Visualizzazione post con etichetta sessualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sessualità. Mostra tutti i post

lunedì 11 gennaio 2016

“per la donna il matrimonio è una relazione con in più la sessualità”




La più parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l'imperdonabile malinteso di scambiare eros con sessualità.
L'uomo crede di possedere la donna quando la possiede sessualmente: ma mai la possiede meno di allora.
Infatti per la donna la sola relazione che conti è quella erotica.
Per lei il matrimonio è una relazione con in più la sessualità.”
(C. G. Jung)

Voglio iniziare l'anno parlando di coppia e di un malinteso amoroso che spesso ha risvolti tragici, quando nella coppia l'amore si trasforma in violenza.
Il bisogno di inglobare l'altro come oggetto di proprietà, possederne il corpo, disporne a proprio piacimento rassicura la parte regressiva del bambino nell'uomo, che vuole possedere la mamma, lui e nessun altro. Questo però rende la persona amata come un oggetto, al quale non si riconosce identità alcuna, perché l'identità è pericolosa, può far allontanare da sé e scegliere qualcos'altro o qualcun altro.
Se la compagna manca, questo tipo di uomo sente un'angoscia pari a quella di un bimbo molto piccolo cui viene tolta la madre. Perché egli sente di dover essere il centro del mondo per lei, proprio come nel bisogno narcisistico vitale del lattante che crede che tutto il mondo – madre in primis – si muova per adempiere ai suoi bisogni e necessità.
Esiste una prima fase dell'amore in cui questa “illusione” viene mantenuta da entrambi i partner, perché il bisogno di funzionare all'unisono è maggiore degli interessi individuali, che per un po' di tempo passano in secondo piano.
In questo processo fisiologico degli inizi, soprattutto alcune donne abituate a essere “come tu mi vuoi” rischiano molto se il loro partner non è abbastanza maturo da riuscire a emergere dalla simbiosi e avere atteggiamenti più maturi nella relazione: nel momento in cui proveranno a far presenti i loro bisogni e desideri, si ritroveranno in trappola, accusate di non essere quelle degli inizi o ben di peggio, di aver finto, di avere altri interessi ecc...

Semplificando, è come se per quest'uomo la costanza di un'unione sessuale confermasse e rinforzasse la convinzione che la donna lo vuole, lo ama e quindi si sente sicuro.
Per la donna invece la costanza del corpo non è affatto una “garanzia d'amore”.
Questo non significa scadere nel senso comune che vede gli uomini che “pensano sempre a quello” e le donne no... bensì significa vedere il significato simbolico della sessualità che non è mera fisicità.
Ecco che entra in scena l'Eros, inteso come energia desiderante, come forza trasformativa della relazione che non si accontenta dello status quo, ma porta a interrogarsi, voler crescere, diventare sempre più intimi sfidando i limiti imposti dal “siamo questi e così rimarremo”.
Ascolto molte donne nella stanza di terapia che dopo anni di matrimonio o di una relazione, crescendo si scoprono diverse, desiderose di cimentarsi in nuove parti di sé che spesso però non possono essere portate nella loro dimensione di coppia – ma sia chiaro, spesso questo capita anche agli uomini – per cui mi verrebbe da affermare che più che di differenziazione di genere reale (uomo e donna), nella frase di Jung ci si debba riferire alle parti psichiche (la parte/energia maschile o femminile, che prevale nell'uomo e nella donna).
Cosa significa dunque che per la “donna” il matrimonio è una relazione con in più la sessualità?
Significa proprio e questo moltissimi uomini in carne e ossa ancora fanno fatica a contemplarlo – che il sesso va costruito a partire dal desiderio, dalla complicità che permette di essere e fare qualsiasi esperienza condivisa, perché inserita in una dimensione di gioco leggero e accettazione profonda allo stesso tempo.
Si tratta, per la logica maschilista tout-court, di una contraddizione in termini: poter desiderare qualcosa di continuamente mutevole per cui mai completamente posseduto (vedi anche qui).
È l'accettazione della differenza, dell'altro da sé che è fondamentale proprio perché diverso e individuato (ne avevamo parlato anche qualche tempo fa qui).
Eros come desiderio, permette agli amanti di scoprirsi e riscoprirsi lungo il continuum del tempo, senza darsi per scontati, accettando la dimensione del rischio, lasciando ciascuno che l'altro si trovi e si ritrovi in se stesso e poi si possa sperimentare fuori da sé per tornare nella coppia con più spirito vitale di prima, arricchendo entrambi.
Questo processo se avviene agli albori della formazione della coppia, può rappresentare un momento delicato in cui vedere le differenze può ferire (si tratta di riuscire a tollerare lo “scheletro” - qui), per altre relazioni, se avviene dopo molti anni, può voler dire affrontare momenti tumultuosi che possono diventare crisi, ma in ogni caso, una volta superati, il rapporto si fonderà poi su presupposti difficilmente scardinabili, perché in realtà non ci sarà nulla da scardinare, tutto si fonderà sulla possibilità di confronto fluido e continuo delle differenze.
La dimensione erotica inoltre accetta anche l'assenza, non intesa come privazione dell'altro bensì come momento in cui siamo consapevoli che l'altro non è “nostro” e che il suo ritorno non dipenderà da un impegno scritto o dal possesso fisico: tornerà proprio perché è libero di andare ma vuole restare con te.
Occorre imparare ad accettare che “Amare” infondo è un ossimoro relazionale, ovvero riuscire ad unire ciò che è intrinsecamente separato.
In tal senso, la “coppia” può essere il simbolo che contiene e dà testimonianza dell'unione delle due individualità, delle quali nulla è perduto perché tutto è messo in relazione.

