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lunedì 29 febbraio 2016

Un rimedio per liberarsi dai traumi trans-generazionali



Molto presto, presso DonnaNuova – lo sportello di orientamento e informazione contro la violenza sulle donne col quale collaboro – organizzeremo un pomeriggio di Costellazioni Familiari.
Credo che questo modo di lavorare in gruppo sia un ottimo metodo per riuscire a vedere “messe in scena” certe dinamiche che di solito si perpetrano in modo automatico senza che nemmeno ce ne accorgiamo: a volte si tratta di schemi di comportamento disfunzionali o alterazioni di ruolo (es. i figli che si trovano loro malgrado a fare da genitori ai propri genitori) altre volte invece si assiste a veri e propri traumi che minano l'esistenza e la gioia di vivere.
Riflettendo sull'importanza – soprattutto in quest'ultimo caso – di un lavoro integrato fra rappresentazione di gruppo e psicoterapia individuale, mi è venuto anche in mente un fiore australiano del repertorio del Bush che si chiama Boab.
L'utilizzo dei rimedi della floriterapia quando si intraprende un percorso di cambiamento e trasformazione, può essere un elemento complementare e di sostegno, fondamentale nel processo in corso.

Boab non è altro che il baobab australiano.



È un albero molto importante per gli aborigeni, perché il suo grande tronco contiene molta acqua che può essere raccolta scavando buchi nella corteccia.
Ma l'utilizzo dei suoi fiori per dar vita all'essenza vibrazionale è legato a un'usanza tribale molto più simbolica: sembra che nel periodo di fioritura, le future mamme rivestano coi petali carnosi di colore bianco-crema, una buca scavata nel terreno, la quale poi andrà ad accogliere il nuovo nato, partorito accovacciate vicino alla madre terra, in una culla petalosa ;-) .
I fiori del Boab accolgono il piccolino nel momento della prima separazione dal ventre della madre, così come il rimedio in gocce aiuta a staccarsi dalle influenze familiari e delle generazioni precedenti.
Questo cosa significa?
Ogni famiglia tramanda memorie, valori e regole, ma anche eredità emotive o traumatiche attraverso quello che la psicogenealogia definisce inconscio trans-generazionale.
Una delle maggiori studiose in quest'ambito è Anne Ancelin Schützenberger secondo la quale i legami inconsci con gli antenati sono dovuti a dei segreti, a delle cose taciute, nascoste, spesso proibite anche sul piano del pensiero, ma che attraversano le generazioni, senza essere mai elaborate.

Ciascuno di noi ha dentro di sé un romanzo familiare e ogni famiglia ha una storia da raccontare; una storia che si ripete, una storia mitica, una saga e dei segreti. Siamo tutti eredi di queste tradizioni. Più esattamente, siamo gli eredi di questa tradizione, di questa storia.

Inoltre la Schützenberger nei suoi libri testimonia e approfondisce “la sindrome da anniversario” e le ripetizioni dei traumi da svelare nel genosociogramma [vi suggerisco di leggere il suo “La sindrome degli antenati” Di Renzo Editore e intanto di guardare il video qui sotto].



Spesso le Costellazioni aiutano a svelare questi copioni inconsci, a patto di essere condotte da una persona esperta e non improvvisata, competente e consapevole dei suoi limiti.
Questo è un tema complesso e delicato, perché ogni storia di vita merita un'analisi attenta e particolareggiata, facendo attenzione a non scadere nella superstizione o in letture troppo rischiose che possono portare a lasciarsi influenzare dall'interpretazione, creando traumi ulteriori.
Tornando al nostro rimedio floreale Boab, assunto in dose di 7 gocce mattina e sera:
  • aiuta a liberarsi dai modelli negativi ereditati dalla famiglia d'origine, sia sotto forma di pensieri, convinzioni o comportamenti disfunzionali
  • permette di recidere il cordone energetico che lega i figli a certe dinamiche genitoriali
  • se assunto anche dai genitori, può aiutare a essere più rispettosi dell'unicità dei discendenti, per non condizionarli con aspettative o forme coatte di consigli non richiesti
  • lavora sul senso di colpa dovuto al volersi emancipare dalla famiglia o dalle sue leggi
  • permette di entrare maggiormente in contatto con la propria individualità e il proprio potenziale che è stato tarpato dai “dover essere” ereditati
  • può aiutare anche quando si tende inconsciamente a ricercare partner che ricalcano schemi di comportamento genitoriale, per liberarsi da questa dipendenza

Le nostre ferite emotive possono essere curate e trasformate con molti strumenti lenitivi dell'anima.
Perché chi ci ha preceduto magari non c'è più, ma noi possiamo sempre rinascere.

Buona settimana
virginia

[ Se volete maggiori informazioni sulle Costellazioni le trovate in questi vecchi articoli quiqui sul blog o sul sito di Evi (che sarà la conduttrice del nostro pomeriggio).
Per partecipare, la segreteria di DonnaNuova è aperta il lunedi 18-20 e martedi dalle 18 alle 19, in viale Regina Margherita a Valdagno o al numero 348-8589600 ]

lunedì 21 settembre 2015

Parliamo di sesso?



