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lunedì 9 novembre 2015

La trappola dell'illusione



Quando ho letto questa frase postata su instagram da un'amica non ho potuto fare a meno di pensare di usarla per il blog.
Mi ha subito fatto venire in mente la “nemica” più temibile con la quale devo fare i conti nella stanza di terapia, qualcosa che esiste e crea molti danni ma non fa riferimento a niente di reale: sto parlando dell'illusione.
In genere l'illusione viene usata come meccanismo di protezione dalla frustrazione.
Soprattutto nelle relazioni interpersonali, quando desideriamo ardentemente qualcuno che non ci ricambia o non ci corrisponde più come un tempo, continuiamo a raccontarci che magari ci sono motivi che giustificano quel comportamento, a volte esterni (è un brutto periodo... ha tanti problemi al lavoro o in famiglia...) altre volte interni alla relazione.
Questi ultimi possono assumere diverse forme, da quelle che sanciscono una crisi (c'è qualcosa nel rapporto che non va...) per finire in quelle che biasimano l'altro adducendo la responsabilità a se stessi (ho esagerato... sono io sbagliato/a... non gli ho dato abbastanza... dovevo fare qualcosa prima... ecc...).
Quando accade questo, la prima cosa da fare è cercare di ripercorrere gli eventi secondo un punto di vista obiettivo, perché l'oggettività è il primo antidoto all'illusione.
Tutte queste forme di giustificazioni hanno il solo scopo di mantenere l'altro immune dalla responsabilità, per lasciarlo tale e quale a come avevamo bisogno di immaginarlo.
Ed ecco l'aggancio con la frase della Merini.
Spesso il partner si mostra subito per quello che è: anche fra le righe di gesti, dialoghi e vissuti emotivi, emergono segnali che da qualche parte vi colpiscono e porterebbero all'accendersi di spie di allarme, che spesso decidete ostinatamente di ignorare.
A volte volete continuare a non vederle anche se sono ormai sirene di ambulanza e luci abbaglianti.
Nelle ricadute di relazioni tossiche basta che il partner – restando nella metafora – vi racconti che è stato solo un brutto scherzo di qualcuno che ha chiamato il 115, che l'importante è che ora lui/lei è qui con voi e non potrà succedere niente di brutto.
Ecco allora che il piromane all'improvviso si trasformerà nel vigile del fuoco dei vostri sogni!
Vedendo in lui/lei la creatura che più di ogni altra possiede le caratteristiche che voi amate e di cui avete assoluto bisogno, come poterne fare a meno?
L'illusione ha bisogno di alimentarsi, di energia continua che togliete a voi stessi per attribuirla all'altro. Man mano che il tempo passa diventa sempre più difficile sciogliere l'incantesimo. Sapete perché?
Perché la cosa più difficile da accettare è che vi siete ingannati da soli.
Che il partner ha ben aderito ai vostri bisogni ma che la dinamica è stata di entrambi.
Scoperto questo, non resta che decidere.
Restare e continuare all'infinito a disperdere energie vitali oppure andarsene e cominciare a reinvestire su voi stessi.

“A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto”
(S.J.Lec) 


buona settimana
virginia

lunedì 16 febbraio 2015

"Prova a prendermi", ovvero la fuga all'infinito del Narcisista



Avete letto molte volte nei miei post di Narcisismo e relazioni tossiche, di dipendenza affettiva come fenomeno disfunzionale di stare in coppia (gli ultimi qui, qui e qui).
Mi rendo sempre più conto nel lavoro con le donne (ma a volte anche con gli uomini), quanto sia necessario e indispensabile far cadere il prima possibile il velo che rende il narcisista agli occhi dell'innamorata/o l'uomo (o la donna) ideale.
Prima ancora di lavorare insieme sui perché si è caduti in quella trappola, occorre riuscire a vedere la trappola stessa, a trasformare gli occhi che non vedono la realtà per quella che è.
Smascherare il principe azzurro e rilevare che di azzurro ha solo la barba e non è un buon segno (vi ricorda qualcuno? lo trovi qui).

Stamattina, nel preparare l'anteprima su instagram (qui) del post, ho modellato l'omino dell'ikea adattandolo a parodia di un famoso film di Spielberg “Prova a prendermi” (2002) dove Leonardo di Caprio interpreta la storia del falsario Frank Abagnale Jr.



La continua fuga del protagonista di quel film mi ricorda i racconti delle donne che si trovano in una relazione con un narcisista.
La sensazione è quella di rincorrerlo perennemente e di non prenderlo mai, perché soprattutto se messo alle strette, riesce a far sentire l'inseguitrice una pazza visionaria, convincendola che lui è sempre stato fermo nello stesso punto, magari ad aspettarla!
Inoltre il personaggio del film è un falsario, non solo di assegni ma anche di ruoli, identità e professioni.
Pur di raggiungere il suo scopo ha la capacità camaleontica di diventare ciò che l'altro si aspetta, ha la rara dote di captare i bisogni e le aspettative del suo interlocutore, per confonderlo e ottenere ciò che si è prefissato.
Anche il narcisista patologico ricalca in pieno queste caratteristiche.
Ma chi è davvero il narcisista?
Prima di leggere oltre, dovrei farvi impegnare a non usare queste informazioni contro voi stesse.
Si, avete letto bene.
Perché occorre guardarsi bene dall'usare la conoscenza di lui per giustificarlo e cercare di salvarlo. Vi trascinerà giù. 
E per di più, quando a voi sembrerà il sacrificio necessario per dimostrargli il vostro amore, in realtà all'ultimo momento lui risalirà in superficie e vi lascerà negli abissi.

