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lunedì 25 gennaio 2016

E allora come spieghi a tuo figlio il gender, #svegliatitalia e le famiglie arcobaleno?



Il titolo questa volta è volutamente provocatorio.
Premessa a questo post è che in tutto questo gran discutere, io sto dalla parte dei bambini.
Che spesso mi sembra che tutti se ne dimentichino, persi nel desiderio di affermare chi ha ragione e chi no, chi fa la cosa giusta e come, chi può decidere o meno cosa insegnare.
Perché tutto ciò di cui si sente parlare (e come se ne sente parlare) sono cose da grandi, viste con gli occhi dei grandi, interpretate e filtrate da un'esperienza di vita – più o meno consapevole, ma pur sempre vissuta.
Mentre io a volte provo a immaginare di osservare e ascoltare con gli occhi e le orecchie dei piccoli, smarriti di fronte a qualcosa di accessibile – in immagini o discussioni – ma sconosciuto e spesso poco o per niente elaborato per loro e con loro.
Ci sono i genitori del “io gli insegno che siamo tutti uguali ma di quelle cose lì non ne voglio parlare” quelli del “sono gente sbagliata che rovina il mondo, non ne voglio sapere nulla (se va bene, ndr)” o “stai attento che quelli sono il diavolo” (nei casi peggiori, ndr) e infine ci sono anche quelli del “vorrei parlargliene ma non so come”.
Ecco, io oggi scrivo per questi ultimi – e forse anche per i primi – mentre se appartenete alla categoria di mezzo potete anche interrompere qui la lettura.

Chi mi segue sa cosa penso dei diritti LGBT, (gli altri possono scoprirlo qui, qui e qui) per cui è chiaro che mi prema aiutare i più piccoli a entrare con i passi adeguati in un terreno che prima ancora che sessuale deve essere relazionale e affettivo.
Le tanto “scandalose” linee guida dell'OMS – qui una lettura intelligente – non spingono a dare informazioni e messaggi inopportuni ai bambini, bensì sono inserite in un più ampio progetto di comunicazione per il rispetto dell'altro, della diversità e delle pari opportunità.
Che ai genitori piaccia o no, i figli accedono al loro corpo e al piacere dalla più tenera età e poi si cominciano a interrogare – sempre più precocemente ormai – sulle relazioni affettive, sulla sessualità, a partire dalle differenze anatomiche fino a come nascono i bambini.
È normale dunque, che in una società dove la genitorialità – riconosciuta civilmente o meno – può essere vissuta anche da coppie dello stesso sesso, un bambino possa avere come compagno di banco un amichetto con due mamme o due papà.
E in quel caso, (forse il genitore della categoria di mezzo di cui sopra gli farà cambiare scuola), ma gli altri, dovranno avere parole adeguate per rispondere alle meravigliose domande che nasceranno spontanee dalla curiosità del loro pargoletto.
In generale, ci si può attenere a tre semplici regole:
1) Usare contenuti adeguati all'età e rimandando a ciò che il bambino conosce.
2) Legati all'aspetto affettivo e rispettosi delle scelte altrui.
3) Limitati a ciò che il bambino chiede – non importa dare dettagli o informazioni approfondite se non ci sono domande specifiche, a meno che non lo riteniate necessario cogliendo l'occasione per spiegare concetti più generali.

Come altre volte, ho creato una storia, che spero possa esservi di ispirazione.

Anna, 5 anni.

- Mamma lo sai che Silvia ha due papà?
- Davvero tesoro, e chi te lo ha detto?
- Lei lo ha detto a tutti, perché la maestra ci ha fatto fare il disegno della rosa per la festa della mamma e Silvia ha detto, io non ce l'ho la mamma, ho due papà.
- … ah, è proprio una cosa interessante...
- Si. come fa a non avere la mamma se tu mi hai detto che tutti i bambini escono dalla pancia della mamma?
- Hai ragione. Sicuramente Silvia è uscita dalla pancia di una donna, ma poi quella signora forse non ha potuto farle da mamma ed è stata adottata. Come Thomas, sai quel bambino che viene dall'Africa e troviamo al parco con i suoi genitori che hanno la pelle bianca?
- … si, come Thomas che voleva una famiglia perché non ce l'aveva.
(riflette) si ma Thomas ha una mamma e un papà che sono bianchi e lui è nero, ma sono un maschio e una femmina. Perché Silvia ha due maschi?
- Ah, ecco oggi allora impariamo una cosa nuova.
Ci sono tanti modi per volersi bene.
Ci sono famiglie come la nostra dove ci sono la mamma e il papà e i bambini.
Ci sono famiglie dove ci sono due papà e i bambini oppure due mamme e i bambini.
La cosa importante è volersi bene.
- E se un bambino ha due mamme come fanno ad avere i semini del papà per nascere?
- Ci sarà un signore che gli dà il suo semino e a una mamma gli cresce la pancia.
- Mamma, ma anche i papà di Silvia si danno i baci come te e il papà? (con la faccia perplessa...)
- Si, anche loro, perché si vogliono molto bene.
(faccia ancora più perplessa) Ma è strano! I maschi non si danno i baci!
- A volte si. Ci sono delle persone che a un certo punto gli batte forte il cuore e sono innamorati di un altro maschio o di un'altra femmina e sono felici.
E Silvia è stata una bambina fortunata perché vogliono molto bene anche a lei.
- E sai mamma che Silvia ha fatto il lavoretto per il suo papà Gianni perché a lui gli piacciono le rose, proprio come a te!
- Ah, che bello! mi sta già simpatico questo papà!
- Anche a me. Domani invitiamo Silvia a giocare?

