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lunedì 16 gennaio 2017

La neve se ne frega



Lo scorso giovedì sono uscita dallo studio e ad attendermi fuori dalla porta c'erano milioni di fiocchi ghiacciati che scendevano lenti lenti dal cielo.
L' impatto è stato quello che si ha ogni volta che cade la prima neve: un senso di stupore e smarrimento insieme, perché quel bianco improvviso altera i punti di riferimento di un paesaggio conosciuto.
Anche Golem si guardava in giro un po' frastornato, col naso all'insù a cogliere i nuovi odori che quell'aria lattiginosa portava con sé.

È stato un viaggio di ritorno a casa diverso dal solito, la mezz'ora è diventata quasi un'ora, la strada conosciuta, ma piena di dislivelli, l'ho modificata con un'altra più sicura, il telefono che di solito mi permette di sentire voci amiche ha lasciato spazio alla musica, perfetto sottofondo per una serie di riflessioni su quel momento magico.

La neve ci concede (e ci obbliga) a rivedere alcuni aspetti della nostra esistenza che di solito viviamo in automatico.
Per prima cosa il tempo.
Mentre la nostra parte infantile reagisce sempre con meraviglia alla nevicata, la parte adulta ne vede subito dopo le rotture, i disagi, la perdita di tempo prezioso appunto.
Abbiamo la percezione che questa corsa a perdifiato che è la nostra quotidianità venga irrimediabilmente danneggiata da questa scocciatura metereologica.
Il dato oggettivo è sicuramente che subiamo una alterazione alla normale routine, che siamo costretti ad annullare qualche appuntamento, magari a non andare al lavoro, oppure ad andarci di più (penso ai manutentori delle strade) ma alla fine non è niente di inaffrontabile o irreparabile.
Per alcuni può addirittura rappresentare la possibilità di una pausa, un momento da dedicarsi.

Poi l'attenzione.
Camminare sotto la neve ci porta a dover essere cauti sui nostri passi per non cadere o scivolare, per non affondare e trovare qualcosa di inaspettato.
Ci fa muovere passi in un territorio che diventa sconosciuto anche se lo sappiamo a memoria.
Ma anche ci fa osservare diversamente quello che ci circonda.
Tutto si trasforma: i colori, gli spessori, le consistenze, i suoni.
Il riflesso candido porta a osservare di più, perché anche un ambiente cittadino, ricoperto dal manto bianco, sembra più vicino alla natura, spettacolo unico ai nostri occhi abituati all'asfalto e cemento.

E dall'osservare fuori, è inevitabile farlo anche dentro, dunque infine arrivare all' l'introspezione.
Passeggiare o guidare sotto la neve ci avvicina a noi stessi, ci fa guardare con calma ciò che si muove dentro, perché l'atmosfera ovattata permette il risuonare dei vissuti.
Ci sono volte in cui il freddo fuori rispecchia quello interiore, momenti difficili che vanno attraversati con cautela, altre in cui all'esterno ci sono temperature polari ma sei talmente pervaso da un fuoco interiore che tutto è relativo.
Oppure semplicemente vorresti che quel momento restasse eterno, coi fiocchi che scendono e impediscono al tempo di proseguire.
A mio avviso, i poeti che maggiormente riescono a dare testimonianza di questa unione fra l'uomo le emozioni e la natura sono i maestri degli Haiku giapponesi.
Versi semplici che con poche parole riescono a sintetizzare immagini sublimi.

Musica di neve
grillo d'inverno
sotto i miei passi
(Yuko)

Solo perché esisto
sono qui
tra la neve che cade
(Issa)

Forse la nevicata, fra i fenomeni naturali, è quello che maggiormente ci mette in contatto con l'anima.
La lentezza con cui cade ci contamina e affascina, sospendendo un ritmo che spesso ci travolge.
Copre senza nascondere del tutto. Ci siamo ma possiamo anche non esserci.
Riflette e abbacina quando ritorna il sole, dissolvendosi poi col suo calore.
Ci ricorda così che nessun gelo dura per sempre.

Buona settimana
virginia

ps. Seguendo il tema del giappone, una storia poetica è raccontata nel libro “Neve” di Maxence Fermine (Bompiani, 2008) 
Oppure una poesia in musica la trovate qui sotto 


lunedì 28 dicembre 2015

Che cosa hai imparato nell'anno appena trascorso?



Questo è il penultimo post del 2015.
Negli ultimi giorni prima delle vacanze di Natale, nella mia stanza di terapia si parla spesso di bilanci e riepiloghi, per fare il punto del lavoro fatto insieme e per riflettere sulle esperienze avvenute nell'anno che sta per finire.
È un momento che piace molto quando lo propongo, perché tutti sappiamo cosa è successo, ma non abbiamo mai il tempo di fermarci con la consapevolezza di uno sguardo più ampio, attento e partecipe: tendiamo sempre a guardare oltre, ma in questo modo perdiamo il valore di ciò che abbiamo ottenuto e raggiunto.