Il tema della sessualità è molto presente nella stanza di terapia, ma a meno che lo psicoterapeuta non sia anche sessuologo, non è un argomento che facilmente viene espresso in maniera fluida e diretta, perché ancora oppresso da sentimenti contrastanti e condizionamenti.
L'argomento sesso è ancora per molti un tabù, nonostante viviamo in un mondo dove ormai gli stimoli sensuali e sessuali sono sotto gli occhi di tutti.

Dopo molto tempo torno a parlarvi di Floriterapia (se sei nuova/o e vuoi approfondire trovi tutti gli altri articoli qui) e nello specifico di rimedi floreali di alcuni repertori – non solo quello di Bach – che possono essere di aiuto e sostegno nell'affrontare blocchi o traumi legati alla vita sessuale.

Nella maggior parte dei casi, le difficoltà sessuali celano significati psicodinamici da approfondire in terapia, sia dal punto di vista individuale che quello di coppia, ma i rimedi floriterapici possono essere un ottimo aiuto per accellerarne i processi.

Molte donne non si sentono a loro agio rispetto alla propria sessualità e magari nel tempo hanno sviluppato un atteggiamento ansioso che si manifesta anche in blocchi, che vanno dal rifiuto di avere rapporti alla vera e propria somatizzazione, nelle due forme di vaginismo e dispareunia.
I blocchi psicologici possono avere varia origine – educazione rigida, traumi infantili, paura di perdere il controllo – e provocano tensioni fisiche, vissuti di inadeguatezza, difficoltà a lasciarsi andare e vivere a pieno il rapporto col partner, perché spesso accompagnati dal senso di colpa o dal non sentirsi a posto.
Sul piano fisico, il vaginismo si manifesta in una contrazione involontaria delle pareti vaginali senza alcuna causa organica, che nasce come conseguenza dell'atto della penetrazione e dal timore di essa, finendo per impedirla.
A volte è accompagnato da dolore, però dovuto dai tentativi del pene di forzare l'orificio vaginale serrato, ma senza una causa organica, (bensì più meccanica).
La dispareunia invece si manifesta in un persistente e continuo dolore genitale nel corso di un rapporto o dopo di esso, quindi in questo caso si ha la penetrazione ma associata al dolore e non al piacere.

Wisteria è il rimedio del repertorio australiano del Bush adatto alle donne che manifestano uno dei sintomi sopra elencati.
Il fiore del glicine, con il quale questa essenza è preparata, infonde vibrazioni che vanno a riequilibrare il vissuto di distacco, paura e freddezza, a volte dovuto anche a veri e propri traumi di abuso o molestie sessuali in età infantile (in questo caso, soprattutto se non accompagnati in un percorso con un terapeuta, Ian White suggerisce di associare Fringed Violet, rimedio che lavora sulle ferite emotive lasciate da questo tipo di esperienza).
Allo stesso tempo, Wisteria mitiga le convinzioni sul sesso che impediscono di abbandonarsi con gioia al partner, dovute a idee rigide e bigotte della famiglia di origine o dell'ambiente in cui si è stati educati, che associano il sesso a qualcosa di sporco e indegno.

Wisteria può essere usato anche dagli uomini che sono vittima della sindrome del macho, quando rifiutano o sono poco in contatto con la loro parte femminile, ma anche nelle donne che soffrono della stessa inclinazione, per accettare la loro natura dolce e vulnerabile che impedisce loro di abbandonarsi al partner.

Nel repertorio californiano (F.E.S.) sono presenti invece tre fiori che ri-armonizzano conflitti molto specifici e definiti:

Alpine Lily è utile per quelle donne che per condizionamenti religiosi, sociali o familiari vivono male il loro essere femminile, soprattutto a livello corporeo. Nella relazione di coppia vivono un rifiuto per l'organo genitale maschile vissuto come violento e denigrante. L'essenza del giglio di montagna permette di esprimere la propria femminilità nei suoi aspetti di sensualità, piacere corporeo e creatività nell'incontro con l'altro.

Sticky Monkey Flower aiuta ad integrare l'aspetto fisico e spirituale dell'amore in quelle persone che vivono male l'aspetto di contatto corporeo con l'altro, finendo per eseguire una mera prestazione senza coinvolgimento, dovuta alla profonda paura della partecipazione affettiva. Spesso queste persone possono mascherare la loro paura cercando molti rapporti sessuali che non impegnano il cuore, o al contrario evitano qualunque tipo di contatto sessuale.

Basil è il rimedio per chi vive il sesso come qualcosa di peccaminoso e sporco, tendendo a scindere la parte sessuale da quella affettiva anche nella relazione di coppia. A volte in conseguenza di ciò può darsi che la persona viva la propria fisicità in relazioni extraconiugali dove si permette di lasciarsi andare, oppure che sia attratta da pornografia o forme illecite di sessualità.
Il fiore del basilico aiuta a viversi armoniosamente in entrambi gli aspetti di corpo e emozioni, istinti e spiritualità, costituendo un valido aiuto anche alle coppie che non riescono a incontrarsi nei bisogni e nell'intesa intima.

[Wisteria si assume 7 gocce mattina e sera. 
I fiori califoriani si assumono 4 gocce per 4 volte al giorno]


Buona settimana
virginia

lunedì 20 gennaio 2014

La paura: amica o nemica?



