Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post

lunedì 2 marzo 2015

Rilassamento per mamme e bambini



Qualche giorno fa mi è capitato di condividere su fb questo interessante articolo su alcune forme semplici di meditazione da insegnare ai bambini.
Visto l'interesse di molte di voi e le domande che mi sono state richieste ho pensato di scriverci un post con informazioni più precise rispetto alle diverse fasce d'età dei piccoli, 
partendo dalla prima necessaria tappa per imparare a meditare, ovvero riuscire a rilassarsi e sospendere il tempo.

Comincerei con una frase cui sono molto affezionata e con la quale apro i corsi di Training Autogeno per adulti:

il rilassamento è ciò che accade quando smetti di creare tensione
                                                                                                     (P. Levey)

questo paradosso ci insegna che il rilassamento non è un'azione attiva bensì un lasciar accadere, un abbandonarsi cedendo.
Ma se già è difficile per un adulto, come possiamo insegnare tutto questo ai bambini, così attivi e impegnati a esplorare, osservare, conoscere?
Il primo suggerimento ce lo dà anche Claudia: dare l'esempio.
Vale per tutti gli insegnamenti che vogliamo dare ai più piccoli, ma in questo caso vale ancora di più!
Se noi non siamo in grado di fermarci e sostare, di ritagliarci uno spazio anche piccolo in cui dedicarci al nostro benessere, sarà difficile trasmettere anche a loro la sua importanza.
Se ancora non lo avete imparato, diciamo che non è mai troppo tardi e che può essere la buona occasione adesso per farlo insieme – ma in maniera sistematica.
Il rilassamento necessita di ritualità per essere efficace – e in questo i bambini hanno molto da insegnare a noi grandi!
Un buon momento può essere la sera prima della nanna o dopo il bagno, ritagli di tempo dove già fisiologicamente si rallenta e dove loro stessi richiedono piccole e grandi abitudini da condividere (pensiamo alla storia prima di dormire).

Per essere fruttuoso, il rilassamento per i bambini deve - a mio parere – rispettare queste tre regole:
  • creare contatto e relazione fra loro e il genitore
  • essere interessante ai loro occhi (e divertente)
  • essere semplice
ovviamente queste regole vanno adattate alle diverse età.
Il presupposto di ogni momento di relax è quello di trovare uno spazio tranquillo dove non si viene disturbati, dove poter creare un'atmosfera accogliente e possibilmente sempre la stessa (es. accendere una candelina, la luce soffusa) di modo che sia più facile per il bambino riconoscere il momento di serenità, come entrare in un tempio sacro.

0-1 anno di età: la forma di contatto e rilassamento per eccellenza è il massaggio, che crea prima di tutto la relazione fra mamma e bambino e coinvolge la pelle, il principale organo di senso con cui il bimbo entra in relazione con il mondo. Alle neo mamme consiglio di seguire un corso di massaggio neonatale o di seguire i preziosi consigli di Vimala McClure nel suo libro “Massaggio al bambino, messaggio d'amore” (Ed. Bonomi).

1-3 anni: il canale privilegiato è ancora quello del tocco e del massaggio, ma progressivamente i bambini devono essere coinvolti anche cognitivamente con storielle e filastrocche che ne catturino l'attenzione e creino un ritmo tranquillo al quale uniformarsi.
Un esempio può essere quello di fare un massaggino alle manine e piedini e creare un personaggio per ogni ditino che si va a coccolare, così che il piccolo sia “catturato” dall'interesse per la storia e allo stesso tempo percepisca il piacevole effetto del tocco amorevole.

