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lunedì 12 giugno 2017

Parole per l'anima #4


Questa frase dovresti ripetertela come un mantra ogni volta che ti senti condizionata dalle opinioni altrui, quando non ti senti all'altezza delle aspettative e quando pensi di non avere possibilità di cambiare le cose.
Le nostre convinzioni limitanti su noi stessi - che fanno da terreno fertile a tutte le situazioni scritte sopra - sono come un corrimano:  ti dà sicurezza, è qualcosa cui appoggiarsi per non cadere, ma ti impedisce di sperimentare nuovi percorsi, più liberi e diversi da quelli conosciuti. 


E' come vivere solo una parte di sé, lasciandone un'altra completamente in ombra e senza possibilità di espressione. Un bacino di energia e di potenzialità che insieme a tutto il resto renderebbe maggiormente onore alla tua identità.


Oppure è come avere un'altra sé addormentata, caduta nel sonno per il sortilegio infantile della non accettazione di chi ci avrebbe dovuto riconoscere in tutti i nostri aspetti.
Questo alter ego nascosto è da sostenere e alimentare comunque, con il conseguente peso che questo può diventare nel tempo... 
Spesso si attende che arrivi qualcuno che magicamente baci quell'aspetto e lo riaccetti nel mondo, invece l' unica che può avere questo potere sei tu.


Occorre dunque a un certo punto fare di quel corrimano una feritoria che permetta l'accesso ai diversi mondi interiori.
Una specie di passaggio ad inferos  ma necessario per recuperare antiche energie ipotecate e relegate nel buio.


All'inizio potrebbe essere il caos.
Il sentirsi sommersa da troppi stimoli, emozioni, sensazioni, nelle quali sembra impossibile scorgere un ordine.


Poi lentamente si riesce a mettere a fuoco una visione più obiettiva.
Il proprio punto di vista.
Sul passato, sulle esperienze, sulle persone, vicine e lontane.
Ma soprattutto su se stessi.


Quelli che consideravi solo limiti, diventeranno caratteristiche uniche e irripetibili della tua persona.
E potrai sorriderne a volte, anche con leggerezza.


Capirai che le situazioni e le persone non sono mai perfette e lineari.
Perché dovresti esserlo tu?


Sei brillante e meravigliosa così come sei, anche nelle tue imperfezioni.


Ma soprattutto perché la tua forza risiederà in questa nuova convinzione:


lunedì 31 ottobre 2016

Pillole di autostima



Lavorando nella stanza di terapia con molte donne – ma spesso anche con uomini – nell'ambito delle relazioni affettive, prima o poi ci confrontiamo con il tema dell'autostima.

Soprattutto quando una relazione è tossica, quando c'è o c'è stata una dipendenza, è inevitabile interrogarsi sui perché quella persona ha accettato un tipo di rapporto non appagante o addirittura nocivo e doloroso.
Indagando a fondo emergono forti insicurezze riguardo il proprio valore, ovvero convinzioni limitanti su se stessi che portano a dubitare di meritarsi qualcosa di meglio o di diverso.
Se poi aggiungiamo che spesso il partner soverchiante non fa altro che rincarare la dose e aumentare le svalutazioni per riuscire ad avere l'altro sotto il suo controllo, capite che la situazione può solo peggiorare di giorno in giorno.

Il manipolatore però si insinua in un terreno che è già pronto per la sua semina infestante.
L'autostima delle donne e degli uomini che cadono nella “trappola” è già minata alla radice, quindi quando si sentono dire “sei tu che mi fai comportare così” non possono che crederci.
Sono loro che in lacrime mi dicono “forse se cambio, se lo/la so prendere diversamente, se capisco di più il suo punto di vista, alla fine le cose andranno bene” e nei casi estremi il motivo per il quale arrivano in terapia è proprio quello di cercare soluzioni per migliorare le cose, piuttosto che strategie per liberarsi di lui/lei.

In realtà l'unica via percorribile è quella di ritrovare se stessi, di lavorare per l'accettazione di sé e l'autoaffermazione, unico antidoto al desiderio di essere come l'altro vuole che siate.
Non si tratta di una ricetta standardizzata né di un bottone che si accende o spegne, bensì di una riflessione profonda che parte dalla necessità di liberarsi delle false immagini di sé con le quali vi siete identificati (ne abbiamo parlato anche qui).

