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martedì 8 agosto 2017

Sulla coppia e altre riflessioni esistenziali




Nella stanza di terapia si parla spesso e inevitabilmente della vita di coppia.
Mentre all'inizio della mia professione mi trovavo a simpatizzare con posizioni donchisciottesche che miravano al senso di giustizia assoluto, col tempo che passa e grazie alle storie di vita alle quali mi è concesso partecipare, mi rendo sempre più conto di quanto sia necessario relativizzare e contestualizzare certe scelte.
Lavorando da anni con donne in situazione di dipendenza affettiva, se non addirittura vittime di violenza, la reazione più sana e immediata sarebbe quella di dire “scappa da lì!” ma negli anni ho dovuto invece fare i conti con i tempi interiori delle persone.
Io ci sono, facciamo un percorso insieme, ma quello che per qualcuna può essere una scelta possibile e immediata, per altri può rappresentare l'obiettivo finale di un percorso lungo e accidentato, con tappe intermedie, decisioni provvisorie e ricadute ma altrettanto importanti se viste da un punto di vista di insieme.
Ed è proprio da questa prospettiva globale che a volte dobbiamo guardare alle cose in terapia, ovvero riuscire a osservare certi eventi sia dall'interno che dall'esterno, ma in maniera obiettiva, fuori dal giudizio.
Mi riferisco anche a errori, tradimenti, bugie e tutto ciò che nel senso comune viene visto con sospetto.
Avere una visione adulta della vita a due significa proprio uscire dall'idillio del sogno infantile della coppia perfetta e del “vissero felici e contenti” e riuscire ad affrontare insieme tutte le fasi che lo stare insieme comporta, ammettendo prima in se stessi e poi accettandolo nell'altro, che non è tutto facile come vediamo nei film dell'adolescenza.

Negli ultimi mesi, nonostante i miei buoni propositi di inizio anno non ce l'ho fatta a dedicarmi alla scrittura come avrei voluto (almeno qui sul blog, perché in realtà ho scritto altro, ma ancora è un progetto in divenire ;) ) però nel frattempo non ho smesso di leggere e oggi voglio condividere alcune riflessioni a partire da un libro che ha avuto molto successo lo scorso inverno negli Stati Uniti.
Si tratta di “Fato e Furia” di Lauren Groff.



È un romanzo che parla della vita di una coppia, da quando si è formata fino alla fine.
E allo stesso tempo racconta della vita di ciascun membro di questa coppia.
Nella prima metà del libro assistiamo agli eventi secondo il punto di vista di lui, ne conosciamo i dettagli della storia personale, dalla famiglia di origine, l'infanzia e l'adolescenza, i traumi e le coincidenze che lo hanno portato a conoscere lei e la loro vita insieme.
Conosciamo anche lei, ma dal punto di vista di lui.
Mentre nella seconda parte la situazione si capovolge, le origini e l'infanzia di lei, l'adolescenza fino all'incontro con lui e la loro vita insieme.
Conosciamo anche lui, ma visto da lei.
Nella trama della loro storia ci imbattiamo in difficoltà, scelte (o non scelte), episodi significativi che cambiano l'esistenza di entrambi, e a seconda di chi lo racconta, ci si trova a provare sentimenti ambivalenti o addirittura opposti.
Quello che nella prima parte ci aveva commosso, nella seconda può farci infuriare e viceversa. Quello che a prima vista sembrava un sacrificio mosso dall'amore, può risultare una necessità dettata dalla sopravvivenza. Ciò che ha permesso all'uno di diventare se stesso cela segreti inconfessabili dell'altro.
In questo libro sono esposti gli innumerevoli e contrastanti vissuti dell'animo umano anche da un punto di vista super partes, con dei superbi incisi fra parentesi che ricalcano le voci del coro della tragedia greca.