Molte donne mi chiedono se chi ha questo tipo di personalità si renda conto del male che provoca e magari possa arrivare a chiedere aiuto e intraprendere una terapia.
Occorre premettere che la personalità umana è complessa e ricca di sfumature, per cui è sempre riduttivo parlare per etichette, oltretutto perché non esiste una sola forma di narcisismo (c'è anche una forma sana, individuata da molti autori, per primo Freud) bensì il suo svilupparsi lungo un continuum.
Ma se volete togliervi il dubbio di dove si situi il vostro lui (o la vostra lei) lungo questo continuum potete porgli la domanda fatidica - che forse più di quella di matrimonio lo farà innervosire: “che ne dici di andare in terapia per affrontare i nostri disagi?”
Se la risposta è una variante fra “io non ne ho bisogno, vacci tu” e “io non ho bisogno, sono perfetto” ecco, diciamo che la fuga la dovreste fare voi. Per salvarvi.
Altrimenti, come accade di solito, ci verrete voi in terapia, sulle prime per farvi dire da me come meglio relazionarvi con lui (o capirlo, o cambiarlo ecc...), poi per cominciare un duro percorso di recupero di voi stesse e della vostra identità.

Torniamo ora al nostro narcisista.
Lui vuole essere il migliore. Non gli basta essere bravo, deve sentirsi adorato e l'unico.
Questo accade perché dietro all'apparente sicurezza e grandiosità in realtà c'è un ex bambino che ha rinunciato alla sua identità per far piacere ai genitori, che lo hanno amato “a patto che” rispecchiasse l'immagine che loro volevano per lui.
Per questo è così bravo a diventare qualcos'altro da sé e incarnare – almeno nell'idillio iniziale – l'uomo dei sogni.
Per questo ci tiene così tanto all'apparenza esteriore, a essere fisicamente attraente, perfetto, perché ha imparato che in base a quello potrà ottenere amore e attenzioni.
E quell'amore a patto che... è quello che oggi tu subisci da lui, in un circolo vizioso senza fine, dove ti fa provare ciò che lui stesso ha provato.
Proprio perché è stato profondamente tradito nell'affettività, dato che non è mai stato amato per quello che era ma in virtù della maschera che portava, come può fidarsi oggi dell'amore e aprirsi all'altro? A nulla varranno le vostre profferte di amore eterno e sudditanza.
Ha imparato a difendersi creando una corazza del cuore, per cui non si lascia mai andare, anche quando sembra che sia sincero.
Nonostante tutta questa incapacità affettiva, in ogni caso non accetta il rifiuto, a meno che non sia lui a darlo, ma comunque torna sempre perché non può accettare che vi dimentichiate così presto di lui.
Deve ogni volta rimettere in piedi il meccanismo di fuga da voi, quindi agganciare per poi scappare, cosa che gli garantisce di essere unico, indispensabile e necessario alla vostra vita. Una manna per il suo ego.
Voi siete le deboli e lui il vincente.

Quando un soggetto si identifica con un'immagine, vede l'altro come un'immagine che in molti casi rappresenta alcuni aspetti rifiutati dal proprio sé. Il narcisismo spacca la realtà di un individuo: alcuni aspetti vengono accettati e altri respinti, e questi ultimi proiettati sul prossimo. L'aggressione verso gli altri ha in parte origine dal desiderio di distruggere questi aspetti respinti. […]

Il comportamento offensivo e distruttivo nei confronti degli altri può essere capito fino in fondo solo ipotizzando una condizione di negazione dei sentimenti, in cui l'unico scopo è vincere e l'immagine è quella del potere. […] Non vedono gli altri come persone reali. Ai loro occhi, gli altri esistono soltanto in quanto oggetti da usare. [...] Che mentano o imbroglino è irrilevante ai fini dello scopo, vincere, e dell'immagine dell'io, che è un'immagine di superiorità basata sulla capacità di approfittare degli altri.

(A. Lowen “Il narcisismo. L'identità rinnegata” 1985)

Quindi la risposta alla domanda se si accorge di ferirvi è: no.
Se anche ammette di farvi soffrire lo sta dicendo con la testa, ma non lo sente nei sentimenti.
Perché se riconoscesse la sofferenza in voi, questa entrerebbe in risonanza con la sua.
E lui non può permettersi di entrare in contatto con la propria vulnerabilità.
Ecco perché non viene in terapia.

Finendo con la metafora del film, la soluzione non è allenarvi alla maratona, bensì semplicemente fermarvi e lasciarlo a fare il giro del mondo da solo. 

Buona settimana
virginia 

martedì 28 ottobre 2014

il tradimento a portata di mouse



Qualche settimana fa una mia assidua lettrice mi ha scritto qualche riga interrogandomi su un comportamento molto diffuso, tanto che comincia a entrare nei racconti di molte persone che si siedono sul mio divano:

Cosa ne pensi del fatto che uomini con relazioni anche importanti si intrattengano in storie di sesso virtuali...e' pericoloso per la coppia? E la moglie che lo scopre come si dovrebbe sentire e cosa dovrebbe fare?