Occorre dunque lavorare contemporaneamente su tre livelli: corporeo emotivo e cognitivo.
Intrecciare le scoperte in maniera sapiente in base alla propria storia e nel rispetto della personalità di ciascuno.
Dato che come al solito si tratta di un percorso unico e “artigianale” voglio però darvi qui alcuni piccoli esercizi che spero possano servire da spunto di riflessione per iniziare o anche rinforzare la vostra autostima.

Livello corporeo:
su questo piano conosciamo i nostri difetti a menadito, siamo pronti (più facilmente pronte!) a distruggerci con un solo sguardo, elencando tutto quello che manca e che ci impedisce di essere soddisfatti.
Potete provare per un momento a cambiare punto di vista?
Potete concentrarvi su quello che c'è invece che su quello che manca?
Esiste una parte del vostro corpo che vi piace o che considerate in modo benevolo?
Quando la trovate provate a vivere una giornata concentrandovi solo su quell'aspetto positivo, come se da quel punto di forza si potesse sprigionare tutta la vostra bellezza.

Livello cognitivo:
spesso su questo piano occorre scovare le convinzioni erronee che vi condizionano.
Può trattarsi di “etichette” che vi sono state date fin dall'infanzia ad es. “hai un caratteraccio, nessuno ti vorrà mai!” o “sei troppo sensibile, alle donne piacciono gli uomini duri!” ma anche opinioni che avete su voi stessi, dedotte da eventi che vi hanno colpito nella vostra vita (es. se in casa vostra l'affettività non era espressa potreste aver imparato a non manifestare le vostre emozioni, celate sotto la frase “non sono una persona che fa smancerie”).
Una volta individuate occorre che vi accorgiate dove e come vi impediscono di essere pienamente voi stessi e provare a vedere cosa succede nel momento in cui provate a dare spazio nella vostra vita a quell'aspetto condannato.

Livello emotivo:
per potenziare questo piano, è necessario nutrirsi di tutto quello che vi fa stare bene e incrementa il senso di voi stessi.
Alcuni spunti possono essere questi:
  • scrivere 5 attività (leggere, scrivere, ballare, massaggiare, fare bagni rilassanti, lavorare, mangiare buoni cibi, oziare, meditare, odorare buoni profumi, fare l'amore, conversare, camminare, ecc...) che vi piace praticare e perché.
  • Scrivere piccoli o grandi traguardi raggiunti fino a oggi e di cui vi sentite soddisfatti.
  • Scrivere luoghi e/o persone che vi piace frequentare e che vi fanno stare in pace e perché.
Potete trovare altre idee e riflessioni nel libro di Paola Leonardi “Il coraggio di essere noi stesse. L'autostima al femminile e non solo” Baldini Castoldi Edizioni.

Buona settimana
virginia

giovedì 12 novembre 2015

parole per l'anima #31


Lei era inarrestabile.
non perché non aveva mai avuto fallimenti o dubbi.
ma perché continuava ad andare avanti malgrado quelli.

Oggi ho voluto riprendere il discorso da dove lo avevamo lasciato lunedi (qui), ovvero dal momento in cui si smette di illudersi e si guarda la realtà per quella che è. 






Quando si smette di aspettare un segnale che permetta di continuare ad avere fumo negli occhi. 
Quando non importa quali scuse vengano addotte per giustificare comportamenti inaccettabili. 
Basta.
Il velo è caduto.


Non servono più a niente gesti riparatori e vane promesse.



Ho sperato che mi portassi dei fiori.
Adesso li pianto da sola.



è quando il fallimento diventa un maestro di vita e le proprie paure e fragilità dei punti di forza


per guardare di nuovo avanti fiere della scelta fatta e di se stesse.


buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

giovedì 29 ottobre 2015

parole per l'anima #29

Una volta che hai accettato i tuoi difetti
nessuno potrà usarli contro di te

Qual è la percezione che avete di voi stessi? 
Come dice l'immagine qui sotto "che cosa realmente vedete di voi"? 
Se vi chiedessi in questo momento di descrivervi con tre aggettivi, quali scegliereste?


vi sono venuti in mente limiti o virtù? 
e in entrambi i casi, con gli occhi di chi vi siete guardati? 
Chi vi definisce (o vi ha definito sempre) in quel modo?
Oppure in quali aree della vostra vita sentite di poter applicare quelle caratteristiche? Le esprimete ovunque oppure vi limitate a essere tali solo in alcuni ambienti o con determinate persone? 