Ho trovato questa storia l'esempio calzante per esprimere ciò che vi ho scritto in apertura.
Chi decide alla fine di una vita ciò che è giusto o sbagliato? Ma soprattutto giusto o sbagliato per chi?
Se ci soffermiamo sui se e i ma, facciamo davvero il nostro bene?
Esiste un bene di quella coppia, di quella famiglia, di ogni singola persona che la compone, e chi decide quale deve prevalere o meno?
Non esistono risposte univoche a queste domande, che sono esistenziali, sondano significati profondi ma ci possono insegnare a “planare sulle cose dall'alto, senza macigni sul cuore” come suggeriva Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane” (1988).
Infondo, anche la terapia – come la letteratura – non consiste in quest'opera continua di “sottrazione di peso” provando a raggiungere quella che lui definisce una leggerezza pensosa? (ibidem, pag. 14)

Nei mesi scorsi ho visto anche un film, molto intenso e controverso: 45 anni (2015) con l'impareggiabile Charlotte Rampling (qui il trailer)




Anche qui una coppia a pochi giorni dal loro quarantacinquesimo anniversario di matrimonio. In questa atmosfera di rassicurante quotidianità, arriva una lettera dal passato del marito a sconvolgere gli animi e tutto è improvvisamente rimesso in discussione.



Di nuovo – guardando il film – sentivo impellente la necessità di aprire gli orizzonti.
Se ci si sofferma solo sul dettaglio, si rischia di perdere di vista il valore dell'insieme.
E quando l'insieme è una vita intera, è un rischio molto grande.
Ma soprattutto non dobbiamo perdere di vista che dentro ogni noi ci sono due io, che non perdono valore se il noi si sfalda. Noi esistiamo e abbiamo significato a prescindere dallo sguardo dell'altro che ci riconosce (che sia il genitore prima, gli amici dopo e il compagno/a poi).
La vita è fatta di molte sfaccettature e ognuno fa del proprio meglio per attraversarla.
Sarà difficile, anche doloroso e insopportabile, ma se c'è una cosa che sento profondamente giusta è il fare di tutto per provare a vivere e non sopravvivere.
Ognuno a suo modo. Ognuno come può.

« Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera. »
(S. Quasimodo, 1930)

lunedì 8 giugno 2015

“L'insostenibile leggerezza dell'essere” (ancora sul narcisismo patologico)



Ieri la mia amica Sara ha pubblicato un post sui dettagli di cui amiamo circondarci nelle nostre case (lo trovi qui).
Come lei ha notato, i dettagli sono delle forti connotazioni della nostra personalità e unicità che mostriamo anche semplicemente adornando le abitazioni.

Leggendo il suo post (e forse influenzata dal tema delle parole per l'anima di giovedi - qui) mi è venuto in mente un fondamentale passaggio del magistrale libro “L'insostenibile leggerezza dell'essere” (1985), in cui Kundera descrive il “criterio” con cui Tomàš cerca in maniera coatta di fare sesso con moltissime donne:

Non è ossessionato dalle donne, ma da quello che in ciascuna di esse c'è di inimmaginabile, in altre parole, è ossessionato da quel milionesimo di diversità che distingue una donna dalle altre donne.

[…] e poi, l'inseguimento dell'inimmaginabile non termina con la scoperta della nudità, va oltre: come si comporterà con lui quando l'avrà spogliata? Che cosa dirà facendo l'amore? Che tono avranno i suoi sospiri? Che spasmo contrarrà il suo viso nell'istante di piacere?
Ciò che l'io ha di unico si cela appunto in ciò che l'uomo ha di inimmaginabile. Noi possiamo immaginarci solo ciò che nelle persone è uguale, ciò che è comune. L'io individuale è ciò che si differenzia dal generale, quindi ciò che non si può indovinare o calcolare in precedenza, ciò che nell'altro si deve svelare, scoprire, conquistare.
(Milan Kundera, op. cit. pag. 203-204)


Il personaggio creato da Kundera vuole impadronirsi di questi dettagli che fanno la differenza e diventa così un “collezionista di curiosità” finendo per rendere oggetti le donne che le posseggono.
L'unica cui rimane legato è Tereza, ma solo perché ai suoi occhi apparirà sempre come un cucciolo abbandonato, qualcuno da proteggere, arrivata a lui grazie a sei stupide coincidenze, ma che comunque umilierà per tutta la vita, tradendola ad ogni occasione.