Così oggi propongo anche a voi un esercizio di riflessione, una variante della visualizzazione guidata che faccio in terapia, ma che può essere altrettanto valida per guardarci dentro.

Prendi un foglio bianco.
Pensa a quest'anno e individua tre esperienze che secondo te sono state significative e importanti, in positivo o in negativo (eventi che ti hanno segnato, persone che hai incontrato, intuizioni o progetti che hai intrapreso ecc...).
Annotale sul foglio e poi, per ciascuna di esse individua almeno due aggettivi che descrivano come hai reagito, come ti sei comportato, quali aspetti di te hanno prevalso.
Successivamente cerca di riflettere se relativamente a questi eventi sono emersi anche alcuni tuoi modi di essere che hai scoperto e che non conoscevi, se ti sei concesso/a di agire uscendo da copioni conosciuti o stereotipati, se ti sei lasciato/a aiutare da qualcuno ad esplorare nuove modalità più costruttive o semplicemente ti sei accorto/a di aver risposto spontaneamente con risorse nuove e inaspettate.
Definisci ciascuna scoperta con una parola o aggettivo che la qualifichi.
(Es. se di solito reagivi a un evento difficile chiudendoti a riccio e hai sperimentato la possibilità di parlare apertamente con qualcuno di fiducia, la parola potrebbe essere “condivisione” o “incontro” o “apertura”).
Nel caso in cui non trovassi alcun comportamento nuovo, prova a immaginare in quale altro modo ti sarebbe piaciuto comportarti, e poi crea la parola a partire da qui, come se tu lo avessi fatto.

Le parole individuate, potrebbero essere i concetti evocatori di trasformazione da portare con te nel nuovo anno, secondo la tecnica delle parole evocatrici della Psicosintesi (qui).
Si tratta di nuovi semi di cambiamento, da coltivare giorno per giorno, da espandere in nuove aree della vita, per permettere alla tua personalità di essere più ricca e armoniosa.

Se vuoi continuare a lavorarci in maniera più creativa, potresti creare un collage a tema, ritagliando immagini che evochino ogni concetto nel tuo immaginario e porre questo quadretto in un posto visibile, di modo che lavori sul subconscio anche quando non ci fai attenzione.

Spero di avervi dato spunti interessanti per finire il 2015, trattenendo gli insegnamenti che la vita ci dona, e allo stesso tempo per iniziare al meglio l'anno che verrà.

Prima di qualunque cambiamento
poniti queste semplici domande:
1) Perché sono qui?
2) Vale la pena di restare?
                                    (G.I. Gurdjieff)

Buona settimana
virginia

lunedì 1 giugno 2015

Keep calm and... RELAX °°2°°



Allora, com'è andata in questo mese di respiri e consapevolezze?
(se vi siete persi la prima parte la trovate qui)
Se siete riusciti a educare la vostra attenzione grazie ai suggerimenti di maggio, è arrivato il momento di dedicarci al rilassamento dell'apparato muscolo-scheletrico.
Il nostro corpo ci può dare alcuni importanti segnali di stress, che opportunamente mediati possono contribuire a sentirsi meglio anche durante le attività quotidiane.

Quando siamo “stressati” tutto il nostro sistema muscolare è in uno stato di continua attivazione e tensione, perché deve essere pronto a una risposta immediata in caso di necessità.
Questa eventuale reazione biologica nasce grazie all'amigdala – parte del nostro cervello emotivo che elabora la paura – la quale invia impulsi all'ipotalamo che a sua volta attiva il sistema nervoso simpatico e fa mettere in tensione i muscoli, per scappare di fronte a un pericolo o attaccare il nemico.
Questi meccanismi arcaici, risalenti a quando eravamo in mezzo alla giungla, possono sembrare anacronistici oggi, ma in realtà, il nostro organismo reagisce ancora secondo schemi elementari, sia che ci sia un animale feroce che ci insegue o che ci sia il capoufficio che fa continue vessazioni o anche se abbiamo una preoccupazione che non ci fa dormire la notte.
Tutto il nostro corpo è teso e pronto a una risposta (attacco o fuga).
Quindi in generale la risposta di stress nasce come processo adattivo a un imprevisto, a un evento che modifica il corso delle cose.
Nei casi più gravi e cronici, quando le paure risalgono a periodi vulnerabili della nostra vita, nei quali non ci sentivamo in grado né di attaccare né di fuggire (pensiamo a un bambino maltrattato in famiglia) il sistema neurologico assume un comportamento di blocco totale: proprio come l'animale che cerca di mimetizzarsi o fare il morto di fronte a un pericolo troppo grande.
Questo blocco può rivelarsi con tensioni della postura, con rigidità del diaframma, fino ad arrivare a somatizzazioni importanti anche a carico delle funzionalità biologiche.
Questo ha ripercussioni grandissime sul corpo e sulla capacità della persona di reagire agli eventi stressanti, perché l'apprendimento precoce tenderà a riprodursi in tutte le situazioni vissute come analoghe, anche da adulto.