3-5 anni: man mano che il bambino cresce è sempre più in grado di mantenere l'attenzione su alcuni aspetti di sé, ma come punto di partenza è importante partire sempre dal corpo, aspetto concreto che nel tempo gli faccia cogliere anche i benefici sulle emozioni.
In questa fase si può introdurre qualche piccolo gioco di attenzione al respiro come amico che ci può aiutare quando siamo agitati, stanchi, irritati ecc...
In età di scuola materna si può cominciare anche a spiegare in maniera semplice cosa si può ottenere attraverso quei giochi che si fanno insieme, ad es. “adesso facciamo insieme il gioco del respiro che anche la mamma è molto stanca”.
Molto carino l'esercizio con l'orsacchiotto spiegato da Claudia nel post citato, oppure una variante è quella del “palloncino nella pancia” che si usa per imparare il respiro addominale (che comunque ai bambini viene ancora abbastanza naturale!).
Io uso questa versione:
"adesso immaginiamo di avere un palloncino nella pancia che ci aiuta a respirare bene. Tu di che colore ce l'hai? Il mio è verde e il tuo? (e si lascia che il bambino risponda il suo colore).
L'aria che entra dal nostro naso scende nella pancia e va a gonfiare il palloncino – in questo caso si può poggiare una mano del bambino sulla nostra pancia per fargli capire e poi mettere la nostra a coppetta sul suo pancino e sentire che si gonfia e dare un rinforzo positivo per l'apprendimento – poi si sgonfia e di nuovo esce dal naso."
Dopo qualche respiro di questo tipo condividere che cosa accade in maniera giocosa ad es. io mi sento come le bollicine d'acqua che galleggiano e tu? Lasciando che il bambino esprima a modo suo il risultato dell'esperienza e iniziando un dialogo possibile su quando possiamo usare il palloncino (ad es. trovare un colore per il palloncino da rilassamento e un altro colore per quello delle situazioni d'emergenza. Quali sono? Così potete saperne di più anche sulle situazioni che lo preoccupano o agitano, ma in maniera indiretta e avere un piccolo “codice criptato” con cui comunicare con lui nel bisogno – es. questo mi sa che è proprio una situazione da palloncino rosso).

A partire da questa età si può coinvolgere il bambino anche nella preparazione dello spazio, come fosse un gioco, adattandolo alle sue esigenze (es. costruire una piccola “tenda del rilassamento” dove ci si rifugia per staccare la spina fra cuscini e pelouches).

Dai 6 anni: con la scuola elementare i bambini sono sempre più capaci di usare le funzioni mentali e anche di mantenere l'attenzione più a lungo su un compito.
In questa fase di vita comincia davvero il primo riconoscimento di avere un bisogno di riposo e quiete dopo molte ore di attività impegnative, così come diventa fondamentale la possibilità di sfogare le energie fisiche in eccesso in un'attività di tipo motorio.
Bisogna ricordare che non tutti i bambini sono uguali per cui le attività dovranno essere maggiormente differenziate e adattate all'individualità e alle preferenze di ciascuno.

Bambini molto attivi avranno bisogno di un po' di moto prima di lasciarsi andare al rilassamento, per cui potrebbe essere un'idea quella di giocare a mimare gli animali (da quelli più placidi a quelli più aggressivi, muovendosi per la stanza) per poi finire ad esempio al cucciolo di tigre che si riposa e si fa le coccole con la mamma (di solito gradiscono ancora molto il contatto fisico e per loro sono utili esercizi dove la mamma nomina le varie parti del corpo toccandole e loro fanno sentire che man mano si rilassano e diventano pesanti)

I bambini di temperamento più tranquillo invece, soprattutto se abituati da piccoli a ritagliarsi uno spazio di quiete, saranno quelli che maggiormente cercheranno questo ritaglio dove dedicarsi a se stessi. Per loro sono indicati anche esercizi di visualizzazione attiva guidata, dove dopo un rilassamento anche simile a quello del nominare le parti del corpo toccandole, si evocano immagini piacevoli di un posto magico dei loro sogni, una immagine che li fa sentire bene e al sicuro ecc... (trovate qualche spunto nel libro “Rilassamento per i bambini. Giochi di tranquillità per piccoli e grandi” Red Edizioni)


Un ulteriore strumento di rilassamento da far fare ai bambini in autonomia è quello del colorare i mandala, potenti simboli ad effetto benefico e con ottimi risvolti sulla concentrazione (ne trovate alcuni qui e qui)

Auguro a tutte voi momenti di vicinanza e contatto con i vostri figli,
perché gli farete dono di importanti strategie di benessere che si ricorderanno per sempre.


La felicità è un lavoro interiore


buona settimana
virginia 

lunedì 24 novembre 2014

Come spiegare la pubblicità ai bambini?



La settimana scorsa sulla pagina fb del Progetto Wonder Woman ho avuto modo di scambiare alcune riflessioni con un nostro follower a partire da questo post sull'uso stereotipato (anche) del corpo maschile nella pubblicità.
Il nostro confronto si è esteso al significato che certe immagini possono avere per i bambini o adolescenti che sono ormai bombardati da modelli estetici di un solo tipo, con a volte le tragiche conseguenze dell'incorrere in età sempre più precoci nei disturbi alimentari o in disagi dell'autostima.
Il nostro lettore, scherzando mi chiedeva se in proposito volessi proporre il bollino rosso anche per le pubblicità, così da uno scambio all'altro, ho pensato di ordinare i pensieri in un post sull'educazione al genere.
Come ci faceva notare il nostro amico su fb, sicuramente nel mondo reale ci sono uomini e donne di tutte le tipologie, quindi può essere opportuno non distinguere fra uomini e donne “veri” - quelli che incontriamo ogni giorno – da donne e uomini “falsi” ovvero quelli della tv e dei media, ma ritengo che il nucleo su cui fondare una educazione alle immagini non sia il divieto di alcune di esse, bensì lo sguardo critico con cui si possono guardare.
Avere uno sguardo critico però non significa demonizzare la pubblicità, né mettere bollini rossi.

