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giovedì 9 aprile 2015

parole per l'anima #13


A volte il solo mezzo di 
trasporto disponibile
è un salto di fede

Dopo molto tempo nel quale non ti senti più in contatto con te stessa, come se avessi i contorni così sfumati da non riconoscerti, può succedere di chiudersi in un bozzolo di dolore e rassegnazione, immobile nel tumulto di sentimenti che ti travolge come un fiume in piena.



Finché arriva un giorno in cui la vita ti offre l'opportunità di poter cambiare qualcosa, anche una piccolissima cosa che può però rappresentare il risveglio dalla crisalide. 



Come una farfalla appena risvegliata da un lungo sonno, puoi finalmente esprimere il tuo potenziale.
Ma dopo così tanto tempo con le ali fasciate, come puoi sapere di riuscire a volare? 
Qui è necessario un atto di fede. 
Comincia con un salto piccolo, che ti faccia percepire che ce la puoi ancora fare.


Dai spazio alla tua bambina interiore e ricorda come facevi allora



Poi mettiti alla prova nei tuoi spazi quotidiani, domestici... 


Ricorda che si può essere anche in due per saltare... 


Una volta iniziato non potrai più fare a meno di essere te stessa nel mondo, e
quell'iniziale atto di fede si trasformerà in concrete dimostrazioni della tua radiosità




Buon week end
virginia 

(fonte immagini: Pinterest) 

mercoledì 2 gennaio 2013

Buone notizie in arrivo



Nel fare a tutti i nostri migliori auguri per un anno portatore di ciò che più vi sta a cuore, voglio aprire il primo post dell'anno con qualcosa di rincuorante, che scaldi invece che congelare, rassicuri invece di spaventare.

Sono stufa (molto stufa!) di ascoltare un telegiornale o leggere un quotidiano e trovarvi solo sciagure, presagi catastrofici e parole scoraggianti.

Ho deciso di immaginare un'informazione diversa, non mi importa se qualcuno mi prenderà per pazza o visionaria, ne ho bisogno e credo che insieme a me anche l'inconscio collettivo ne abbia, assalito com'è da immagini terribili ed emozioni distruttive.

Apro il giornale stamani e leggo, in prima pagina:

Ultim'ora

Incredibile! Un bambino della Corea del Sud scopre una pianta che se mangiata fa sparire tutti i mali. Pare che il bimbo fosse ammalato di una rara malattia congenita, ma una volta mangiata per gioco la piantina che cresce sulle sponde del fiume.... tutti i suoi sintomi siano regrediti fino alla guarigione. Le malelingue insinuano che in realtà la malattia non ci fosse, mentre le menti aperte credono addirittura che l'effetto sia dovuto al fatto che il bambino (come tutti i bambini) credesse davvero di mangiare una pianta che l'avrebbe salvato.

Interni:

In Italia anche il governo tecnico si è dimesso e al suo posto sono stati nominati alcuni cittadini comuni, a contatto vero con i problemi della gente, che si sono rimboccati le maniche e concretamente stanno ricreando un'Italia a misura di donne, bambini, artisti, sognatori...

Ambiente:

E' stata finalmente immessa sul mercato la prima auto che usa come combustibile i rifiuti urbani: una doppia garanzia di risparmio, economico e ambientale. Attraverso un complesso processo elettrochimico, il nuovo motore di questa vettura trasforma i rifiuti in vapore profumato che riempie di aromi le nostre strade.