In questo quadro anche le psicopatologie rivelano il loro iniziale valore adattivo.
Ad es. una forma depressiva potrebbe derivare dal bisogno di essere sottomessi per aumentare la sopravvivenza in una situazione di minaccia incontrollabile;
un'ansia cronica potrebbe essere nata come controllo necessario dell'atteggiamento altrui, per capire se si tratta di un pericolo o meno;
anche la rabbia e un comportamento oppositivo possono essere spiegati come reazione difensiva a una minaccia che si è fissata e generalizzata.

Perché vi ho raccontato questa premessa?
Perché adesso vi chiederò di fare attenzione alle vostre spalle e di sentirle “pesanti”.
Sono sicura che si sono abbassate di qualche centimetro.
Questa è la “riprova” della continua attivazione cui è sottoposto il nostro corpo, anche se magari siamo sul divano a leggere...
Le nostre spalle cronicamente sollevate sono come il pelo dritto sulla schiena del gatto quando ha paura. Solo che non ce ne accorgiamo più, perché in una vita di mille cose da fare, di tempi velocissimi e relazioni imprevedibili, ci abituiamo a essere sempre “pronti” a reagire in ogni situazione.
A cosa serve questa scoperta? Ogni volta che sarete dedite a rimuginare su qualche aspetto della vostra vita che vi fa preoccupare, l'esercizio delle spalle che cedono alla gravità vi solleverà l'animo per qualche minuto: noterete che abbassandole riprenderete anche a respirare, perché le preoccupazioni ci fanno andare in apnea!

Concludo, scrivendovi l'esercizio della pesantezza, semplice ma efficace, di rilassamento frazionato, che serve a rilasciare le varie parti del corpo, per un effetto generalizzato di ciò che avete provato con le spalle.

chiudo lentamente gli occhi...
comincio ponendo l'attenzione sul respiro...
eseguo due respiri profondi e lenti...
l'aria entra...trattengo un attimo... ed esce...
l'aria entra... trattengo... ed esce...
lascio che lentamente il mio respiro torni normale...
...
immagino di inspirare la calma e la serenità...
e immagino di espirare via con l'aria tutte le tensioni e le preoccupazioni...
inspiro calma e serenità...
espiro via tensioni e preoccupazioni...
e ancora calma e serenità...
e via lontano tensioni e preoccupazioni...

Percepisco la mia testa e il suo peso in linea con la colonna
rilascio i muscoli della fronte che cedono alla gravità...
anche la mascella si allenta... (respiro)
sento le spalle pesanti e i muscoli che si rilasciano ad ogni espirazione,
sento le braccia pesanti (respiro)
respiro e sento l'addome morbido e rilassato...
sento il peso delle spalle e del busto che scarica sul bacino (respiro)
sono consapevole del peso del bacino... i muscoli dei glutei che si rilassano
e ad ogni espirazione sento tutta la parte superiore del corpo sempre più pesante e rilassata... (respiro)
Porto l'attenzione alle gambe... i muscoli delle cosce che si abbandonano alla gravità e si fanno pesanti... (respiro)
tutte le mie gambe sono pesanti e immagino di scaricare a terra attraverso i piedi ogni residua tensione... (respiro)

respiro e sento che adesso tutto il mio corpo è completamente e profondamente calmo e rilassato...
tutto il mio corpo è completamente e profondamente calmo e rilassato...
tutto il mio corpo è completamente e profondamente calmo e rilassato...

[ripresa] e quando mi sento pronto, sempre con gli occhi chiusi,
comincio a riprendere contatto con la stanza...
il contatto del corpo con i punti d'appoggio...
muovo leggermente le dita... stringo e apro le mani... fletto le braccia
muovo un po' i piedi... fletto le gambe...
faccio due respiri profondi... apro gli occhi


Come usarlo: potete imparare il testo – non è necessario sapere a memoria le parole esatte, ma ricordarsi la successione di consapevolezza corporea abbinata alla pesantezza – e ripetervelo mentalmente nel momento del relax, a occhi chiusi, dopo qualche minuto dedicato alla respirazione. (Per i più tecnologici, potete registrare la vostra voce e poi ascoltarvi – anche se dopo diverse ripetizioni l'avrete già imparato e sarete autonomi).

Dove: nel vostro spazio di relax, in una posizione comoda seduta (non quella del loto, a meno che non siate esperti) oppure direttamente a letto, supini, per una pausa rigenerante oppure per facilitare il sonno.

Quanto: la “posologia” migliore sarebbe almeno una volta al giorno in fase di apprendimento (il vostro corpo si allena come in palestra, anche nel rilassamento, quindi tanto più siete costanti quanto più sentirete gli effetti benefici).

Quando: dipende da voi. Vale quanto detto il mese scorso, in base alle vostre preferenze e necessità. Se lo volete usare per dormire, basterà saltare l'ultima parte della [ripresa] di contatto con il corpo, ma forse non ci arriverete nemmeno perché di solito ci si addormenta prima!