La paura è un'emozione primaria e primordiale.
Nasce per difenderci, per fare in modo che non ci imbattiamo in qualcosa di pericoloso che può portare conseguenze nefaste: essere prudenti in alcune situazioni risparmia inutili sofferenze.
Ma cosa fare se la paura diventa una modalità pervasiva per entrare in contatto col mondo? Quante paure paralizzanti attanagliano le persone, trasformandosi in quei fastidiosi sintomi d'ansia, panico e insicurezza!
Si può temere di esporsi con gli altri, di svelarsi, di essere rifiutati o giudicati.
Si può temere di essere feriti, di essere traditi, di essere oberati dalle responsabilità, di dire la propria opinione... insomma, spesso tutto questo si risolve in un'angosciante paura di vivere.
Proprio come nella reazione fisiologica che porta un blocco nel corpo – una specie di congelamento improvviso – la reazione emotiva alla paura può portare a una paralisi delle relazioni, degli agiti nel mondo, perché tutto viene vissuto come rischioso.
Così si pensa che sia meglio restare fermi nella in-azione che porre in essere comportamenti insicuri.
A volte è proprio il corpo che parla. Di fronte ad eventi interpretati come minacciosi, mette in scena sintomi fisici che necessariamente portano all'evitamento.
Quando eri piccola magari ricordi il famoso mal di pancia per non andare a scuola.
Adesso che sei grande può succedere qualche altro segnale, ma resta il fatto che, limitandosi a curare il mal di pancia, non si risolve il problema che l'ha portato e il motivo per cui c'è un disagio nell'andare a scuola.
Per questo è importante andare dietro alle paure.
Scoprire cosa ci vogliono comunicare, da dove sono nate, da cosa tentano di proteggerci in maniera esasperata.

Nel repertorio dei fiori di Bach ci sono molti fiori che aiutano a superare le paure, ma vanno scelti non tanto in base al tipo di paura, quanto rispetto a come vive il problema la persona pavida.
Mimulus è il rimedio per chi ha paura di qualcosa di noto e definito, ma anche per chi, per temperamento è timido, chiuso e introverso.
Rock Rose è il fiore che scioglie la tensione derivante dal panico, una paura totalizzante e intensa, senza un oggetto preciso. 
Aspen si usa quando vi sono paure sconosciute, quando la persona, anche per temperamento, è molto sensibile agli ambienti e a certe atmosfere, quando c'è un senso di presagio, un'inquietudine interiore che non trova motivazioni esterne.
Cherry Plum è il rimedio per chi ha paura di perdere il controllo, legato però a reazioni che si teme di non poter canalizzare in maniera costruttiva, (mentre nel caso di personalità che vogliono avere tutto sotto controllo e quindi si presentano come persone rigide e intransigenti è meglio il fiore Rock water).
Quando invece le paure sono tutte incentrate sulle persone più vicine (es. genitori iper apprensivi) il rimedio ideale è Red Chestnut.
Larch è il fiore per chi teme sempre di non essere all'altezza e non ha fiducia nelle proprie capacità. Mentre Cerato è il fiore di chi ha paura di non fare mai la cosa giusta, per questo finisce per chiedere agli altri disperdendo un sacco di energie.
Heater è il fiore per chi ha paura di restare da solo, quindi assilla gli altri con la sua presenza, il suo atteggiamento richiedente o le sue malattie immaginarie. 

A volte i rimedi floreali aiutano a scandagliare l'interiorità e permettono di vivere con più serenità la vita quotidiana. 
Auguro a tutte voi di affrontare e superare le vostre paure, che una volta scoperte, possono schiudere preziose risorse. 

buona settimana
virginia 

lunedì 6 maggio 2013

Liberarsi dai pensieri nocivi




E' come se avessi un disco rotto che si è incantato su una strofa e continua ininterrottamente a ripeterla... vorrei liberarmene ma è impossibile da rimuovere.”


Rimugino sempre, su tutto ciò che accade: sento la necessità di ripensarci per poterlo elaborare, per trovare soluzioni...”


Quando ho un problema, assorbe tutto il mio tempo e le mie energie, non riesco a dormire la notte, mi assento quando sono con gli altri, rivedo immagini, ripercorro con la mente passaggi che mi aiutino a capire, ma senza in realtà cercare di superare le cose... è come se in qualche modo godessi del semplice ripetere ossessivamente gli stessi pensieri.”


è una tortura. Mi sento imprigionata negli stessi schemi mentali e non riesco a venirne fuori. Più ci penso per mettere ordine e più la mia mente è nel caos assoluto. Mi sento presa in un circolo vizioso. Sono esausta.”


Sono giorni che non posso fare a meno di pensare continuamente a quello che è successo. La mia vita ormai ruota attorno al pensiero di lui/lei, riesco a liberarmene mentre lavoro, ma solo se parlo con qualcuno, mentre se sono in silenzio davanti al computer non posso evitare che la mia mente vada continuamente su quello che mi ha detto, che mi ha fatto...perché è successo? Non so darmi una spiegazione e non me ne farò una ragione finché non lo saprò.”
 

Chi non ha mai provato uno di questi stati d'animo?

Credo che ormai, l'uso spasmodico della funzione “pensiero”, sia uno dei “mali” dei nostri tempi.

Abbiamo imparato a riflettere su tutto – che, se di per sé può essere una cosa costruttiva – in alcune occasioni si rivela un meccanismo perverso per continuare a restare fissati su qualcosa che si fa fatica ad elaborare, impedendosi di guardare con fiducia verso un possibile cambiamento.