Buona settimana (e buon anno!)
virginia


venerdì 25 settembre 2015

parole per l'anima #25


Il sesso è qualcosa di più profondo 
di qualche centimetro di penetrazione.
E' un'esperienza mentale. 
Una danza dell'anima.
Lascia che la mente si perda
e il corpo la seguirà.
(Semplice.) 

Nel tradurre questa frase ho volutamente trascritto l'ultima parola fra parentesi, perché come abbiamo visto lunedì (qui) abbandonarsi a una sessualità piena e appagante può non essere un'esperienza accessibile per tutti allo stesso modo. 
Però ho deciso comunque di pubblicare questa citazione per sfatare un mito che ancora oggi a volte sento da parte di molte donne: "se non riesco a godere con la penetrazione è un problema mio", nelle varianti più o meno svalutanti che vanno da "sono complessata" a "sono frigida".
La sessualità è un incontro che come tutti gli altri incontri della nostra vita è fatto di mutevoli e complessi fattori. Non basta la meccanica di un gesto. 
Lasciare che la mente si perda è prima di tutto un atto di fiducia, prima ancora che per l'altro, con il proprio corpo. 
Per questo è importante andare a fondo e magari comprendere che le cose non sono così irreparabili come sembrano. 
E che il piacere è una dimensione tutta da scoprire.  










buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 21 settembre 2015

Parliamo di sesso?



Il tema della sessualità è molto presente nella stanza di terapia, ma a meno che lo psicoterapeuta non sia anche sessuologo, non è un argomento che facilmente viene espresso in maniera fluida e diretta, perché ancora oppresso da sentimenti contrastanti e condizionamenti.
L'argomento sesso è ancora per molti un tabù, nonostante viviamo in un mondo dove ormai gli stimoli sensuali e sessuali sono sotto gli occhi di tutti.

Dopo molto tempo torno a parlarvi di Floriterapia (se sei nuova/o e vuoi approfondire trovi tutti gli altri articoli qui) e nello specifico di rimedi floreali di alcuni repertori – non solo quello di Bach – che possono essere di aiuto e sostegno nell'affrontare blocchi o traumi legati alla vita sessuale.

Nella maggior parte dei casi, le difficoltà sessuali celano significati psicodinamici da approfondire in terapia, sia dal punto di vista individuale che quello di coppia, ma i rimedi floriterapici possono essere un ottimo aiuto per accellerarne i processi.

Molte donne non si sentono a loro agio rispetto alla propria sessualità e magari nel tempo hanno sviluppato un atteggiamento ansioso che si manifesta anche in blocchi, che vanno dal rifiuto di avere rapporti alla vera e propria somatizzazione, nelle due forme di vaginismo e dispareunia.
I blocchi psicologici possono avere varia origine – educazione rigida, traumi infantili, paura di perdere il controllo – e provocano tensioni fisiche, vissuti di inadeguatezza, difficoltà a lasciarsi andare e vivere a pieno il rapporto col partner, perché spesso accompagnati dal senso di colpa o dal non sentirsi a posto.
Sul piano fisico, il vaginismo si manifesta in una contrazione involontaria delle pareti vaginali senza alcuna causa organica, che nasce come conseguenza dell'atto della penetrazione e dal timore di essa, finendo per impedirla.
A volte è accompagnato da dolore, però dovuto dai tentativi del pene di forzare l'orificio vaginale serrato, ma senza una causa organica, (bensì più meccanica).
La dispareunia invece si manifesta in un persistente e continuo dolore genitale nel corso di un rapporto o dopo di esso, quindi in questo caso si ha la penetrazione ma associata al dolore e non al piacere.