Qualche anno fa vi avevo già parlato delle false immagini di sé (qui) di cui è importante liberarsi per poter accedere al proprio modello ideale - obiettivo realistico della propria autorealizzazione. 
Essere in contatto con i propri difetti e cominciare a osservarli in modo obiettivo è il primo passo verso la liberazione di cliché comportamentali che spesso impediscono di poter essere se stessi. 
L'obiettività permette di porre rimedio in due modi: 
1 - libera dai condizionamenti imposti, perché magari aiuta a scoprire che quello che consideravate difetto in realtà lo era solo agli occhi di chi ha provato a modificare la vostra natura, semplicemente perché diversa e vissuta "pericolosa" (troppo lontana e aliena da modelli familiari/sociali conservatori).



2 - concede di vedere le conseguenze che quel plausibile difetto genera nella nostra vita e in tal caso permette di calmierarlo o integrarlo con altre qualità che lo rendano più armonico, senza necessariamente abolirlo. 

Dobbiamo ricordare che tutto il nostro materiale psichico è prezioso e lo dobbiamo portare con noi durante la nostra vita per esprimerci in tutte le sfaccettature che ci appartengono. 


E non dimentichiamo che, in ogni caso, quando guardiamo a noi stesse, una buona dose di auto-ironia non guasta mai... :-)


"Ragazza-Ansia" 
Capace di saltare alle conclusioni peggiori in un solo balzo

Per finire, vi suggerisco un  nuovo mantra da recitare mattina e sera:


Io mi accetto per chi sono e per ciò in cui credo...
Non è mia responsabilità il fatto che tu mi accetti...
Questo è un tuo problema.

buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

giovedì 22 ottobre 2015

parole per l'anima #28



Nelle ultime settimane non ho avuto tempo da dedicare alla scrittura, così le "parole per l'anima" di oggi saranno un compromesso fra la rubrica che conoscete e il post del lunedì.
Ecco che mi è venuto in mente di usare una vignetta – immagine e parole dunque – che mi ha inviato una mia amica qualche giorno fa, che rappresenta una delle battute del sagace Snoopy, cagnolino saggio interprete delle avventure dei suoi amici umani (a proposito, conoscete il libro “Su con la vita, Charlie Brown” di Abraham Twerski?).

Molte donne dopo la fine di una storia si sentono prostrate e a pezzi, spesso mi descrivono le loro sensazioni anche su un piano fisico “mi sento come se mi fosse passato sopra uno schiacciasassi” “mi è passato sopra un tir” “sono uno straccio usato...” “mi guardo allo specchio e non mi riconosco più...” e quindi spesso finiscono per evitare situazioni di contatto col mondo, per non incontrare la persona che le ha fatte soffrire, per non cadere preda della tristezza o della disperazione alla prima domanda allusiva al loro stato d'animo.

Il processo del lutto per la fine di una relazione – ma il processo lo si può estendere a qualsiasi fine – è diverso e soggettivo, sia nei modi che nei tempi, quindi questa alterazione percettiva della propria persona può rappresentare un momento difficile e necessario da attraversare per riuscire ad elaborare l'evento che ci colpisce.
Con la persona da cui ci separiamo, se ne vanno parti di sé intimamente legate a quella relazione, quindi si tratta davvero di morire a se stesse per poi rinascere.

È questo il significato profondo delle parole di Snoopy.
Non si tratta di creme antirughe da applicare sui segni del tempo, iniezioni di botox che riempiano l'espressione rifiutando il proprio volto, né di un guardaroba nuovo.
Significa lenire le ferite con pazienza e umiltà, infondersi fiducia e coraggio attraversando il dolore (e quello sì, guardandolo in faccia) e riscoprire aspetti vitali dentro di sé, che irradierete all'esterno (eccola lì la bellezza!) vestendovi di una rinnovata luce, per muovere i primi passi nella nuova fase di vita che verrà.


Buon week end
virginia 

giovedì 17 settembre 2015

parole per l'anima #24

 
L'azione più potente per una donna 
è amare se stessa, 
essere se stessa
e brillare tra coloro 
che non hanno mai creduto 
che potesse farlo. 

La bellezza che ciascuna si porta dentro è come una luce. 
Alcune donne la vivono lontana e irraggiungibile come la luna, perché non sentono di esserne già in possesso. 
Spesso la vedono nelle altre ma non in se stesse. 


Credono di doverla catturare prima che sia tardi, oppure ottenere attraverso strategie meticolose o  addirittura grazie a ricette miracolose, che infine risultano deludenti come le lucciole al mattino. 


