giovedì 17 febbraio 2011

Non c'è notte che non veda il giorno


In questa giornata tetra e uggiosa, dove il sole di qualche giorno fa sembra solo un lontano ricordo, voglio condividere con voi un brano bellissimo, tratto da "La realtà sa di pane", raccolta di sagge e intense riflessioni di don Luigi Verdi: parla di crisi, trasformazione e rinascita.    

“Ho sulla pelle i segni di ogni mia crisi e so bene quanto sia lunga e quanto, come una paura incantata, mi avvolga.
Arduo capire che in quella paura a volte si realizza l'incanto e che è nella profondità della notte che si accende la luce.
Se vogliamo vedere al di là della notte non possiamo provare a misurarla, possiamo solo penetrarla con la speranza e rimanere disponibili all'idea che nessuna notte sia solo notte, ma che sia anche altro. Quando sei in crisi tutto sembra contraddire questa visione e ti rimane solo l'estremo coraggio di portare la tua mente, il tuo corpo, la tua anima a sperare contro ogni speranza.
Ho sempre ritenuto ogni crisi non una rovina, ma un'occasione. Ma lo è solo se restiamo fedeli e aperti, se rimaniamo, nonostante la durezza della prova, terra che sogna, sapendo che sorgerà prima o poi in noi la luce di una risposta alla nostra ombra.
Solo una terra ben lavorata può diventare terra propizia, ci dicono i contadini. Per questo paradossalmente un tempo di difficoltà e sconvolgimenti può rivelarsi come il tempo più adatto a una nuova nascita: ogni parto è preceduto dalle doglie, ogni nuova illuminazione o crescita sconta la propria stagione all'inferno, ogni passaggio di iniziazione è scandito dal ritmo di notti oscure.

E mi piace pensare che ogni crisi abbia l'effetto dei sassi di Pollicino che, nel folto del bosco, riescono sempre a indicare la strada.
Ogni crisi ci permette allora di elevarci al di sopra della superficie del mondo, per scorgere le cime inviolate che la nebbia nasconde a coloro che vivono nella pianura.
“Davanti a me hai aperto un varco” (Salmo 31,9).
Viene un giorno in cui, dentro la tua penombra o nel tuo labirinto, si apre un varco inaspettato che ti indica il senso dentro il non senso.
Nel profondo della notte, nel buio della crisi, c'è sempre una luce verso cui andiamo, o che viene verso di noi.”

Aspettando che i raggi del sole tornino di nuovo a baciare la nostra pelle...
auguro a tutte una stupenda giornata!


