martedì 13 novembre 2012

Psicologia o parapsicologia?



Ieri sono andata a vedere il film Red Lights interpretato fra gli altri da Robert De Niro. 
La trama del film racconta di due ricercatori che scoprono gli imbrogli di alcuni guaritori, sensitivi o medium, salvo alla fine riconoscere l'esistenza di un Dio, comunque lo vogliamo chiamare, di una Vita oltre la morte, anche se indimostrabile secondo la scienza deterministica della causa-effetto.

Un mio carissimo amico plurilaureato, tra l' altro in psicologia e docente universitario mi ha confidato di essere andato da un guru che gli avrebbe ridato la propria energia primordiale e di avere avuto sensazioni corporee fortissime . Inoltre effettivamente mi diceva di non essersi mai sentito così bene. Il tutto al prezzo modico di qualche migliaia di euro per un paio di ore di seduta collettiva...
Una mia cliente proprio ieri mi ha chiesto se credo ai lavori energetici, tipo thetahealing,cristallo terapia ect...
Mia mamma si ascolta due rosari al giorno ed ha superato nella sua vita importanti prove...

Care amiche, io penso che tutto ciò che mi fa sentire meglio e va in direzione del benessere mio personale sia efficace per me. 
Chiaramente ciò che funziona per me può non sortire effetto per qualcun altro, perchè ognuno di noi è unico
Partendo dalla concezione narrativista, per cui, detta per somme esemplificazioni, ognuno di noi è chi si racconta di essere, ritengo di avere delle parti di me irrisolte. Nella tensione evolutiva o, se vogliamo divina, in cui ognuno è impegnato, penso che ognuno di noi cerchi di risolvere le sue parti irrisolte. Come?
Secondo Einsten la mente che ha creato il problema non può essere quella stessa che lo risolve o se vogliamo dirla in altro modo è necessario passare per un Io superiore per riuscire con uno stratagemma a modificare una convinzione o una storia raccontata dall 'io.
Quindi per risolvere una mia parte irrisolta, utilizzo degli stratagemmi. 
Alcuni sono scientificamente provati come la seduta dallo psicologo,altri non lo sono.
Tra chi utilizza metodi non scientifici esiste un' alta percentuale di imbroglioni, di persone che abusano della buona fede altrui.
Bisogna vederlo e saperlo.

Ma bisogna anche sapere che migliaia di persone vanno a Lourdes ogni anno , sperando di guarire, anche se la percentuale di guarigioni accertata dalla Chiesa è minima. 
Tuttavia coloro cha vanno a Lourdes, anche se non tornano guariti, ritrovano la forza per affrontare i loro malanni.
A me piace credere che esista un Dio nella mia accezione personale e comunque lo ritenga , una vita oltre la morte, che ci sia qualcosa al di là del determinismo causa-effetto che a livello scientifico si chiama fisica. Non so se questo Dio sia dentro di me o meglio nel mio superio o effettivamente sia fuori di me e abbia creato il mondo, ma mi fa star bene. È uno stratagemma che mi fa sentire bene .

Insomma care amiche tutto ciò che vi fa stare bene è da prendere, ma state molto attente perchè effettivamente, specie ora in questo momento di crisi e di paura,è per alcuni molto facile manipolare le debolezze altrui o le parti irrisolte e arricchirsi.
La giusta mediazione tra pancia e testa...
Con amore
evi

martedì 6 novembre 2012

memorandum...






Si è vero, ultimamente siamo prese da molti impegni e c'è poco tempo per scrivere - o per lo meno non quanto vorrei per potermi dedicare ai moltissimi argomenti che giacciono polverosi nella mia mente da un po' di tempo, in attesa di essere degnati di uno sguardo e trovar parole per uscire allo scoperto...

Però voglio comunque farvi dono di un'immagine deliziosa che ho trovato tempo fa e che sarebbe carina da stampare e mettere come promemoria in un posto ben visibile: ci ricorda i piccoli piaceri della vita quotidiana.



Un abbraccio a tutte e tutti voi,
che ci leggete ogni giorno e siete sempre di più.
virginia

[ps. per chi ha bisogno della traduzione eccola qui:
1. canta
2. enumera i doni della tua vita 
3. spera
4. mangia molto gelato
5. sorridi agli sconosciuti
6. continua ad imparare
7. sorridi
8. ama
..e ama ancora un po'.  ]

venerdì 2 novembre 2012

Le "vere" storie d'amore


 
 
In una delle mie soste di pausa in biblioteca mi sono imbattuta in un libro curioso e bizzarro, soprattutto perché vi si trovano, sparsi fra le righe scritte, divertenti disegnini fatti dall'autrice, che aiutano a fissare i concetti, esprimere verità e spiegare sensazioni.

Si tratta di “Dolcissime donne selvagge”di Sark (Ed. Sperling & Kupfer, 1999), una donna che è diventata famosa negli Stati Uniti pubblicando libri-diario ad ispirazione autobiografica e molto motivanti per il cammino femminile.

