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martedì 2 maggio 2017

parole per l'anima #3



Una cosa è certa.
Il cambiamento - come abbiamo visto qui - affascina e spaventa al tempo stesso: ci sono momenti in cui lo riteniamo necessario ma siamo anche consapevoli che non sarà indolore né semplice da attraversare.
Questo avviene quando si ha la sensazione che andando avanti così, rischiamo di essere semplici cloni di se stessi e di ripetere all'infinito comportamenti o atteggiamenti che ormai non hanno più ragion d'essere e che spesso ci portano solo sofferenze.


Ed è proprio qui che la paura attanaglia.
La tentazione sarebbe quella di nascondersi e far finta di non accorgersi dell'impellente bisogno di rinnovare e trasformare se stessi e ciò che ci circonda 
Arriva comunque il tempo in cui è necessario toccare con mano quell'energia che preme per essere vissuta ed espressa nel nostro quotidiano, perché se non le diamo spazio rischiamo che se lo prenda, magari sotto forma di sintomo


Occorre prendere consapevolezza che il nostro mondo, che magari fino ad allora aveva avuto un suo equilibrio, se non viene ampliato e integrato di nuovi aspetti rischia di farci sentire asfissiati e senza vita


Comincia dunque da qui:


Porta luce nelle zone d'ombra della tua personalità che fino ad oggi non hanno avuto spazio e modo di esprimersi.
Lascia emergere bisogni e necessità, senza giudicare, senza preoccuparti se sono o meno realizzabili subito. 
Intanto è importante portarli alla luce del sole, anche se solo con te stesso.


E poi giorno per giorno, comincia dalle piccole cose


Puoi sfidare una regola che non hai mai infranto


oppure puoi concederti di sperimentare due aspetti apparentemente contrastanti di te


L'importante è cominciare, osare piccole trasformazioni che porteranno col tempo più leggerezza e libertà 


Buona trasformazione
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

giovedì 31 dicembre 2015

parole per l'anima #36


E adesso diamo il benvenuto al nuovo anno,
pieno di cose mai ancora accadute.

Sto scrivendo nell'ultimo giorno dell'anno, poche ore ormai ci separano dall'aggiungere una nuova cifra alla data e togliere l'ultimo foglio del calendario. 
E' stato un anno denso e significativo, io ho iniziato un nuovo progetto tutto dedicato alle donne (qui) che giorno dopo giorno va avanti, grazie anche all'impegno di molte volontarie che con la loro energia rinnovano gli obiettivi e permettono a tante altre donne di poter vedere la luce della consapevolezza e le tappe del cambiamento. 
Ho incontrato nel mio studio tante nuove persone, donne e uomini, che mi hanno con coraggio svelato la loro interiorità, che hanno fatto o stanno ancora facendo, importanti passi per poter realizzare pienamente se stessi, e che ogni volta mi confermano la bellezza e la fortuna di poter fare un lavoro come questo, che mi dona la possibilità di poter essere testimone di tante vite che sbocciano, di assistere con stupore alle più diverse risorse di cui ciascuno è portatore.  
A tutti loro, e anche a voi che mi leggete con costanza, auguro un nuovo anno ricco di scoperte e di nuove vie di autorealizzazione. 
E adesso vi lascio alcune frasi: scegliete quella che vi ispira di più e portatela con voi stasera.


Caro passato ti ringrazio per la lezione,
caro futuro, sono pronto. 

365 nuovi giorni
365 nuove possibilità

Inizia ora. Inizia dove sei. Inizia con la paura.
Inizia con il dolore. Inizia con il dubbio.
Inizia con i pugni serrati. Inizia con voce tremante, ma inizia.
Inizia e non fermarti. 
Inizia dove sei e con ciò che hai.
Semplicemente...inizia. 