Dall'esigenza di dare risposta a queste domande nasce il post di oggi, con una premessa però: a tradire online sono sia gli uomini che le donne.
Dunque cercherò di dare spazio a riflessioni che esulino solo dal discorso di genere e approfondiscano uno spaccato di realtà che vede protagonisti non solo i mariti ma anche le mogli.
Lo farò in due parti, una oggi con considerazioni più generali e l'altra la settimana prossima più dedicata alle conseguenze sulla coppia.

Il tradimento è un agito che è nato con il concetto di coppia; ha da sempre rappresentato un'alternativa a una situazione vissuta da qualcuno come statica o insoddisfacente, mentre per altri è un comportamento come tanti, cui non rinuncerebbero, nonostante non mettano in discussione il loro rapporto di coppia.
Il tradire ha subito adattamenti e trasformazioni in base alla società, una volta agito solo dagli uomini e incassato dalle donne, successivamente atteggiamento condiviso da ambo i sessi e da un po' di anni vissuto nel mondo della possibilità per eccellenza: internet.
Partirò quindi da alcune caratteristiche del mondo virtuale della rete per spiegare quali meccanismi può favorire e alimentare nella psiche di chi vuol tradire.

1) Come ormai ognuno di noi può sperimentare ogni giorno, ogni computer apre milioni di connessioni e potenzialità di conoscenza, relazione, contatti.
Il tutto in un tempo che non ha più nulla a che fare con quello dell'attesa, cui eravamo abituati qualche decennio fa.
Adesso tutto è veloce e disponibile.
E soprattutto accessibile.

Voglio portarvi un esempio.
Prima di internet se una persona voleva iniziare una relazione extra-coniugale, doveva conoscere qualcuno/a che gli piacesse, cominciare ad instaurare un dialogo, approfondire la conoscenza e cercare di capire se anche l'altra persona fosse interessata a quel tipo di relazione e così via... (luoghi per eccellenza erano – e sono ancora – il posto di lavoro o la palestra, proprio perché lì si trovano molte persone più accessibili alla conoscenza rispetto a estranei che si incontrano per strada).
Oggi online basta andare in una qualunque chat dove, dietro garanzia – almeno all'inizio – dell'anonimato, la persona in questione sa già che troverà qualcuno che cerca qualcosa di simile a lui/lei, secondo un linguaggio muto celato dalle etichette “nuovi amici”, “single” “over 50”, “lui/lui o lei/lei” ecc..
Ci sono molti passaggi già saltati.
E inoltre, la possibilità di scelta è sempre più vasta: non solo il piccolo ufficio o palestra di provincia ma tutta l'Italia e anche di più.
Le persone nelle chat passano subito su un piano di conoscenza diretta, a volte parlano con un'intimità che spesso non concedono neppure al loro partner...
Le frasi più frequenti al riguardo sono: “con lui/lei posso essere davvero me stess0/a... dico cose che non ho mai detto a nessuno... mi posso aprire completamente... mi capisce come mai nessuno ha fatto...”
Sperimentare questa libertà, fa prendere lucciole per lanterne.
Non è detto che chi si trova di là dal video sia davvero comprensivo e aperto. A volte più semplicemente risponde alla proiezione di un bisogno, diventa un po' contenitore e un po' specchio di chi scrive.
Che si illude di essere in un dialogo e invece sta svolgendo un monologo.


2) Nel mondo di internet tutto è possibile.
Ormai usiamo internet come alter ego della nostra funzione immaginativa, purtroppo non sempre nella sua forma creativa ma in quella più sterile, la fantasia fine a se stessa.
Nelle chat ciascuno si racconta all'altro secondo un avatar che corrisponde a un modello idealizzato di sé, oppure come dicevo prima, magari svelando parti della propria personalità che non vengono mostrate al mondo reale, ma in questo caso significa che l'avatar-maschera viene agito nella vita di tutti i giorni a scapito della vera essenza.
La chat è seducente perché permette di vivere aspetti diversi del proprio modo di essere, dando spazio a desideri che non trovano spazio altrimenti.
Scrivendo e descrivendosi, le persone entrano in una dimensione affabulatoria dove realtà e fantasia si compenetrano e dove le illusioni narcisistiche di onnipotenza trovano largo spazio.
Questo processo è molto affascinante e crea dipendenza, soprattutto in quelle persone che hanno un bisogno continuo di nutrire il proprio ego con rinforzi di autostima esterni, che nel tempo vengono preferiti alla vita reale che diventa scialba e priva di colore in confronto. Pensiamo anche agli effetti sui ragazzi di questo aspetto: i “mi piace”, il numero di followers, i commenti a catena, inorgogliscono ma finiscono poi per diventare l'unico metro di paragone del valore di sé che quando si scontra con la realtà frustrante del quotidiano crea confusione e smarrimento.
È questo il motivo per cui le persone che si iscrivono alle chat e conoscono qualcuno e “si innamorano” sentono una compulsione irrefrenabile all'essere sempre connessi e in contatto, tutto il resto perde di valore, come nella dipendenza da qualsiasi sostanza stupefacente. È la continua ricerca del momento di estasi per fuggire dal quotidiano.