Oltre a tutte le teorie, ricordiamo sempre che il modo migliore per educare è dare
l' esempio.

Buona settimana
virginia 

giovedì 21 maggio 2015

parole per l'anima #16


Il più alto risultato 
dell'educazione 
è la tolleranza

Sulla scia del post di lunedì (qui) le parole per l'anima di oggi sono dedicate a coltivare il rispetto delle differenze di cui ciascuno di noi è portatore.
Siamo noi adulti che dobbiamo insegnare alle nuove generazioni che la diversità è una ricchezza, non un dramma.
E che l'amore può coniugarsi in infinite forme. 





Come invocato dal celebre Lou Reed, occorre avere il coraggio di "farsi un giro nella parte selvaggia" e scoprire così che dietro a ogni storia, anche la più strana, si nasconde un essere umano





ognuno è diverso
ognuno è umano




Un po' più gentilezza
un po' meno giudizio





“Di per se stessa, l’omosessualità è limitante quanto l’eterosessualità: 
l’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo; 
indifferentemente, un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi.” 
(Simone De Beauvoir)



Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 18 maggio 2015

L'amore non ha sesso



Ieri – 17 maggio – è stata la Giornata Internazionale contro l'Omofobia.
Mi preme spesso parlare di questo argomento, perché come già ho affermato anni fa, questo spazio di scrittura, pur se declinato al femminile, non vuole rappresentare una roccaforte di valori di genere, bensì un'occasione per entrare in contatto con altri mondi possibili, per avere ponti di riflessione che aprano porte invece che innalzare muri.
Questo vale sia per il confronto con il mondo maschile – forse non vi stupirà scoprire che sono molti anche gli uomini che leggono donneincontatto – e allo stesso tempo con tutte le altre realtà in cui si declina la nostra natura di esseri umani.
[Avevo già parlato di diritto all'amore senza distinzioni qui e del rispetto per le coppie omosessuali, lesbiche e transessuali qui].

La data scelta per la Giornata Internazionale non è casuale.
Il 17 maggio del 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano".
Nel 1974 era stata rimossa dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dall'elenco delle psicopatologie, anche se già a partire dal 1915 Freud stesso affermava

la ricerca psicoanalitica si oppone con molta determinazione a qualsiasi tentativo di considerare gli omosessuali distintamente separati dal resto dell'umanità quale gruppo a carattere speciale.
(in una nota a “Tre saggi sulla teoria della sessualità”)

concludendo che non si tratta di “risolvere” l'omosessuale, perché questa persona ha semplicemente fatto una scelta diversa dell'oggetto d'amore (infatti lui stesso si interessò ad indagare i meccanismi psichici che portavano a questo, senza nessuna pretesa di cura in senso stretto).

Questi tempi biblici del cambiamento, con scarti di tempo lunghissimo fra le definizioni della comunità scientifica e le trasformazioni sociali e politiche, ci fanno capire che sono la società e le persone che la compongono il principale ostacolo al rinnovamento e al benessere.

I più accaniti oppositori del riconoscimento di matrimonio e della famiglia per le coppie gay mi ricordano quei film anni '50 dove tutto l'accento della società perbenista era sulla “perversione” di un rapporto sessuale fra due persone dello stesso sesso.
In realtà – e per fortuna – l'essere umano è molto più complesso e ricco di sfumature, quindi non ci si può ridurre “solo” a osservare le cose dal punto di vista della sessualità.

Ogni persona ha in primis bisogno di amore e riconoscimento.
All'inizio dai genitori, poi dal gruppo dei pari e infine da un partner.

La sessualità è un necessario complemento e arricchimento di un rapporto che affonda le sue radici nel sentirsi amati, accettati e visti per quello che siamo da qualcuno, senza dover indossare maschere e dover rinunciare ad aspetti di sé.
È la mancanza di questa accettazione profonda che porta sofferenza e disagio.