La verità è che invece di guardare fuori, è necessario svelarla dentro di sé, liberandosi di pesi ed etichette che altri hanno fatto aderire come una seconda pelle, opprimente filtro per la naturale luminosità. 


E successivamente portarla fuori, avendone molta cura, proteggendosi dalle influenze che ancora rischierebbero di spegnere la neonata fiamma



Giorno dopo giorno prendendo sempre più consapevolezza di ciò che appartiene da sempre, esprimendolo nelle piccole cose quotidiane 



Fino a brillare con tutte se stesse


Lasciando il segno della propria unicità nel mondo intorno a sé


buon week end
virginia 

(fonte immagini Pinterest)

giovedì 18 giugno 2015

parole per l'anima #19


Io non sono ciò che mi è accaduto.
Io sono ciò che scelgo di diventare. 
                                             (C.G.Jung)

Giovedì scorso abbiamo parlato di aprire porte verso nuove possibilità di sviluppo di sé (se lo hai perso lo trovi qui)  ed ecco una chiave di lettura che ci dà in proposito la frase di Jung.
Si tratta di vedere le cose da un altro punto di vista.


Perché spesso ci identifichiamo fortemente con la nostra storia, le nostre ferite, le "etichette" che gli altri ci hanno attribuito, perdendo di vista che l'inconscio è plastico, trasformativo e che - secondo una visione che è anche della Psicosintesi - non contiene solo i depositati del passato, bensì raccoglie tutte le qualità e risorse che possono fare emergere "ciò che scegliamo di diventare".


Il presupposto però è che smettiamo di lottare contro i mulini a vento che ci fossilizzano in dinamiche sterili o copioni inutili - dettati dalle false immagini che ci hanno o ci siamo attribuiti - alleggerendo la nostra identità verso nuovi equilibri. 


è un lavoro paziente e consapevole, di espressione di quei bisogni e desideri che avete riscoperto strada facendo... 


E concederti di diventare finalmente quella che sei. 



Io esisto così come sono,
e questo basta. 
                  (Walt Withman)


Io sono. 
(e va bene così) 


buon week end 
virginia 

(fonte immagini_ Pinterest)

lunedì 24 novembre 2014

Come spiegare la pubblicità ai bambini?



La settimana scorsa sulla pagina fb del Progetto Wonder Woman ho avuto modo di scambiare alcune riflessioni con un nostro follower a partire da questo post sull'uso stereotipato (anche) del corpo maschile nella pubblicità.
Il nostro confronto si è esteso al significato che certe immagini possono avere per i bambini o adolescenti che sono ormai bombardati da modelli estetici di un solo tipo, con a volte le tragiche conseguenze dell'incorrere in età sempre più precoci nei disturbi alimentari o in disagi dell'autostima.
Il nostro lettore, scherzando mi chiedeva se in proposito volessi proporre il bollino rosso anche per le pubblicità, così da uno scambio all'altro, ho pensato di ordinare i pensieri in un post sull'educazione al genere.
Come ci faceva notare il nostro amico su fb, sicuramente nel mondo reale ci sono uomini e donne di tutte le tipologie, quindi può essere opportuno non distinguere fra uomini e donne “veri” - quelli che incontriamo ogni giorno – da donne e uomini “falsi” ovvero quelli della tv e dei media, ma ritengo che il nucleo su cui fondare una educazione alle immagini non sia il divieto di alcune di esse, bensì lo sguardo critico con cui si possono guardare.
Avere uno sguardo critico però non significa demonizzare la pubblicità, né mettere bollini rossi.

Anche se qui apro una parentesi: in un laboratorio sulle emozioni in seconda elementare qualche tempo fa ho usato delle riviste dove far ritagliare ai bambini le immagini che evocassero in loro i diversi stati d'animo e poi fare un cartellone da appendere in classe.
Alcuni bambini e bambine avevano ritagliato per rappresentare la “paura” delle immagini di modelle in passerella o in un servizio fotografico in costume, con pose molto provocanti.
Questo ci deve far capire che le foto hanno un forte impatto emotivo su tutti noi e che i piccoli possono non avere i nostri stessi strumenti per filtrarle, con la conseguenza che ne restano sovra-stimolati e incapaci di assegnargli un significato nel loro abbozzato sistema di valori.