Tutto avviene a causa di alcuni fraintendimenti.

In primo luogo perché usando i pensieri si cerca di difendersi dall'emozione che quell'evento o quella situazione porta con sé. Il voler capire, il cercare spiegazioni logiche, fa sì che si appaghi il desiderio di etichettare, contenere in una forma o in una definizione qualcosa che sfugge e come tale ci provoca smarrimento e sentimenti contrastanti che ci rendono vulnerabili. Le emozioni sono portatrici di sofferenza, mentre i pensieri cercano di mettere ordine e disciplina dove apparentemente non c'è. È più facile accettare che l'altro abbia fatto qualcosa per un motivo “giustificabile” piuttosto che l'abbia fatto e basta. È più rassicurante riuscire a prevedere delle alternative a un problema, piuttosto che accettare la temporanea incertezza che un momento critico porta con sé.

Da qui l'altro fraintendimento: troppo spesso confondiamo il pensiero con l'intuizione.

In automatico rimuginiamo su qualcosa credendo che prima o poi arrivi un'illuminazione, mentre in realtà, questa può arrivare solo se i pensieri fini a se stessi si acquietano e si permette alla nostra mente di accedere a soluzioni alternative perché creative, libere da schemi e da sillogismi logici.
In psicosintesi si può lavorare attraverso diverse tecniche per smascherare questi automatismi, ma oggi, per semplificare, mi limiterò a suggerirvi alcune semplici modalità da usare in autonomia, oltre a due preziosi alleati della floriterapia.
Roberto Assagioli suggeriva la scrittura come tecnica catartica per sfogare le energie in eccesso. Se ci sono pensieri o preoccupazioni che occupano l'attenzione, si può scrivere su un foglio tutto ciò che ci passa per la testa, in maniera immediata, senza preoccuparsi della forma o della punteggiatura: deve essere solo un modo per allontanare da sé ciò che disturba. Lo si può fare dandosi un tempo, finito il quale ci si dedica a qualcos'altro.

Un'altra tecnica interessante è quella della meditazione riflessiva, fatta sempre per iscritto, come suggerito da Piero Ferrucci. Si prende un foglio bianco, si scrive al centro una parola che rappresenti la tematica su cui si vuole riflettere, di modo da dare un “compito” preciso alla mente che altrimenti in maniera anarchica salta da un pensiero all'altro. Si associa a quella parola tutto ciò che in quel momento viene alla mente (e si scrivono, legandole da una freccia, come in una mappa mentale), anche cose apparentemente senza senso, così diventa possibile scovare alcune soluzioni più creative rese impossibili dal semplice rimuginare.

 
Nel repertorio di Bach, il fiore che riequilibra la cosiddetta “sindrome del disco rotto” è WHITE CHESTNUT (pioppo bianco), che permette di rompere la ruminazione mentale, di sciogliere la tensione che essa porta e ristabilire armonia nei nostri pensieri.

È ottimo quando c'è insonnia data da improvvisi risvegli e incapacità di addormentarsi dovuta al sopraggiungere dei pensieri su ciò che ci sarà da fare il giorno dopo, o in generale su problemi che assillano in quel momento.

L'essenza del pioppo bianco, spezza l'incantesimo della fissazione, delle idee ossessive su un episodio, su frasi ascoltate o scene subite.
Vi segnalo anche un fiore del repertorio australiano, ovvero BORONIA, ideale quando le tematiche che assillano sono relative alla rottura di un rapporto affettivo, con pensieri fissi su quella persona che ha fatto soffrire, che impediscono di guardare avanti e andare oltre. La tortura mentale dello stato Boronia, è data dall'insicurezza, dal restare attaccati al senso di possesso per ciò che non è più presente, vivendo nello struggimento dei tempi passati e nel rimuginare sui perché, i se e i ma...

L'essenza agisce nel rimarginare la ferita emotiva, nell'accettare invece di recriminare e pretendere spiegazioni che non fanno altro che peggiorare le cose.


Non devi cercare di fare in modo che le cose vadano come vuoi, ma accettare le cose come vanno: così sarai sereno.

(Epitteto)

buona settimana
virginia

p.s. Ricordo che i fiori di bach si prendono 4 gocce per 4 volte al giorno, mentre gli australiani, 7 gocce mattina + sera

lunedì 10 dicembre 2012

Dare energia al cambiamento


 
Questo titolo ha colto semplicemente la tua attenzione o ha toccato corde interiori bisognose di vibrare su nuove e stimolanti note?

E' riuscito a stuzzicare la tua curiosità o ha spaventato quella parte di te che ancora si ostina a rimanere vincolata a persone, eventi o situazioni ormai superati fuori, ma trattenuti dentro?

Stai forse attraversando un periodo difficile e doloroso o ne sei appena uscita e festeggi con gioia la tua vittoria? Oppure sei ancora lungo il cammino?

Qualsiasi sia il motivo che ti porta a leggere queste righe, forse questo post fa per te.

Oggi voglio parlarvi di un rimedio della floriterapia australiana: Bottlebrush.



La sua forma a scovolino ricorda quegli spazzolini usati per pulire bene fin negli interstizi più difficili da raggiungere... per questo viene usato per spazzar via il vecchio e affrontare il nuovo con diversa energia.

Soprattutto nei casi molto resistenti al cambiamento!


Ogni momento di passaggio porta con sé bilanci e riflessioni.