Ogni trattamento psicoanalitico è un tentativo di liberare l'amore rimosso che ha trovato un misero sfogo nel compromesso di un sintomo. (S. Freud)

Di fronte alla carenza di amore siamo tutti uguali.
E le persone soffrono e vengono in terapia, non perché amano un uomo o una donna, ma perché provano dolore nel non sentirsi amate e accettate, di qualsiasi genere sia il loro partner.
Vengono anche perché la propria famiglia non li ama, perché diversi dalle aspettative che avevano su di loro (questo capita anche nelle “migliori” famiglie di figli eterosessuali).

Come ci ricorda il grande Tolstoj, nell'incipit di Anna Karenina (1887)

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.”

Per questo è importante che esistano Giornate come quella di ieri.
Perché le persone riflettano sull'importanza di modificare le cose nell'opinione pubblica, per avere famiglie più felici e per una società più sana e gioiosa.

Nella giornata di ieri sono andata a vedere il monumentale e meraviglioso David alla Galleria dell'Accademia di Firenze.

(trovi altre immagini sul mio profilo instagram qui)


Molti studiosi della vita di Michelangelo Buonarroti sostengono che fosse omosessuale.
Per questo finisco oggi con alcuni suoi versi del 1534, che nel denunciare l'abitudine del popolo di chiacchierare sui suoi rapporti, non fa altro che rivendicare il sano, sacrosanto e uguale per tutti, diritto all'amore.

« E se 'l vulgo malvagio, isciocco e rio,
di quel che sente, altrui segna e addita,
non è l'intensa voglia men gradita,
l'amor, la fede e l'onesto desìo»

( sonetto dedicato a Tommaso de' Cavalieri )

buona settimana
virginia 

mercoledì 19 giugno 2013

E se il marito cambia sesso durante il matrimonio e diventa donna?



Cari amiche,

prendendo spunto anche dal Gay Pride tenutosi a Vicenza sabato scorso Vi sottopongo questa ordinanza della Prima Cassazione che ha rimesso alla Corte Costituzionale se sia costituzionale o meno la norma che fa dipendere dalla rettificazione del sesso lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto dal soggetto che ha esercitato il diritto sopra indicato, con conseguenze irreparabili sulla conservazione del vincolo anche nei confronti dell’altro coniuge.

A sollevare la questione è stata la prima Sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza 14329/2013 dd 6.6.2013

Secondo gli ermellini, infatti, è “configurabile un contrasto tra l’articolo 4 della legge n. 164 del 1982 e gli artt. 2 e 29 della Costituzione e con gli artt. 8 e 12 della CEDU, nella parte in cui la norma censurata fa conseguire come effetto automatico del passaggio in giudicato della pronuncia di rettificazione di attribuzione di sesso

Nel “prospettato dubbio di costituzionalità”, prosegue la Corte, depone anche una recentissima pronuncia della Corte Europea dei diritti umani in merito ad un caso finlandese. Applicando analoghi criteri al nostro ordinamento, osserva la Corte, “la mancanza di proporzionalità e l’ingiustificata ingerenza statuale appaiono senz’altro ravvisabili, in ordine ai parametri costituiti dagli artt. 8 e 12, in un sistema che non offre alcuna alternativa ai coniugi, determinando una netta e definitiva soluzione di continuità tra passato e presente della relazione coniugale e decretandone la irreversibile caducazione”. Non solo, la Cassazione ricorda che anche la Germania e l’Austria hanno dichiarato l’illegittimità di norme sostanzialmente analoghe.

La vicenda, in particolare, riguarda una coppia emiliana: il marito, nel 2009, decide di cambiare sesso. Dopo la pronuncia di rettifica di sesso, l’ufficiale di stato civile aveva annotato nel registro degli atti del Comune di Bologna, la cessazione degli effetti civili del matrimonio del transessuale. La coppia, dunque, si era rivolta al giudice civile per chiedere la cancellazione di questa annotazione e il tribunale di Modena aveva dato loro ragione, rilevando che «l’annotazione di scioglimento del matrimonio per l’avvenuta rettificazione di attribuzione di sesso può eseguirsi solo in ragione di una sentenza dell’autorità giudiziaria che dichiari la cessazione del vincolo coniugale». 

La Corte d’appello di Bologna, invece, accogliendo il ricorso del ministero dell’Interno, aveva ribaltato il verdetto sostenendo che «consentire il permanere del vincolo matrimoniale, rettificato che sia il sesso dei coniugi, significa mantenere in vita un rapporto privo del suo indispensabile presupposto di legittimità, la diversità sessuale dei coniugi, dovendosi ritenere tutta la disciplina normativa dell’istituto rivolta ad affermare tale requisito».

Altra cosa i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Secondo i giudici dunque “da uno stato di massima stabilità e protezione giuridica costituzionale e di diritto positivo non soltanto codicistico, si trasmigra, contro la volontà dei componenti la coppia coniugata, verso una condizione di totale indeterminatezza”. 

