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mercoledì 29 agosto 2012

Power of love


C'è una cara amica che non è stata bene.

Ci sono molte amiche che le hanno fatto sentire con le parole che sgorgano direttamente dal cuore che le sono vicine e che credono in lei, nella sua pronta guarigione, nella sua meravigliosa voglia di vivere che traspare con impeto dalle onde dei suoi profondi occhi di mare.

Leggendo le parole scritte, le sue e le loro – intensi e toccanti messaggi di speranza – mi sono ritrovata a respirare in maniera più ampia, a sentirmi in pace, a essere grata per le persone che mi e che la circondano. Mi sono commossa.

Ho avuto la fortuna di essere ancora una volta testimone di quanta energia ci sia nell'amore, nella vicinanza emotiva dell'energia femminile, che culla e consola, che rinfranca, che lenisce le ferite col balsamo della presenza, quella che non ha bisogno di ripetersi o confermarsi ogni giorno, che non importa se ti conosci da una vita o da qualche mese: semplicemente ci sei. E ti dà gioia esserci.

E un fluido di armonia scorre invisibile fra te e le altre, impalpabile bisogno di raggiungersi per vie costellate di emozioni dense di significati, tutte canalizzate verso una direzione, verso una donna coraggiosa, determinata, speciale. È intesa, comunanza, unione. Sono le anime che si sfiorano e danzano lievi.

È l'amicizia, quella vera.

Oggi voglio rendere onore alle “mie ragazze”, alla meravigliosa donna che è in ciascuna di loro. E all'amica speciale...forza, siamo tutte con te!

virginia

mercoledì 20 giugno 2012

Il bello del camminare insieme



"L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. E’ necessario accettarlo, perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur avendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e coglierli. E’ necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perchè, nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva".

Sulla sponda del fiume Pedra mi son seduta e ho pianto (Paulo Coelho)


Dovremo tenere bene a mente queste parole tutte quelle volte che pensiamo solo di aver sbagliato, deluso, amato troppo e ricevuto troppo poco.
La vita è un gioco di relazioni, di persone che si intrecciano sul nostro cammino e che ci regalano qualche cosa. E così pure noi regaliamo qualche cosa a loro.
Abbiamo così bisogno della presenza di altre persone vicino a noi che a volte diamo pure per scontato che ci sarà qualcuno.
L'amore e l'amare sono nella nostra natura: nasciamo da un atto d'amore e veniamo alla luce capaci non solo di ricevere amore ma anche di donarlo e di far sentir bene chi si prende cura di noi.
Credo che dovremo imparare a ringraziare un po' di più le persone che ci sono vicine e dovremo imparare a farlo anche quando un amore o un'amicizia finiscono perchè se oggi siamo ciò che siamo è anche grazie al pezzo di strada che abbiamo condiviso con loro.

erika

lunedì 11 giugno 2012

Donne dal sapore inconfondibile

pics from littlesnobthing


Una domenica in campagna.

Una coperta a scacchi sotto un acero, davanti a un'aia di quelle di una volta, libri e parole fra amici.

Questo il contesto che mi ha dato spunto per il post di oggi.

Alle cinque, merenda a base di cocomero fresco e un'amica che dice “quest'anguria sa di qualcos'altro, quei sapori come da casolin” e ci spiega come nei negozietti microscopici dei paesini di campagna capiti che i prodotti freschi ed esposti all'atmosfera degli spazi angusti – dove tutto è stipato per ottimizzarli – ci sia una contaminazione di sapori, per cui ad esempio il prosciutto potrebbe prendere un ricordo di sapone e l'anguria un'aria velata del formaggio e via così...

Sul momento noi non ce ne eravamo accorti, ma facendoci attenzione l'abbiamo percepito.

Così la mia mente non ha potuto fare a meno di rielaborare questo concetto in chiave esistenziale e rilevare come a volte capiti anche alle persone di farsi contaminare da soggetti con sapori più forti e decisi dei propri – come processo naturale del convivere o perché ci lasciamo sopraffare o perché cerchiamo di imitarli, pensando che siano migliori o più “gustosi”.

Mi è uscito fuori un ricordo di quando ero piccola e si andava al mare, incontrando bambini di altre regioni che parlavano in maniera diversa e curiosa, mettendo magari un articolo davanti ai nomi o usando espressioni dialettali che subito si inserivano a pieno titolo nel nostro nuovo vocabolario post-vacanziero. Era da una parte un modo per sentirsi più vicini, per essere accettati e integrarsi in un mese fra parentesi, lontano dagli amici di sempre e dall'altro, al ritorno, ci sembrava di essere stati a contatto con persone particolari, ci sentivamo diversi e unici in un contesto dove tutti continuavano ad usare le stesse cadenze e parole, rendendoci un po' speciali e al centro dell'attenzione.

A volte capita anche fra amiche: la vicinanza emotiva e di esperienze fa sentire simili, quando siamo giovani poi si tende anche ad assomigliarsi, a voler quasi essere l'altra e integrarne le qualità che amiamo...