Questo colorato libretto è un inno all'espressione dell'autenticità che è in ciascuna, un invito a credere nelle proprie risorse e possibilità di farcela, nonostante tutto.

Ho deciso di riportare qui due pagine, nella loro versione originale, condensato di sagge ma semplici parole sull'amore e il suo processo, che, come in un ossimoro, comprende la gioia ma anche le difficoltà di incontrarsi nel profondo, necessarie per essere ancora più vicini.
 

  
che questi contenuti vi siano di ispirazione...
Buon week end
virginia

domenica 28 ottobre 2012

...Come d'autunno, sugli alberi, le foglie


 
Passeggiando in questi giorni ho pensato: “Che bella stagione l'autunno! E’ la stagione che più si addice a descrivere la vastità e la diversità di ciascuno di noi!”

Pensiamo agli alberi.

In autunno i giardini e i viali si riempiono di mille colori. Ogni foglia, per quanto simile a quella che le sta vicino, appare diversa. Come sono belli questi alberi variopinti!

Guardando le loro foglie si può descrivere l'andamento della vita.

Ci sono foglie giovani, più piccole delle altre dalle tonalità che ancora richiamano il verde, altre che stanno crescendo e acquistano dei bei colori vivaci: chi si tinge di giallo, chi di rosso; e poi ci sono quelle che si stanno seccando e si apprestano a cadere.

E tutte stanno ben ancorate quel ramo che da' loro vita, linfa, sicurezza.

E non sono molto diverse da noi le foglie. Dopotutto anche noi ci comportiamo come le foglie quando ci aggrappiamo:

- ai nostri genitori , affinché ci aiutino a crescere,

- ai nostri ideali, ai nostri desideri, ai nostri progetti o alla nostra fede per avere un sentiero da seguire quando emerge il nostro bisogno di autonomia e di identità

- ai nostri compagni, fidanzati, mariti quando capiamo che la vita può essere più dolce se vissuta in coppia
In autunno, poi, compare il vento, le giornate si accorciano, arriva la pioggia.

Il vento sa essere un buon compagno di viaggio quando è dolce e delicato, e ci dà la spinta ad andare avanti e a guardare oltre; sa essere un elemento di disturbo quando, invece, si imbatte con irruenza e ci coglie impreparati. La sua potenza ci fa sentire vulnerabili. E noi la fragilità non piace tanto: in alcuni casi reagiamo a lui opponendoci e aggrappandoci ancora più forte a ciò in cui crediamo, in altri casi ci lasciamo sopraffare e rimaniamo inerti. Spesso il forte vento porta con sé la pioggia e con essa la malinconia. Le giornate si dipingono di grigio, i colori si attenuano e lasciano spazio a rimpianti, pensieri e delusioni. I pensieri che si accumulano nella testa diventano pressanti come quelle nubi nero-grigie che vediamo nel cielo.

Ma alla fine, per fortuna, spunta il sole. E per quanto, in questa stagione, il suo calore possa essere flebile è sempre un sole che riscalda il cuore e da’ quell’energia e quella speranza necessarie per andare avanti.
erika

domenica 21 ottobre 2012

Il dono del panico


Pan consola Psiche - E.Klimt 
 
In un museo a Vienna sono rimasta incantata di fronte a questo quadro, ai più sconosciuto, attribuito a Ernst Klimt, fratello del più famoso Gustav.

Si intitola “Pan consola Psiche” e si riferisce all'episodio, narrato nelle Metamorfosi di Apuleio, nel quale Psiche, addolorata per la perdita dell'amato Eros, tenta di gettarsi nel fiume per togliersi la vita.

Psiche è in preda alla paura, teme di non riuscire più a essere di nuovo felice come un tempo, quindi si lascia andare alle correnti del fiume, che però, devote a Pan, attraverso un'onda, la depositano a terra su un prato fiorito dove il dio si trova in compagnia delle ninfe dei boschi.

È allora che avviene lo scambio di parole che condurrà Psiche a intraprendere il cammino di evoluzione di sé attraverso il superamento di numerose prove fino al ricongiungimento col suo compagno di vita.

L'intervento di Pan – testimoniato da questo quadro poetico – è fondamentale perché la protagonista, da ingenua fanciulla si trasformi in una donna consapevole e responsabile della sua vita.

Se qualcuna è interessata a tutta la storia, vi suggerisco la rilettura in chiave psicologica di Neumann in “Amore e Psiche” (Ed. Astrolabio).

Qui invece voglio partire proprio dal quadro.

La fanciulla è in piedi, guarda con un'espressione fra il mesto e il curioso questo strano essere, metà fauno e metà uomo e non sembra per niente spaventata dalle sue sembianze caprine, né tantomeno intimorita dall'essere seminuda di fronte a lui.