A volte sei così in sintonia con la tua volontà di mutamento che tutto scorre in maniera fluida, di modo che ti trovi a iniziare nuovi progetti con slancio e direzione.

Altre volte invece fai fatica a non voltarti indietro, a lasciare le vecchie scelte, interrogandoti, rimuginando, ripensando inevitabilmente a ciò che è stato, sentendoti persa nella nebbia di ciò che potrebbe essere, e che ti spaventa.
 
Anche quando tutto sembra andare per il verso giusto, qualche piccolo cambiamento è fondamentale per migliorare, avere nuovi stimoli e dare spazio a esperienze di crescita.

Il fiore del Callistemon è utile nei momenti di grande trasformazione, aiuta a liberarsi del passato che imprigiona e dona nuova speranza e fiducia nel futuro. Sostiene e aiuta anche quando il cambiamento è subìto e non agito in prima persona.

Bottlebrush con la sua energia purificatrice rimette in connessione con il proprio potenziale di accettazione ed elaborazione delle delusioni, per lasciare andare le inutili zavorre e passare oltre.

In questi giorni che si avvicinano alla fine dell'anno mi capita spesso di ascoltare i bilanci di molte esperienze e percepire la titubanza nel progettare nuove cose per l'anno che verrà... dunque, anche se senti di non essere nel grande guado...quale migliore momento per provare questo rimedio scoperto da Ian White?

Buona settimana!

virginia
(ps. I fiori australiani si prendono 7 gocce al mattino e 7 alla sera)

lunedì 24 ottobre 2011

Un rimedio per le relazioni "spente"

Sono le 23.30. Linda riesce finalmente a posare il suo corpo sul divano, che mai come adesso le era sembrato tanto accogliente. Si guarda intorno: spunta dal lembo di un cuscino vicino a lei un piccolo topolino di peluche, unico testimone residuo di quel campo di battaglia di giochi che era il suo salotto fino a qualche ora fa, prima che lei, come ogni sera, avesse riposto i protagonisti delle scorribande serali del suo bambino, nel loro cestino, vicino la tv. Sullo schermo passano i titoli di coda di un film che Alberto in parte è riuscito a vedere, tenendo un occhio sullo schermo piatto e l'altro a controllare quell'incauto esserino che da un po' di tempo pare che sia attirato solo da attività pericolose e strane, mentre lei nel frattempo sistemava la cucina, stendeva la lavatrice, telefonava a sua madre per accordarsi sugli orari per l'indomani. Adesso è seduta accanto a suo marito, che continua ad avere un occhio sul solito schermo e una mano distrattamente appoggiata sulla sua coscia, come a dire “ben arrivata”. Le piacerebbe continuare a parlare di quella cosa accaduta al lavoro, alla quale è riuscita a dare un incipit appena seduti a tavola per cena, ma subito interrotta da altri bisogni di pappa e lacrime cui pensare e dare appagamento. Adesso è troppo stanca per parlare: “chissà, magari domani tutto si risolverà da sé..” e poi “forse a lui non interessa, altrimenti mi chiederebbe ancora...” “o forse è stufo, dopo una lunga giornata di ascoltare anche i miei problemi”, “si però io ascolto sempre i suoi”... è così pensieri si accavallano uno sopra l'altro, intasano la mente come stasera le auto sul viale di ritorno a casa.
Ci sono dei momenti in cui Linda vorrebbe avere la bacchetta magica e riuscire a risolvere situazioni complicate in un solo gesto. Alberto tace ancora e adesso altalena la sua attenzione fra un programma della seconda serata e l'inizio di un nuovo film.
In questi momenti spesso a Linda capita di pensare a qualche anno fa. A quando non vivevano insieme e i fuochi d'artificio scoppiavano ogniqualvolta i loro occhi si incontravano, se pure dopo giornate come queste, di lavoro, stress, problemi... giornate interminabili che acquistavano senso solo se alla sera c'era lui.
Chissà se anche suo marito ci pensa qualche volta.
Vado a letto”, dice lui e il calore della sua mano abbandona quel lembo di pelle che già richiedeva di più.
Alberto, tu mi ami?”
E un espressione interrogativa e stuporosa appare sulla faccia di lui.
Ma certo che ti amo" - uno sbadiglio -  "dai, vieni a dormire” e una coperta di notte e stelle fa terminare così la loro giornata. Una come tante altre. **