Kundera distingue in due categorie gli uomini che inseguono una moltitudine di donne (oggi però, con la maggiore libertà di costumi, si potrebbe ampliare il discorso anche al femminile):

gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un'idea soggettiva e sempre uguale.
Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell'infinita varietà del mondo femminile oggettivo.
L'ossessione dei primi è la lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perché l'ideale, com'è noto, è ciò che non è mai possibile trovare.
[…]
l'altra ossessione è un'ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l'uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo.
(op. cit. pag. 205)

E' chiaro che in entrambi i casi si tratta di modi per non scegliere mai un oggetto d'amore esclusivo e appagante, riconosciuto e amato come altro da sé.
Sono due modalità attraverso le quali si esplica un aspetto narcisistico della personalità.
Da una parte la ricerca di un altro se stesso – proprio come capitato al Narciso del mito, innamorato del suo riflesso sull'acqua – per riconoscersi e amarsi attraverso di lui/lei e rinforzare la propria vacillante autostima, e dall'altra l'impossessamento della diversità altrui per avere l'illusione di poter essere e avere tutto, in una versione più aggressiva e distruttiva dell'altro per poter placare il proprio senso (inconscio) di impotenza.

La nostra società, sta virando verso una narcisizzazione ( ne avevo parlato anche qui) una corsa all'avere per essere, a impossessarsi di qualcosa o qualcuno per riuscire a sentire di esistere, in una eterna corsa alla (pseudo)libertà, all'eterna possibilità.
Mai come oggi risulta attuale “l'insostenibile leggerezza dell'essere”, perché nel nostro tempo si consuma il “dramma della leggerezza”, del quale purtroppo la maggioranza degli attori resterà inconsapevole.
Le donne e gli uomini come Tomàš generano vittime sulla loro strada, le uniche però che dopo un lavoro su di sé possono uscire dalla condizione di oggetti e recuperare per se stessi la consapevolezza di essere soggetti.
I seduttori e le seduttrici epiche possono restare collezionisti per tutta la loro vita, inseguendo, come su una ruota da criceti, l'impossibile.

Una persona può tradire i genitori, il marito, l'amore, la patria, ma quando poi non ci sono più né genitori, né marito, né amore, né patria, che cosa resterà da tradire?
(op.cit. Pag. 128)
Vi lascio continuare la riflessione con le parole di C.G. Jung

Ogni amore vero e profondo è un sacrificio.
Si sacrificano le proprie possibilità, o meglio, l'illusione di avere delle possibilità.

Buona settimana
virginia

venerdì 27 febbraio 2015

Parole per l'anima #8


Che errore per una donna
 aspettare che un uomo costruisca
il mondo che lei vuole,
piuttosto che crearlo lei stessa. 

Come abbiamo visto lunedi (qui) quando una donna si trova in una relazione con un uomo impegnato, finisce spesso per rendersi satellite della vita e i bisogni di lui, perdendo di vista i suoi obiettivi. 
Il percorso di rinascita comincia proprio nel momento in cui la donna si accorge di poter smettere di stare ad osservare il mondo fuori -  aspettando chi magari non arriverà - e metaforicamente muove i primi passi in una realtà che può fare sua. 
E così creare la propria libertà. 











Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 23 febbraio 2015

Essere "l'Altra"



Molte che si raccontano davanti a me si trovano nel ruolo de “l'Altra donna”.
A volte da pochissimo tempo – e mi guardano smarrite, in cerca di risposte che mettano pace al cuore: “andare o restare?” – altre volte da lunghissimi anni – e in questo caso può essere che il ruolo se lo siano cucito addosso, ormai come un secondo abito, oppure che siano di fronte a me perché finalmente se lo vogliono sfilare.
Ad ogni modo è necessario cominciare semplicemente ad osservare ed osservarsi.
In ogni caso, anche quando questa maschera è ostentata con disinvoltura, io mi sono abituata a cogliere e decriptare la sofferenza che è stata malcelata, oppure anche a rilevare, dietro lo smarrimento iniziale, la soddisfazione narcisistica per la conquista appena ottenuta.
Tutto questo lo rimando come uno specchio, perché il primo assunto è: astenersi dal giudizio.
E lo propongo anche a loro.
Ciò che diventa importante è comprendere, e non accusare o accusarsi.
Comprendere significa accogliere ciò che si muove dentro di noi, cogliere il desiderio che porta ad agire certe parti e a non altre, conoscere i bisogni – molto spesso inascoltati – che necessitano appagamento nei modi che più sono accessibili.
È importante rilevare e descrivere insieme come questo ruolo di “Altra” viene agito e gestito da entrambi i partner.
Quali emozioni provoca? Quali desideri appaga? Quali contraddizioni porta con sé?
Quali sub-personalità vengono evocate in questa relazione da quest'uomo? Hanno qualcosa a che fare col proprio passato?
Dietro a qualsiasi ruolo, anche il più stereotipato socialmente come può essere quello dell'amante, c'è sempre una storia, una vita.
Ed è lì che possiamo trovare i segnali grandi o piccoli che ci orientino e aiutino a uscire dal bosco dell'incanto magico che ferma il tempo in una storia sospesa.