Il meglio deve ancora venire

Felici nuovi sogni
Felici nuovi giorni
Felici nuovi desideri
Felici nuove strade
Felice nuovo anno
Felice nuovo te


Spero che in questo anno che viene tu faccia errori.
Perché se stai facendo errori, stai facendo nuove cose, provando nuove cose,
imparando, vivendo,
spingendo te stesso, cambiando te stesso, cambiando il tuo mondo.
Stai facendo cose che non hai mai fatto prima, 
e ancora più importante, 
stai facendo qualcosa.


Buon anno!!
virginia 

(fonte immagini: pinterest)

giovedì 26 novembre 2015

parole per l'anima #33


Sono sopravvissuta
perché il fuoco dentro di me 
ha bruciato più luminoso del fuoco intorno a me

Ieri ricorreva la giornata internazionale contro la violenza sulle donne (qui) e il post di oggi è dedicato a tutte coloro che temono di non farcela. 
Nella mia esperienza allo sportello antiviolenza - ma anche nel mio studio - ho potuto constatare che quando una donna sceglie di porre fine a una situazione dolorosa, spesso lascia emergere da sé delle risorse che nemmeno pensava di poter avere. 


Si tratta di porre in salvo e proteggere il nucleo di sé più prezioso e incontaminato. 


Fare perno su quello e ritrovare un equilibrio e una forza nonostante le difficoltà


Si sprigiona così un fuoco trasformativo degno della dea Kali, attiva e dirompente


Un fuoco da canalizzare verso nuovi obiettivi


Per ricominciare a guardare il proprio mondo da altre prospettive.


buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

giovedì 19 novembre 2015

parole per l'anima #32


E talvolta,
contro ogni probabilità,
contro ogni logica, 
noi speriamo ancora.

Ci sono momenti in cui tutto sembra buio e privo di senso. 
Come abbiamo visto lunedì (qui) possono essere episodi che ci riguardano in maniera personale oppure che colpiscono tutti senza eccezione, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca.
è proprio in questi periodi che occorre dare energia collettiva ad una volontà di bene che riesca a dissipare le tenebre. 
Sperare, sperare ancora nella parte migliore di ciascun essere umano. 









buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 16 novembre 2015

Quanti modi per affrontare il dolore?



È stato un fine settimana traumatico per le nostre vite.
Ciascuno è stato fortemente toccato nelle corde più profonde della sopravvivenza e del valore della vita.
Mai come in questi momenti l'oggetto computer è diventato il tramite per dimostrare al mondo la nostra presenza: ma qui non voglio demonizzare in senso assoluto il voler mettere una foto del profilo colorata di Francia, ci sono già troppe diatribe al riguardo.
Mi sono detta che forse, così come i buddisti si ritrovano a pregare per modificare l'energia dei luoghi delle stragi, la nostra occidentalizzata civiltà fa marce di consapevolezza, oppure ogni persona esprime attraverso un'immagine simbolica il cordoglio per chi non c'è più, come se fosse un modo per dirigere intenzionalità consapevoli di pace e di cambiamento.
Ogni trauma ci mette in contatto con la vulnerabilità e la finitezza umana.
È un gioco crudele del destino, essere nel posto sbagliato nel momento giusto.
Che ci piaccia o no nessuno di noi ha il controllo su quello che sarà.
E continuamente cerchiamo modi per non contattare questa verità: il postare compulsivo è uno di questi.
È un fare qualcosa per sentire meno l'angoscia per ciò che è accaduto.
C'è da chiedersi magari, come poterlo fare per usare strumenti potenti in modo costruttivo.
Slogan razzisti o debacle per decidere se aveva ragione Terzani o la Fallaci, accuse separatorie – noi i buoni e voi i cattivi – dove ci portano?
Sono ulteriori elementi di scissione, scariche impulsive che attenuano sul momento la frustrazione ma non hanno alcun effetto riparatore, né su ciò che è accaduto, né tanto meno su quello che sarà.
Credo fortemente nella potenzialità di ciascuno di poter cambiare qualcosa ma a partire dalla propria realtà, ponendosi quesiti e cercando risposte cariche di senso.