Lo ascolta come un maestro, un vecchio saggio a cui ci si rivolge per avere un consiglio sul da farsi. Lui d'altra parte sembra spiegarle qualcosa di molto serio e profondo, tende la mano verso di lei, nel modo che si usa quando in realtà si cerca di esprimere qualcosa di ovvio, di palese, mostrandolo nei gesti. Le mani di lei sono intrecciate, ferme ma nervose.

Psiche è rappresentata come una ragazzina, di una fisicità splendida, con ali appena abbozzate, che paiono aver bisogno di tempo per permettere di essere usate. Tutto in lei riluce di quel bianco abbagliante, smorzato però dalla sua espressione interrogativa, riluttante e triste. Si sostiene il velo in una posizione in piedi che denota un disagio lieve, rispetto all'ambiente che la circonda... di contrasto a Pan, pienamente a suo agio, seduto in quella natura che gli cinge addirittura la testa con rami di edera, intrecciati ai lunghi capelli e la barba.

Anche lei ha un drappo che le cinge il capo e tiene insieme la sua acconciatura, invece perfetta e raccolta.

Cosa potrà apprendere di tanto importante questa eterea ragazza da un essere animalesco come lui?

Ricordiamoci che Pan è il dio cui ci si riferisce indirettamente quando si parla di attacchi di pan-ico: una potente invasione di sensazioni ed emozioni che fanno provare mancanza di respiro, alterazione cardiaca, terrore di morire o di impazzire.

Il panico si presenta la prima volta senza avvertimenti, semplicemente irrompe nella quotidianità di un momento qualunque, senza apparenti ragioni. Proprio come avveniva nel mito, quando il dio Pan, abitante dei boschi, si divertiva a spaventare a morte con urla terrificanti coloro che si avventuravano nei suoi territori, o comunque come quando qualcuno lo incontrava e restava scioccato dal suo aspetto animale e dalla sua bruttezza.

In questo quadro per la prima volta si assiste all'incontro di una figura femminile che non scappa, bensì si lascia “consolare” dalla potenza numinosa del dio.

L'immagine ci racconta la necessità per la nostra psiche di entrare in contatto con gli aspetti più istintuali e considerati “brutti” nella nostra interiorità, quelli che troppo spesso vengono repressi e negati, relegati chissà dove nel nostro inconscio.

Può trattarsi di aspetti di sé che proprio malgrado si sono dovuti ripudiare, perché non accettati dal mondo intorno, oppure bisogni, desideri e necessità criticate e giudicate dal proprio censore interiore, o ancora reazioni di insoddisfazione misconosciute perché impossibili da far convivere con uno status quo duro a disfarsi...

Pan invece urla, picchia a terra gli zoccoli, se ne frega delle buone maniere, dei bisogni dell'altro, vuole, pretende, prende ciò che vuole in modo brusco e brutale, manda a quel paese chi non gli va a genio, ride a crepapelle, si diverte a scorrazzare libero per i boschi, senza conoscere il senso del dovere, vuole unirsi carnalmente per il puro piacere di godere, si libera di catene inutili che lo imprigionano, sa perdere la testa...

Quando a questi aspetti naturali e spontanei non viene dato spazio nella nostra vita, c'è la possibilità che reclamino espressione e lo facciano nella modalità più immediata, ovvero prorompano come energia vulcanica mandando in frantumi l'apparente ordine di quando in qualche modo ce la raccontiamo (spesso senza esserne neppure consapevoli).

Ecco, è tutto questo che Pan racconta a Psiche, consolandola e magari scusandosi per le modalità usate per risvegliarla dal torpore della sua vita “perfetta”: Pan invita a scompigliare i capelli, a intrecciare un fiore fra i ciuffi ribelli, a sporcare quel candore con la vita vera, invita ad osare, rischiare, sbagliare e riprovare, sbattere porte e riaprirle, allontanarsi da quello che inaridisce l'anima.

Mi ha colpito che sullo sfondo, dietro a Psiche ci sia un Iris.

Nel repertorio dei fiori californiani, l'essenza di questo bulbo viene suggerita per chi si sente oppresso dalle consuetudini sociali, quando si è incapaci di considerare il proprio Io e le proprie potenzialità con una nuova visione creativa, per recuperare il senso di bellezza ed artistico che ci abita.

È l'essenza per coloro che si sentono incapaci di agire in accordo con la loro ispirazione e intuizione.

Psiche, senza l'energia potente e trasformativa di Pan si inaridisce, si espone alla possibilità di rimanere intrappolata, perché contrariamente a quanto si pensa, il vero problema non è l'attacco di panico – che arriva come messaggio che qualcosa preme per essere espresso – ma la mancanza di coraggio nel seguire i propri bisogni e desideri, per rendere la vita più piena e creativa.

Lasciamo che un po' di sana follia ci scompigli i capelli ogni tanto...

Buona settimana

virginia