Lo stesso può accadere nella coppia, quando, dopo tanto vivere insieme, si finisce per amare quelle piccole manie dell'altro, che diventano un po' anche nostre, si impara a respirarci nel profondo e assimilare particolari e dettagli.

Questi processi possono essere spontanei e naturali, ma ci sono casi in cui si tratta di vere imposizioni, proprie o altrui.

Quante leggere e tenui angurie hanno dovuto assorbire loro malgrado il sapore tenace di altri mondi, accettando che il loro non andava bene, sforzandosi di diventare addirittura qualcos'altro e rinnegando la loro natura? Non c'è niente di più triste di un'anguria che sa di formaggio... perché essa perde la sua identità, ciò che la caratterizza e la fa essere quella che è, semplicemente, senza artifici.
Dobbiamo imparare che non è possibile essere amati da tutti. Questa è un'ipotesi puramente idealistica, difficilmente attuabile nella società umana. Possiamo essere la prugna più succulenta del mondo, dolce, succosa, matura; ed essere pronti offrirla a un altro, chiunque egli sia. Ma al tempo stesso dobbiamo ricordare che non a tutti piacciono le prugne. Dobbiamo capire che, se siamo la prugna più succosa e matura del mondo e qualcuno che amiamo non apprezza le prugne, possiamo sempre scegliere di diventare una banana. Certo, saremo sempre una banana, ma niente ci impedisce di continuare ad essere la miglior prugna del mondo. Dobbiamo tener presente che, se decidiamo di essere una banana di seconda scelta, corriamo il rischio che la persona amata ci consideri a sua volta di seconda scelta, e che, decisa ad avere solamente il meglio, decida di scartarci piantandoci in asso. Ci resta la possibilità di lottare tutta la vita per diventare la miglior banana – cosa impossibile se siamo una prugna- oppure possiamo continuare a sforzarci di essere la miglior prugna. (Leo Buscaglia - "Love")


quindi, che siate prugne, banane o angurie, non rinunciate mai al vostro sapore unico e inconfondibile, perché è ciò che vi rende autentiche e inimitabili e vi permetterà di liberarvi del cuoco da strapazzo che tenta di cammuffare il vostro gusto e di trovare sul vostro cammino lo chef che lo esalterà, rendendolo straordinario.

Dedico questo post allo chef del mio cuore.

Buona settimana
virginia

lunedì 21 maggio 2012

Quelle donne che...


E' da un po' che ci penso.

Ritengo necessario porre attenzione anche a quegli aspetti “discutibili” delle donne con i quali mi imbatto nel quotidiano, o per lavoro o perché mi risulta impossibile non osservare quello che mi circonda e notare gli equilibrismi imperfetti delle relazioni umane.

Uno di questi è il bisogno, spesso declinato al femminile, di sentirsi al centro del mondo, sempre nel giusto e in posizione di esigere “crediti” da parte degli altri.

Lo vedo nelle mogli e compagne, quando ambiguamente chiedono aiuto ai compagni per essere alleggerite da pesi casalinghi, ma poi immancabilmente criticano o denigrano ciò che è stato fatto, come è stato fatto, perché è stato fatto, perché infondo, “come le faccio io le cose non le fa nessuno” “mi innervosisce vedere che ci mette una vita a farlo” e “faccio prima da me che spiegargli come deve fare”.

Lo vedo nelle giovani madri, quando faticano a delegare ai mariti o compagni la cura dei figli, perché dietro il pianto del figlio che biascica “mamma”, fra due lacrimucce, con le manine tese, hanno bisogno di leggere la loro unicità e importanza, non riuscendo a tollerare che quella creatura possa sostenere la loro mancanza.

Lo vedo nelle anziane madri, quando tengono legati a sé i figli col ricatto emotivo di frasi come “con tutto quello che ho fatto per te” “se te ne vai di casa mi spezzerai il cuore” o ancora più subdole malattie immaginarie che giungono ad hoc quando l'altro riesce ad affrancarsi dalla dipendenza.

Lo vedo nelle giovani figlie, che chiedono, pretendono, esigono che i genitori facciano sacrifici immensi per loro e credono che tutto gli sia dovuto perché “chi ti ha chiesto di mettermi al mondo!?”

Lo vedo nelle figlie mature che obbligano i genitori a prendersi ancora cura di loro, della loro cucina, delle loro faccende domestiche, dei loro figli, perché “non ce la faccio a far tutto” anche se hanno quaranta o cinquant'anni e dovrebbero essere già autonome da un po'...

Lo vedo nelle nonne, che secondo la malcelata logica del do ut des, rinfacciano la disponibilità di aiuto, venduta prima come disinteressata, facendola pagare poi cara ad ogni occasione.

Lo vedo nelle amiche, quando pretendono di essere le sole depositarie di segreti o confidenze, quando “non vengo se c'è anche lei” o “abbiamo litigato perché mi sono accorta che non mi diceva tutto”.

Non è un'accusa a chi davvero dona spassionatamente.