3) On line anche il corpo è narrato, dunque il tradimento virtuale può riparare dai sensi di colpa e dai pericoli reali legati alla salute sessuale.
Dato che psichicamente si tratta di un mondo di fantasia, può esservi l'illusione che in realtà non si stia facendo nulla di male (“infondo scrivo solo ad un amico/a... mica ci siamo visti e incontrati... non è successo nulla di fisico...” le scuse più addotte).
In una piccola “folie à deux” anche il rapporto erotizzato viene vissuto sul piano del racconto, o anche se agito in web cam, è un'immagine sullo schermo, come fosse un film hard core, quindi più simile alla masturbazione che a un reale incontro di due individui che fanno sesso.
Questo può indurre le persone a essere più indulgenti con se stesse e dare spazio così a comportamenti che nella vita di tutti i giorni non agirebbero, anche se resta sempre pressante la curiosità di spingere il limite oltre il conosciuto, trasformando il rapporto virtuale in un incontro reale.
Ma di questo parleremo lunedi prossimo.

buona settimana
virginia


lunedì 30 giugno 2014

Imparare a dire "No"



E' un po' di tempo che non vi parlo di libri.
Oggi voglio ricominciare da un libretto piccolo ma denso di significati importanti e necessario per tutte quelle che hanno bisogno di muovere i primi passi nel mondo dell'autoaffermazione.
Se quest'ultima parola vi provoca una reazione di disagio, questa lettura fa proprio al caso vostro.
L'affermare se stesse viene vissuto da molte donne con senso di colpa e sofferenza, perché viene interpretato come sinonimo di prevaricazione sull'altro o egoismo... è vissuto a volte anche come paura, perché portatore di aspetti di sé che tendono a essere repressi, ovvero ritenuti inadatti, poco educati, inopportuni.
L'autrice, Christel Petitcollin, ci dimostra invece che “è impossibile non dire mai di no”, tanto quanto è necessario conoscere i propri limiti per poi poterli imporre agli altri, pur con tatto e rispetto.




Io aggiungo che se la nostra parte che dice no ci fa paura, è segno che l'abbiamo tenuta al guinzaglio, se non in gabbia, per troppo tempo: è per questo che temiamo che il gatto selvatico che era, si sia trasformato in tigre e possa fare danni irrecuperabili!
Occorre quindi andare indietro negli anni e scoprire quando è avvenuto l'inizio della prigionia e come.
Nel libro si fa riferimento agli stati parentali dell'analisi transazionali di Berne, in maniera chiara ed efficace, che ci spiegano come dentro di noi agiscano di fronte a una stessa situazione molti aspetti che si sono stratificati a partire dall'infanzia e spesso ci condizionano a nostra insaputa.
Ad esempio, se a dire no a qualcuno ci mandiamo il nostro “bambino sottomesso” (tutti ne abbiamo uno, perché rappresenta una fase della nostra vita) è del tutto inutile, tutti i suoi sforzi saranno vani e inconsistenti, a maggior ragione se a punzecchiarlo ci sarà un “tiranno interiore” (genitore normativo esasperato) che lo farà sentire incapace.
Che fare allora?

Ciò che vi propongo è di distaccarvi, di osservare, di capire, di imparare, di testare, di provare, di sbagliare, di ricominciare. In poche parole, di entrare nella dinamica dell'apprendimento.
Ecco i buoni riflessi relazionali da acquisire per essere sicuri di non farsi mettere nel sacco dalle relazioni.
Rifiutate la pressione dell'urgenza. Chiunque ci metta fretta cerca di manipolarci, non fosse altro che per indurci a sobbarcarci lo stress suo. […]
Abbiamo il diritto di non rispondere alle domande. […] si tratta di una scoperta straordinaria che apre nuovi orizzonti di permesso, autoprotezione, intimità difesa e libertà. […]
Concedetevi di cambiare idea.
Non fornite più motivazioni fasulle al vostro rifiuto. Chi ci vive accanto riesce a eludere le obiezioni fasulle con un'abilità pari a quella del commerciante più agguerrito. […]
Non giustificatevi più. “Excusatio non petita, accusatio manifesta” dicevano i latini: ogni volta che ti giustifichi è come se ti dichiarassi colpevole, soprattutto quando non ti è richiesto.
(C.Petitcollin – “Affermare se stessi e osare dire no”
Ed. Punto di incontro, 2007)
Buona lettura!
E se avete bisogno anche di un aiuto dai fiori di Bach, vi consiglio di leggere qui

buona settimana
virginia 

lunedì 16 giugno 2014

I legami patologici: come uscirne? [2 parte]