Scienze:

Improvvisamente è stato scoperto e debellato il gene della crudeltà: si tratta di un insidiosa malformazione del dna dovuta all'allontanamento del gene dell'amore da quello della accettazione, che provoca una frattura insanabile chiamata "sindrome da disumanizzazione". Le cause di questa alterazione sono ignote. La solita voce fuori dalle evidenze scientifiche azzarda che il processo sia dovuto all'eccessivo uso di macchine di tutti i tipi, fin dalla più tenera età, a scapito di relazioni autentiche di scambio di sguardi, parole, riconoscimento e contatto fisico. Il giornalista sottolinea, che l'equipe che ha effettuato questa sconvolgente scoperta è formata da un rappresentante di ogni etnia che ha subito atrocità e abominevoli soprusi, quasi a voler credere ancora nell'uomo e nel non voler credere allo stesso tempo che un proprio simile possa arrivare a tanto se non sotto l'effetto di una malformazione che deturpa un patrimonio comune e universale che dovrebbe renderci tutti uguali.  La ricerca continua...
Frase del giorno:

Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo” (M. Gandhi)


Il primo giorno del nuovo anno mi sembra il momento più indicato per ricordarcene.
Auguro a tutti 365 passi gioiosi e nuove radici di consapevolezza

virginia


lunedì 30 luglio 2012

Olimpiadi interiori



Ci avevi mai pensato?

Ogni giorno siamo davanti a delle scelte, accadono situazioni dove occorre mettere alla prova noi stesse e cercare di superare i propri limiti, affrontare una difficoltà trovandone soluzioni costruttive e creative.

In questi giorni, guardando distrattamente le gare olimpiche, mi sono concentrata sulle espressioni degli atleti, sui loro volti fermi nella concentrazione del prima, tesi nello sforzo delle gare e poi esplosi in una gioia incontenibile, in smorfie di urla liberatorie, lacrime dense di significati.
Oppure ceduti all'improvviso alla gravità di lineamenti delusi, che tendono verso terra come le emozioni che sopraggiungono dopo la speranza di farcela.

Riflettevo sull'impegno e la costanza che ci vuole nel preparare una gara. Su quanti aspetti sono necessari per riuscire ad affrontare una situazione così importante.

Poi mi son detta che molti aspetti delle nostre vite possono essere paragonati ad una gara e ogni aspetto che non ci soddisfa può essere un limite da sfidare.

Dalle storie delle donne che ho accompagnato, ho imparato che la sfida più grande è quella con noi stesse, che spesso siamo le nostre avversarie più temibili.

Visto che il nostro animo è molteplice, ci sono subpersonalità che remano contro i nostri obiettivi, anche quelli più sentiti: 
La nostra capacità di manipolare noi stessi perché lo zoccolo duro delle nostre credenze non vacilli neanche un po' è un fenomeno affascinante

(Renée in L'eleganza del riccio)

Inconsapevolmente cerchiamo di mantenere lo status quo, quelle sicurezze conosciute che ci danno identità e non minano il nostro sistema di convinzioni.

Anche se certi aspetti non ci piacciono, se ce ne lamentiamo, c'è una forza occulta che impedisce il cambiamento.

Ci difendiamo con frasi del tipo: “sono fatta così... è più forte di me...ormai è tardi per cambiare...ancora non sono pronta...”.

Le riconoscete?
Sono l'ostacolo più grande alla gioia e alla realizzazione di sé.

Vi propongo una sfida olimpica.

Create delle specialità tutte vostre, nelle quali potervi impegnare per vincere.

Createle a partire dal riconoscimento dei limiti.

Ad es. stilate delle frasi come “non riesco a...” “ho paura di...” “voglio cambiare...” e completatele in base ai bisogni che riconoscete nella vostra vita.

Trasformatele in obiettivi da raggiungere.

[es. non riesco a reagire di fronte a (nome o situazione).. può diventare: affrontare (nome o situazione) quando (evento specifico) ]

Mettete gli obiettivi in ordine di preferenza e concentratevi su uno alla volta.

Organizzate un “allenamento”.

In psicosintesi si chiama “agire come se”, ovvero immaginate di essere già in possesso di quella qualità o caratteristica che rappresenta il vostro obiettivo e sperimentate come la agireste nel mondo.

Riflettete se conoscete dei personaggi che la possiedono e osservatene il comportamento.