Non mi resta che augurarvi una buona settimana e buon relax!
virginia

lunedì 4 maggio 2015

Keep calm and... RELAX °°1°°


Ve lo avevo già anticipato qualche settimana fa (qui) che presto sarebbe nata una nuova rubrica legata al rilassamento, così eccoci finalmente al primo lunedì del mese di maggio.
Ho pensato di dare avvio a questo piccolo progetto in questo periodo perché siamo tutti molto stanchi dopo l'inverno, abbiamo voglia di riposare ma allo stesso tempo di dare spazio a nuove sensazioni di benessere e risveglio interiore.

Da oggi, ogni primo lunedì del mese, lo dedicheremo ad apprendere esercizi e tecniche semplici per recuperare energie psichiche e dare al corpo il sollievo necessario per affrontare con calma l'estate che verrà.
Ho deciso per una cadenza mensile di modo che possiate sperimentare i suggerimenti che vi darò e coglierne gli effetti nel tempo, prima di integrarle con nuovi stimoli;
per questo partiremo da proposte semplici e immediate, per passare progressivamente a esercizi di concentrazione e visualizzazioni guidate.
Trovate inoltre da oggi una raccolta di tutti gli articoli sul rilassamento nella nuova pagina appositamente dedicata proprio qui. 

Oggi ci dedicheremo alla preparazione dell'ambiente (dentro e fuori di noi) necessario per riuscire a entrare in una dimensione di interiorità, premessa di ogni rilassamento.
Vi potrà sembrare ovvio, ma trovare uno spazio “sacro” dove potersi dedicare completamente a noi stessi non è una cosa così semplice nella quotidianità dove ci muoviamo ogni giorno.
Nei gruppi di apprendimento di Training Autogeno che tengo da anni, una delle difficoltà che i corsisti – soprattutto le donne! - riportano più di frequente è quella di non riuscire a ritagliarsi trenta minuti tutti per sé a casa propria, dove non essere disturbati da telefono, rumori domestici, bambini bisognosi, mariti sbadati...

Per questo suggerisco di creare uno spazio personale con degli oggetti (ne abbiamo parlato qui  tanto tempo fa) che rendano concretamente esistente questo luogo di calma.
Questo ha due funzioni:
  1. permette a voi di ritrovare un posto familiare con oggetti che fanno da àncora positiva allo stato emotivo che riuscite a contattare. Inoltre, ogni volta che il vostro sguardo si poserà su quegli oggetti mentre correte da una stanza all'altra, comunque la loro energia calmante si infonderà in voi, perché una volta associati a uno stato di quiete, funzioneranno come oggetti evocatori di quella sensazione in ogni momento (trovate la spiegazione di questa tecnica qui )
  2. ricorderanno inoltre a coloro che vi stanno vicini che quello è il vostro luogo, per cui sarà più facile rispettarlo.
    Non tutti hanno la possibilità di ritagliare uno spazio apposito in una parte della casa, per questo si usano gli oggetti, perché hanno una valenza simbolica importante che permette di accedere a una dimensione interiore in qualsiasi luogo, una volta sistemati ad hoc. Ad esempio, basterà disporli intorno a voi su un tappeto e potrete immergervi nella vostra bolla di intimità.
    Quali oggetti? Per qualcuno basta una candela accesa, qualcun altro ha bisogno di un cuscino comodo e una coperta calda, altri ancora di una tazza di tè verde, mentre per alcuni ci vuole qualche oggetto significativo che evochi spazi di rigenerazione (conchiglie del mare, sassi di montagna, un fiore di campo...) o magari tutte queste cose insieme.

    Almeno all'inizio gli oggetti sono importanti, perché danno inizio a una specie di rituale preparatorio che facilita l'introspezione, mentre col tempo, quando si rafforza la capacità di raggiungere la propria interiorità in qualsiasi luogo, possono essere lasciati in secondo piano.

Come cominciare?
Si comincia con calma e un passo alla volta.

A volte può essere utile ascoltare una musica rilassante, con melodie semplici o anche riproduzioni dei suoni della natura (le onde del mare, il vento, la pioggia o il canto degli uccellini).




Occorre scegliere con attenzione la posizione da assumere, perché anche la scomodità è un ottimo distrattore: se non siete a vostro agio nella posizione del loto meglio non cimentarsi in pose da yogi e privilegiare il comodo divano, dove comunque farete attenzione ad avere la schiena ad angolo retto col bacino, le mani in grembo rivolte verso l'alto e il collo in linea con la colonna (no a gambe incrociate e vestiti che stringono e si alle piante dei piedi che poggiano a terra).
Oppure si può anche stare supini, sdraiati su un tappeto o sul letto – attenzione che in questo caso sarà più facile cedere all'addormentamento!
Prevedete una coperta in tutti i casi se tendete ad avere freddo, perché anche in questo caso sarebbe un ostacolo al lasciarsi andare.