mercoledì 16 febbraio 2011

Femmine contro Maschi


Sabato sono andata al cinema, a vedere la seconda parte del dittico di Brizzi, “Femmine contro Maschi”: volevo vedere fino a che punto l'immagine stereotipata dei due generi potesse arrivare, per far commedia e strappare sorrisi.
Non che mi aspettassi un documentario socio-antropologico sulle differenze di genere, ma neppure un tal tripudio di luoghi comuni. Ne sono uscita avvilita.
Il filo conduttore di tutto il film, che faceva da trade union fra i diversi episodi, (con picchi di vero e proprio autoritarismo in alcuni!) è stato il sottolineare come le donne pretendano a tutti i costi di cambiare i loro compagni, pur con sensi di colpa, espressi teneramente nell'episodio impersonato da Luciana Litizzetto come manipolatrice di vite altrui, la quale  “riprogramma” a suo piacimento la vita del marito - approfittando di una perdita di memoria -  perché esasperata dal fatto che è dedito solo alla Juventus, agli amici e, (da copione) all'amante.
Davvero abbiamo quest'immagine dei nostri uomini, come eterni Peter Pan, incapaci di ricordare una data importante, appassionati solo di calcio, fantacalcio, amici (che la location sia il bar, il tavolo da gioco o il gruppo rock poco importa), che goffamente rischiano di sbattere contro un palo della luce, solo perché persi nel fissare il sedere di una ventenne?
E davvero gli uomini ci vivono come arpie, comportandosi come bambini che hanno fatto una marachella, dovendo vivere nella menzogna perché altrimenti temono di subire ramanzine o, nel peggiore dei casi, di venir cacciati di casa?
E poi, se si allontanano da noi, perché non ci hanno rispettato, o tradito o chissà cos'altro, quando poi tornano, con la coda fra le gambe, pentiti e trasformati (dopo aver dimostrato il peggio) siamo davvero contente di ricominciare, consapevoli che l'input è stato solo il desiderio della loro mamma che in punto di morte vuol vedere la famiglia riunita? È giusto che l'amore venga visto come sacrificio dei rispettivi sogni e passioni, in virtù del quieto vivere?
Tutte queste domande hanno affollato i miei pensieri e tutto questo si narra nel film, con infondo quasi tutti lieto fine, con le donne che capiscono che forse sono loro a esagerare e si rendono partecipi e complici...meglio tardi che mai. Gli uomini chiedono scusa delle malefatte e rientrano nella routine quotidiana. E tutti vissero felici e contenti???
La sala era piena, soprattutto di coppie, e mi immaginavo quali riflessioni attraversassero le loro menti in alcuni momenti di risate a denti stretti: è vero si tratta di un film (e anche fra i peggiori che ho visto ultimamente), però vuol rappresentare uno spaccato di vita, ed evidentemente anche quei luoghi comuni nascondono in fondo delle piccole verità.
Certe cattive abitudini mettono radici giorno per giorno, complice la routine, la svogliatezza di confrontarsi sulle cose con costanza e assiduità.
Non si può decidere di stare insieme all'altro con la speranza di essere in grado di farlo cambiare, sperando che per osmosi si appassioni alle cose che piacciono a noi (e questo vale sia al maschile che al femminile). Si può essere in coppia rispettando le diversità dell'altro, ma non tollerandole a malapena, perché poi col tempo certi minuti fastidi, protratti per anni, diventano insopportabili.
La saggezza popolare ha un buffo detto che recita “le querce non fanno i limoni”.
La parte più saggia di noi, sa benissimo che l'altro non diventerà mai qualcosa di diverso da quello che è, però la nostra parte incosciente rischia di sperarci fino all'ultimo.
Che cosa si può fare allora?
Se ci poniamo in conflitto di genere non ne usciamo vivi: loro saranno sempre quelli che diventano scemi per una palla su un prato verde e noi quelle che perdono ore a fare i giri dei negozi e parlare di cose superflue.
Il rapporto può e deve basarsi su altri canali comunicativi.
La complicità di una coppia è qualcosa che esula dall'oggetto delle passioni, è qualcosa che si fonda sull'appagamento di bisogni reciproci profondi e veri.
Nei rapporti agli albori occorre chiedersi con sincerità se ci sono aspetti dell'altro che ci disturbano, senza mettere la testa sotto la sabbia e aspettare tempi migliori. In tal caso occorre affrontare subito la cosa e cercare una soluzione concertata in due, se si tratta di aspetti modificabili, oppure a malincuore, decidere di dare ascolto alla parte saggia che “sa” che gli sviluppi non saranno rosei.
Nei rapporti di vecchia data, spingo a chiedersi “su quali basi siamo arrivati fin qui?”
Non facciamo l'errore di “buttare il bambino con l'acqua sporca”.
Credo ci sia una possibilità di ritrovarsi (e voglio leggere così i lieto fine un po' melensi e scontati del film), purché non ci si riduca a far finta che non sia successo niente.
Occorre impegno, responsabilità, volontà, coraggio.
Si è in due a gioire ma anche a sbagliare, e tantopiù a ricominciare, quindi occorre confrontarsi, cercare di scoprire che cosa è successo, oltre a dare la colpa al passare del tempo, che non è mai l'unico responsabile.
Non ci accontentiamo di dire “lui/lei è fatto/a così” perché può essere una difesa dal vedere cosa in realtà l'anima dell'altro ci può svelare.
La crisi, qualsiasi crisi, può rappresentare davvero una nuova opportunità, a patto che siamo in due a voler attraversare il guado, verso la terraferma.
virginia 