Wisteria è il rimedio del repertorio australiano del Bush adatto alle donne che manifestano uno dei sintomi sopra elencati.
Il fiore del glicine, con il quale questa essenza è preparata, infonde vibrazioni che vanno a riequilibrare il vissuto di distacco, paura e freddezza, a volte dovuto anche a veri e propri traumi di abuso o molestie sessuali in età infantile (in questo caso, soprattutto se non accompagnati in un percorso con un terapeuta, Ian White suggerisce di associare Fringed Violet, rimedio che lavora sulle ferite emotive lasciate da questo tipo di esperienza).
Allo stesso tempo, Wisteria mitiga le convinzioni sul sesso che impediscono di abbandonarsi con gioia al partner, dovute a idee rigide e bigotte della famiglia di origine o dell'ambiente in cui si è stati educati, che associano il sesso a qualcosa di sporco e indegno.

Wisteria può essere usato anche dagli uomini che sono vittima della sindrome del macho, quando rifiutano o sono poco in contatto con la loro parte femminile, ma anche nelle donne che soffrono della stessa inclinazione, per accettare la loro natura dolce e vulnerabile che impedisce loro di abbandonarsi al partner.

Nel repertorio californiano (F.E.S.) sono presenti invece tre fiori che ri-armonizzano conflitti molto specifici e definiti:

Alpine Lily è utile per quelle donne che per condizionamenti religiosi, sociali o familiari vivono male il loro essere femminile, soprattutto a livello corporeo. Nella relazione di coppia vivono un rifiuto per l'organo genitale maschile vissuto come violento e denigrante. L'essenza del giglio di montagna permette di esprimere la propria femminilità nei suoi aspetti di sensualità, piacere corporeo e creatività nell'incontro con l'altro.

Sticky Monkey Flower aiuta ad integrare l'aspetto fisico e spirituale dell'amore in quelle persone che vivono male l'aspetto di contatto corporeo con l'altro, finendo per eseguire una mera prestazione senza coinvolgimento, dovuta alla profonda paura della partecipazione affettiva. Spesso queste persone possono mascherare la loro paura cercando molti rapporti sessuali che non impegnano il cuore, o al contrario evitano qualunque tipo di contatto sessuale.

Basil è il rimedio per chi vive il sesso come qualcosa di peccaminoso e sporco, tendendo a scindere la parte sessuale da quella affettiva anche nella relazione di coppia. A volte in conseguenza di ciò può darsi che la persona viva la propria fisicità in relazioni extraconiugali dove si permette di lasciarsi andare, oppure che sia attratta da pornografia o forme illecite di sessualità.
Il fiore del basilico aiuta a viversi armoniosamente in entrambi gli aspetti di corpo e emozioni, istinti e spiritualità, costituendo un valido aiuto anche alle coppie che non riescono a incontrarsi nei bisogni e nell'intesa intima.

[Wisteria si assume 7 gocce mattina e sera. 
I fiori califoriani si assumono 4 gocce per 4 volte al giorno]


Buona settimana
virginia

lunedì 7 aprile 2014

Relazioni o incontri?




 “una donna che sa fare la donna, sa anche giocare con la sua maschera, sa giocare con il sembiante femminile, sa essere il “sintomo di un uomo” il che significa che sa godere nel tenere la posizione dell'oggetto nel fantasma maschile...” 
(J. Lacan cit. in Recalcati “Ritratti del desiderio” pag. 138-39)

Ho voluto iniziare con questa frase provocatoria di Lacan, che come nel testo citato ci dice Recalcati, è stata molto criticata dal femminismo, che vi ha visto l'oggettivazione del corpo femminile che si fa strumento del piacere maschile.
Vorrei provare invece oggi a darne una rilettura, sperando di chiarire in un'ottica più ampia quanto di vero e significativo traspare da quelle criptiche parole.