Avevamo lasciato la nostra protagonista ancora annebbiata dai veli (se hai perso la prima parte la trovi qui) in balia dei primi dubbi circa l'ambivalenza e l'incoerenza del suo “uomo ideale”.
Questa è la fase in cui arrivano da parte sua le prime richieste, i tentativi di ripetere alcune esperienze che hanno caratterizzato gli albori del rapporto e che, inspiegabilmente da un certo momento sono sparite. Il predatore non sembra minimamente disponibile a concedere il bis... finché è lui che “concede” e decide di intraprendere imprese esaltanti per sentirsi l'unico va tutto bene, ma quando invece è la partner a chiedere qualcosa allora le sue reazioni sono quelle di un animale braccato senza via d'uscita: cominciano le assenze, gli impegni, i problemi che immancabilmente lo impegnano a non finire, lo stress che gli impedisce di stare bene... così la richiedente non può fare altro che dietro-front, pena altrimenti l'accusa di non amarlo per quello che è, di non capirlo, di pensare solo a se stessa...
E' in questa fase che possono cominciare a instaurarsi in lei una serie di sintomi, di malesseri che la avvertono che qualcosa non va... anche se ingoia il rospo, questo si ripresenta come ansia, crisi di pianto, momenti di tristezza profonda.
La risposta di questo tipo di compagno di fronte alla sofferenza di lei può oscillare dalla negazione, alla derisione, alla svalutazione – come a dire “se stai così, se sei così non sei alla mia altezza. Io ho bisogno di una donna positiva che mi faccia stare bene”
E il vortice della poveretta si fa sempre più stretto e invischiante, soprattutto perché per vergogna o nella speranza che sia solo un momento di passaggio, vive tutto questo in solitudine, oppure se lo racconta a qualcuno trova sempre una scusa per giustificarlo.
Nel caso in cui il predatore abbia già tessuto la sua tela in maniera perfetta, la vittima è già abbastanza isolata e poco in grado di avere spunti di autonomia o svincolo.
Nel caso invece in cui la donna abbia mantenuto una sua vita relazionale, se ha un lavoro che la appaga, amicizie che la sostengono, allora l'uomo dovrà porre in essere manipolazioni più aggressive per limitare la libertà, denigrando gli amici, facendola sentire un niente come compagna, oppure sminuendone il ruolo che ricopre, magari confrontandolo con quello di lui, che apparirà sempre come più importante.
Nei casi più gravi, potrebbe arrivare anche a farle abbandonare il lavoro (“ci sono io che penso a te, che motivo hai di farlo?”), in modo da porre in essere una dipendenza economica da lui che ne sancirebbe il controllo assoluto.
Non importa se il predatore sia nella posizione di compagno/marito o in quella di amante: tenderà sempre a voler controllare la sua vittima. Per lui varrà un peso e per lei un altro. Lui potrà avere degli spazi propri e lei no. A lui sarà concesso essere di cattivo umore e pretendere che lei comprenda, mentre lui al primo accenno di malumore avrà sicuramente altro da fare.
Il tutto condito con battute spiacevoli sui difetti di lei, su quel chiletto in più, oppure la battuta sull'avvenenza di un'altra, giusto per far stare la poveretta nell'incertezza e nel timore che se non sarà alla sua altezza... il mondo offrirà di meglio.
Per la sua donna questo è il peggio che può accadere. Dato che si tratta spesso di una persona che non crede molto in se stessa, l'essere rifiutata per qualcuna migliore rappresenta un incubo, quindi farà di tutto per sfuggirlo.
In realtà, (come abbiamo visto anche qui) anche lui ha un bisogno disperato della sua partner, purtroppo non come lei desidera, bensì come specchio che gli rimandi un immagine di sé grandiosa e appagante, che compensi la sua scarsa autostima che si nutre affondando il prossimo.
L'uomo di questo tipo, spesso ha avuto un'infanzia in cui ha subito ciò che adesso perpetra alla sua amata: il ricatto del tipo “se non sei perfetto, non ti amerò”. Dove perfetto sta per riuscire a soddisfare tutto ciò che il genitore si aspetta da lui, magari veniva usato per gratificare uno dei genitori oppure esaltato ma per alcuni aspetti cui doveva sempre tendere, pena il rifiuto.
A questo punto, mie care lettrici, non pensate di usare questa scoperta per cercare di fargli da crocerossine e salvarlo perché vi dico già che sarebbe tutto inutile: negherebbe qualsiasi verità al riguardo, ostentando sicurezza e raccontando un'infanzia esemplare, oppure adducendo amnesie sul suo passato.
Che fare allora?
Lo scopriremo lunedì prossimo. 

buona settimana
virginia 

lunedì 9 giugno 2014

I legami patologici: come uscirne?




“Il nostro incontro è nascosto da un velo.
Quando il velo cadrà
né tu né io rimarremo”
(O. Khayyam)

Ho scelto questa poesia in apertura, perché a mio avviso, riesce a dare come in un colpo d'occhio, l'immagine del rapporto perverso che si instaura in certi tipi di coppie, legami dove si crea una sorta di dipendenza, che nulla ha a che vedere con l'amore.
Omar Khayyam, poeta persiano, descriveva mille anni fa il tutto con una lucida consapevolezza mentre invece di solito, io mi trovo a intervenire sostenendo una delle due parti, dopo la caduta del velo, che trova la parte più fragile rovinosamente a terra.
Il velo è la metafora dell'illusione, rappresenta un filtro che non permette alle due persone di vedersi davvero, perché per sottile che sia, altera le forme e le percezioni.
Quando due esseri si incontrano, in un primo momento è normale essere vittime di proiezioni di bisogni: cerchiamo qualcosa e magari pensiamo di averlo trovato in quegli occhi che ci rispecchiano.
Troppo spesso però cerchiamo solo una parte di noi, piuttosto che un'alterità da accettare e amare.
Nei rapporti “perversi” questo processo può avvenire all'ennesima potenza, con risvolti distruttivi molto gravi.