È come se le Selvatiche, anche nei loro rapporti con gli uomini, fossero interessate alla vita in sé, alla sua crescita e al suo sviluppo e non desiderassero in alcun modo rimanere intrappolate in quelle dinamiche di legame, possesso e timori per la perdita che generalmente avvelenano le relazioni fra gli uomini e le donne.
(C. Risé, M. Paregger “Donne Selvatiche”
Frassinelli – 2002. pag. 77)

Dalle parole che ciascuna mi narra, emerge spesso la bellezza e la leggerezza del “giocare a fare la coppia” senza però “cadere” nella monotonia.
Prendono solo il “meglio” e si sentono riconosciute come “il meglio” ovvero ciò che risolleva giornate pesanti, umori cupi e situazioni complicate da cui sfuggire.
Vivono momenti speciali, a tempo determinato.
Il lato oscuro di questa levità sta però nel non vivere mai davvero fino in fondo, spesso per la paura di rischiare una perdita: sembrano dire “se non è davvero mio in realtà non soffrirò quando lo perdo”.
A volte è vero. A volte è solo uno stillicidio quotidiano a dosi omeopatiche, diluito negli anni.
Alcune mi confidano di sentirsi, paradossalmente, il motivo che tiene in piedi l'unione ufficiale.
Di recente ho trovato questa storia, che può spiegare come questo possa accadere:

Un uomo di Greting, vicino a Salisburgo, che viveva in discordia con sua moglie e ne veniva maltrattato, va verso la Caverna delle Donne (Frauenshoehle) a Untenberg, e rimane una notte sdraiato lì. Allora gli compare una vergine, mezza nera e mezza bianca, alla quale racconta che sta litigando con la sua donna. La vergine gli si siede vicino e gli parla confidenzialmente. Quando lui vuole andar via gli dice che, poiché ha saputo ascoltarla, può tornare tranquillamente a casa, dove troverà la sua donna di buon umore. E così è.
(opera cit. pag. 77-78)

Di fronte all'altra, molti uomini sono più disposti ad accedere ai chiari e scuri del femminile (la vergine metà bianca e metà nera), grazie alla condivisione di dialoghi e svelamenti che mai riuscirebbero a tollerare dalla propria moglie.
Siccome fanno fatica ad accettarli nella loro compagna ufficiale, vi accedono grazie all'unione e la conoscenza dell'amante, riuscendo a volte a integrare dentro di sé una dimensione femminile che arricchisce e non toglie.
È chiaro che si tratta di un processo di perpetuazione della scissione nella psiche maschile, (che al suo culmine diventa quella fra sante e puttane) ma in alcuni casi, nel tempo, accade proprio che grazie all'amante, l'uomo conosca meglio sua moglie, in tutte le sfaccettature di donna e quindi che il rapporto si salvi.

La domanda che ora vi pongo però è questa:
perché limitarsi a nutrire rapporti altrui e boicottare invece una felicità personale, svelandosi a un uomo che possa conoscere, accettare e amare ogni parte di voi? (se vi va di approfondire leggete qui e qui). 

buona settimana
virginia 

giovedì 6 novembre 2014

parole per l'anima #41


A volte le persone 
con un passato difficile 
possono creare il futuro più bello 

Sulla scia dei post sul tradimento (qui e qui), oggi dedichiamo le parole evocatrici al poter costruire ancora progetti, perché non è mai troppo tardi per  volgere lo sguardo oltre il dolore e muovere i primi passi in una nuova esistenza, più spontanea e autentica. 








vecchi modi 
non apriranno 
nuove porte 



buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest)

mercoledì 5 novembre 2014

il tradimento a portata di mouse_parte 2



Eccoci di nuovo a parlare di tradimento virtuale (se hai perso la prima parte la trovi qui) e soprattutto delle conseguenze sul rapporto di coppia.
Innanzitutto pare che su internet, l'accellerazione dei tempi coinvolga anche la scoperta dei misfatti: insomma, online le bugie hanno le gambe ancora più corte.
Sarà il coinvolgimento intenso e repentino che porta a cambiamenti importanti nelle abitudini (la necessità di trascorrere connessi la maggior parte del tempo libero) sarà anche che tutto sul pc lascia tracce concrete e basta una disattenzione (ma sarà poi tale o solo il desiderio inconscio di venire scoperti?) a far uscire alla ribalta, la triste verità.