Esula dal fatto che ci sono, purtroppo, donne che devono implorare i compagni per farsi dare un minimo aiuto.

Non voglio mancare di rispetto a coloro che fanno tutto da sé e che bramerebbero anche un alleggerimento minimo da parte di qualcuno, ma non riesco a fare a meno di sottolineare che può essere importante fermarsi a riflettere ogniqualvolta un moto di stizza e risentimento nasce verso coloro che sono vicini e ce la mettono tutta per fare del loro meglio.

Spesso è fin troppo facile pretendere che gli altri debbano avere la sfera di cristallo e così riuscire a vedere, e poi a realizzare, tutti i nostri desideri.

A volte un semplice grazie, anche per una cosa fatta così così, chiesta invece che magicamente intuita, apre alla possibilità di ricevere molto di più di mille successive pretese o rivendicazioni.

La gratitudine, quella che viene dal cuore, intensa e lenitiva della fatica, è la migliore forma di apertura verso l'altro, fa bene a chi la compie e a chi la riceve.



Siate grate, ogni giorno per qualcosa.
L'altro, ma soprattutto la vita, vi ricompenserà.

buona settimana,
virginia

domenica 13 maggio 2012

Le mamme non sono amiche


Oggi che è la festa della mamma, vado un po' contro corrente secondo la logica tradizionale che vede l'esaltazione di questo ruolo e la celebrazione di tutte le donne-mamme. Io invece darò una tirata di orecchie virtuale e affettuosa a tutte coloro che si ritrovano in quello che vi racconto. 
Tratterò oggi di un tema spinoso, mossa dalla visione di una pubblicità di una nota marca di auto: c'è una mamma che va a prendere la figlia adolescente a scuola, la quale mentre si siede e sistema lo zaino, lascia intravedere al confine con la cintura, subito sopra il sedere, un tatuaggio tribale. La mamma osserva e dopo un non verbale che lascia presagire il peggio... se ne esce con una frase del tipo “ma cosa ti è saltato in mente!” facendola seguire però da uno spavaldo aprirsi della zip posteriore di un adulto pantalone a sigaretta, da cui emerge un tatuaggio simile a quello della figlia, ma più grande e colorato e l'esternazione “questo è un tatuaggio!”, facendo finire la presagita guerra mondiale con una risata complice fra le due.
Non sto mettendo alla gogna chi si tatua e neppure il fatto che un genitore possa farlo (dando per scontato che nella vita di un adolescente arrivi il momento in cui ne senta “l'impellente” bisogno), ma l'immagine di questa pubblicità mi ha fatto riflettere sui capovolgimenti cui stiamo assistendo da un punto di vista socio-culturale – per non dire poi psico-pedagogico.
È implicito nella funzione genitoriale il fatto di dare delle regole.
Spesso e volentieri queste vengono disattese dai figli, soprattutto in quella fase di individuazione e ricerca di identità costituita dall'adolescenza, ma questo è sinonimo di uno sviluppo “sano”.
Occorrono le regole perché i figli vi si possano ribellare, perché creino situazioni di confronto e compromesso con i genitori, perché sviluppino un senso critico rispetto a ciò che è giusto o sbagliato, lottino per degli ideali, capiscano che il senso del limite fa parte della vita.
La madre che si pone sullo stesso piano della figlia, che ha gli stessi atteggiamenti, che si veste come lei, che diventa troppo complice, se in un primo momento pare essere una figura positiva e benvoluta, sul lungo termine diventa ostacolante per uno sviluppo autonomo della propria bambina.
Il genitore deve saper tollerare di essere considerato “vecchio” e superato, di avere delle idee che ai figli risultano fuori moda e da cambiare, perché questo è l'input che permette a loro di crescere e riuscire a distanziarsi emotivamente per crearsi come persona autonoma e indipendente.
La madre può essere vicina senza essere collusiva, può rappresentare un punto di riferimento senza pretendere di essere un modello da emulare: questo non significa essere per forza intransigente e ottusa, bensì flessibile e aperta a un dialogo, ricordando però di tenere presenti i ruoli, che hanno la loro funzione educativa.
I giovani devono poter avere i loro segreti, devono riuscire a “pensarsi” capaci di farcela anche senza l'approvazione di mamma e papà, perché così cominciano a camminare con le proprie gambe ma anche a muoversi nel mondo emotivo e relazionale in modo nuovo e creativo.

Auguri a tutte le mamme che con coraggio si interrogano e affrontano le mille avventure di questo ruolo!

virginia

domenica 22 gennaio 2012

365 giorni al femminile: buon compleanno!


Un anno di donneincontatto.
È già passato un anno dalla pubblicazione del primo post del nostro blog (lo trovi qui), dove vi invitavo a cominciare “con un angolino”, uno spazio tutto per voi, dove coltivare giorno dopo giorno la consapevolezza di bisogni, desideri, riflessioni, letture, che come semini potessero germogliare negli animi. 
Era un invito per voi, ma allo stesso tempo è stato importante anche per me, perché mi ha permesso di scrivere su argomenti che mi stanno a cuore, di scoprire e riscoprire punti di vista diversi, di pormi delle domande e darmi delle risposte, insomma, molti passi per conoscere e conoscermi sempre di più.
E' stata una grande emozione seguire passo passo il crescere del grafico che ci mostra quante siete a seguirci, vedere anche nascere i primi commenti ai post, scoprire con sorpresa che condividete i nostri scritti su facebook.
Non è sempre semplice trovare argomenti di cui parlare, così come occorre volontà per ritagliare il tempo di scrivere, ma poi – può essere grazie a una frase, una canzone, un film, uno stralcio di conversazione, un'immagine, un suggerimento di un'amica – ecco che le parole prendono forma, si snodano veloci riga dopo riga, concretizzando pensieri e stati d'animo.
Mi piace pensare all'effetto che avranno su ciascuna di voi: saranno di conforto, stimoleranno l'approfondimento, oppure provocheranno reazioni inattese, o addirittura moti di irritazione... comunque sia, il desiderio è quello di donarvi un attimo di sospensione, lo spazio di una lettura che esuli dai luoghi abituali e vi porti direttamente nelle immense regioni dell'anima, misteriosa compagna di viaggio e preziosa amica da interrogare, per crescere tutta la vita.
Auguriamoci sempre di poter realizzare nella nostra vita quanto affermano le parole di Louise Driscoll: nel profondo del cuore, conserva un luogo quieto e segreto, dove possano raccogliersi i sogni.
Spero di avervi dato in quest'anno, alcuni suggerimenti per poterlo fare. 
Quali piantine sono nate dai semini che abbiamo piantato insieme? Fatemi sapere...

Auguri a noi e grazie a voi, per la vostra presenza costante e discreta,
buona settimana
virginia 

martedì 10 gennaio 2012

L'amore è fatica



Titolo provocatorio, eh?!
Purtroppo non è mio, ma tratto dal tredicesimo capitolo di un illuminante libriccino di Mathias Jung , “Il piccolo principe in noi” che mi sono ritrovata fra le mani, spolverando la libreria e approfittando per rispolverare una lettura di qualche tempo fa... (non trovate delizioso, riaprendo a caso un libro già letto,  riscoprire passaggi intensi o frasi che colpiscono al cuore e notare la sincronicità che vi spinge ad aprire proprio quella pagina in quel momento della vostra vita?).
In questo testo l'autore ripercorre le tappe del viaggio del meraviglioso personaggio di Saint- Exupéry, e su ognuna opera una riflessione, grazie anche alla sua esperienza come terapeuta.
Oggi vi riporto per intero questo passaggio, perché riprende un tema che abbiamo già trattato altre volte (lo trovi qui e qui..) e ci porta a dare la possibilità di un sempre nuovo significato alle nostre relazioni. 

[…] ogni amore – chi non lo sa? – è messo in pericolo anche dalla nostra immaturità e dalle nostre debolezze, da un errore di valutazione iniziale o dall'evolversi dei due partner su percorsi differenti. […] Amare è rischioso. Si deve imparare ad amare, altrimenti si precipita. L'amore è, come ha detto Bertold Brecht, “una produzione”. È lavoro.
Il piccolo principe ha perduto la sua rosa. Poiché ama si sente particolarmente solo. Sta vivendo in realtà, come tutti gli amanti, la fase del disinganno. Che cosa vuol dire?
Significa che all'inizio dell'amore, nella luna di miele dei nostri rosei sogni, noi proiettiamo sulla persona che amiamo tutto ciò che c'è di eccitante, nobile, bello e profondo. Siamo noi a idolatrarla, a porla come assoluto. Mettiamo in scena una grossa illusione, un miraggio psicologico e naturalmente, nel farlo, idealizziamo anche noi stessi, trasformandoci in nobili castellane e intrepidi cavalieri. […] Trasformiamo la preda del nostro amore nella donna, o nell'uomo, dei nostri sogni, assolutamente senza macchia. Ed è bene che sia così. Questo ci stimola a grandiose prestazioni, a superare noi stessi. Ci consente di sgomberare il cammino da tutti gli ostacoli e di costruire il nido per il nostro amore. Alla fine di questa felicità che ci ha reso ebbri però, è necessario tornare sobri. A volte ciò può essere doloroso come il risveglio dopo una brutta sbornia. Può infatti capitare, improvvisamente, di scoprire nel nostro partner diversi aspetti negativi. Ed è qui, nel processo illuminante del disinganno, che deve affermarsi la realtà del nostro amore, la sua robustezza, la sua capacità di crescere nel confronto e la sua resistenza alle crisi. […]
Spesso, è proprio in questa fase di disinganno che si decide se il rapporto resisterà.
[…] Della fase di disinganno, e dunque del processo di maturità dell'amore, fa parte un altro esame, che ha a che fare con la polarità di legame e libertà.
Il nostro piccolo principe, dopo aver camminato a lungo fra la sabbia, le rocce e le nevi, scopre una strada che, come tutte le strade, porta agli uomini.
“Buongiorno” disse.
Era un giardino fiorito di rose.
“Buongiorno” dissero le rose.
Il piccolo principe le guardò.
Assomigliavano tutte al suo fiore.
“chi siete?” domandò loro stupefatto il piccolo principe.
“siamo delle rose” dissero le rose.
“Ah!” fece il piccolo principe, e si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.   
Proprio questa verità ci capita di scoprire, prima o poi.
[…] in realtà, ci diciamo all'improvviso amaramente, il nostro partner è simile alle altre persone come una rosa alle altre rose, non è altro che “un uomo o una donna normale”.
Che cos'è l'amore se potremmo potenzialmente amare innumerevoli donne, o uomini? Allora alla nostra prima difficoltà ci sentiamo come il piccolo principe.
“mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia e di cui uno, forse, è spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante...” E seduto nell'erba, piangeva.
La crisi del piccolo principe dovrebbe indurci a riflettere sui rapporti. Le coppie giunte a questo punto critico farebbero bene a indagare il segreto della scelta del partner. […] Le motivazioni della scelta del partner, nella loro segreta drammaturgia, sono tanto estreme quanto inesauribili. Ogni individuo ha nelle proprie origini una buona dote, ma anche un'ipoteca. Pensa di essere completamente libero nella scelta del partner, ma in realtà dipende fino ad un certo punto dal proprio inconscio. […] Tutto ciò va considerato per padroneggiare la crisi e mettere in moto un processo di crescita personale e di rivoluzione nella coppia. […]
Per la fine di un rapporto esistono validi criteri diagnostici: fondamenta carenti, scarsa disponibilità ad impegnarsi, slealtà, oppressione del partner, mancanza di rispetto e attenzione, decisioni prese senza consultare l'altro, progetti tenuti segreti, forti differenze nella pianificazione della vita, scarsi interessi comuni, mancanza di ironia, distanza fisica, avarizia.
Se gli amanti al contrario crescono insieme in una cultura del confronto, se si danno reciprocamente fiducia, se trovano impegno comune, tenerezza, generosità, umorismo e gioia di vivere, se padroneggiano anche le crisi derivanti, per esempio, da una storia al di fuori della coppia, dagli insuccessi professionali e dalle preoccupazioni per i figli, allora nasce tra loro una nuova, invisibile qualità. Ecco che cosa rivela al piccolo principe la volpe nel punto culminante del racconto.
“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.”
“L'essenziale è invisibile agli occhi” ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”
E' il tempo a legarci all'altro, ma non il semplice continuum fisico degli anni trascorsi, bensì il tempo riempito, quello in cui abbiamo, come afferma Bonhoeffer “vissuto come esseri umani, fatto esperienze, imparato, creato, goduto, sofferto”. La qualità invisibile, ma essenziale del nostro amore può essere vista solo con il cuore. Ecco la fatica dell'amore, la lotta per ciò che ci unisce.
Rendere costruttiva l'aggressività, chiarire i rapporti, confrontarsi per trovare un accordo anche sulle noie quotidiane dei lavori domestici. Discutere dei problemi quotidiani con i figli, lasciarli andare per la loro strada quando è il momento, affrontare in modo creativo l'invecchiamento comune. Dobbiamo operare una rivoluzione e una sintesi di coppia a livelli sempre nuovi.
[…] Il piccolo principe deve gettare nell'immondizia la sua sciocca campana e la rosa deve ritrarre le sue spine pronte a pungere. […]
Va' a rivedere le rose – consiglia la volpe al piccolo principe – capirai che la tua è unica al mondo. Ora il piccolo principe ha capito perché ama la rosa, essa è il suo fiore.
Ora può andare dalle rose e dire quello che nessuno di noi dovrebbe dimenticare.
“voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” disse “nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
Persino le stupidaggini del nostro amore sono una sua espressione e segnano la sua elevata qualità soggettiva.
“voi siete belle, ma siete vuote” disse ancora “non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi. Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi e vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”

L'amore è fatica. Senza opere di manutenzione va in rovina come una casa disabitata.
(M. Jung “Il piccolo principe in noi”, Ed. Ma-Gi 2002)

Dedicato a tutte voi, e alla vostra rosa.
virginia 

mercoledì 14 dicembre 2011

Psicologia del dono


Con questo lungo week end dell'Immacolata siamo entrati appieno nell'atmosfera natalizia. Come ogni anno in questi giorni di vacanza ho creato insieme a mio marito il nostro albero, ho addobbato la casa di simboli di festa, sparso ancora più candele profumate e cominciato a pensare ai doni da fare.
Voi da che cosa partite?
A me piace fare un piccolo elenco – su una delle pagine bianche adibite a notes nella mia agenda – delle persone a cui vorrei fare un pensiero, (che spesso sono sempre le stesse ogni anno, ma comunque ne scrivo i nomi perché credo che aiuti a snocciolare le idee).
Lascio un po' di spazio bianco, vicino ad ogni nome, cosicché ci sia respiro anche per ripensamenti o diverse opzioni, in attesa della scelta definitiva e poi comincio a dedicarvi pensieri, un ritaglio di tempo nella giornata, magari nei tragitti in macchina o nelle pause del lavoro, oppure a volte vago per negozi finché la mia attenzione non è rapita da un oggetto o un'intuizione fulminea che mi fa associare un particolare a una persona.
Certo, in questi momenti in cui tutto ci porta a non sprecare denaro, occorre anche stabilire prima un budget da destinare ai regali e poi scegliere di conseguenza.
Vorrei fare con voi delle considerazioni a voce alta, sulle motivazioni che ci portano a scegliere un oggetto per una persona.
Provo a partire dal presupposto che il dono che facciamo sia sentito e non un dovere o un obbligo, casi in cui non possono valere moventi sinceri e spassionati.
Io credo che ogni regalo, piccolo o grande che sia, rappresenti un messaggio, una forma di comunicazione.
Attraverso un oggetto, ci troviamo a manifestare una pluralità di significati all'altro che lo riceve, significati di cui occorre essere consapevoli, per evitare malcelate reazioni interrogative...
Immagino che le persone con cui vi scambiate regali a Natale siano parenti, amici vicini o anche colleghi, ma quelli più stretti, quindi deduco che li conosciate piuttosto bene e dedichiate loro un'attenzione particolare.

Qual è il perno attorno al quale ruota il principale motivo che ci porta a scegliere un regalo fra tanti (e soprattutto dopo molto tempo e moltissimi doni)?
Il concetto di bisogno, ovvero la possibilità di conoscere le necessità della persona in questo momento.
Spesso, per evitare regali inutili, si va alla ricerca di qualcosa che “serva”, che sappiamo che manca o del quale c'è reale bisogno. Questo vale soprattutto in famiglia, fra amici di vecchia data quando ormai ti sei regalato di tutto e di più, per andare a colpo sicuro.
Qual è però il rischio di questa soluzione? È quello di regalare qualcosa che noi pensiamo serva, quando in realtà per l'altro è una cosa superflua della quale avrebbe fatto a meno d'ora in poi (e quindi come regalo non sarà graditissimo).
Per questo è molto importante l'ascolto piuttosto che l'inferenza.
L'ascolto è ciò che mi permette di capire se l'altro manifesta una necessità reale, mentre l'inferenza mi fa credere che ci sia il bisogno solo perché io ho notato che qualcosa è terminato (esemplificando,  un conto è sentirsi dire “ho terminato la tal cosa, bisogna che la riprenda perché mi è piaciuta” un altro conto è vedere coi propri occhi che quella cosa è terminata e dedurne che va ricomprata)

Un'altra alternativa è invece la via del desiderio, ovvero la possibilità di riuscire a carpire che cosa piacerebbe moltissimo all'altro (e non riesce per vari motivi a comperarsi) e cercare così di appagare questo suo piccolo “sogno”. Questa è spesso la soluzione che prevale all'inizio delle storie, quando si vorrebbe soddisfare ogni desiderio dell'altro, o nelle occasioni importanti, e di solito il risultato è assicurato, perché riusciamo a trasformarci nel genio della lampada, che tutto realizza e la felicità dell'altro è l'unico obiettivo. Questa soluzione però, se vogliamo vederne il lato negativo, è un po' priva di personalità, nel senso che in questo modo ci facciamo meri esecutori di qualcosa, senza metterci elementi personali che danno un senso di unicità al regalo. Certo, dimostriamo che abbiamo colto e ascoltato, che siamo stati attenti, ma meglio ancora sarebbe un tocco di originalità che permetta di acquisire la nostra impronta al pensiero (un biglietto intenso, una presentazione magica, un'atmosfera indimenticabile...)

Una terza via per la decisione può essere quella di scegliere fra oggetti che abbiano a che fare con le passioni e gli hobby dell'altro: il rischio in questi casi è che la persona abbia già tutto quello che le serve in proposito, così dovremo pensare a qualcosa di veramente particolare o l'ultimissima novità in quel campo.
Questo non significa necessariamente che il nostro regalo debba servire per svolgere quell'attività, ma che attraverso quella preferenza che ci parla della persona, noi possiamo scegliere un dono più adatto (all'amica appassionata di lavoro a maglia che so trascorrere giornate di festa a sferruzzare, senza muoversi, potrò evitare di regalare qualcosa del tipo libro di “itinerari in giro per l'Italia” anche se sicuramente le farebbe bene!).

Quest'ultima affermazione mi permette di porre l'attenzione su un fenomeno che può portare a equivoci: il regalare qualcosa con tutte le migliori intenzioni, per stimolare l'altro a seguire quello che poi risulta un nostro desiderio o necessità.
Quando ero studentessa ho lavorato come commessa in vari tipi di negozi, una volta mi è capitato di fare il periodo natalizio presso una grande catena di intimo femminile, che ogni anno pubblicizzava appositi completini per le feste... inutile dire che accorrevano numerosi molti maschietti, (a corto di idee), che chiedevano proprio il prodotto pubblicizzato. A chi provavo a chiedere se erano sicuri che il modello scelto fosse di gradimento per la compagna (non tutte dicevo, amano il reggiseno col ferretto o il perizoma piuttosto che la culotte) ricevevo o risposte vaghe (del tipo non saprei..) oppure risposte del tipo “lei non mette queste cose ma piacciono a me e voglio che cambi” (abbinato a sorrisetto malizioso da chi vuol far credere di saperla lunga in proposito...)
Perché vi racconto questa storia?
Perché credo che certamente occorra una nota personale e creativa nel dono scelto, ma facciamo attenzione ai messaggi subliminali che inviamo, perché può esserci il rischio che se l’oggetto non ha niente a che fare con l’altro, porti con sé un significato del tipo “ti vorrei diverso da come sei”…
In generale, qualsiasi sia il dono, ricordiamoci che non è tanto l’oggetto in sé ma il fatto di averlo fatto col cuore che conta, anche se si tratta di un bigliettino pieno di parole nutritive e speranzose: questi sono i dettagli che scaldano il Natale.

Io oggi parto con la ricerca…e voi?
virginia

mercoledì 7 dicembre 2011

E se la felicità facesse rima con creatività?

Particolare del negozio "Ottica Manuela" a Brogliano (VI)

Il post di oggi è il frutto della sinergia di alcune donne, che per motivi e ragioni diverse, hanno contribuito a far si che potesse nascere.  Tutto è cominciato da un’idea della Manu, (che siccome è una delle donne più creative  che io conosca), ha allestito nel suo negozio di ottica,  una cucina economica (la vedete nella foto), di quelle delle nonne,  con pentole antiche che schiudevano, invece di fumanti minestre, degli occhiali moderni e coloratissimi. A chi frequentava il negozio in questo periodo chiedeva una ricetta, per abbellire e rendere più accogliente l’ambiente, così, visto che son passata a salutarla, mi sono ritrovata anche io a voler scrivere un ricordo culinario.  Ed ecco che in questa occasione mi è tornato in mente un librettino, che la mia collega Maria Teresa ha sulla sua scrivania, nato dall’idea di un’altra collega, Cristina, che ha raccolto “Ricette di Felicità”, frutto di un seminario presso il Centro di Psicosintesi di Bologna. Nel librettino sono riportate tante ricette che hanno in comune la felicità, con tanto di ingredienti, difficoltà e modalità di preparazione, per le quali ognuno dei partecipanti ha avuto una visione unica e particolare. Ecco che ispirata dall’idea di Cristina, ho voluto scrivere anche io la mia personale ricetta della vita felice, affidandola in un primo momento a un foglietto mobile della mia pienissima agenda.  Qualche giorno dopo, mentre ero a svolgere un’attività didattica con Alice, in un progetto di orientamento per lavoratori, ci siamo trovate a parlare di passioni e hobby, e così abbiamo rimesso mano alla ricetta originale che avevo scritto io, cercando di darle proprio la forma di una vera ricetta di cucina. Quella che segue è la versione definitiva.
Invito ciascuna di voi a scrivere la propria, è divertente, stimolante e permette di riflettere in maniera spontanea su temi importanti e profondi.
Ringrazio tutte le amiche che mi hanno aiutato a mettere a punto la mia.
Un abbraccio goloso a tutte
virginia
Torta  millefoglie della vita felice
Ingredienti
·         Farina di Fiducia
·         Una tazza di Rischio
·         Una tavoletta di Sicurezza
·         Olio extra vergine di Ottimismo
·         Albumi di Entusiasmo
·          Un panetto di Amicizia
·         Una passione fondente
·         Miele di Consapevolezza
·         Calma-ndarini
·         Un bicchierino di Umorismo
·         Un legame profondo
·         Spontaneità zuccherina
·         Un raggio di sole
·         Qualche lacrima
·         Polvere di stelle
·         Una tortiera della forma e dimensione preferite (lasciate spazio alla fantasia!)

Prendere la sicurezza, sminuzzarla in pezzi piccoli; unirla amalgamando al rischio, facendo attenzione a non formare grumi fino a  ottenere un  impasto omogeneo,  piuttosto solido, che va steso  con le mani a formare la base della torta. Porla nella  tortiera e   una volta stesa,  tamburellarla con le dita, quasi a farle il solletico, perché non si prenda troppo sul serio.
In una terrina mescolare l’ottimismo con la fiducia e lasciare riposare perché lievitino pazientemente in sinergia .
Sbucciare il calma-ndarino  e intingerlo nel miele di consapevolezza  per fargli  acquistare un sapore  unico .
Montare a neve l’entusiasmo ben spumoso ed invitante e unirlo mescolando alla spontaneità, toccasana naturale .
In un pentolino mettere l’amicizia a pezzettoni e sciogliere  a fuoco lento, scaldando con un raggio di sole,  aromatizzandola con il bicchierino di umorismo.
Riprendere la tortiera e sulla base di sicurezza e rischio spalmare uno strato abbondante di legame profondo con una persona speciale .
Unire il composto di fiducia e ottimismo con l’entusiasmo montato a neve e formare un ulteriore strato senza dimenticare qualche lacrima qua e là
Fare il terzo strato con il composto di amicizia condito di umorismo .
Decorare il tutto con la calma intinta nella consapevolezza e grattugiarvi sopra abbondante passione fondente 
Mettere in forno  alla  temperatura del susseguirsi delle stagioni per 100 anni .
Spolverare ogni tanto con polvere di stelle quanto basta per un effetto magico .

lunedì 7 novembre 2011

I legami


Ciascuno di noi ha bisogno di legami, di legarsi a qualcuno. Ma cos'è un legame?
Potremo definirlo come un ponte che collega tra loro due o più persone, un battello che traghetta una persona da una parte all'altra di un fiume permettendole di congiungersi con un'altra….
Esso è intriso di sentimenti ed è in evoluzione, proprio come noi persone.
E' una co-costruzione tra me e l'altro e viene plasmato da ciò che chiamiamo relazione.
Se pensiamo alla coppia potremo dire che il legame è ciò che permette a due persone di non sentirsi più due entità separate ma un NOI.
Il NOI che scaturisce dalla relazione, però, non è la sommatoria dei due partner bensì è un terzo e nuovo elemento che tiene conto degli individui che l'hanno composto e permesso. Il compito del legame nella coppia, infatti, è quello di  favorire la crescita di ciascuno, non quello di annullare l'individualità dei singoli membri. Ecco allora che una relazione di coppia risulta tanto più funzionale quanto è capace di articolare e mantenere un equilibrio tra i bisogni di tipo fusionale e di tipo differenziante. Per dirla in parole più semplici la relazione di coppia funziona in maniera equilibrata nella misura in cui non solo pensiamo in termini di “due cuori e una capanna”, dove io mi annullo per rispondere unicamente ai bisogni del partner – ma  tengo conto anche di me come persona che cammina a fianco di un'altra.
Per capire cosa intendo con il termine legame mi farò aiutare inserendo un pezzo tratto dall'opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupery 

Buona settimana,
Erika


"In quel momento apparve la volpe.
<< Buon giorno >>, disse la volpe.
<< Buon giorno >>, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
<< Sono qui >>, disse la voce, << sotto al melo...>>
<< Chi sei? >> domandò il piccolo principe, << sei molto carino...>>
<< Sono una volpe >>, disse la volpe.
<< Vieni a giocare con me >>, le propose il piccolo principe, << sono così triste...>>
<< Non posso giocare con te >> disse la volpe, << non sono addomesticata >>.
<< Ah! scusa >>, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
<< che cosa vuol dire "addomesticare"? >>
<< Non sei di queste parti tu >>, disse la volpe, << che cosa cerchi ? >>
<< Cerco gli uomini >>, disse il piccolo principe. <<
Che cosa vuol dire "addomesticare"? >>
<< Gli uomini >>, disse la volpe, << hanno dei fucili e cacciano. è molto noioso! Allevano anche delle galline. è il loro solo interesse.Tu cerchi delle galline? >>
<< No >>, disse il piccolo principe. << Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare" ? >>
<< è una cosa da molto dimenticata. vuol dire "creare dei legami"...>>
<< Creare dei legami? >>
<< Certo >>, disse la volpe. << Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo >>.

giovedì 6 ottobre 2011

Errare è imparare...


Ciao care amiche del blog,
questa settimana ho avuto modo di capire di aver deluso delle persone a me care, delle grandi amiche. E tra queste vorrei includere anche voi che attraverso il blog siete in contatto con noi.
E siccome questo è un fatto a cui continuo a pensare e che che mi brucia, ho pensato di condividerlo perchè sono convinta che mi abbia pemesso di imparare una grande cosa: la persona che ti fa notare un tuo sbaglio o un tuo “non esserci stata” è una vera amica, una persona che ci tiene a te, che ti ha a cuore, che tenta di dirti le cose per vedere se riesce a spronarti, a riattivarti.
Lì per lì ti ferisce ma poi tocca a te decidere cosa fare: o ti lasci travolgere dalla rabbia per le cose che ti ha detto, per il modo con cui te le ha comunicate, e continui ad autocommiserarti, o ti rimbocchi le maniche e reagisci. E nel riattivarti esprimi tutta la riconoscenza per lei, per averti dimostrato che tiene a te e per aver creduto che insieme si può ancora fare un altro pezzo di strada.
E ora vi saluto con una poesia di Paulo Coelho 

Erika

"Le cose che ho imparato nella vita" 

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per
distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo
responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era
necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come
dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono
sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior
parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non
si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo
come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante
volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è
stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un
portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti
che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche
vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un
giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che 

vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai
solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a
sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente
anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni
cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.