La sessualità nasce come istinto biologico, azione imprescindibile per la continuità della specie che vuole essere appagato in maniera meccanica, finalizzato alla procreazione, come avviene negli animali.
Ma la pulsione sessuale umana invece esige espressione attraverso diverse forme più allegoriche, mediate dal simbolo, dal vissuto e dal desiderio: la sessualità umana è sia ricerca del piacere come volontà di godimento, sia incontro con l'altro, rappresentante di ciò che ci manca e che vogliamo ottenere.
(Per un approfondimento di questi aspetti vi rimando al libro di Recalcati)
L'uomo ha una sessualità che è mossa dal “vedere”, dunque l'immaginario maschile ha bisogno di “scindere” la donna in parti appetibili e desiderabili ai suoi occhi, che diventano lo strumento discriminativo per eccellenza.
L'uomo ha anche la necessità di separare perché spesso ai suoi occhi una donna completa e numinosa è molto pericolosa, poiché riattiva dentro di lui l'archetipo della grande Madre, che può si essere benevola, ma anche distruttiva.
Dentro l'uomo c'è ancora il bambino che è stato, nato da donna e col suo vissuto di impotenza rispetto al grande potere del femminile, che lui ha vissuto come bisogno assoluto nei primi anni di vita.
Attenzione, però, non stiamo parlando di vissuti “reali” bensì di fantasmi, di archetipi dell'inconscio collettivo, di ciò che si è sedimentato.
Tantissimi anni fa, leggendo “la Chimera” di Vassalli, che racconta la storia della strega di Zardino, ho capito quanto l'uomo temesse il potere del femminile e avesse cercato di reprimerlo nelle forme che tristemente conosciamo...
La povera Antonia, colpevole di essere affascinante, di far “perdere la testa”, era solo un simbolo tangibile del terrore di perdere il controllo da parte di chi non accettava le proprie vulnerabilità umane.
Nei secoli si è strutturato così un tentativo progressivo da parte del femminile di recuperare la dignità, ristabilire equilibri, anche capovolgere i ruoli, ma sempre col rischio di non incontrarsi mai veramente.
Si instaurano relazioni di vario tipo, ma davvero ci si incontra?
Per incontro intendo che entrambi i partner fanno un passo verso l'altro, ciascuno disposto a entrare nel mondo interiore altrui, disposto a lasciarsi “contaminare” anche da ciò che crede non appartenergli, o addirittura da ciò che di primo acchito provoca rifiuto?

La donna accede alla sessualità grazie alla parola, alla narrazione di una storia, che è desiderio che si fa relazione.
La donna desidera essere oggetto d'amore e non solo oggetto.
Ma per questo non è detto che non possa volontariamente farsi oggetto dell'immaginario del suo uomo.
Allo stesso tempo non è detto che l'uomo non possa usare il canale immaginativo e narrativo per creare un clima di desiderio condiviso dove ciascuno faccia un passo verso la dimensione dell'altro.
All'interno di una relazione sana, questo è auspicabile.
Spesso anche le donne sono vittime di una scissione: si autolimitano nella separazione interiore fra aspetti concessi e altri repressi e negati, finendo poi con il dover rappresentare nella loro vita o gli uni o gli altri.
I corpi seduttivi delle donne vengono usati dalle donne stesse secondo la logica maschile, (ne abbiamo parlato già qui e qui), ma l'errore – se di errore si può parlare in senso assoluto – non è nell'uso tout court delle forme, bensì nell'identificazione assoluta con esse o nel loro rifiuto totale.
Ciò a cui occorre tendere è l'integrazione, l'inclusione e l'accettazione di tutti gli aspetti, perché anche gli uomini possano imparare a contenere e contemplare che in una donna sola ce ne sono molte, ma senza essere pericolose e distruttive.
Tutto ciò che non accettiamo appare nella relazione come aspetto “ombra” (vedi qui) che limita e ostacola l'incontro, finendo per instaurare un gioco di potere che troppo spesso caratterizza le relazioni uomo-donna.
Si finisce spesso per confondere la dimensione fantasmatica con quella reale: un conto è la complicità su un piano di fantasia e un altro conto è agire nella vita quotidiana l'oggetto delle fantasie, che porta tutti a spaventarsi e a tenere sotto controllo il desiderio.
Un'ombra integrata invece permette di godere del potere della “cedevolezza”, ovvero il permettersi di giocare a essere “parte”, poi “tutto”, e di nuovo “oggetto” e poi “protagonista assoluta” dell'incontro che si svolge nella dimensione ludica del vivere la coppia come realtà in continuo mutamento e trasformazione.
A volte il segreto è proprio nel riuscire a giocare, senza prendersi troppo sul serio. 

Buona settimana
virginia

lunedì 4 novembre 2013

Sensualmente te


 
 
Il sesso, parola inflazionata e allo stesso tempo così intimista.

Tutti ne parlano, tutti ne sono incuriositi, magneticamente attratti, uomini e donne, tutti, ma gelosamente ognuno a suo modo, ognuno per motivi diversi e percorsi tortuosi, o forse troppo semplici.