Vediamone insieme le tappe:

Fase 1 - Il partner “predatore”, può arrivare a cogliere, per una “sensitività” a lui innata (da non confondere con la sensibilità), i bisogni più reconditi della propria “vittima”, per cui farà di tutto per dimostrarle che rappresenta tutto ciò che lei sta cercando da un uomo.

Lorenzo Licalzi, nel suo disarmante romanzo, ci dà una descrizione divertente e allo stesso tempo aberrante di questa tipologia di uomo:

“colgo al volo i desideri più intimi di ogni donna, le fantasticherie inconfessabili, quelle più segrete. Posso essere un padre, un figlio, un nonno se occorre.
Cambio mestiere se è il caso. E sono medico per le ipocondriache, psicologo per le psicolabili, scrittore scultore pittore o poeta per le sognatrici, filosofo per le tormentate, maniaco per le perverse; ma sono anche idraulico, carrozziere, meccanico. Dipende dalla donna, dai luoghi, dalla situazione. […]
Appena conosco una donna con un hobby o un interesse particolare mi precipito in libreria a documentarmi […] e il giorno dopo sono pronto a stupirla. Perché non c'è niente come far credere che, casualmente, si hanno gli stessi interessi che, almeno all'inizio, colpisce, e a me interessa soltanto l'inizio.”
(Il privilegio di essere un guru, 2004)

Il nucleo del bisogno del predatore è proprio nell'ultima frase.
Fare colpo, vedere la sua preda che lo guarda con occhi sognanti, il sentirsi così unico al mondo e degno di adorazione.
Per sentirsi oggetto di tutto ciò, il predatore mette in atto tutte le sue strategie seduttive, e se questo non basta, si mostra a sua volta affascinato, innamorato e perdutamente bisognoso della presenza della vittima, che spesso cede lusingata.
La vittima da parte sua è spesso una persona che può avere una profonda sete di rinforzi alla sua autostima, che ancora non ha strutturato una sua identità autonoma e che dipende dagli altri significativi per definirsi.
Si instaura così un primissimo nucleo simbiotico, dove il predatore fa sperimentare alla vittima che il loro mondo è perfetto solo se sono insieme, che sono una cosa sola, portandola a un progressivo ritiro sociale.
Anche se la partner non è d'accordo con alcune posizioni di lui (dalle quali peraltro appare graniticamente irremovibile) come può contraddirlo, lui così buono, bello, indispensabile, che fa tutto per lei, che magari dichiara pure di aver rinunciato a qualcosa per la loro storia? O di aver fatto per la prima volta azioni impensabili prima!? (donandole l'illusione che lei sia la sola che lo ha fatto capitolare).
All'inizio, inoltre,  il predatore ha bisogno di credere che la sua partner sia perfetta (perché gli rimanda la stessa cosa di se stesso, dato che si sono scelti), per cui cercherà modalità soprattutto indirette per controllarne i comportamenti, i pensieri, le emozioni, al fine di evitare di affrontare la possibilità di un confronto-conflitto.
È qui che nascono i pensieri a voce alta, commenti su altre “poco serie” “donnette” che pensano, fanno e manifestano parti di sé che lui non tollera e presume che anche lei la pensi allo stesso modo (di solito non è così, ma lei si adegua per piacergli).
Queste non sono altro che le basi di ciò che dopo un po' di tempo prende la via dell'accusa del tipo “lo sapevi che ero così, che la pensavo così e all'inizio ti andava bene.”
La partner comincia a essere perplessa: il suo principe azzurro ha dei mutamenti repentini e si trasforma sempre più spesso in un mostro spietato.
Ma come può lei rovinare questo idillio per degli occasionali e brevissimi atti irrispettosi???

[Continua lunedi prossimo...]

buona settimana
virginia 

lunedì 7 aprile 2014

Relazioni o incontri?




 “una donna che sa fare la donna, sa anche giocare con la sua maschera, sa giocare con il sembiante femminile, sa essere il “sintomo di un uomo” il che significa che sa godere nel tenere la posizione dell'oggetto nel fantasma maschile...” 
(J. Lacan cit. in Recalcati “Ritratti del desiderio” pag. 138-39)

Ho voluto iniziare con questa frase provocatoria di Lacan, che come nel testo citato ci dice Recalcati, è stata molto criticata dal femminismo, che vi ha visto l'oggettivazione del corpo femminile che si fa strumento del piacere maschile.
Vorrei provare invece oggi a darne una rilettura, sperando di chiarire in un'ottica più ampia quanto di vero e significativo traspare da quelle criptiche parole.