Negli ultimi tempi sto assistendo a un fenomeno sempre più diffuso: la gestione del lutto online.
La persona non ha nemmeno fatto in tempo ad esalare l'ultimo respiro che già si leggono commenti al riguardo, manifestazioni di disagio e messaggi di commemorazione.
E non sto parlando solo di Valeria Solesin.
Parlo degli amici, parenti, conoscenti che vivono il nostro quotidiano.
Rimango inizialmente turbata quando vedo il saccheggio di immagini che popolano le bacheche di facebook per ricordare una persona cara scomparsa.
Una volta il dolore era un fatto intimo e privato.
Adesso mi chiedo, a cosa serve questa condivisione compulsiva? E soprattutto, a chi serve?
Il mio lavoro mi ha abituata a non giudicare, bensì trovare significati in ogni nuovo modo che nella società viene creato per far fronte a situazioni antiche.
Quindi spesso accade questo: mille commenti e condivisioni e poi imbarazzo e silenzio il giorno del funerale.
Purtroppo siamo tutti pronti a mostrare al mondo attraverso i social la nostra indignazione, il nostro dolore e reticenti a raccontare le stesse cose guardandosi negli occhi quando succede nella porta accanto. Perché?
Perché il contatto diretto col dolore è lacerante e senza pietà.
Guardare negli occhi chi ha perso qualcuno ci fa sprofondare nella nostra paura di perdere chi ci sta vicino, ma allo stesso tempo ci fa sentire impotenti e senza strumenti: nonostante le migliori intenzioni non riusciremo a cacciare via la sofferenza, perché anche nell'era della tecnologia il dolore resta un processo lento e soggettivo, e ognuno deve farci i conti dentro se stesso.
Il paradosso moderno però sta proprio qui: nella dimostrazione – a volte ostentazione – di un dolore urlato al mondo via internet, che diventa paura di ferire qualcuno nell'incrociare lo sguardo di un altro essere umano per dire “anche io sto male, anche io sono arrabbiato, anche io mi sento rotto dentro” oppure “io in questo momento non ho alcuna soluzione per te” “ho paura di farti del male parlandone”.
Quindi è come se affidandolo all'etere per lo meno trovasse uno sfogo, milioni di occhi che leggono ma che non guardano, ma soprattutto non rispecchiano.
È questo che in realtà paventiamo di più.
Lo specchio dello sguardo di chi accoglie le parole, materializza il dolore che invece vogliamo allontanare il più possibile.
Ma è proprio nella condivisione profonda, anche delle emozioni più difficili da raccontare che può esserci l'incontro più vero.
È solo nell'incontro di sguardi che – forse – al di là delle ideologie e delle differenze, potremo riscoprirci tutti più umani.

Buona settimana
virginia 

giovedì 5 novembre 2015

parole per l'anima #30


Il guaio è 
che si pensa 
di avere tempo



Se c'è una cosa che ho imparato negli anni in cui ho prestato servizio in ambito oncologico è il valore profondo e commovente della vita umana, che in ciascuno assume sfumature di senso ineguagliabili e meravigliose.
Di fronte a una sofferenza così grande, che mette a rischio la propria esistenza, le persone che ho accompagnato hanno affrontato con coraggio il percorso medico e allo stesso tempo dedicato spazio a rivedere episodi significativi della propria esperienza, cercando significati e spesso volendo modificare o portare a termine alcune cose lasciate per troppo tempo mai iniziate, sospese o interrotte. 
Le nostre paure ci condizionano ogni giorno, ognuno di noi ha delle piccole o grandi zone d'ombra che non vuole affrontare e che procrastina seguendo l'adagio "lo farò poi..." 



la paura non ferma la morte,
ferma la vita.

Perché non fare adesso qualcosa che desideriamo, che non ci siamo mai concessi o che finalmente può aiutarci ad essere pienamente noi stessi?




La vita o è un'audace avventura o niente.