Il frutto di tutti i buoni matrimoni è l'amore duraturo” recita il Kama Sutra, citato da Ian White per introdurre l'essenza di un fiore del repertorio australiano che serve a rinnovare la passione e l'interesse all'interno di una relazione.
Linda e Alberto si amano, ma la loro routine è complice del tempo che passa, degli impegni, degli interessi che cambiano e prendono il sopravvento su altri, cosicché può essere che la percezione di “lontananza” cominci a far capolino nella coppia. Non è sempre per disinteresse che le cose cambiano: possono esserci situazioni come questa, dove l'altro è considerato un punto fermo, insostituibile ma dove si danno molte cose per scontate, cosicché il rapporto non è nutrito alla base con un dialogo avido di sapere e conoscere come nei primi tempi.
Bush Gardenia aiuta proprio in questo processo perché “è come se l'essenza portasse gli individui a guardarsi in faccia, a vedere cosa sta facendo e cosa sta provando il proprio partner, nonché a capire cosa serve per riavvicinarsi”, stimolando la consapevolezza e il miglioramento della comunicazione.
Questo rimedio può essere usato quando uno dei due coniugi è troppo preso dalla propria vita rischiando così di minare l'equilibrio familiare, ma anche per un riavvicinamento più intimo nella sfera sessuale, perché porta alla manifestazione e all'ascolto di nuovi bisogni dell'altro. Si assume la miscela entrambi, per un effetto potenziato e armonico. 
Oltre a questo meraviglioso fiore, non scordiamoci mai che nulla è benefico all'interno di un legame, come il dialogo, quindi non accontentiamoci come Linda di fare supposizioni su ciò che Alberto pensa o meno, privandoci di manifestare una nostra necessità, e allo stesso tempo sentiamoci libere di esprimere dubbi, incertezze, paure...
Una mia amica mi raccontava che sua mamma le aveva sempre detto che lei e suo papà non andavano mai a dormire se prima non avevano risolto un bisticcio o chiarito una situazione: “non si dorme finché non ci si può dire buonanotte con un bacio”.
Mi sembra un'ottimo “elisir di lunga vita”...di coppia.
Buona settimana a tutte.
virginia

ps. se provate il fiore (7gocce al mattino e 7 alla sera), fatemi sapere come va...

** i nomi e le vicende narrate sono di pura fantasia

giovedì 4 agosto 2011

Bellissime..con i fiori



Abbiamo parlato del nostro rapporto col corpo (se hai perso il post lo trovi qui), così mi sono venuti in mente dei rimedi floreali che ci possono aiutare in situazioni particolari per recuperare il contatto con il principio transpersonale della Bellezza, che trascende la sola espressione attraverso il corpo fisico, ma ci mette in contatto con quella luce interiore che può trasparire dalla nostra persona, per nutrire l'altro e non accecarlo, come specchietto per le allodole.
Vi voglio descrivere due rimedi, appartenenti ai sempre più conosciuti repertori floreali californiano e australiano.
PRETTY FACE, come dice il suo delizioso nome, è un fiore californiano utilissimo ogniqualvolta ci si identifica troppo con il proprio aspetto esteriore, attribuendogli un'eccessiva importanza, rischiando di essere condizionate, nella valutazione di sé, dai canoni estetici imposti dall'esterno. Quando siamo in questo stato d'animo, se per qualche motivo, il fisico non risponde più a questi criteri considerati oggettivi, si finisce per sentirci inadeguate, insicure e provare vergogna o rifiuto per il proprio corpo. Utilissimo per le persone che non accettano i cambiamenti dell'immagine legati al passare del tempo, ma anche quando ci si sente brutti, inadeguati dal punto di vista fisico.
FIVE CORNERS è il fiore australiano indirizzato all'apprendimento delle lezioni universali dell'autostima e dell'accettazione di sé, perché aiuta a sentirsi sicuri della propria bellezza interiore ed esteriore, a tutti i livelli, non solo quelli dei canoni estetici. Fra le situazioni per cui è indicato questo rimedio, mi preme segnalare quella in cui la persona fa di tutto per non apparire, per non mostrarsi perché non si sente all'altezza, non si piace: questo può avvenire con una chiusura in sé stessi ma anche con un abbigliamento scialbo, incolore, con poca cura di sé, accompagnata da pensieri del tipo “inutile che mi metta carina, tanto non serve a niente perché me non mi noterà mai nessuno...”.
A tal proposito, Ian White nel suo libro, suggerisce un esercizio molto interessante da fare ciascuna a casa sua, per liberare le energie di bellezza respresse in ciascuna di noi, che chiama “la tecnica della borsa allegra e dei fazzoletti”. Consiste nel mettersi di fronte alle ante aperte del nostro armadio e cominciare ad eliminare tutti i capi che ci imbruttiscono, quelli che usiamo per infagottarci, ma anche quelli comprati per tempi migliori (tipo quando avrò perso tot. Chili...) - e quindi ci fanno sentire inadeguate – o che facciamo fatica a buttare perché “chissà, prima o poi torneranno di moda”- e invece ci fanno restare inchiodate a un'immagine di noi che non esiste più e ci impedisce di vedere la bellezza che sprigioniamo oggi. Ecco che allora potremo creare spazio per nuovi capi coi quali sentirci bene, una borsa allegra di colori e nuova vitalità. Vi starete chiedendo: e i fazzoletti? Servono per le lacrime, vere o interiori, versate per elaborare il lutto di una parte di noi che ha fatto il suo tempo, che non ha più ragione di esistere e deve cedere il posto al nuovo.
Come si usano, questi fiori di cui vi ho parlato, se ritenete di averne bisogno? Potete usare uno o l'altro, a seconda di dove vi rivedete di più.
I californiani si usano nella medesima posologia dei fiori di Bach, ovvero 4 gocce per 4 volte al giorno, mentre l'australiano si usa 7 gocce al mattino e 7 la sera.