I tempi.
Scegliete un momento in cui non avete pressioni e fretta di finire. Il momento migliore sarebbe all'inizio della giornata, ma se siete mattinieri di natura, va bene alzarsi prima e cominciare la giornata con il rilassamento, mentre se la mattina diventa impraticabile, meglio scegliere un momento pomeridiano o serale.
Quanto tempo? Inutile volersi rilassare per mezzora se dopo 2 minuti la mente comincia ad andare per conto suo nella giungla dei mille pensieri.


[respira]


Quindi si inizia legando l'attenzione e la consapevolezza al RESPIRO, per 5 minuti e progressivamente si aumenta di un minuto al giorno (in questo caso è utilissimo avere un timer o una sveglia).
Chi ha esperienza di running sa quanto questa educazione progressiva sia benefica per allenarsi alla resistenza (quella mentale è ancora più difficile da educare di quella fisica!).

Chiudete gli occhi e cominciate a focalizzare l'attenzione sul respiro.
Si inizia con due respiri profondi e lenti.
Osservando e ascoltando l'aria che entra e che lentamente esce...
Il respiro dovrebbe essere diaframmatico e profondo, di modo che tutta la capacità polmonare sia sfruttata a pieno, (dato che noi di solito usiamo solo la parte alta del polmone che porta nel tempo a una respirazione corta e frammentata).
Spiegarlo a parole è un po' difficile, ma per fare esperienza del respiro diaframmatico dovete immaginare di avere un palloncino nell'addome che si gonfia a ogni inspirazione e poi spontaneamente si sgonfia senza forzare nell'espirazione.

Per aiutarvi nella concentrazione si possono contare i respiri – tornando a contare ogni volta che vi accorgete che i pensieri prendono il sopravvento – oppure si può focalizzare l'attenzione su una sensazione fisica precisa, come ad es. l'aria fresca che entra nelle narici e quella calda che esce.
Per qualcuno può essere invece più accessibile uno stimolo visivo, ad es. immaginare di ispirare una nebbiolina di un colore preferito che evoca benessere e espirare via con l'aria un colore che non piace.

Potete associare anche una frase come questa: inspiro calma e serenità, espiro via tensioni e preoccupazioni...

L'importante è che riusciate a percepire la presenza nel fare una cosa semplice come respirare: osservare ciò che accade ed essere consapevoli di quello che c'è nel qui e ora.
Non forzate, non giudicate, non vi innervosite se i pensieri arrivano a ostacolarvi.
Semplicemente tornate al respiro, contate, ripartite da principio.

Al suono del timer riprendete contatto col corpo, siate di nuovo consapevoli dei punti d'appoggio sul tappeto o divano o letto, qui e ora nella stanza.
Siate di nuovo consapevoli di suoni e rumori intorno a voi.
Muovete le dita delle mani, stringete e aprite i pugni.
Flettete le braccia e muovete piedi e gambe.
Infine fate due respiri profondi e col vostro tempo tornate ad aprire gli occhi, incontrando i vostri oggetti, simbolo del benessere contattato.

È tutto.
Per il primo mese direi che può bastare.

Buona settimana
virginia

lunedì 31 marzo 2014

Non è facile essere una donna



La scorsa settimana abbiamo visto insieme quali possono essere alcuni temi con cui gli uomini si accompagnano sul divano del terapeuta (se lo hai perso lo trovi qui).
Questo lunedì proviamo a dare voce alle donne invece...