Riprendendo il filo del discorso, ritengo sia doveroso insegnare ai ragazzi molto precocemente ad avere risorse per poter elaborare i messaggi stereotipati che ricevono ogni volta che accendono la tv, navigano su internet o aprono una rivista.
I giovani sono alla continua ricerca di modelli, per cui se ciò che vedono è di un solo tipo non potranno mai operare una vera scelta: è una realtà che a casa abbiano genitori che possono non essere esteticamente perfetti, amici e amiche lontani dal mondo patinato, ma tenderanno sempre a guardare chi – ai loro occhi – c'è riuscito, è arrivato ad essere famoso, chi detta le mode e promuove i loro oggetti del desiderio.
Se i personaggi e i corpi delle donne e degli uomini sono usati alla stregua degli oggetti stessi, loro non potranno fare altro che assimilare quel messaggio: posso usare il mio corpo per attirare l'altro verso di me.
Il problema è che prendendo alla lettera il messaggio, pensano di poter e dover usare solo quello.
È per questo che la nostra società sta volgendo sempre di più verso il narcisismo imperante: stiamo iper-investendo sulla forma e sempre meno sulla sostanza.
E chi non riesce a stare al passo viene considerato un perdente.

Il nostro lettore, sottolineava che le ferite all'autostima arrivano comunque... è vero, ed è giusto e normale che si ricevano dei no, che qualcuno possa rifiutare i primi tentativi di seduzione con un “non mi piaci” e che non tutti i desideri possano essere esauditi.
Ma se un giovane non è abituato a valutare la sua personalità a tutto tondo, se aderisce allo stereotipo imposto sentendosi mai all'altezza e poi gli viene detto non ti voglio perché sei troppo grasso/troppo magro, troppo alto/troppo basso, con poco seno/con troppo seno ecc... allora lo stigma sociale può prendere il sopravvento e creare disagi molto profondi.
Soprattutto in adolescenza, quando tutta l'attenzione è rivolta al mondo fuori dalla famiglia: i valori familiari possono essere i migliori ma prevarrà il bombardamento mediatico.
Per questo stanno sempre più nascendo progetti nelle scuole che facciano riflettere in modo obiettivo su tutto quello che i media propongono, perché le nuove generazioni possano comunque guardare a ciò che li circonda con consapevolezza e criterio, nella speranza che anche chi crea le pubblicità diventi più sensibile a questi temi. 
Il ruolo fondamentale di questi tipi di educazione vuole essere quello di permettere l'accesso ai vissuti introspettivi, a porsi domande piuttosto che accettare risposte preconfezionate su cosa è bello e cosa no, su cosa è giusto e cosa no, soprattutto nelle relazioni fra uomini e donne.
Ai figli chiedete cosa ne pensano di ciò che osservano e li circonda, perché non è mai troppo presto per educare al rispetto e alla diversità.
I bambini vanno aiutati ad includere ciò che vivono e vedono nella loro esperienza e non a separare o tacere, cercando ovviamente significati da adattare alle varie età o fasi di vita.
A tal proposito vi lascio con questo illuminante video girato in una scuola elementare di Pistoia, testimonianza che se ai bambini viene dato spazio per riflettere, trovano dentro di loro quelle risorse che possono aiutarli a essere adulti maturi e in continua ricerca di senso.


Domani è la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne,
dunque dedico questo post agli adulti del futuro, perché la violenza per loro sia solo un triste ricordo del passato 

buona settimana
virginia 

giovedì 20 novembre 2014

parole per l'anima #43


L'autenticità è 
il non aver bisogno 
di approvazione esterna 
per sentirsi bene 
nelle proprie azioni 

Lunedì abbiamo parlato delle basi per avere un rapporto duraturo e allo stesso tempo romantico (se hai perso i due post li trovi qui e qui). 
Possiamo dedurre in una parola sola che l'autenticità sia la chiave di volta che permette la creazione di un rapporto profondo e vero. 
Per questo oggi dedichiamo le immagini a risvegliare la parte più vera di ognuno, affondando il ricordo nell'infanzia, quando la spontaneità di essere se stessi era il filo rosso di ogni azione, passando per quelle azioni bizzarre dove gli altri vi hanno detto "non si deve, non si fa, non è opportuno..." fino a riconoscere che infondo, essere finalmente se stessi una volta superate le resistenze (proprie e altrui) porta a una calma interiore senza pari. 













Buon week end 
virginia 

ps. se siete in zona Valle dell'Agno domenica 23 novembre non perdetevi i due eventi "Stendi la Violenza" ad Arzignano (qui su Fb)  e il mercatino "La Scarpa Rossa" a Valdagno (qui)


(fonte immagini: Pinterest)