Studiate e approfondite il significato che ha per voi quella qualità, non limitatevi a desiderarla, occorre possederla, e per farlo bisogna analizzarne ogni più piccola sfumatura. Perché la volete? Cosa immaginate che vi possa portare? Siete proprio sicure di non possederla già in qualche modo? Se si, in quale occasione emerge? Quali possono essere i pro e i contro? Come agirla in maniera costruttiva? Ecc...

(C'è differenza ad es. tra il voler essere coraggiosa per dimostrare qualcosa a qualcuno o per riuscire a esprimersi finalmente in pace con se stesse.)

Mettete in conto la possibilità di sbagliare o di ostacolarvi ancora una volta.

Accettate anche questa parte che preferisce non farcela.

Se avete voglia, provate anche a interrogarvi sul perché ci sia una parte che non ne vuol sapere di trasformarsi. Quali benefici secondari ottiene a rimanere come siete ora?

Allenatevi, allenatevi e allenatevi.

Rendete familiare questo nuovo aspetto e partecipe del vostro quotidiano.

Cogliete i piccoli cambiamenti che succedono al riguardo.

Gioitene come gli atleti delle olimpiadi, anche se si tratta di una piccola tappa intermedia.

Le olimpiadi sono ogni quattro anni. Gli atleti cominciano a prepararsi appena dopo quelle già disputate.

Ricordate che per l'oro, come per l'argento e il bronzo,  occorre tenacia, perseveranza e anche una nuova credenza: quella di potercela fare.

Ricordate che il vostro futuro è creato da tutto ciò che fate adesso.

Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

(Paloma in L'eleganza del riccio)
buona settimana

virginia
p.s. Se non lo hai ancora letto, L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery (2007) potrebbe essere il libro che ti schiude a nuove meraviglie della vita umana e interessanti interrogativi per crescere.

lunedì 23 luglio 2012

Cinquanta sfumature di...donna.



Se ne fa un gran parlare, soprattutto in questo periodo dell'anno in cui c'è la caccia al libro da portare sotto l'ombrellone e da godersi in pace nel relax di giornate oziose.

Sui media si parla del boom della trilogia della britannica E.L. James, la quale sotto iniziale pseudonimo, ha scritto ben tre libri di genere erotico (Cinquanta sfumature di grigio, di rosso e di nero), che hanno risvegliato i sensi delle suddite dell'algida regina Elisabetta, oltre a quelli delle cugine di oltreoceano e che ora lambiscono anche le fantasie delle donne italiane.

Addirittura, ci sono studi sociologici che attribuiscono alla lettura di queste roventi pagine, il boom delle nascite che ci sarà l'anno prossimo, stimato sui commenti entusiasti delle donne inglesi su vari forum.

Ritengo importante sottolineare questo entusiasmo.

Ritengo – schierandomi con il grande Hillmann – che la psicoterapia (e gli psicoterapeuti con lei) non possa essere slegata dalla realtà che c'è fuori dalla stanza dove la persona si svela.

L'entusiasmo delle donne per libri di questo tipo, ci dà un messaggio importante.

La sessualità è una dimensione fondamentale della vita di coppia, spesso relegata ai margini per il poco tempo, per la noia degli anni che passano, per “l'impegno” necessario a mantenerla in vita in maniera complice e sempre nuova.

Qui non si tratta di rivendicazioni sulla libertà sessuale: quella c'è da molto tempo, ma quello che forse è mancato è il riuscire, da parte delle donne, a portare questa libertà anche nella coppia, riuscire a vivere una sessualità autentica col proprio partner, non solo con se stessa.

Tante donne ancora si vergognano di manifestare un bisogno diverso dal solito al proprio compagno, di svelare una fantasia, di mostrarsi in una parte di sé che osa e sta sopra le righe... perché hanno paura di essere giudicate o condannate, perché il partner stesso, quando hanno osato farlo è andato in crisi profonda, in preda a paure di tradimento o ansie da prestazione.

