialità e crescita di ogni uomo) e la psicologia transpersonale (che apre la prospettiva anche all'aspetto spirituale della dimensione umana), unificandole in una sintesi armonica di pensiero.
L'inclusività e la sintesi sono il filo conduttore di tutto il lavoro di crescita della persona durante l'arco della vita, senza dimenticare neppure l'importanza dell'influenza dei temi scoperti e approfonditi dalla psicanalisi e dal comportamentismo.
Assagioli però volle andare oltre, descrivendo Freud come “interessato solo alle cantine nell'essere umano” (leggi l'Es, l'inconscio, nda) mentre “la psicosintesi si interessa del palazzo intero...vogliamo aprire la terrazza per poter prendere il sole o contemplare le stelle”.
È proprio coerentemente con questa premessa che Assagioli ha creato l'immagine dell'Ovoide, un diagramma usato per spiegare l'anatomia della psiche umana.
Quella che può sembrare una pura schematizzazione, in realtà è uno strumento estremamente importante per capire come siamo fatti e quali aspetti di noi possono essere scoperti, conosciuti, approfonditi o coltivati.




Come vediamo nel disegno, tutte le linee sono tratteggiate, il che sta a significare che non ci sono divisioni nette all'interno della psiche, anzi, tutto è in continuo movimento, connessione e trasformazione.
Indicato col n.1 troviamo l'inconscio inferiore (inteso nel senso topografico e non di minor valore), quelle che sarebbero le “cantine freudiane”, sede di tutti gli impulsi e istinti più primitivi, biologici, insieme ai complessi della nostra storia personale. Qui quindi sono sedimentati tutti gli aspetti del nostro passato più remoto e anche i contenuti rimossi.
Al n.2 invece c'è l'inconscio medio, nel quale troviamo tutti quegli elementi facilmente raggiungibili con la consapevolezza: nozioni, capacità, ricordi ed emozioni dei quali non siamo sempre coscienti ma che possiamo facilmente recuperare, volendolo (es. le conoscenze apprese a scuola, il ricordo del numero di telefono di un amico, ciò che abbiamo fatto un mese fa...). Se vogliamo qualificarlo in termini temporali, questa parte di inconscio rappresenta il nostro presente, l'attualità più vicina e lontana delle nostre vite. All'interno dell'area dell'inconscio medio troviamo un piccolo cerchio (n. 4) che è il campo di coscienza, ovvero tutto ciò di cui siamo pienamente consapevoli in questo momento (la stanza in cui siete, il fatto di essere al pc a leggere queste righe...), al cui centro c'è l'Io o sé personale (n.5). L'Io è inteso come centro unificatore delle diverse esperienze, il nostro “osservatore” interno che è qualcosa di diverso e fisso rispetto ai vari contenuti in movimento che si avvicendano nel nostro animo (emozioni, pensieri, vissuti corporei).
La “scoperta” dell'Io dentro di noi ci può portare a liberarci da molte identificazioni nocive e disturbanti, perché ci permette di accorgersi che in realtà quando ci sentiamo tristi, afflitti, ma anche euforici o arrabbiati, quelli sono solo stati temporanei e parziali che non ci esprimono in tutta la nostra ricchezza. Mettendoci nella posizione imparziale dell'io, possiamo vedere l'avvicendarsi di tutti gli stati d'animo ma non lasciandosi coinvolgere da essi, perché ne acquisiamo conoscenza e padronanza.
Proseguendo nella nostra immagine, troviamo la parte superiore dell'ovoide (n. 3) che è l'inconscio superiore o transpersonale, ovvero la sede delle nostre “intuizioni superiori e le nostre ispirazioni artistiche, filosofiche, scientifiche, di creatività geniale, spinte etiche ed altruistiche, stati di illuminazione, contemplazione ed estasi”, insomma tutte le nostre qualità, virtù e potenzialità che attendono di trovare espressione nella nostra quotidianità.
Possiamo osservare una linea tratteggiata che collega il nostro Io personale con una stella-sole sulla sommità dell'ovoide, il Sé Transpersonale (n.6, di cui l'io è un riflesso), la nostra essenza più vera e originale, libera da tutti i condizionamenti, “la splendida promessa di ciò che possiamo divenire” una volta scoperta la propria via di autorealizzazione, ciò che ci soddisfa l'anima e ci fa ridere il cuore.
Al n.7 troviamo l'inconscio collettivo, di junghiana memoria, nel quale la nostra psiche è immersa e dal quale riceve le influenze transculturali universali.