Anche se qui apro una parentesi: in un laboratorio sulle emozioni in seconda elementare qualche tempo fa ho usato delle riviste dove far ritagliare ai bambini le immagini che evocassero in loro i diversi stati d'animo e poi fare un cartellone da appendere in classe.
Alcuni bambini e bambine avevano ritagliato per rappresentare la “paura” delle immagini di modelle in passerella o in un servizio fotografico in costume, con pose molto provocanti.
Questo ci deve far capire che le foto hanno un forte impatto emotivo su tutti noi e che i piccoli possono non avere i nostri stessi strumenti per filtrarle, con la conseguenza che ne restano sovra-stimolati e incapaci di assegnargli un significato nel loro abbozzato sistema di valori.

Riprendendo il filo del discorso, ritengo sia doveroso insegnare ai ragazzi molto precocemente ad avere risorse per poter elaborare i messaggi stereotipati che ricevono ogni volta che accendono la tv, navigano su internet o aprono una rivista.
I giovani sono alla continua ricerca di modelli, per cui se ciò che vedono è di un solo tipo non potranno mai operare una vera scelta: è una realtà che a casa abbiano genitori che possono non essere esteticamente perfetti, amici e amiche lontani dal mondo patinato, ma tenderanno sempre a guardare chi – ai loro occhi – c'è riuscito, è arrivato ad essere famoso, chi detta le mode e promuove i loro oggetti del desiderio.
Se i personaggi e i corpi delle donne e degli uomini sono usati alla stregua degli oggetti stessi, loro non potranno fare altro che assimilare quel messaggio: posso usare il mio corpo per attirare l'altro verso di me.
Il problema è che prendendo alla lettera il messaggio, pensano di poter e dover usare solo quello.
È per questo che la nostra società sta volgendo sempre di più verso il narcisismo imperante: stiamo iper-investendo sulla forma e sempre meno sulla sostanza.
E chi non riesce a stare al passo viene considerato un perdente.

Il nostro lettore, sottolineava che le ferite all'autostima arrivano comunque... è vero, ed è giusto e normale che si ricevano dei no, che qualcuno possa rifiutare i primi tentativi di seduzione con un “non mi piaci” e che non tutti i desideri possano essere esauditi.
Ma se un giovane non è abituato a valutare la sua personalità a tutto tondo, se aderisce allo stereotipo imposto sentendosi mai all'altezza e poi gli viene detto non ti voglio perché sei troppo grasso/troppo magro, troppo alto/troppo basso, con poco seno/con troppo seno ecc... allora lo stigma sociale può prendere il sopravvento e creare disagi molto profondi.
Soprattutto in adolescenza, quando tutta l'attenzione è rivolta al mondo fuori dalla famiglia: i valori familiari possono essere i migliori ma prevarrà il bombardamento mediatico.
Per questo stanno sempre più nascendo progetti nelle scuole che facciano riflettere in modo obiettivo su tutto quello che i media propongono, perché le nuove generazioni possano comunque guardare a ciò che li circonda con consapevolezza e criterio, nella speranza che anche chi crea le pubblicità diventi più sensibile a questi temi. 
Il ruolo fondamentale di questi tipi di educazione vuole essere quello di permettere l'accesso ai vissuti introspettivi, a porsi domande piuttosto che accettare risposte preconfezionate su cosa è bello e cosa no, su cosa è giusto e cosa no, soprattutto nelle relazioni fra uomini e donne.
Ai figli chiedete cosa ne pensano di ciò che osservano e li circonda, perché non è mai troppo presto per educare al rispetto e alla diversità.
I bambini vanno aiutati ad includere ciò che vivono e vedono nella loro esperienza e non a separare o tacere, cercando ovviamente significati da adattare alle varie età o fasi di vita.
A tal proposito vi lascio con questo illuminante video girato in una scuola elementare di Pistoia, testimonianza che se ai bambini viene dato spazio per riflettere, trovano dentro di loro quelle risorse che possono aiutarli a essere adulti maturi e in continua ricerca di senso.


Domani è la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne,
dunque dedico questo post agli adulti del futuro, perché la violenza per loro sia solo un triste ricordo del passato 

buona settimana
virginia