La sessualità nasce come istinto biologico, azione imprescindibile per la continuità della specie che vuole essere appagato in maniera meccanica, finalizzato alla procreazione, come avviene negli animali.
Ma la pulsione sessuale umana invece esige espressione attraverso diverse forme più allegoriche, mediate dal simbolo, dal vissuto e dal desiderio: la sessualità umana è sia ricerca del piacere come volontà di godimento, sia incontro con l'altro, rappresentante di ciò che ci manca e che vogliamo ottenere.
(Per un approfondimento di questi aspetti vi rimando al libro di Recalcati)
L'uomo ha una sessualità che è mossa dal “vedere”, dunque l'immaginario maschile ha bisogno di “scindere” la donna in parti appetibili e desiderabili ai suoi occhi, che diventano lo strumento discriminativo per eccellenza.
L'uomo ha anche la necessità di separare perché spesso ai suoi occhi una donna completa e numinosa è molto pericolosa, poiché riattiva dentro di lui l'archetipo della grande Madre, che può si essere benevola, ma anche distruttiva.
Dentro l'uomo c'è ancora il bambino che è stato, nato da donna e col suo vissuto di impotenza rispetto al grande potere del femminile, che lui ha vissuto come bisogno assoluto nei primi anni di vita.
Attenzione, però, non stiamo parlando di vissuti “reali” bensì di fantasmi, di archetipi dell'inconscio collettivo, di ciò che si è sedimentato.
Tantissimi anni fa, leggendo “la Chimera” di Vassalli, che racconta la storia della strega di Zardino, ho capito quanto l'uomo temesse il potere del femminile e avesse cercato di reprimerlo nelle forme che tristemente conosciamo...
La povera Antonia, colpevole di essere affascinante, di far “perdere la testa”, era solo un simbolo tangibile del terrore di perdere il controllo da parte di chi non accettava le proprie vulnerabilità umane.
Nei secoli si è strutturato così un tentativo progressivo da parte del femminile di recuperare la dignità, ristabilire equilibri, anche capovolgere i ruoli, ma sempre col rischio di non incontrarsi mai veramente.
Si instaurano relazioni di vario tipo, ma davvero ci si incontra?
Per incontro intendo che entrambi i partner fanno un passo verso l'altro, ciascuno disposto a entrare nel mondo interiore altrui, disposto a lasciarsi “contaminare” anche da ciò che crede non appartenergli, o addirittura da ciò che di primo acchito provoca rifiuto?

La donna accede alla sessualità grazie alla parola, alla narrazione di una storia, che è desiderio che si fa relazione.
La donna desidera essere oggetto d'amore e non solo oggetto.
Ma per questo non è detto che non possa volontariamente farsi oggetto dell'immaginario del suo uomo.
Allo stesso tempo non è detto che l'uomo non possa usare il canale immaginativo e narrativo per creare un clima di desiderio condiviso dove ciascuno faccia un passo verso la dimensione dell'altro.
All'interno di una relazione sana, questo è auspicabile.
Spesso anche le donne sono vittime di una scissione: si autolimitano nella separazione interiore fra aspetti concessi e altri repressi e negati, finendo poi con il dover rappresentare nella loro vita o gli uni o gli altri.
I corpi seduttivi delle donne vengono usati dalle donne stesse secondo la logica maschile, (ne abbiamo parlato già qui e qui), ma l'errore – se di errore si può parlare in senso assoluto – non è nell'uso tout court delle forme, bensì nell'identificazione assoluta con esse o nel loro rifiuto totale.
Ciò a cui occorre tendere è l'integrazione, l'inclusione e l'accettazione di tutti gli aspetti, perché anche gli uomini possano imparare a contenere e contemplare che in una donna sola ce ne sono molte, ma senza essere pericolose e distruttive.
Tutto ciò che non accettiamo appare nella relazione come aspetto “ombra” (vedi qui) che limita e ostacola l'incontro, finendo per instaurare un gioco di potere che troppo spesso caratterizza le relazioni uomo-donna.
Si finisce spesso per confondere la dimensione fantasmatica con quella reale: un conto è la complicità su un piano di fantasia e un altro conto è agire nella vita quotidiana l'oggetto delle fantasie, che porta tutti a spaventarsi e a tenere sotto controllo il desiderio.
Un'ombra integrata invece permette di godere del potere della “cedevolezza”, ovvero il permettersi di giocare a essere “parte”, poi “tutto”, e di nuovo “oggetto” e poi “protagonista assoluta” dell'incontro che si svolge nella dimensione ludica del vivere la coppia come realtà in continuo mutamento e trasformazione.
A volte il segreto è proprio nel riuscire a giocare, senza prendersi troppo sul serio. 

Buona settimana
virginia

lunedì 4 novembre 2013

Sensualmente te


 
 
Il sesso, parola inflazionata e allo stesso tempo così intimista.

Tutti ne parlano, tutti ne sono incuriositi, magneticamente attratti, uomini e donne, tutti, ma gelosamente ognuno a suo modo, ognuno per motivi diversi e percorsi tortuosi, o forse troppo semplici.

Provoca imbarazzo il sesso.

Provoca qualche volta rifiuto. Spesso vergogna. In alcuni libertà.

Perché?

Perché attraverso questa parola si entra in una sfera così intima di agiti e modi di essere che non è facile svelare e svelarsi.

Passa molte volte attraverso l'umorismo il sesso, per poter entrare in una conversazione.

È una nostra difesa dal disagio che nasce dentro ogni volta che velatamente si affaccia in un confronto.