Liberate tutta la bellezza che c'è in voi,
buon fine settimana!
virginia

giovedì 30 giugno 2011

...Nostalgia canaglia

Nostalgia by SusyTheButcher

Nostalgia è una parola che deriva dalla fusione di due termini greci (nostos + algos) traducibile con il concetto di “ritorno del dolore”.
È un sentimento complesso e invadente, infiltrante e sotterraneo, che colpisce molto spesso noi donne, più legate al passato e a ciò che è stato, quando invece dovremmo guardare con coraggio e fiducia verso il futuro che ci attende, lasciandoci alle spalle certe zavorre che impediscono di progredire.
La nostalgia può essere provata in molte situazioni di vita, soprattutto nei momenti di passaggio, quando tutte le nostre energie devono essere canalizzate nella trasformazione che sblocca momenti stagnanti o dolorosi.
Il dott. Bach, scelse come rimedio per la nostalgia il fiore del Caprifoglio – HONEYSUCKLE – che nella sua etimologia inglese rende molto bene l'idea di questo struggimento mieloso, il bisogno orale di ricevere un dolce nutrimento dal crogiolarsi nel ricordo.
Egli infatti lo descriveva come indicato “per coloro che vivono molto nel passato e non si aspettano di trovare una felicità simile a quella già vissuta”. La signatura di questo fiore è ulteriormente incisiva: durante la crescita i fiori stessi cambiano colore ma restano in parte della stessa sfumatura di quello vecchio.
È tipico di uno stato Honeysuckle negativo l'essere nel presente col corpo ma restare nel passato con la mente e le emozioni, così da vivere una scissione interiore che provoca un blocco evolutivo. Inoltre, avviene spesso nella persona nostalgica una sorta di idealizzazione delle situazioni precedenti, che non sempre corrispondono alla realtà (ad es. di una relazione finita si tenderà a ricordarsi solo i momenti belli, anche se sporadici, a scapito di tutto il resto!).
I limiti e le ombre delle esperienze trascorse non vengono presi in considerazione, per cui non possono essere neppure elaborati e metabolizzati (è questo processo che ci permetterebbe di fare nuovi progetti e investire nuove energie).
Quando è opportuno prendere Honeysuckle?
  • quando vi ritrovate spesso a parlare di ciò che è stato, identificandovi con quella voi che non c'è più (perché aveva un senso solo in quel contesto, ma non volete accettarlo).
  • Dopo la fine di un rapporto, quando, nonostante abbiate lavorato sul lutto della separazione, i ricordi vi costringono ancora a fare i conti con quel che non c'è più. Può anche essere il caso che siate voi che volontariamente passate le giornate col naso per aria a crogiolarvi nei rimpianti, nel film interiore dei momenti trascorsi ecc... (nel caso dei rimorsi invece è più opportuno “Pine”)
  • dopo ogni cambiamento: un lavoro, un trasloco, un trasferimento in altro paese...
  • nei bambini, quando fanno fatica ad adattarsi a nuove situazioni (svezzamento, scuola, nuovi amici)
Una volta assunto il rimedio, l'energia torna a circolare fluida dal passato al futuro, si apprende la lezione data dell'esperienza con i suoi insegnamenti, ci si lascia guidare dalla vita con tutta la sua bellezza e le sue sorprese, guardando con fiducia davanti a sé.
virginia

giovedì 26 maggio 2011

Un rimedio per le ferite e le sofferenze del passato



Scrivendo il post “la sofferenza necessaria: come attraversare il deserto della psiche” (se lo hai perso, lo trovi qui) ho riportato una frase del libro Donne che corrono coi lupi, che cita la possibilità di trovare nel deserto dell'anima, circondato da chilometri di nulla, anche un solo cactus, ma adornato di un unico fiore rosso vivo, sinonimo di speranza.
Questa immagine mi ha fatto inevitabilmente pensare a un rimedio della floriterapia australiana, lo Sturt Desert Pea.
Questo stupendo fiore, di un rosso intenso e vivificante, cresce proprio nelle zone desertiche dell'Australia meridionale, o in altre zone, ma sempre in condizioni climatiche molto secche e difficili, (come presso i laghi salati), per questo rappresenta un'essenza che rimanda al potenziale di forza, resistenza e presenza, nonostante le avversità.
Pensate che i suoi semi possono fiorire anche dopo quarant'anni!
La longevità di questa pianta ne spiega l'utilizzo nella cura di tutte le ferite del passato, soprattutto quelle serbate per molti anni: la sua proprietà principale è infatti quella di risolvere i dolori e i dispiaceri profondi.
Agisce efficacemente in quelle persone che tendono a reprimere la loro tristezza e piangere raramente, quindi rappresenta un rimedio fondamentale per tutte quelle di noi che hanno resistito al dolore per molto tempo, che hanno cercato di guardare avanti senza possibilità di elaborare la sofferenza (che magari si è presentata adesso tutta insieme, con gli interessi).
Ian White, il terapeuta che ha scoperto e divulgato i fiori del repertorio australiano narra una leggenda aborigena che spiega la nascita di questo fiore: curiosamente racconta del loro spuntare “al posto delle ossa” dopo un massacro perpetrato ingiustamente da una tribù su un'altra.
Ho trovato questa analogia con quanto suggerito dalla Pinkola Estes qualcosa in più di una semplice coincidenza. Che siano quelle degli aborigeni australiani o delle curandere sud americane, le storie popolari invitano a recuperare le ossa, il nostro dolore, la sconfitta, per poter poi risorgere.
A conferma di questo, cito ancora Ian White, il quale afferma che questo fiore è un potente rimedio che agisce molto in profondità, favorendo grandi cambiamenti nella vita delle persone.
La sofferenza profonda, quella che sembra annientarci, in realtà ci salva.
Quindi, care amiche, se vi accingete ad attraversare il deserto, Sturt Desert Pea, col suo rosso fiammante, può essere un prezioso e salvifico compagno di viaggio.