martedì 15 febbraio 2011

Amore a distanza



Mi piace molto questa poesia perchè tra queste righe apprezzo il coraggio dell'amore e del rispetto.
Infatti, l'amore verso un uomo/ una donna è anche, e soprattuto, rispetto nei confronti di noi stesse e quindi il riconoscimento che possiamo amare sì qualcuno che ci fa star male, ma a distanza.
Ben dice Ludina “ è troppo crudele, desolato, nemico, il tuo cuore incivile perchè io possa ancora abbracciarti..” , e quindi prende fisicamente le distanze da questo amore, in quanto il rispetto verso se stessa glielo impone.
Pur tuttavia, non esclude quest'uomo dal suo cuore, perchè riconosce che questo amore fa parte di lei  “ perchè io mi riconosco grazie all'amore e al dolore che provo per Te”.
E quindi lo vive dentro di sé, ma lontano da quest'uomo e lo trasforma in “essere l'amore”, un amore universale , verso tutti, incondizionato.
Nelle costellazioni sistemiche mi capita spesso di vedere che ciò che guarisce non è l'esclusione dal nostro cuore di una persona, di un tema, di una situazione, ma l'amore a distanza. E' la consapevolezza, anche e soprattutto corporea, che in quella situazione non ci si può più stare e necessita un allontanamento, ma con amore e rispetto prima di tutto verso quella parte di noi che ha deciso di vivere quell'esperienza e poi per le altre persone coinvolte.
Questa poesia la dedico quindi a tutti voi, amiche e amici virtuali , affinchè attraverso la consapevolezza cominciamo un cammino trasformativo dell'Amore, cominciamo ad essere l'amore, quel cuore che “ batte per tutti” .
Con il Vostro permesso, rivolgo un pensiero amorevole a Regina , una mamma di sessant'anni che sta cominciando ad amare a distanza un figlio violento....
Questi bellissimi versi sono il frutto della consapevolezza di Ludina Severino (1829-1900), una contessa trevisana che dedicò questa poesia al marito dispotico e violento che amò per sempre ma ..tenendosi a distanza.
Evi

Mai e sempre

Mai, io, però potrò smettere di amarti.
E bada sempre ti porterò nel cuore come il mio unico.
Tu sei il mio unico:
unico amore ritovato, riconosciuto, devotamente amato
della mia vita su questa terra.
Ma seppur il mio cuore
sarà tuo per sempre
io mai tornerò da te.
Accetto il distacco perchè ci sono
avverbi eterni
“sempre e mai”
che oggi il mio cuore sente fino in fondo
e la mia mente venera
ma che la tua miseria sentimentale,
il tuo povero disadorno cuore,
la tua anima ingenerosa,
l'ingiuria delle tue radici crudeli, malate
delle tue cattive intenzioni
non mi permettono di condividere né di rispettare.
Così il mai ti riguarda
mentre il mio per sempre è a senso unico.
Lo è sempre stato.
Lo resterà. Per sempre.
E' una generosità, un dono, un assoluto canto
del quale non potrai più usufruire per umiliarmi,
per torturarmi,
per farmi piangere,
per vedere la disperazione nei miei occhi,
per farmi pagare la colpa di averti amato,
per infliggermi il danno che a te fu inflitto,
per riccattarmi,
per negarmi
ancora.
Tu non meriti l'intimità
di vedermi invecchiare accanto a te
ed è troppo crudele, desolato, nemico
il tuo cuore incivile
perchè io possa ancora abbracciarti,
dialogare, dirti con il cuore l'a more che provo,
bere un po' d'acqua dopo il caffe,
guardare il tramonto estivo in silenzio
come se la notte non potesse ingoiare il giorno
e camminare alla sera insieme ,
mezz'ora prima che il parco chiuda
e gli uccelli s'addormentino tra i rami.
Ma, pure
tu sarai sempre con me
ogni volta che io penserò,
dialogherò, penserò,guarderò il tramonto
e dirò “ mai e sempre” al mio cuore.
Perchè io ti amo
con la parte migliore e
con la parte peggiore di me stessa.
Perchè io mi riconosco
grazie all'amore e al dolore
che provo per te.
Perchè io quando me ne andrò
da questa terra
sono certa di trovarti
nel tempo e nello spazio
d'ogni amore per sempre ad attendermi.
E mentre vivo farò dono
dell'amore che ho per te
a tutti quelli che coperta d'amore
non mi hanno mai avuta.
Che non hanno stelle, né ricordi,
né baci, né sussurri,
che non hanno né mai né sempre.
Che hanno bisogno di un cuore
che tu hai riempito di attese.
Un cuore che sanguina perennemente ,
che non appartiene a nessuno,
che batte per tutti
che sa cosa significa
non soltanto esistere
ma
ESSERE L'AMORE .