Provoca imbarazzo il sesso.

Provoca qualche volta rifiuto. Spesso vergogna. In alcuni libertà.

Perché?

Perché attraverso questa parola si entra in una sfera così intima di agiti e modi di essere che non è facile svelare e svelarsi.

Passa molte volte attraverso l'umorismo il sesso, per poter entrare in una conversazione.

È una nostra difesa dal disagio che nasce dentro ogni volta che velatamente si affaccia in un confronto.

Sia che passiamo da un atteggiamento paternalistico a uno sfrontatamente libertino, comunque il senso di disagio rimane, lì, sotterraneo a farci compagnia...

La ricerca del piacere è qualcosa che ci appartiene da sempre: fin da bambine se ne cerca in qualche modo appagamento, in maniera esplorativa e senza logica, ma così accade. È un momento molto delicato e importante, che l'adulto, genitore, non sa come affrontare nel caso ne scopra la pratica: può venire vietata, apostrofandola come qualcosa di sconveniente e “cattivo”, oppure può venire in qualche modo spiegata, cercando di limitare le sue espressioni in momenti lontani dagli occhi altrui, altre volte ancora può essere omessa e taciuta, nell'attesa che le cose evolvano e cambino da sole.

Spesso il percorso di scoperta, qualsiasi sia stato il suo esordio, continua in maniera solitaria, perché i genitori si trovano in difficoltà a rispondere a domande sul sesso, sulla contraccezione, sulla prima volta, in maniera esaustiva e chiara.
I papà si limitano a dare pacche sulle spalle ai ragazzi, ponendo l'accento sull'importanza di “non fare cazzate” (leggi: non mettere incinta nessuna) le mamme, oscillano fra la voglia di chiedere e quella di non sapere, rivolte alle figlie con sguardi che sanno ma non osano domandare, cercando e sperando che per le loro bambine avvenga tutto il più tardi possibile e in un rapporto che ne valga la pena.

La vita sessuale è un mistero.

Non è così immediata e spontanea come si potrebbe credere.

Sulla carta, dovrebbe essere il momento che ci mette in contatto con la nostra parte più istintiva e primordiale, con la nostra fisicità vissuta finalmente in maniera liberatoria e scevra da tutti i vincoli estetici fini a se stessi, che mostriamo continuamente al mondo.

In realtà, a volte, hanno ragione gli uomini: le donne sono perennemente attente a non avere un capello fuori posto (leggi: chili di troppo, peli di troppo, la biancheria intima giusta, la pelle tonica, ecc...) e così rischiano di perdere la bellezza dell'incontro con l'altro su un altro piano, che è quello della spontaneità e complicità dei due corpi, semplicemente mezzo per fonderci in un atto di piacere reciproco.

Il piacere non passa necessariamente dagli occhi: passa attraverso i pori della pelle, passa dal naso, dalle mani, dalla bocca, dalle orecchie... è un atto completo e che completa, riunisce due corpi in un corpo solo, riuscendo ad elevare magicamente un vissuto di unione in comunione, di carne, cuore e anima. 
Tutti e cinque i sensi possono partecipare fondendosi per creare un'atmosfera piena e appagante, alla base di un'esperienza unica e irripetibile ogni volta.  

A tal proposito, mi piace citare la lingua ebraica che è una lingua sacra, dove le lettere sono considerate canali energetici di energia spirituale, ovvero canali metafisici.

Le parole che significano uomo e donna

יאש

אשה

si differenziano per due lettere ( י ה ) che rappresentano la radice della parola Dio, impronunciabile per la cultura ebraica. Questo però ci fa anche vedere come, dall’unione dell’uomo e la donna si possa avere una incarnazione del divino che è in noi, l’aspetto sacro della sessualità.

L’altra radice che rimane ( אש ) togliendo l'aspetto “sacro” significa “fuoco”, che brucia e si consuma, che è fine a se stesso, senza la parte più spirituale.

Quindi, il potere transpersonale del sesso può emergere solo se questa esperienza viene vissuta dal nostro centro, come esperienza della totalità.

Facendo riferimento alla radice ebraica del verbo “conoscere” si può rilevare come sia la stessa usata per esprimere il fare l’amore, quindi bisogna sottolineare la “possibilità” di questa esperienza e di un tale modello che va vissuto e conosciuto, con umiltà e libertà, senza avere aspettative troppo elevate.

 
La nostra sessualità evolve con noi, in base alle esperienze, agli incontri, al coraggio di manifestare apertamente all'altro i propri bisogni, conoscendoli di pari passo.