Perché vi ho parlato di questo diagramma?
Come al solito mi piace donarvi nuovi strumenti di consapevolezza e spunti di riflessione per conoscere meglio gli infiniti aspetti del nostro animo, ma anche perché in questi giorni di inflazione di piccole e variopinte uova che decorano tavole e vetrine, di giganti uova di cioccolato che fanno bella mostra di sé in tutti i negozi, perché non dare un altro significato a questo simbolo?
In generale è sinonimo di rinascita, nuova vita ma anche eterno ritorno di essa, resurrezione... ma, una volta conosciuto l'ovoide psicosintetico, scopriamo che la cosa bella è che tutto questo ce lo portiamo dentro continuamente e possiamo attingervi quando vogliamo, portando luce agli aspetti che più ne hanno bisogno e includendoli nel nostro repertorio di crescita e sviluppo.
Nel palcoscenico delle nostre vite possiamo decidere, grazie al nostro io, centro di autocoscienza e volontà, di illuminare con l'occhio di bue dell'attenzione e consapevolezza personaggi, qualità, risorse che fino ad oggi sono stati dietro le quinte, portandoli alla ribalta delle scene, donando loro nuova energia e magari depotenziando personaggi scomodi o riportando al giusto ruolo “primedonne” che hanno preso il sopravvento sugli altri protagonisti. Con coraggio possiamo conoscere meglio personaggi del passato e liberare le loro energie ipotecate, per procedere lungo il percorso di luce che ci avvicina alla nostra autenticità, la nostra bellezza e unicità, rinascendo così alla vita ogni giorno.
E voi, quali e quante sorprese tenete celate nel vostro ovoide?

Buona Pasqua a tutte.
virginia

mercoledì 13 aprile 2011

Regalare un sogno a un bambino



L'estate del 2008 l'ho passata tutta dentro un mondo magico, tutto fatto di bambini, di giochi, sorrisi e solidarietà.
E' stata l'esperienza che mi ha cambiato la vita, in più di un significato.
Ma il vero miracolo è quello che ho potuto vedere lì dentro, negli occhi di quei bambini c'era la grande trasformazione, ora dopo ora, giorno dopo giorno: ricordi che poi potevano tenere stretti con sé per il resto dell'anno, nei momenti difficili.
Invito tutti a contribuire a donare un pezzetto di felicità, anche quest'anno.
Basta un sms...ne ricerevete in cambio un grazie senza confini.
virginia

visitate per info: http://www.dynamocamp.org/ 

mercoledì 30 marzo 2011

Rischiare è trasformarsi



A volte è necessario rischiare.
Pericolosamente in bilico fra emozioni bipolari,
guardarsi dentro e scegliere.
Non solo partire, ma anche restare
può significare osare.
Con la consapevolezza che certe cose
sono scadute sullo scaffale del tempo.
Ormai è tempo di cambiare.
Abbandonare le ipoteche sul passato
e guardare avanti.
Soluzione o necessità?
Altre prospettive esigono luce.
L'anima include possibilità e si espande.
Embrionali intuizioni esplodono alla vita.
Anche questa sono io.
virginia




giovedì 20 gennaio 2011

Energia Femminile

                                          

L'energia femminile che ciascuna si porta dentro sfugge a qualsiasi incasellamento o necessità definitoria... a volte  è qualcosa che si svela con pudore, altre volte esplode all'improvviso, altre ancora necessita di stimoli per essere vista e  riconosciuta, di un lavoro paziente e discreto, perché troppo a lungo è rimasta inespressa.
Ognuna però è in grado di riconoscerla, al momento opportuno, perché, anche se misconosciuta,  c'è sempre stata, fa parte di quel bagaglio ancestrale che ci porta a essere quelle che siamo: esseri sensibili e intuitivi, con una grande forza e capacità di resistenza, adattamento, curiosità e creatività, accoglienti e comprensive ma anche coraggiose e temerarie, libere,  protettive e curatrici, portatrici di vita.
Mi piace molto l'immagine che ne dà Clarissa Pinkola Estes: "la natura selvaggia" [...] "quando ne ritroviamo le tracce, è tipico delle donne mettersi a correre forte per riguadagnare il tempo perduto, liberare la scrivania, liberarsi dal rapporto, svuotare la mente, voltar pagina, insistere su un intervallo, una pausa, rompere le regole, fermare il mondo, perché mai più faremo a meno di lei".
A prima vista può sembrare un uragano, un invito a rivoluzionare la propria vita...in realtà è l'invito a recuperare la nostra parte più intima e vera, ad agire con essa, per rendere piena e soddisfacente la nostra esistenza, a partire dalle piccole cose, tutto ciò che nella nostra quotidianità non ci corrisponde e ci impedisce di crescere.
Può essere un pensiero o una convinzione disturbante, un'emozione che agisce indisturbata, una parola, una frase malcelata, qualcosa che preme per essere detto..o fatto...
La nostra vita è piena di piccoli passi, grandi occasioni,  con i quali iniziare un lungo viaggio..verso "la splendida promessa di ciò che possiamo  diventare" (R.Assagioli).
Buona partenza a tutte!
virginia