Non è facile essere una donna quando in questo paese devi lavorare di più per guadagnare di meno.
Non è facile essere una donna quando troppo spesso devi scegliere: o mamma o lavoratrice.
Non è facile essere una donna quando anche tuo marito ti ha imposto una scelta: o la famiglia o il lavoro (e il sottotitolo alla seconda opzione era: in tal caso quella è la porta).
Non è facile essere una donna quando sedicenti teorie raccontano che parli troppo e vuoi sempre avere ragione. E così nell'immaginario maschile sei qualcuno che è necessario sopportare senza ascoltare, per sopravvivere.
Non è facile essere una donna quando ci sono uomini che feriscono, umiliano, stuprano, prevaricano. E tu ne sei stata vittima.
Soprattutto non è facile essere una donna quando quelle violenze le hai subite da bambina e quelle mani hanno violato in maniera indelebile la tua innocenza.
Non è facile essere una donna quando alcuni ti odiano solo perché lo sei: perché qualcuno prima li ha feriti, traditi, usati. Ma quella non sei tu.
Non è facile essere una donna quando tuo marito non ti desidera più, quando ti tradisce e pensa che non te ne accorgi.
O quando ti sbatte in faccia che c'è un'altra perché tu lo hai trascurato diventando solo una mamma. (E tu lo hai “trascurato” perché pensavi che occuparti dei bambini fosse il tuo ruolo).
Non è facile essere una donna quando tradisci e sai che stai sbagliando, ma lo fai lo stesso.
Non è facile essere una donna quando i ruoli cambiano così velocemente e ci si aspetta da te tutto e il contrario di tutto: pensi di dover fare la moglie e ti ritrovi a fare l'uomo di casa.
Non è facile essere una donna quando ci sei sempre stata, nel bene e nel male, ma questo non è bastato per far funzionare le cose.
Non è facile essere una donna quando vorresti un abbraccio, una carezza, un po' d'amore e quando lo chiedi ti viene detto che sei troppo appiccicosa o non è il momento o semplicemente “non mi va”.
Quando non trovi le parole per esprimere il tuo disappunto perché tua madre ti ha detto che le donne sono educate e non gridano, accettano, non chiedono e che infondo gli uomini “sono fatti così”.
Non è facile essere una donna quando il tuo desiderio, la passione, la complicità che cerchi viene travisata: quando la tua sessualità cresce e si evolve e il tuo uomo ti guarda con sospetto, e leggi nel suo sguardo un giudizio che condanna.
Non è facile essere una donna quando hai letto negli occhi di tuo padre il rifiuto perché voleva un maschietto, oppure l'avversione e il rancore, perché appartenevi a quel genere incomprensibile ai suoi occhi, pieno di paure e depressioni, come tua madre.
Non è facile essere una donna quando una mamma non ce l'hai mai avuta, e quell'assenza non riesci a colmarla, così ti senti sbagliata, in difetto, e cerchi per tutta la vita di rimediare a un errore non tuo.
Non è facile essere una donna se la tua femminilità si esprime diversamente da quella imposta dagli stereotipi, se non ti piacciono le scarpe e i vestiti, se vuoi fare carriera, se non vuoi essere madre o se vuoi essere solo quello in una società controcorrente, se ami gli sport avventurosi, se non sei gentile e accondiscendente come tutti si aspettano...
Non è facile essere una donna quando il tuo ex fa di tutto per screditarti agli occhi dei tuoi figli, e una rabbia furiosa si impossessa di te.
Non è facile essere una donna se ti piacciono le donne, perché sai già che in molti non ti accetteranno.
Non è facile essere una donna se sei ancora una ragazza, se le aspettative degli altri ti schiacciano, se il mondo non è quello che immaginavi da bambina.
Non è facile essere una donna se ogni volta che provi rabbia la reprimi e la ricacci giù, perché non vuoi essere etichettata un'isterica, come succedeva a tua madre.
Non è facile essere una donna se hai paura. Se soffri. Se sei disperata. Se non ce la fai più. E non hai nessuno a cui dirlo.
Non è facile essere una donna se a volte sei fragile, vulnerabile, bisognosa.
Ma non è altrettanto facile essere una donna quando sei forte, perché vieni vista sfuggire al loro controllo, perché vuoi avere uno spazio, delle idee, realizzarti ed esistere secondo i tuoi bisogni.
Forse non è facile ammettere semplicemente che vuoi essere amata, così come sei.


Si, esattamente.
Le due versioni sono molto simili.
Perché le nostre vite, nonostante siano uniche e irripetibili, possono avere le stesse ferite, svelare traumi più vicini di quanto crediate.
Non è una questione di sesso.
È una questione di umanità.
Nella sofferenza siamo tutti ugualmente vulnerabili, indifesi.
Ma anche capaci di rinascere.
Donne e uomini più consapevoli.  

Buona settimana
virginia

lunedì 24 marzo 2014

Non è facile essere un uomo



Contrariamente a quanto potreste pensare, il mio divano ospita spesso anche uomini.
Per questo il mio lavoro è meraviglioso, mi permette di conoscere e condividere le emozioni, i pensieri, i vissuti delle persone da diversi punti di vista, di conoscere le sfumature di significato che in ogni persona virano in una vasta gamma di esperienze, mai uguali, sempre uniche, portatrici di interrogativi più che di risposte definitive.

Essendo una donna, poter entrare nel mondo interiore di un uomo, lo considero a maggior ragione un dono prezioso (ne avevo già parlato qui): si sa che non è facile per molti uomini esprimere se stessi a parole, mostrare quello che provano o dire apertamente quello che pensano, né tanto meno entrare in contatto con le loro ferite, con le ombre nascoste, con i propri limiti.
Per questo oggi ho deciso di provare a trasferire quello che a volte immagino come un dialogo immaginario, un monologo dove ogni uomo possa riconoscere un frammento di sé e farlo proprio, per ricominciare da un contatto col mondo femminile, con la propria donna o con tutte le donne, liberi di essere quello che sono, consapevoli delle loro paure, dei loro bisogni, per un incontro davvero possibile.