Sento ancora troppe donne che si lamentano che il loro partner ha un modo di toccarle che non le soddisfa, che gli uomini svolgono meccanicamente certi cliché di accoppiamento senza lasciare spazio ad altro... ma allo stesso tempo, sono loro stesse che non riescono a comunicare queste necessità, per paura, timidezza, orgoglio... o perché si è sempre fatto così...”cosa penserebbe se adesso me ne venissi fuori con altri bisogni?” si interrogano...

Quindi la realtà è anche un'altra: le donne si scoprono nella loro sessualità strada facendo.

La scoperta del proprio corpo, la curiosità, il conoscere – anche attraverso libri come “cinquanta sfumature di grigio” – che ci possono essere diversi modi di accedere alla fase eccitatoria, esplorare le diverse zone erogene o superare tabù imposti da un'educazione molto rigida... sono tutti modi di imparare a conoscere se stesse e il proprio modo di provare piacere, in un percorso che raramente è chiaro fin dalle prime esperienze sessuali, ma che rimane comunque una realtà soggettiva che deve essere in accordo con la specificità di ciascuna.

Alcuni studi ci dicono che la maturità e la pienezza sessuale femminile giunge intorno ai quarant'anni, quando finalmente la donna, grazie alle esperienze di vita e alla progressiva liberazione da vincoli interiori, può godere del proprio corpo come più desidera. È chiaro che questo processo è diverso per ognuna, ma in generale si svolge in un crescendo che allarga gli orizzonti e crea domande che esigono risposta.

Come possono le donne essere libere col marito se non lo sono con se stesse? Come possono svelarsi se fino ad oggi non l'hanno fatto? Per prima cosa: dialogo. Seconda cosa: coraggio e sincerità.

Ecco che allora, la lettura di un libro può diventare il tramite di una nuova comunicazione, il veicolo di desideri inconfessati, la riscoperta di una intimità necessaria, benefica per entrambi.

Il famoso libro, pone l'accento sulle sfumature in cui si dipana la personalità del signor Grey, ma non bisogna mai scordarsi che il processo coinvolge entrambi i partner, dunque il compagno, può e deve riconoscere con maturità, che le stesse sfumature sono presenti ed esigono espressione anche da parte della donna.

È vero che la sessualità maschile è attivata diversamente da quella femminile: un uomo si eccita in prevalenza con gli occhi, stimolato dalle immagini di un nudo, mentre la donna ha bisogno di evocare l'immaginario, di creare un'atmosfera che non è necessariamente affettiva, ma comunque una dimensione di agio dove potersi abbandonare al piacere.

Quando un uomo però accede e condivide con la sua partner questa atmosfera, l'intero “incontro” ne trae giovamento. Lei può concedersi di lasciarsi andare a nuove sperimentazioni, a mostrare a lui di quanta ricchezza è fatta la sua intimità, osare essere una donna nuova e diversa anche se in un tempo magico e sospeso; lui può farne la sua dea, coinvolgendosi con tutti i sensi in uno spazio sacro che unisce le anime oltre ai corpi. Quando nella coppia c'è una sana allenza, quando ci si affida e ci si fida, quando si può giocare a interpretare ruoli diversi, si percepisce una forza magica.

Se questo accade, successivamente, anche nel tran tran quotidiano, la relazione avrà nuovo slancio ed energia.

Buona settimana

virginia

ps. Se volete approfondire l'argomento con un testo specifico, vi suggerisco "Nel giardino del desiderio. Il mondo segreto delle fantasie erotiche femminili" edito da Frassinelli e scritto dalla psicologa Wendy Maltz Suzie Boss. 

lunedì 26 marzo 2012

Ricomincio da me...