Anche se poi gli ermellini si affrettano a precisare: “Non può essere trascurato, peraltro, che la sfera dei diritti complessivamente connessi alla rettificazione di sesso ed al fenomeno del transessualismo è del tutto peculiare e non omologabile od equiparabile alla condizione della coppie dello stesso sesso che richiedono a vario titolo il riconoscimento delle proprie relazioni stabili”.

Sotto la lente anche la posizione dell’altro coniuge, il quale si trova d’un tratto deprivato del vincolo matrimoniale senza potersi opporre alla notifica della cessazione degli effetti del matrimonio e senza neppure aver esercitato il diritto alla rettificazione dell’attribuzione di sesso.

Con amore

Evi

lunedì 17 giugno 2013

Orgoglio (e pregiudizio)




Prendo a prestito il titolo del famoso romanzo della Austen, per parlarvi della manifestazione del Gay Pride che c'è stata, anche a Vicenza, lo scorso sabato.
Il corteo che si è dipanato nelle strade della città è stato un tripudio di colore, musica, applausi e allegria, condito con slogan piccanti e provocatori, per scuotere e scioccare la facciata benpensante che giudica, condanna o biasima, spesso senza conoscere (o volerlo fare).
Inutile dire che il progetto ha dato vita a numerose critiche soprattutto da parte di chi vede l'amore coniugato solo al maschile e femminile, non contemplando la possibilità che venga sentito e provato anche fra esseri umani dello stesso sesso (perché se questo accade, dicono, “è contro natura”).
Per questo, numerosi striscioni riportavano il messaggio “l'amore è un diritto per tutti”.
 
Ho già parlato qualche tempo fa di questo argomento (lo trovi qui), quindi oggi vorrei spendere qualche parola sul tema del rispetto.
È stato molto bello vedere all'interno del corteo coppie, famiglie con bambini, giovanissimi e meno giovani: testimonianza che la cultura del rispetto affonda radici in persone vere, in valori che non sono mutuamente escludentesi, bensì cooperano per rendere il mondo migliore.
A volte, leggendo i giornali in Italia, si osserva che la questione si scinde fra la tolleranza che queste realtà possano esistere e la negazione di assegnargli un riconoscimento istituzionale, come se questo offendesse chi, nell'istituzione del matrimonio o della famiglia, si può iscrivere a pieno titolo, perché rientrante nei criteri “considerati giusti”.
Peccato che il senso di giustizia venga usato in maniera tutt'altro che imparziale, soprattutto nel nostro paese, alla mercé dell'uno o dell'altro “potere”.
I cori provocatori che ho ascoltato erano l'estremismo che spesso diventa necessario per farsi ascoltare e vedere, per avere un'identità quando gli altri non te la danno, perché per loro, così come sei, tu non esisti. Hai un identità solo se decidi di essere “normale”.
Inutile condannare con sguardi truci e parole taglienti.
Lì dietro c'è un bisogno, nascosto, intimo e delicato, perché quando ci si accorge di non appartenere alla uniformità di intenti del mondo, ci si sente estremamente vulnerabili e soli, incompresi, senza possibilità di replica. Col timore di essere rifiutati proprio da chi ti sta vicino, perché temi che ti ami, solo a patto che non crei problemi, che sei come loro si aspettano che tu debba essere.
 
Tempo fa ho visto un film belga bellissimo - “La mia vita in rosa” di Alain Berliner – dove un bambino di sette anni, il piccolo Ludovic, si scontra con il mondo degli adulti, che non capiscono la sua domanda metafisica “sono un maschio o una femmina?” né accettano la “sua” realtà: l'attesa, un giorno, di poter diventare una femmina.
È la storia di come un desiderio innocente venga trasformato in tragedia.
 

Trovi il filmato in italiano qui
La storia di Ludovic è la storia di molti, che hanno ricacciato giù, come un nodo in gola, loro malgrado, la necessità di esprimere se stessi, soprattutto nel luogo in cui uno si aspetta la maggiore accoglienza: la propria famiglia.
C'erano anche loro sabato: i genitori dell'AGedO (Associazione Genitori di Omosessuali), che alcuni anni fa hanno creato questo video per spiegare la possibilità di comprendere e accogliere la diversità per renderla qualcosa di unico e speciale e non elemento di esclusione.

Esattamente, come dice il titolo: occorre essere “Due volte genitori”.
Perché spesso è necessario rinascere a se stessi, a quelli che eravamo, alle idee preconcette e ai pregiudizi, superare stereotipi che sono trappole mortali.
Apprendere una lezione dai propri figli, che forse proprio perché sono stati vittime del pregiudizio, sono quelli che più hanno da insegnare sul tema del rispetto.
 
Buona settimana
virginia