...Non è facile essere un uomo quando oggi le donne sanno fare tutto, e a volte meglio di te.
Non è facile essere un uomo quando le donne vogliono fare tutto, e non ti lasciano alcuno spazio, entrando in competizione in ogni campo.
Non è facile essere un uomo quando sedicenti teorie raccontano che hai un solo neurone e vieni da Marte. E hai già perso in partenza.
Non è facile essere un uomo quando ci sono uomini che feriscono, umiliano, stuprano, prevaricano. E tu ti senti impotente due volte: perché vorresti difendere chi ami e perché non capisci come arginare il pericolo per tutte.
Non è facile essere un uomo quando alcune ti odiano solo perché lo sei: perché qualcuno prima le ha ferite, tradite, usate. Ma quello non sei tu.
Non è facile essere un uomo quando tua moglie non ti desidera più, quando ti tradisce e pensa che non te ne accorgi.
O quando ti sbatte in faccia che c'è un altro perché tu non c'eri mai. (E tu non c'eri perché pensavi che lavorare per mantenere tutti fosse il tuo ruolo).
Non è facile essere un uomo quando tradisci e sai che stai sbagliando, ma lo fai lo stesso.
Non è facile essere un uomo quando i ruoli cambiano così velocemente e ci si aspetta da te tutto e il contrario di tutto: pensi di dover fare il padre e ti ritrovi a fare il mammo.
Non è facile essere un uomo quando ci sei sempre stato, nel bene e nel male, ma questo non è bastato per far funzionare le cose.
Non è facile essere un uomo quando vorresti un abbraccio, una carezza, un po' d'amore e non sai come fare per chiederlo.
Quando non trovi le parole per dirlo perché tuo padre ti ha detto che gli uomini sono forti e non piangono, non chiedono, non fanno le “femminucce”.
Non è facile essere un uomo quando il tuo desiderio, la passione, la complicità che cerchi viene travisata in interesse sessuale fine a se stesso.
Non è facile essere un uomo quando hai letto negli occhi di tua madre l'avversione e il rancore, perché nei tuoi tratti somatici c'era il ricordo di chi l'aveva abbandonata.
Non è facile essere un uomo quando una mamma non ce l'hai mai avuta, e quell'assenza non riesci a colmarla, nemmeno con cento donne ai tuoi piedi, che finisci per punire per una colpa non loro.
Non è facile essere un uomo se la tua virilità si esprime diversamente da quella imposta dagli stereotipi, se non ti piace il calcio, se non bevi, non fumi, non te ne vai in giro con l'aria di chi la sa lunga.
Non è facile essere un uomo quando la tua ex fa di tutto per screditarti agli occhi dei tuoi figli, e una rabbia furiosa si impossessa di te.
Non è facile essere un uomo se ti piacciono gli uomini, perché sai già che in molti non ti accetteranno.
Non è facile essere un uomo se sei ancora un ragazzo, se le aspettative degli altri ti schiacciano, se il mondo non è quello che immaginavi da bambino.
Non è facile essere un uomo se ogni volta che provi rabbia temi di essere violento, per non cadere nello stesso comportamento che tanto hai biasimato in tuo padre.
Non è facile essere un uomo se hai paura. Se soffri. Se sei disperato. Se non ce la fai più. E non hai nessuno a cui dirlo.
Non è facile essere un uomo se a volte sei fragile, vulnerabile, bisognoso.
Forse non è facile ammettere semplicemente che vuoi essere amato, così come sei.

Buona settimana
virginia

ps. la settimana prossima scriverò la versione femminile

lunedì 30 dicembre 2013

Un altro anno se ne va: tempo di bilanci e progetti



Siamo quasi giunti alla fine di questo terzo anno insieme.
A volte mi sembra ieri che ho iniziato a scrivere su queste pagine virtuali, per dare nuova energia a dei progetti, in una fase di grande trasformazione e cambiamento della mia vita professionale.
Quando si approssima la fine dell'anno siamo sempre un po' tentati dal fare bilanci, per poter definire che cosa è stato fatto e cosa no, cosa può essere mantenuto o meno e cosa necessita di essere modificato, ma anche che cosa vogliamo far entrare nella nostra vita e cosa auspichiamo di poter costruire.
Per questo motivo trovate come fotografia di apertura del post questa stupenda immagine di una Wonder Woman in cammino che tiene per mano una bambina: il progetto Wonder Woman è stato una tappa molto importante per me in questo anno che se ne va.
Rappresenta il coronamento della mia volontà di dedicare spazio ed energie in percorsi di consapevolezza al femminile, che ormai mi accompagna da tempo.
È ed è stato l'attuazione dei sogni di quattro donne, che in parallelo prima e in confluenza poi, hanno creduto nel potere dello scambio, del confronto, delle lacrime e dei sorrisi che sgorgano nei gruppi di condivisione di storie.

Per questo motivo ho scelto questo simbolo per chiudere l'anno 2013, ma anche per introdurre il nuovo 2014.
Intanto perché il nostro sogno non è finito: diventerà itinerante e coinvolgerà sempre più partecipanti in modi diversi (se volete seguirci, cliccate sul link fb qui a fianco).
E poi perché come tutto ciò che coinvolge le emozioni e l'interiorità, è in continua trasformazione, permette di chiudere alcune pagine e ne apre altre, dona nuove forme a chi decide di affidargli frammenti della propria vita e schiude significati diversi a ciò che prima veniva vissuto in modo univoco e prigioniero.