Il fenomeno del tradimento è molto complesso e non esiste una spiegazione univoca che metta a tacere le mille domande che chi viene tradito vorrebbe porre al traditore.
Anche le reazioni di chi subisce sono diverse e le più imprevedibili.
Ci può essere chi continua a fare finta di niente, dicendosi che “in fondo, se non c'è un coinvolgimento fisico, è come se non ci fosse nulla” chi invece mette in discussione il rapporto, la fiducia, le motivazioni dello stare insieme... chi vuole arrivare in fondo e legge fino all'ultima riga dei dialoghi rimasti salvati inconsapevolmente in una remota cartella di sistema... chi invece non vuole sapere e si fa bastare la cancellazione dal sito incriminato.

Da parte loro, i traditori si giustificano o rinnegano, gestiscono al meglio l'inevitabile, ammettono le loro colpe e promettono redenzioni future...

Perché vi dico tutto questo?
Per dimostrarvi che – come in tutte le azioni – una possibile spiegazione dipende sempre da chi è la persona che le compie.
Non esiste “il” motivo che può spingere qualcuno a tradire qualcun altro.
Soprattutto in questo ambito si è spesso tentati di generalizzare, in un'ottica di genere, dicendo che gli uomini rispondono a istintualità innate e le donne lo fanno per amore, ma l'esperienza diretta mi fa dire che non è sempre così semplicistico.

Quando una delle due persone tradisce è comunque un segnale che il rapporto non funziona o non funziona più secondo i vecchi modi di essere e necessita di nuovi equilibri, che a volte possono anche risultare in una separazione, ma non sempre.

La coppia è un sistema che per funzionare ha bisogno di entrambi i partner.
Però questo sistema viene messo alla prova dal tempo, da certe fasi di passaggio della vita, da eventi critici (a volte anche bellissimi ma stressanti, come ad esempio il matrimonio o la nascita di un figlio) dalle interazioni e relazioni con altre persone fuori dal sistema stesso.
I due partner devono essere in una grande sintonia e soprattutto saper comunicare in maniera profonda e sincera, per poter affrontare indenni le tempeste della vita a due.

Il tradimento si insinua nelle crepe, affonda le radici nei desideri nascosti, trova terreno fertile nei non detti, negli aspetti di sé che non sono accettati dal partner, nutrendosi nella trascuratezza e nei rifiuti.

Come dicevamo lunedì scorso, è fin troppo facile trovare online una persona che faccia da specchio alle mancanze e faccia sentire un dio o una dea, perché ha la stessa esigenza di salire nell'Olimpo, grazie alle attenzioni altrui.

Piuttosto che dirvi cosa porta a tradire, proverò a dare parole ad alcune motivazioni che ho ascoltato, invitandovi ad astenersi dal giudizio e provando a cogliere le possibili motivazioni e bisogni di ciascuna di queste persone:

  • col nuovo lavoro non lo riconoscevo più. Era sempre assente, altrove. Tutto orientato a risolvere i problemi degli altri e mai disposto ad ascoltare i nostri. “Non mettertici anche tu per favore...” mi diceva. E io tacevo, finché non ho iniziato a parlare con un altro.
  • Non facevamo più l'amore da molti mesi, troppi. Ogni volta una scusa. Il bambino piange, il bambino ha fame, il bambino non riesce a dormire se non nel lettone. Dove era finita la donna che avevo sposato? Ora era solo una mamma. E io mi sono sentito solo.
  • Volevo una compagna con cui condividere la vita e mi sono ritrovato con una manager che doveva scrivere sull'agenda quando incontrarmi. Io venivo sempre dopo, perché dovevo capire che per lei il suo lavoro era tutto, dopo così tanti sacrifici. Per un uomo non è facile accettare di non essere la priorità.
  • Sono un traditore seriale, so che non la lascerò mai ma non posso fare a meno di conoscere altre donne. So di sbagliare ma non posso fare altrimenti. Penso di essere un buon padre per i miei figli, anche un buon marito per lei, fatta eccezione per questa mia pecca, ma ho bisogno di avere i miei spazi anche per poter essere tutto questo.
  • Non ho mai trasgredito a nulla in vita mia. Adesso sono stufa di fare la brava bambina. Questa era solo un'occasione per mettermi alla prova, mi sono lasciata prendere dal gioco ed era terribilmente affascinante; non ce l'ho fatta a fermarmi.