Sulla scia dell'atmosfera di rinnovamento portata dalla brezza primaverile voglio scrivere oggi della necessità, a volte,  di mettere un punto a qualcosa e ricominciare.
Punto e a capo.
Ho letto sulla prima pagina dell'ultimo libro di Baricco (Mr. Gwyn – vi avevo detto che era sul comodino in attesa e finalmente ieri, in una giornata di relax, me lo sono letto tutto d'un fiato) questa citazione: “Tout commence par une interruption” Paul Valèry.
È vero, spesso qualcosa comincia perché qualcos'altro si è interrotto.
La parola fine è un interruzione potente.
Se subita può essere sconcertante e travolgente.
Se agita può essere sofferta e liberatoria al tempo stesso.
In ogni caso ci obbliga a riprogrammare moltissimi aspetti della nostra vita.
La parola fine porta con sé i germogli di una trasformazione.
Possiamo decidere se piantarli in una terra fertile o lasciarli inaridire sul cemento, ma in ogni caso non saremo più quelle di prima.
La parola fine porta nel suo bagaglio anche la parola coraggio: di vedere con occhi diversi una situazione che ci pareva idilliaca, di ascoltare voci che ci contraddicevano, di vivere fino in fondo un dolore per poi rinascere a nuova vita.
I punti e a capo della vita possono essere di diverse fogge e pesi.
Ci sono quelli difficili e strazianti, ma possono essercene anche di più leggeri e benefici.
Ponetevi una domanda: c'è qualcosa nella vostra vita quotidiana che necessità di un cambiamento? Una cosa che ha fatto il suo tempo, tipo un'abitudine, un modo di essere, un modo di vestire, una stanza da rimodernare, un'amicizia da rivalutare...
Una volta che avete trovato la risposta, provate a riflettere su che cosa vi trasmette questa realtà, quali influenze positive ha sulla vostra vita e quali invece negative... oppure semplicemente prendete atto che non ha nessun peso.
Chiedetevi se potreste farne a meno.
Attente alla improvvisa e incontrollabile tendenza a mantenere lo status quo (altrimenti detta “paura” ;-) ) che vi porta a trovare mille scuse per giustificarne la permanenza.
Cominciate a immaginare come potreste riempire quello spazio energetico adesso occupato in quella vecchia maniera: come altro potreste comportarvi? Come potreste diversamente vestirvi? Quali colori potreste usare per migliorare l'abitabilità di quella stanza? Cosa desiderereste dal rapporto con quell'amica/o?
Provate a dare vita a queste idee nella vostra mente creativa e sentite come vi farebbe stare questo nuovo modo di essere. Se così facendo vi nasce un sorriso spontaneo, vi sentite più cariche e sopraggiungono nuovi dettagli e desideri... ecco che avete toccato con mano il momento giusto.
È il momento per potare rami secchi e dar spazio al nuovo che preme per essere coltivato e nutrito.
Nel caso siate state obbligate a riorganizzarvi la vita, vostro malgrado, ricordate che neppure le piante sono felici quando qualcuno arriva con le cesoie: non sanno che da lì a poco, potranno fiorire più e meglio di prima.
Essere recise è una violenza, ma rinascere, dopo lo shock iniziale, diventa poi una scelta.   
Ricordate che potete ricominciare da voi, ogni giorno, in ogni dettaglio.
Decidere di mettere un punto, anche alla sofferenza.