Nell'immaginario collettivo Wonder Woman è una super donna, una che tutto può perché al pari degli altri super eroi maschili possiede dei poteri che la rendono invulnerabile.
A me piace però tradurre alla lettera dall'inglese il suo nome e pensare a una donna “meravigliosa”, perché piena di stupore e in grado di mostrarsi in tutto il suo splendore.
Inoltre, fra tutti i super poteri di cui è dotato il personaggio dei fumetti, quello che mi piace di più è la sua capacità di rigenerazione, di riparare e superare le ferite che le sono state inferte.
Così ho scelto alcune immagini che rivisitano il simbolo di questa donna speciale ed evocano delle qualità che possono essere uno spunto di riflessione sui giorni trascorsi e di ispirazione per iniziare il nuovo anno.
Le donne coraggiose che hanno già fatto un pezzo di strada con noi comprenderanno meglio alcune domande e sorrideranno leggendo, alle altre auguro di trovare risposte che ispirino i giorni che verranno.


Sapersi fermare: riesci a ritagliarti degli spazi di sollievo e rigenerazione? Quanto tempo dedichi al tuo benessere, a fare le cose che ti piacciono, frequentare le persone che ti fanno stare bene? Ti concedi delle soste per fare il punto e riposare i tuoi passi?
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Guardare indietro: che cosa hai tralasciato? Quali parti di te hai smarrito per strada? Quali persone hai trascurato? A quali hai dato troppo di te?
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Ascoltare: riesci a sentire tutto ciò che il tuo animo ti suggerisce oppure metti a tacere la tua voce interiore? Puoi semplicemente fare silenzio e permettere all'altro di esprimersi (il tuo compagno, i tuoi figli, un'amica, i tuoi genitori...) oppure hai sempre bisogno di dire la tua?
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Vedere: ci sono volte in cui preferisci mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere qualcosa che aprirebbe la tua consapevolezza? Osservi l'universo che ti circonda o tendi a limitare lo sguardo al tuo piccolo mondo? Fai tesoro di ciò che scopri o lo dimentichi subito?
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Lottare: quali sono le cose per cui per te vale la pena lottare? Ti impegni in qualcosa che può metter radici o lotti contro i mulini a vento? Sai anche difenderti oltre che attaccare? Quanti modi conosci per raggiungere i tuoi obiettivi? Sai anche quando è il momento di gettare l'ascia di guerra? O magari abbandonare la battaglia e salvaguardare le ultime energie?
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Proteggersi: quanto tempo ancora vuoi perdere dietro a quell'uomo che ti vampirizza? Puoi fare affidamento sull'aiuto di altre donne che ti permettano una volta per tutte di eliminarlo dalla tua vita? Quale altro atteggiamento puoi mettere in pratica per non soccombere?
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Soffrire: quanto hai sofferto nell'anno che è passato? Cosa puoi fare per uscire da questa situazione? Quanta sofferenza necessaria sei disposta ad attraversare per essere di nuovo felice? Sei consapevole che il processo dell'abbandono, del cambiamento o dell'addio, necessita come ogni lutto di un cammino da percorrere tappa dopo tappa?
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 Solitudine: sai stare da sola? Che cosa temi nella solitudine? Puoi sperimentare la possibilità di stare bene in tua compagnia? Come? Oppure sei troppo chiusa nel tuo guscio e hai paura di essere di nuovo ferita? Cosa puoi fare in questo caso per aprirti di nuovo agli altri?
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Vittoria: quali obiettivi hai raggiunto quest'anno? In cosa sei riuscita? Quali nuovi obiettivi vuoi realizzare nell'anno che verrà?
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Autostima: hai fatto la pace col brutto anatroccolo che ti porti dentro? Conosci i tuoi limiti? sei davvero libera di essere te stessa? Chi te lo impedisce? Quanto ti giudichi? Quali aspetti di te non accetti? E negli altri? Cosa puoi fare per esprimerti così come sei?
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Scoperta: quali parti di te hai scoperto quest'anno? Quali aspetti della tua personalità hanno visto la luce e quali hai rivalutato o modificato?
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Sognare: come immagini il tuo prossimo futuro?
Ti suggerisco un esercizio: prova a scrivere una lettera a te stessa (o a un'amica o chi vuoi tu) nel giorno 31.12.2014 – fra un anno esatto – facendo un bilancio dell'anno passato e passando in rassegna tutto ciò che immagini di essere riuscita a fare, cosa hai provato nell'averlo ottenuto e cosa è cambiato dentro di te.
Prova... si sa che l'immaginazione muove le emozioni che a loro volta stimolano l'azione.


Ti auguro un nuovo anno appagante e realizzativo
virginia