Potrei andare avanti così per molte pagine...
ma l'aspetto importante sono le reazioni che queste parole hanno provocato in voi: forse vi siete identificati, forse arrabbiati o magari avete colto qualcosa che vi era sfuggito perché queste parole ne richiamavano altre dette da qualcuno qualche tempo fa...

Per rispondere alla domanda della mia lettrice “E la moglie che lo scopre come si dovrebbe sentire e cosa dovrebbe fare?”

Dipende.
Da chi è la moglie, da chi è il marito e da qual è la coppia.
Nel caso di traditori seriali, c'è da chiedersi perché il partner si ostini a voler restare, nonostante tutto il dolore e l'umiliazione.
Nel caso di mancanze e bisogni inascoltati, ma anche di nuovi ruoli che mettono in crisi quelli vecchi, è possibile instaurare un dialogo che faccia emergere le criticità, e successivamente scegliere.

Se le parole, qualsiasi siano, riescono a creare dei ponti, allora la coppia, con un lavoro di consapevolezza e ascolto, può ricrearsi su nuove basi, nonostante il tradimento.
Se invece le parole creano distanze, se chi le profferisce non ha la minima intenzione di sanare le ferite inferte, ecco che allora la coppia è già macerie, non più risanabili.
In questo caso, auguro a chi vi si trovi invischiato di riuscire con coraggio a trarsi in salvo.

Dai grandi tradimenti hanno inizio i grandi rinnovamenti.
Vasilij Rozanov

buona settimana
virginia 

martedì 28 ottobre 2014

il tradimento a portata di mouse



Qualche settimana fa una mia assidua lettrice mi ha scritto qualche riga interrogandomi su un comportamento molto diffuso, tanto che comincia a entrare nei racconti di molte persone che si siedono sul mio divano:

Cosa ne pensi del fatto che uomini con relazioni anche importanti si intrattengano in storie di sesso virtuali...e' pericoloso per la coppia? E la moglie che lo scopre come si dovrebbe sentire e cosa dovrebbe fare?

Dall'esigenza di dare risposta a queste domande nasce il post di oggi, con una premessa però: a tradire online sono sia gli uomini che le donne.
Dunque cercherò di dare spazio a riflessioni che esulino solo dal discorso di genere e approfondiscano uno spaccato di realtà che vede protagonisti non solo i mariti ma anche le mogli.
Lo farò in due parti, una oggi con considerazioni più generali e l'altra la settimana prossima più dedicata alle conseguenze sulla coppia.

Il tradimento è un agito che è nato con il concetto di coppia; ha da sempre rappresentato un'alternativa a una situazione vissuta da qualcuno come statica o insoddisfacente, mentre per altri è un comportamento come tanti, cui non rinuncerebbero, nonostante non mettano in discussione il loro rapporto di coppia.
Il tradire ha subito adattamenti e trasformazioni in base alla società, una volta agito solo dagli uomini e incassato dalle donne, successivamente atteggiamento condiviso da ambo i sessi e da un po' di anni vissuto nel mondo della possibilità per eccellenza: internet.
Partirò quindi da alcune caratteristiche del mondo virtuale della rete per spiegare quali meccanismi può favorire e alimentare nella psiche di chi vuol tradire.

1) Come ormai ognuno di noi può sperimentare ogni giorno, ogni computer apre milioni di connessioni e potenzialità di conoscenza, relazione, contatti.
Il tutto in un tempo che non ha più nulla a che fare con quello dell'attesa, cui eravamo abituati qualche decennio fa.
Adesso tutto è veloce e disponibile.
E soprattutto accessibile.