Cambia il rapporto sessuale nel tempo? Si, certo che cambia, si adegua ai cambiamenti corporei, nell'uomo come nella donna, non senza difficoltà o aspetti da accettare e integrare, ma è qualcosa che ad un certo punto trascende la pulsione di un tempo: è davvero l'incontro, il rispetto dei ritmi, il conoscersi davvero ed entrare in una dimensione – anche giocosa – del vivere la vicinanza in un modo diverso ma ancora unico, come unico è quel rapporto che vi lega, dove anche un abbraccio, in un momento particolare, fa la differenza su tutto.

Così come ogni vita è fatta di tappe uniche e irripetibili e dà origine a un significato più ampio, che ci guida nel nostro cammino personale, così la nostra vita sessuale, fa dei percorsi, a volte lineari, altre volte tortuosi, ma se guardiamo bene fra le curve o le strade in salita, appare un disegno magnifico, che schiude a risposte più ampie: il piacere, così come il senso della vita, è lì dove ciascuna lo trova e nel modo che è più in sintonia con la propria anima in crescita (leggi: che può essere scoperto, riscoperto, modificato, amplificato, liberato...a tutte le età!)

Buona settimana
virginia

mercoledì 22 maggio 2013

Matrimonio e sesso non consumato


 

La famiglia italiana sta attraversando un momento di crisi non soltanto per colpa delle suocere o delle infedeltà, quanto per una crescente abulia sessuale.

Lo dichiara l’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, secondo cui l’assenza di rapporti sessuali è all’origine del 20% delle separazioni nel nostro paese. Le cause possono essere organiche e/o psicologiche, di certo generate da complessi meccanismi. Spesso all’origine di un matrimonio non consumato c’è l’incontro di un uomo con disfunzione erettile con una donna con altri problemi (che contrae involontariamente i muscoli delle pareti vaginali) oppure di un lui con problemi di eiaculazione precoce, con una lei affetta da dispareunia (con dolori associati ai rapporti sessuali, anche di natura organica).

Nella maggior parte dei casi, spiegano i sessuologi, dietro l’assenza di rapporti c’è un consenso anche se inconscio dei coniugi, che si trovano tra molti e si scelgono per continuare ad evitare di confrontarsi con la sessualità. In caso di mancanza di desiderio da entrambe le parti, la coppia gode di una sorta di soddisfazione solo apparente, vista la necessità profonda di vivere la sessualità per corpo e psiche. Se solo uno dei partner rifiuta i rapporti, per l’altro inizia un periodo di frustrazione, incomprensione, dispetti e ripicche. 

Ed in diritto cosa accade?

E’ possibile ottenere direttamente il divorzio senza passare per il processo di separazione dei coniugi “allorché il matrimonio non sia stato consumato”. Tuttavia non è mai ammessa la semplice dichiarazione congiunta dei coniugi, ma si richiedono prove specifiche, le quali, salvo casi particolari di difetti fisici o di illibatezza della donna, sono di ben difficile effettuazione. Tuttavia alcune sentenze stanno, da qualche anno, mostrando una maggiore disponibilità dei Tribunali.

Il punto f) dell’art.3 della legge divorzile n.898/70 (singolarmente, a causa forse delle polemiche sorte al momento della promulgazione della legge, il Parlamento non ha mai inserito la normativa relativa all’interno del codice civile nella parte dedicata al matrimonio all’annullamento ed alla separazione), ammette che il Tribunale possa pronunciare il divorzio, allorché il matrimonio non sia stato consumato, senza la preventiva pronuncia della separazione.
D’altra parte tutte le decisioni emanate fino al 2004-2005 respingevano sempre le domande, anche se presentate congiuntamente, non ammettendo semplicemente i mezzi istruttori richiesti, ritenendo inammissibili delle prove da espletarsi con soggetti che riferiscono per relato (cioè riportando le dichiarazioni dei coniugi), ma che nulla possono riferire per aver constatato personalmente.
Poiché in genere i testimoni non frequentano i talami coniugali, la norma diveniva di fatto inutilizzabile.


Alcuni Tribunali italiani tuttavia in determinate situazioni, cominciarono a rivedere le proprie posizioni.
In alcune fattispecie infatti, pur in assenza di prove dirette, sussistevano indizi univoci e concordanti tali da far ipotizzare la fondatezza delle deduzioni del o dei ricorrenti.
Ciò avveniva per esempio, allorché i coniugi, entrati in contrasto subito dopo il matrimonio, non erano andati a convivere sotto lo stesso tetto.
Questo stato di fatto, pur non essendo decisivo (i rapporti sessuali possono intrattenersi dovunque), tuttavia costituiva una circostanza tale da legittimare anche l’ammissione di prove testimoniali de relato le quali, se confermavano i fatti dedotti, convincevano.