P.S. La posologia dei fiori australiani è diversa da quelli di Bach. Si assumono 7 gocce al mattino e 7 alla sera.
virginia 

lunedì 2 maggio 2011

La sindrome di Wonder Woman




Questo fine settimana ho tenuto un corso a Trento,  dal titolo “Non combattere ma trasformare: Fiori di Bach e Psicosintesi”.
Chi mi conosce (o segue assiduamente il blog) sa del mio amore per questi due grandi uomini – Edward Bach e Roberto Assagioli – che hanno dato alla luce (eh, si, anche gli uomini sanno essere molto generativi!) rivoluzionari metodi di cura ed evoluzione umana.
Con mio grande piacere, il gruppo di lavoro del corso era composto esclusivamente da donne.
Condividendo stati d'animo e conoscenze, parlavamo di schemi di comportamento tipico, difetti da trasformare e qualità da coltivare (per chi vuol saperne di più sull'uso dei fiori, clicchi qui) quando, ad un certo punto, una di loro afferma: “lo stato oak lo si può definire come la Wonder Woman?”.
Si, esatto! Bellissima metafora.
Ed ecco che durante il viaggio di ritorno ho messo insieme le idee per questo post.
Per natura noi donne siamo, per usare una definizione moderna, multitasking, ovvero il nostro cervello è programmato per riuscire a fare molte cose contemporaneamente, assolvere diverse funzioni e organizzare svariate attività, giostrandosi magnificamente fra il lavoro (con i suoi rapporti interpersonali da tenere in equilibrio), gli incastri temporali per accompagnare i figli nei loro mille impegni, la cena da preparare mentre correggiamo i compiti dei bambini e pensiamo anche a ritagliarsi un po' di tempo per condividere il resoconto della giornata con l'uomo della nostra vita.
Questo accade in un normale giorno di routine, ma anche nei momenti in cui ci sono impegni più grandi cui far fronte, eventi improvvisi da gestire o situazioni di emergenza.
Molte di noi dimostrano una tenacia e una pazienza sovrumana, non si lamentano mai, tengono fede a tutti i compiti con grande dignità e senso del dovere, nella convinzione che, una volta preso un impegno, va portato infondo a tutti i costi, (a rischio però di perdere di vista i propri bisogni ed esigenze).
La Wonder Woman in questione è quella che non mostra mai segni di cedimento o stanchezza, ignora il naturale bisogno di riposo e anzi, pretende di svolgere tutte le sue mansioni anche quando è ammalata (se qualcuno riesce a convincerla a restare a casa!).
Oak, il fiore della quercia “è utile a coloro […] che si impegnano con energia e tenacia negli affari della vita quotidiana, continuano a provare una soluzione dopo l'altra, per quanto il loro caso possa sembrare disperato, non si danno mai per vinti” affermava Bach “si sentono insoddisfatti quando la malattia interferisce con l'assolvimento dei loro doveri o impedisce loro di prestare aiuto agli altri. Sono persone coraggiose, che si battono contro grandi difficoltà senza perdere la speranza o la tenacia”.
Le donne Oak, quando sono in stato armonico, sono le colonne portanti della famiglia, dell'azienda in cui lavorano, sono l'amica che non nega mai un aiuto (da non confondere con Centaury, che invece non sa dire di no – vedi qui), sono stacanoviste instancabili e devote: le si riconosce proprio dalla loro tendenza a negare la stanchezza “Io stanca? Ma figurati!”.
In stato armonico si sentono e si riconoscono un'energia che le spinge ad andare avanti senza risparmiarsi, quindi come Wonder Woman, riescono ad avere e ad incarnare una forza impensabile per una donna “normale”.
Però...in realtà anche loro sono esseri umani!
Quando arrivano al capolinea delle loro energie sono davvero sconvolte e bisognose più di altre di riposo. Spesso sono “costrette” a fermarsi perché il loro corpo non ce la fa più a seguire i mille progetti e attività della mente, finendo per manifestare sintomatologie di esaurimento psicofisico importanti. Spesso somatizzano lo stress con dolori e tensioni all'altezza delle spalle e del collo (dove si portano tutto il peso del mondo!).
L'assunzione del rimedio Oak, le aiuta in primo luogo a riconoscere l'estremo bisogno di fermarsi e riposare, oltre a ricondurle in maniera dolce a contattare parti di sé che necessitano di attività piacevoli e distraenti, e a toccare con mano il proprio senso del limite.
L'assunzione del fiore, come dico sempre, non stravolge, non ci cambia né ci rende altro da quello che siamo: semplicemente, come un diapason, ci permette di riaccordare la corda stonata del nostro animo, continuando a essere quello che siamo ma in maniera positiva ed evolutiva.
Se prenderete il rimedio Oak resterete comunque le colonne portanti della vostra esistenza, manterrete l'inesauribile energia che vi caratterizza, ma riuscirete anche a riconoscere quando vi state spingendo troppo oltre le vostre possibilità.
Ricordiamo che anche le eroine devono affrontare i loro doveri e alti ideali con umiltà: questo ce le rende più umane, più vicine... e più simpatiche  ;-)

virginia