lunedì 14 febbraio 2011

Quando l'amore chiama, seguilo



Post di S. Valentino!
Perché al di là dei connotati consumistici che questo giorno riveste, ci dà l'occasione di riflettere sul significato dell'Amore, comunque lo si voglia coniugare: nella coppia, fra genitori e figli, tra fratelli, fra amici...
Qualcuno una volta ha detto che “a volte le parole si ammalano – la parola amore è una di queste – e noi abbiamo il dovere di guarirle”.
Voglio prendermi la responsabilità di provare a restituire il significato originale a questa parola così logorata dall'uso, ma che non viene mai meno alla ricchezza infinita di cui è portatrice.
Più che definirlo, l'amore va vissuto, testimoniato, provato sulla propria pelle.
E non lo viviamo solo nell'estasi dell'incontro, nell'innamoramento che esplode come un vulcano all'improvviso, né nell'incontro magico dell'inizio, che sembra appagare finalmente il nostro cuore assetato.
Amore è un sentimento calmo, comprensivo e fiducioso, è una condizione di grazia, abitata da momenti di gioia ma pure di difficoltà, adagiata sul tempo che passa, visitata dalla gratitudine e nutrita con la cura di sé e dell'altro.
Amore è un viaggiatore, che non si stanca mai di conoscere, di sperimentare, di osare, ma nel rispetto dell'identità dei suoi ospiti, delle loro case, delle loro vite.
“L'unico modo per conoscere profondamente un essere è l'atto di amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell'esperienza dell'unione. Ma per conoscere pienamente nell'atto d'amore, devo conoscere psicologicamente la persona amata e me stesso, obiettivamente, devo vederla qual è in realtà, abbandonare le illusioni, il quadro contorto che ho di lei. Solo conoscendo obiettivamente un essere umano sono in grado di penetrarne l'essenza più profonda nell'atto d'amore”
(E. Fromm, L'arte di amare)
Amore è un cammino, non un luogo.
Conoscere davvero l'altro è una stupenda avventura, che non ha mai un punto d'arrivo, perché ogni giorno la vita ci permette di dare spazio a parti di noi inesplorate, che chi ci sta vicino può accogliere con stupore o ricevere come un'offesa...ma anche questo è necessario.

“Quando l'amore vi chiama, seguitelo,
anche se le sue strade sono ardue e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a lui,
anche se la spada celata fra le sue penne vi potrà ferire.
[…] in voi tutto questo l'amore compirà, affinché capiate i segreti dei vostri cuori, e in quella conoscenza possiate diventare frammenti del cuore della vita”
(Khalil Gibran)

La libertà dell'Amore, è non poter fare altrimenti che essere me stesso, perché così rendo onore anche alla possibilità di chi mi sta accanto di fare altrettanto, donandoci a vicenda l'opportunità di crescere e procedere insieme, passo dopo passo, mattone su mattone, crisi dopo crisi.
Trovo il senso di tutto questo nelle parole di un viaggiatore d'eccezione, un'anima che ha donato al mondo capolavori di parole ed emozioni:
“forse l'amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso”
(Antoine De Saint Exupery)

Amore è quando non pretendo che l'altro diventi ciò che io voglio che sia, ma lo accompagno dolcemente e sono presente, partecipe, mentre realizza ciò che è, sicura che anche io potrò fare altrettanto, in sua compagnia.
virginia 

sabato 12 febbraio 2011

Ciò che è importante non cambia





Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però  non trattenerti mai!!!

Madre Teresa di Calcutta

 Dedicata a tutte coloro che a volte dubitano della loro bellezza, a coloro che hanno paura di non farcela, a quelle che non si sono mai arrese, a coloro che hanno bisogno di uno spiraglio di luce nel buio, a quelle che si fanno in quattro e alle altre che non si sentono neanche mezza, a quelle venute prima di noi e a quelle che verranno. Un pensiero affettuoso anche a tutte le donne d'Italia che domani scenderanno in piazza, non tanto contro un uomo, ma per portare un messaggio di dignità e consapevolezza.
erika e virginia