Anche la Corte Suprema rimetteva mano alla questione con la sentenza n.2815 dell’8.2.2006 in una fattispecie piuttosto singolare.
La questione riguardava una coppia nella quale la donna era al terzo matrimonio.
Il marito si rivolgeva al Tribunale sostenendo che lo stesso giorno della cerimonia nuziale, egli si era recato in viaggio di nozze in Costa Azzurra con la moglie, ma questa, la sera, nella camera dell’hotel, si era rifiutata di intrattenere rapporti fisici, sostenendo che lo considerava soltanto come un padre e di non sentirsi pronta ad un rapporto sessuale.
La stessa sera il marito aveva comunicato la situazione e tutto il suo disappunto telefonando in Italia a due conoscenti, delle quali una era un avvocato.
Trasferitisi i coniugi in altro hotel, prendevano due camere separate.
Il giorno successivo interrompevano il viaggio ed il rapporto. Il marito si recava per lavoro in Lussemburgo ed al ritorno in Italia presentava il ricorso divorzile.
In tale processo, sussistendo prove documentali degli eventi (la locazione di due camere separate, la mancata convivenza), venivano ammesse le prove, pur se non relative a circostanze verificate direttamente. Sentite le due donne che avevano ricevuto le confidenze a caldo dal marito deluso, confermavano i fatti ed addirittura uno dei precedenti mariti della donna, citato singolarmente dalla stessa, narrava al Tribunale che analoga situazione si era verificata durante il suo matrimonio.
Sia il Tribunale che la Corte di appello pronunciavano il divorzio.
La Cassazione a cui si era rivolta la moglie, lamentando l’inammissibilità di prove con testi che riferivano fatti de relato, confermava le sentenze, precisando che, allorché non sia possibile effettuare accertamenti medico legali sullo stato di verginità della donna o di difetti fisici dei coniugi, e sempre che vi siano rilevanti indizi, come quelli relativi alla mancata convivenza comune, divengono ammissibili e rilevanti anche le testimonianze de relato, o semplici elementi indiziari, come la tempestiva lettera dell’avvocato del marito che contestava gli eventi, non riscontrata, o la condotta processuale delle parti.

Per completare l’argomento, va detto che lo stesso principio alcuni Tribunali lo hanno ritenuto valido per i matrimoni cosiddetti di comodo, allorché l’unione sia solo finalizzata a far ottenere la cittadinanza ad una donna.

In tal senso il Tribunale di Salerno con sent. n. 1909 del 2007 ha statuito che, nell'ipotesi in cui la mancata consumazione del matrimonio civile sia stata dai nubendi preordinata - come avviene qualora il matrimonio sia simulato - per sciogliere il vincolo la legge accorda due distinti rimedi.
Il primo consiste nel dedurre l'invalidità del matrimonio nel termine di decadenza di cui all'art. 123 c.c..
Il secondo nel proporre domanda di divorzio per inconsumazione ex art. 3, n. 2, lett. f), della legge n. 898/1970, rimedio che ben può essere fatto valere anche quando sia già maturato il termine di decadenza previsto per l'azione di simulazione e tra i coniugi non si sia mai instaurata una comunione spirituale e materiale.
Con Amore
Evi

lunedì 23 luglio 2012

Cinquanta sfumature di...donna.



Se ne fa un gran parlare, soprattutto in questo periodo dell'anno in cui c'è la caccia al libro da portare sotto l'ombrellone e da godersi in pace nel relax di giornate oziose.

Sui media si parla del boom della trilogia della britannica E.L. James, la quale sotto iniziale pseudonimo, ha scritto ben tre libri di genere erotico (Cinquanta sfumature di grigio, di rosso e di nero), che hanno risvegliato i sensi delle suddite dell'algida regina Elisabetta, oltre a quelli delle cugine di oltreoceano e che ora lambiscono anche le fantasie delle donne italiane.

Addirittura, ci sono studi sociologici che attribuiscono alla lettura di queste roventi pagine, il boom delle nascite che ci sarà l'anno prossimo, stimato sui commenti entusiasti delle donne inglesi su vari forum.

Ritengo importante sottolineare questo entusiasmo.

Ritengo – schierandomi con il grande Hillmann – che la psicoterapia (e gli psicoterapeuti con lei) non possa essere slegata dalla realtà che c'è fuori dalla stanza dove la persona si svela.