Voglio portarvi un esempio.
Prima di internet se una persona voleva iniziare una relazione extra-coniugale, doveva conoscere qualcuno/a che gli piacesse, cominciare ad instaurare un dialogo, approfondire la conoscenza e cercare di capire se anche l'altra persona fosse interessata a quel tipo di relazione e così via... (luoghi per eccellenza erano – e sono ancora – il posto di lavoro o la palestra, proprio perché lì si trovano molte persone più accessibili alla conoscenza rispetto a estranei che si incontrano per strada).
Oggi online basta andare in una qualunque chat dove, dietro garanzia – almeno all'inizio – dell'anonimato, la persona in questione sa già che troverà qualcuno che cerca qualcosa di simile a lui/lei, secondo un linguaggio muto celato dalle etichette “nuovi amici”, “single” “over 50”, “lui/lui o lei/lei” ecc..
Ci sono molti passaggi già saltati.
E inoltre, la possibilità di scelta è sempre più vasta: non solo il piccolo ufficio o palestra di provincia ma tutta l'Italia e anche di più.
Le persone nelle chat passano subito su un piano di conoscenza diretta, a volte parlano con un'intimità che spesso non concedono neppure al loro partner...
Le frasi più frequenti al riguardo sono: “con lui/lei posso essere davvero me stess0/a... dico cose che non ho mai detto a nessuno... mi posso aprire completamente... mi capisce come mai nessuno ha fatto...”
Sperimentare questa libertà, fa prendere lucciole per lanterne.
Non è detto che chi si trova di là dal video sia davvero comprensivo e aperto. A volte più semplicemente risponde alla proiezione di un bisogno, diventa un po' contenitore e un po' specchio di chi scrive.
Che si illude di essere in un dialogo e invece sta svolgendo un monologo.


2) Nel mondo di internet tutto è possibile.
Ormai usiamo internet come alter ego della nostra funzione immaginativa, purtroppo non sempre nella sua forma creativa ma in quella più sterile, la fantasia fine a se stessa.
Nelle chat ciascuno si racconta all'altro secondo un avatar che corrisponde a un modello idealizzato di sé, oppure come dicevo prima, magari svelando parti della propria personalità che non vengono mostrate al mondo reale, ma in questo caso significa che l'avatar-maschera viene agito nella vita di tutti i giorni a scapito della vera essenza.
La chat è seducente perché permette di vivere aspetti diversi del proprio modo di essere, dando spazio a desideri che non trovano spazio altrimenti.
Scrivendo e descrivendosi, le persone entrano in una dimensione affabulatoria dove realtà e fantasia si compenetrano e dove le illusioni narcisistiche di onnipotenza trovano largo spazio.
Questo processo è molto affascinante e crea dipendenza, soprattutto in quelle persone che hanno un bisogno continuo di nutrire il proprio ego con rinforzi di autostima esterni, che nel tempo vengono preferiti alla vita reale che diventa scialba e priva di colore in confronto. Pensiamo anche agli effetti sui ragazzi di questo aspetto: i “mi piace”, il numero di followers, i commenti a catena, inorgogliscono ma finiscono poi per diventare l'unico metro di paragone del valore di sé che quando si scontra con la realtà frustrante del quotidiano crea confusione e smarrimento.
È questo il motivo per cui le persone che si iscrivono alle chat e conoscono qualcuno e “si innamorano” sentono una compulsione irrefrenabile all'essere sempre connessi e in contatto, tutto il resto perde di valore, come nella dipendenza da qualsiasi sostanza stupefacente. È la continua ricerca del momento di estasi per fuggire dal quotidiano.

3) On line anche il corpo è narrato, dunque il tradimento virtuale può riparare dai sensi di colpa e dai pericoli reali legati alla salute sessuale.
Dato che psichicamente si tratta di un mondo di fantasia, può esservi l'illusione che in realtà non si stia facendo nulla di male (“infondo scrivo solo ad un amico/a... mica ci siamo visti e incontrati... non è successo nulla di fisico...” le scuse più addotte).
In una piccola “folie à deux” anche il rapporto erotizzato viene vissuto sul piano del racconto, o anche se agito in web cam, è un'immagine sullo schermo, come fosse un film hard core, quindi più simile alla masturbazione che a un reale incontro di due individui che fanno sesso.
Questo può indurre le persone a essere più indulgenti con se stesse e dare spazio così a comportamenti che nella vita di tutti i giorni non agirebbero, anche se resta sempre pressante la curiosità di spingere il limite oltre il conosciuto, trasformando il rapporto virtuale in un incontro reale.
Ma di questo parleremo lunedi prossimo.

buona settimana
virginia


lunedì 1 ottobre 2012

Il mio uomo ideale?.....quello sposato.