Buona settimana,
virginia

lunedì 30 gennaio 2012

Domande e risposte



Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (A. Baricco – Castelli di rabbia, 1991)
Questa frase me la inviò moltissimi anni fa una delle mie più care amiche, in un momento particolare e difficile della mia vita. Gliene sono sempre stata grata. 
Il libro l'ho letto qualche anno dopo e ne sono rimasta affascinata, come sempre avviene di fronte a quella prosa poetica che sono i testi di Baricco (adesso sul mio comodino, in attesa, c'è l'ultimo,  Mr Gwyn).
Quella frase però mi è sempre rimasta dentro, ed è tornata prepotentemente alla memoria, l'altro giorno, quando ho trovato un'altra frase che le somiglia un po' “Ci sono anni che fanno domande e anni che rispondono” (Z.N. Hurston).
Da piccoli ci insegnano che quando ci viene fatta una domanda occorre rispondere, quindi ci aspettiamo che anche quando facciamo domande a noi stessi ci dobbiamo risposte immediate e risolutive. E se invece non fosse così?
A volte, accadono cose che sono come domande, accadono eventi piccoli o grandi che siano, che ci mettono di fronte a esperienze verso le quali non siamo preparati e che ci colgono alla sprovvista, quindi nessuna risposta è pronta per mettere a tacere l'ansia, per porre fine a quell'interrogativo che ci fa stare sul filo dell'incertezza. Ci diamo lo stesso affanosamente da fare per trovare risposte.
Ma LA Risposta, quella che aggiusta e consola, che placa e dona significato, non arriva.
A volte la risposta non c'è.
Non può esserci in quel momento.
Non è ancora stata vissuta, sofferta, maturata o gioita.
Perché per certe risposte è necessario un processo.
Un percorso interiore ed esteriore, perché spesso abbiamo bisogno di attraversare ulteriori esperienze per poter dare un senso a quello che ci è accaduto.
È la vita che risponde. Sono gli anni, il tempo.
A volte ci obbligano a rivedere risposte affrettate, altre volte ci concedono l'illuminazione di una interpretazione inimmaginata.
È così che all'improvviso, mentre stavi facendo tutt'altro, mentre mai e poi mai ti saresti aspettato un'onda anomala emotiva, questa ti colpisce all'improvviso, ti travolge e allo stesso tempo ti riempie di senso, quello sperduto, che credevi di non poter più trovare.
È sorpresa.
È piacere e dolore insieme.
È un qualcosa che si spezza dentro.
Incrina certezze, costruite per necessità, per difesa, per paura.
Col senno di poi, vaghi a ritroso e ti accorgi che i sentori di quel cambiamento di prospettiva erano già nell'aria da un po'... ma li avevi sottovalutati, non ascoltati oppure scacciati, per timore che riaprissero porte ormai chiuse.
Adesso invece tutto è lì, tutto il male, tutto il bene, gli sbagli, le cose belle, tutto insieme inserito in un disegno più ampio, che apre e non limita, che include e non rifiuta.
Quando la vita risponde, è un momento magico.
Quando la vita risponde, possiamo semplicemente partecipare e dirle grazie.  

virginia

domenica 16 ottobre 2011

...Mi fido di te



Ascoltando la radio oggi ho sentito la canzone di Jovanotti “Mi fido di te”. E ho pensato: in una relazione tra due persone siano esse legate da un rapporto affettivo o di amicizia deve esserci la fiducia nell'altro. Credo che la fiducia sia la chiave d'accesso all'intimità, cioè a quel legame d’affetto fatto di attenzioni reciproche, di responsabilità, di comunicazione aperta dei sentimenti e delle sensazioni. Ma non è facile aprire il proprio cuore all'altro perchè ciò significa diventare vulnerabili, poter essere feriti nella misura in cui non ci si sente capiti, ascoltati, sufficientemente importanti. Ecco perchè dico che intimità e fiducia vanno a braccetto. Se non mi fido di te, non ti permetto di conoscermi fino in fondo! La paura dell'incontro con l'altro deve essere affrontata se si vuole creare un legame significativo e profondo con l'altro. In che modo? Attraverso il dialogo, a parer mio.
Comunicando con l'altro in maniera intima possiamo condividere le nostre idee, desideri, e credenze e presto ci renderemo conto che anche l'altra persona sarà indotta a mostrare se stessa. E da questo scambio ciascuno dei due ne uscirà arricchito e anche la relazione avrà fatto qualche passo in avanti.
E che bello poter pensare, a mano a mano che camminiamo insieme, che ciascuno dei due è più maturo, è cresciuto, è un po' migliore, proprio grazie alle scoperte di sé fatte nell'incontro con l'altro.

erika