L'entusiasmo delle donne per libri di questo tipo, ci dà un messaggio importante.

La sessualità è una dimensione fondamentale della vita di coppia, spesso relegata ai margini per il poco tempo, per la noia degli anni che passano, per “l'impegno” necessario a mantenerla in vita in maniera complice e sempre nuova.

Qui non si tratta di rivendicazioni sulla libertà sessuale: quella c'è da molto tempo, ma quello che forse è mancato è il riuscire, da parte delle donne, a portare questa libertà anche nella coppia, riuscire a vivere una sessualità autentica col proprio partner, non solo con se stessa.

Tante donne ancora si vergognano di manifestare un bisogno diverso dal solito al proprio compagno, di svelare una fantasia, di mostrarsi in una parte di sé che osa e sta sopra le righe... perché hanno paura di essere giudicate o condannate, perché il partner stesso, quando hanno osato farlo è andato in crisi profonda, in preda a paure di tradimento o ansie da prestazione.

Sento ancora troppe donne che si lamentano che il loro partner ha un modo di toccarle che non le soddisfa, che gli uomini svolgono meccanicamente certi cliché di accoppiamento senza lasciare spazio ad altro... ma allo stesso tempo, sono loro stesse che non riescono a comunicare queste necessità, per paura, timidezza, orgoglio... o perché si è sempre fatto così...”cosa penserebbe se adesso me ne venissi fuori con altri bisogni?” si interrogano...

Quindi la realtà è anche un'altra: le donne si scoprono nella loro sessualità strada facendo.

La scoperta del proprio corpo, la curiosità, il conoscere – anche attraverso libri come “cinquanta sfumature di grigio” – che ci possono essere diversi modi di accedere alla fase eccitatoria, esplorare le diverse zone erogene o superare tabù imposti da un'educazione molto rigida... sono tutti modi di imparare a conoscere se stesse e il proprio modo di provare piacere, in un percorso che raramente è chiaro fin dalle prime esperienze sessuali, ma che rimane comunque una realtà soggettiva che deve essere in accordo con la specificità di ciascuna.

Alcuni studi ci dicono che la maturità e la pienezza sessuale femminile giunge intorno ai quarant'anni, quando finalmente la donna, grazie alle esperienze di vita e alla progressiva liberazione da vincoli interiori, può godere del proprio corpo come più desidera. È chiaro che questo processo è diverso per ognuna, ma in generale si svolge in un crescendo che allarga gli orizzonti e crea domande che esigono risposta.

Come possono le donne essere libere col marito se non lo sono con se stesse? Come possono svelarsi se fino ad oggi non l'hanno fatto? Per prima cosa: dialogo. Seconda cosa: coraggio e sincerità.

Ecco che allora, la lettura di un libro può diventare il tramite di una nuova comunicazione, il veicolo di desideri inconfessati, la riscoperta di una intimità necessaria, benefica per entrambi.

Il famoso libro, pone l'accento sulle sfumature in cui si dipana la personalità del signor Grey, ma non bisogna mai scordarsi che il processo coinvolge entrambi i partner, dunque il compagno, può e deve riconoscere con maturità, che le stesse sfumature sono presenti ed esigono espressione anche da parte della donna.

È vero che la sessualità maschile è attivata diversamente da quella femminile: un uomo si eccita in prevalenza con gli occhi, stimolato dalle immagini di un nudo, mentre la donna ha bisogno di evocare l'immaginario, di creare un'atmosfera che non è necessariamente affettiva, ma comunque una dimensione di agio dove potersi abbandonare al piacere.

Quando un uomo però accede e condivide con la sua partner questa atmosfera, l'intero “incontro” ne trae giovamento. Lei può concedersi di lasciarsi andare a nuove sperimentazioni, a mostrare a lui di quanta ricchezza è fatta la sua intimità, osare essere una donna nuova e diversa anche se in un tempo magico e sospeso; lui può farne la sua dea, coinvolgendosi con tutti i sensi in uno spazio sacro che unisce le anime oltre ai corpi. Quando nella coppia c'è una sana allenza, quando ci si affida e ci si fida, quando si può giocare a interpretare ruoli diversi, si percepisce una forza magica.

Se questo accade, successivamente, anche nel tran tran quotidiano, la relazione avrà nuovo slancio ed energia.

Buona settimana

virginia

ps. Se volete approfondire l'argomento con un testo specifico, vi suggerisco "Nel giardino del desiderio. Il mondo segreto delle fantasie erotiche femminili" edito da Frassinelli e scritto dalla psicologa Wendy Maltz Suzie Boss.