 
 
Qualche settimana fa mi è capitato di fare zapping in tv e di trovare un programma in cui si parlava della tendenza da parte di alcune donne di essere attratte dagli uomini sposati. Ciò che in particolare mi ha colpito della trasmissione è il contributo di un'ospite che giustificava il fatto lasciando trapelare che ciò è una cosa accettabile e possibile perchè l'amore eterno non esiste più.

Ho pensato un po' a cosa potrei pensare io di tale argomento e voglio condividere con voi le mie riflessioni.

Non voglio entrare in merito a moralismi e dire se è giusto o è sbagliato. Certo è che da che mondo è mondo ciò che non si può avere fa sempre scattare voglia di superare certi limiti. Non è andata così anche per Adamo ed Eva che tra tutto quello che il giardino dell'Eden offriva hanno preferito assaggiare il frutto dell'albero proibito?

Il mio pensiero è andato verso quelle donne che ricercano solamente relazioni di questo tipo. Mi chiedo cosa ci sia sotto a tale desiderio;

Forse il pensare che se quell'uomo è stato scelto da un'altra allora significa che qualcosa di buono ce l'avrà?

O forse l'ambivalenza tra l'impegnarsi in una relazione e il non prenderla sul serio fino in fondo?

O addirittura il fascino trapelato dal bello e impossibile?

Mentre nella testa mi frullavano questi pensieri mi chiedevo anche che caratteristiche potrebbe avere una donna attratta solo da questo tipo di relazione?

Ovviamente parlo di donne perché il nostro blog ha come target la donna, ma le stesse riflessioni calzano bene anche per gli uomini.

Mi sono immaginata una donna, in fondo, profondamente vulnerabile e con poca stima di sé. Sono convinta che, se quella donna - indipendentemente che stia cercando una relazione stabile, un'avventura, una storia senza impegnarsi troppo riuscirebbe ad averla con molti altri uomini. Eppure, è attratta soltanto da quelli sposati. Quanto conta in lei il pensiero che un uomo è disposto a mandare all'aria il suo matrimonio per stare con lei, lei che, magari, sente di valere così poco? Che esperienza di amore avrà avuto nella sua storia o famiglia per cercare e legittimare soltanto un amore travagliato e clandestino?

Ricercare solo questo tipo di relazioni è rischioso sia se la si considera un'avventura che lascia il tempo che trova, sia se ci si butta dentro a capofitto investendo tutta se stessa. Nel primo caso non si può dimenticare che si mette scompiglio nella vita di un'altra persona e della sua famiglia ; nel secondo non si può sposare il pensiero che l'amore è bello finché dura e che in amore si può solo soffrire.

Poi va aggiunto un particolare importantissimo: per ogni donna che cerca un uomo sposato, c'è un uomo sposato che si lascia trovare. A volte questo particolare fugge via, per cui sembra che sia la donna a scippare il marito di un'altra. Improvvisamente l'uomo tanto conteso sembra diventare un burattino che si fa fregare dalla prima che gli dà delle attenzioni. Non è che magari il punto è proprio questo? Una donna che gli dedica attenzione. Dico questo perché per iniziare una relazione bisogna comunque essere in due. Probabilmente la relazione coniugale aveva delle componenti - più o meno consapevoli da parte dei due - che hanno determinato che lo sguardo di quest'uomo, si posasse su una donna diversa dalla moglie.

Che sia chiaro: non voglio dire che tutte le relazioni extraconiugali sono avventure o "spazi di decompressione". In alcuni casi, infatti, questa attrazione proibita si trasforma in un amore romantico che porta verso una relazione stabile e felice.

Questo tema è un tema molto delicato e mi sento un po' in imbarazzo nel trattarlo perché immagino che tra voi, care lettrici, ci possano essere donne tradite, donne che hanno tradito e donne che hanno avuto relazioni con uomini sposati. Non voglio emettere sentenze ma solo proporre un articolo un po' piccante augurando a tutte le donne di trovare stabilità nella propria vita di coppia perché se è vero che l'amore è eterno finché dura è altrettanto vero che è la coppia a dover rilanciarsi giorno per giorno e investire nella relazione per riuscire a far sì che il finale della propria storia d'amore sia ... e vissero per sempre felici e contenti.

Buon cammino.
erika