Sia che passiamo da un atteggiamento paternalistico a uno sfrontatamente libertino, comunque il senso di disagio rimane, lì, sotterraneo a farci compagnia...

La ricerca del piacere è qualcosa che ci appartiene da sempre: fin da bambine se ne cerca in qualche modo appagamento, in maniera esplorativa e senza logica, ma così accade. È un momento molto delicato e importante, che l'adulto, genitore, non sa come affrontare nel caso ne scopra la pratica: può venire vietata, apostrofandola come qualcosa di sconveniente e “cattivo”, oppure può venire in qualche modo spiegata, cercando di limitare le sue espressioni in momenti lontani dagli occhi altrui, altre volte ancora può essere omessa e taciuta, nell'attesa che le cose evolvano e cambino da sole.

Spesso il percorso di scoperta, qualsiasi sia stato il suo esordio, continua in maniera solitaria, perché i genitori si trovano in difficoltà a rispondere a domande sul sesso, sulla contraccezione, sulla prima volta, in maniera esaustiva e chiara.
I papà si limitano a dare pacche sulle spalle ai ragazzi, ponendo l'accento sull'importanza di “non fare cazzate” (leggi: non mettere incinta nessuna) le mamme, oscillano fra la voglia di chiedere e quella di non sapere, rivolte alle figlie con sguardi che sanno ma non osano domandare, cercando e sperando che per le loro bambine avvenga tutto il più tardi possibile e in un rapporto che ne valga la pena.

La vita sessuale è un mistero.

Non è così immediata e spontanea come si potrebbe credere.

Sulla carta, dovrebbe essere il momento che ci mette in contatto con la nostra parte più istintiva e primordiale, con la nostra fisicità vissuta finalmente in maniera liberatoria e scevra da tutti i vincoli estetici fini a se stessi, che mostriamo continuamente al mondo.

In realtà, a volte, hanno ragione gli uomini: le donne sono perennemente attente a non avere un capello fuori posto (leggi: chili di troppo, peli di troppo, la biancheria intima giusta, la pelle tonica, ecc...) e così rischiano di perdere la bellezza dell'incontro con l'altro su un altro piano, che è quello della spontaneità e complicità dei due corpi, semplicemente mezzo per fonderci in un atto di piacere reciproco.

Il piacere non passa necessariamente dagli occhi: passa attraverso i pori della pelle, passa dal naso, dalle mani, dalla bocca, dalle orecchie... è un atto completo e che completa, riunisce due corpi in un corpo solo, riuscendo ad elevare magicamente un vissuto di unione in comunione, di carne, cuore e anima. 
Tutti e cinque i sensi possono partecipare fondendosi per creare un'atmosfera piena e appagante, alla base di un'esperienza unica e irripetibile ogni volta.  

A tal proposito, mi piace citare la lingua ebraica che è una lingua sacra, dove le lettere sono considerate canali energetici di energia spirituale, ovvero canali metafisici.

Le parole che significano uomo e donna

יאש

אשה

si differenziano per due lettere ( י ה ) che rappresentano la radice della parola Dio, impronunciabile per la cultura ebraica. Questo però ci fa anche vedere come, dall’unione dell’uomo e la donna si possa avere una incarnazione del divino che è in noi, l’aspetto sacro della sessualità.

L’altra radice che rimane ( אש ) togliendo l'aspetto “sacro” significa “fuoco”, che brucia e si consuma, che è fine a se stesso, senza la parte più spirituale.

Quindi, il potere transpersonale del sesso può emergere solo se questa esperienza viene vissuta dal nostro centro, come esperienza della totalità.

Facendo riferimento alla radice ebraica del verbo “conoscere” si può rilevare come sia la stessa usata per esprimere il fare l’amore, quindi bisogna sottolineare la “possibilità” di questa esperienza e di un tale modello che va vissuto e conosciuto, con umiltà e libertà, senza avere aspettative troppo elevate.

 
La nostra sessualità evolve con noi, in base alle esperienze, agli incontri, al coraggio di manifestare apertamente all'altro i propri bisogni, conoscendoli di pari passo.

Cambia il rapporto sessuale nel tempo? Si, certo che cambia, si adegua ai cambiamenti corporei, nell'uomo come nella donna, non senza difficoltà o aspetti da accettare e integrare, ma è qualcosa che ad un certo punto trascende la pulsione di un tempo: è davvero l'incontro, il rispetto dei ritmi, il conoscersi davvero ed entrare in una dimensione – anche giocosa – del vivere la vicinanza in un modo diverso ma ancora unico, come unico è quel rapporto che vi lega, dove anche un abbraccio, in un momento particolare, fa la differenza su tutto.

Così come ogni vita è fatta di tappe uniche e irripetibili e dà origine a un significato più ampio, che ci guida nel nostro cammino personale, così la nostra vita sessuale, fa dei percorsi, a volte lineari, altre volte tortuosi, ma se guardiamo bene fra le curve o le strade in salita, appare un disegno magnifico, che schiude a risposte più ampie: il piacere, così come il senso della vita, è lì dove ciascuna lo trova e nel modo che è più in sintonia con la propria anima in crescita (leggi: che può essere scoperto, riscoperto, modificato, amplificato, liberato...a tutte le età!)

Buona settimana
virginia