In ciascuno il concetto di "avventura" virerà secondo una personale sfaccettatura, in base al vibrare delle corde dell'anima. 
Nella frase iniziale, il Buddha ci ricorda che è fondamentale vivere nel "qui e ora".
Ma che sia un salto nello spazio o l'osare un vezzo inaspettato, non è mai troppo tardi per vivere a pieno secondo la propria natura. 



Buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

martedì 15 settembre 2015

Prime volte



Oggi per molti bambini e ragazzi è stato il primo giorno di scuola.
Le nostre prime volte della vita sono tappe importanti che restano indelebili nella memoria per sempre.
Ci sono però “prime volte” che possono essere vissute a tutte le età, perché non si tratta solo di inesperienza, ma di esperienze di significato, che quando sono vissute con consapevolezza possono restare tappe di rinascita fondamentali.
Così oggi, dopo un po' di tempo, torno a scrivere un racconto breve che prende le mosse dalla fotografia di una finestra.

(Rouen - Francia) 


Quando siamo piccoli il tempo è una variabile informe e relativa, legato più alle emozioni che al senso del limite.
C'è il tempo desiderato dei giochi, quello tiepido della nanna, quello buono della pappa e quello buio dell'assenza.
Quest'ultimo per me il più temuto.
È per questo che un giorno a quattro anni ho voluto imparare a leggere l'orologio: a nulla sono valse le rimostranze di mia madre che provava a dire “troppo presto”, perché a mio avviso avevo già sopportato troppo quel buio carico di paure, silenzi e lacrime inghiottite.
Quando torna la mamma? Quando arriva la nonna? Quando rientra il papà?
Da sempre inondavo le mie tate di domande cariche di angosce, quando improvvisamente i miei quesiti non erano più solo parole rimaste ad aleggiare nel vuoto dell'abbandono, ma avevano coordinate precise.
Quando la lancetta grande è sul numero X e quella piccola sul numero Y.
Sapevo contare fino a 12, quanto bastava a confortare i miei occhi, fissi sul nostro orologio da cucina, a seguire i movimenti della terza lancetta, quella che volevo accellerare e sognavo di poter comandare con la potenza dello sguardo.

Credo che i miei problemi siano nati proprio lì, affidando un potere magico a quel tondo numerato, quasi che l'arrivo della lancetta sul numero stabilito portasse con sé la certezza matematica dell'arrivo di qualcuno.
Ecco perché l'aver trovato questa casa attigua a un orologio mi infonde una profonda calma.
Di notte specialmente, ne ascolto i rintocchi, i cigolii, i suoni metallici che divengono melodie.
Ancora oggi vivo in attesa. Non lasciatevi ingannare dall'apparenza.
È un orologio come gli altri e quando la lancetta grande e quella piccola si abbracciano sul sei, Lui arriva - non tutti i giorni, ormai sono grande abbastanza – passa di qui dopo il lavoro, sta un po' con me e poi torna a casa sua, perché alle otto i suoi bambini lo aspettano per cena; come non capirli?
Poco importa se con loro c'è anche sua moglie, lei agli orari non ci bada, ma i bambini si, per i bambini è importante.

Ma stasera è un giorno speciale.
Mentre le lancette erano abbracciate io non ero qui ad osservarle.
Sono uscita e dopo tanti anni ho finalmente sperimentato il tempo languido dell'addio, quello risoluto delle decisioni e quello eterno della libertà.
Ho smesso di attendere e per la prima volta ho iniziato a vivere.  



buona settimana
virginia






venerdì 29 maggio 2015

parole per l'anima #17


Abbiamo due vite. 
La seconda inizia 
quando realizziamo 
che ne abbiamo solo una.

Ci sono momenti di consapevolezza profonda nei quali ti rendi conto che continuando così corri il rischio di scomparire e venire meno a te stessa.
A volte è necessario arrivare al limite per ricominciare.


Il tempo passa ed è importante attribuire valore e significato alle nostre esperienze


 Alleggerendosi di pesi inutili, ma facendo tesoro di tutto quello già vissuto


Per ripartire in una nuova vita, la stessa ma allo stesso tempo diversa


buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest)