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giovedì 25 agosto 2016

parole per l'anima #10


Tu sei molto di più 
degli errori
 che hai commesso

Come abbiamo visto lunedi (qui) la tendenza all'autoaccusa è una subdola realtà insita in ognuno di noi. 
E' opportuno valutare ciò che ci è accaduto da diversi punti di vista, non rimanendo ancorati solo alla posizione di vittima - è auspicabile chiedersi sempre "come ho partecipato io a questa dinamica?" piuttosto che andare alla ricerca di colpevoli - ma quando indugiamo troppo nella posizione del giudice che condanna i propri comportamenti, bisogna accendere una lampadina di allarme e attenzione. 
Concentrandosi solo sui propri sbagli non si fa altro che alimentare il senso di colpa, le lacrime di coccodrillo che attanagliano e impediscono di evolvere



Si perde l'obiettività, non si hanno più i piedi radicati a terra perché ci si trova come sospesi, in attesa del giudizio universale


Arriva un momento in cui è necessario rimettere i piedi a terra e ripartire


Qualsiasi cosa tu abbia fatto in precedenza
accettalo e lascia andare.
Non sei perfetto.
Sei capace di fare errori.
Smettila di nasconderti dalle ombre del passato.
Non rimanere intrappolato nell'oscurità di questi ricordi distruttivi.
Lascia che filtri la luce e brilli su di te.
Perdonati, perché è l'unica strada per ricominciare




Un momento di compassione per se stessi 
può cambiare una giornata
Una serie di tali momenti 
può cambiare 
il corso della tua vita

buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 22 agosto 2016

Perdonarsi



Vi ho detto molte volte che quello che faccio io non è un lavoro, è piuttosto un privilegio.
Ascoltare le storie di vita di molte persone è un avventurarsi nell'intimità e unicità di ciascuno, “abitare” di nuovo insieme a lui/lei i luoghi dell'infanzia, le relazioni affettive che si sono avvicendate nel tempo, le incomprensioni, i dolori ma anche le gioie e commozioni.

Ogni storia ha un suo ritmo, una cadenza di vissuti che si manifestano nella condivisione e nella scoperta di aspetti sconosciuti, a volte illuminanti, altre sconcertanti.

C'è il momento della narrazione, dove i fili dei ricordi vanno sapientemente sciolti dei nodi che impediscono lo scorrere successivo della vita: si tratta di osservare, discernere, separare, rivedere le cose da punti di vista diversi.
Poi il ritmo incalza, questi nodi non sono così semplici come sembravano: cedono il passo al tempo in cui è necessario manifestare rabbia verso chi ha ti ha ferito – alcune persone vanno spronate in questo mentre altre vanno calmierate, sempre con paziente consapevolezza e rispetto – poi arriva il momento in cui il dolore ha il sopravvento e lì è importante attraversarlo insieme con coraggio e scoprire che quel guado soltanto è la via che ti salverà.
C'è sofferenza, ci sono lacrime ma anche un processo di purificazione, per far nascere nuovi modi di essere.

In questo incedere di passi incerti, titubanti e provvisori, che comunque sono volti alla ricostruzione, spesso arriva un fulmine a ciel sereno, un ritmo martellante di autoaccusa, biasimo e attribuzione di colpe che recitano più o meno così:
“sono un/una stupido/a...”
“come ho potuto permettergli di farmi questo...”
“non valgo nulla...”
“ho sbagliato tutto nella mia vita...”
“mi sono lasciato/a condizionare nelle scelte e non ho deciso nulla...”
“mi sono rovinato/a con le mie stesse mani...”
“so quello che mi ha fatto ma non posso fare a meno di cercare un contatto, sono proprio un/una fallito/a”...
E altre varianti sullo stesso tema, che hanno come unico obiettivo (inconscio) quello di affossare lo slancio vitale che era ricomparso dopo lo spirito mortifero che invadeva l'esistenza.

In questi casi è il contenuto fra parentesi che va svelato: ciascuno ha i propri motivi inconsci per continuare a boicottare il risveglio del Sé.
Può essere per paura dell'ignoto (meglio un dolore conosciuto di uno possibile sconosciuto) oppure per fedeltà a convinzioni familiari (restando leali all'immagine che qualcun altro ha costruito per noi) o per benefici secondari apparentemente incomprensibili (semplificando, se stiamo male otteniamo qualcosa da chi è vicino, o così è stato fino ad ora).

In ogni caso occorre andare ulteriormente a fondo permette di salvarsi dalla trappola della colpa.
Si parla sempre del perdonare gli altri.
A volte è più importante prima perdonare se stessi.
O meglio entrare in contatto, conoscere e sciogliere le catene a quella parte di noi che non poteva fare altrimenti, ma che con i suoi errori, con le sue mancanze, con i suoi limiti, ci ha permesso di arrivare comunque ad essere quello che siamo oggi.

Finisco citando una poesia di Emily Dickinson, che in maniera lieve e profonda, esprime in metafora questo significativo atto di umiltà verso noi stessi.

L'acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L'amore da un'impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.

Buona settimana
virginia