Nel mio studio di Vicenza ho una gabbietta di legno, di quelle orientali, piene di riccioli e curve... un piccolo castello per uccellini.
Incuriosisce chi entra e spesso lo uso come metafora per spiegare come si sentono alcune persone che arrivano a sedersi di fronte a me.
La porta della gabbietta è aperta.
Dentro ci sono tre uccellini: uno di pietra, che guarda dalla parte opposta della porticina. Rappresenta quando siamo dentro a una situazione difficile, immobili e congelati, senza nemmeno accorgersi che c'è una via d'uscita.
Qualcuno magari si sente in un castello, ma è pur sempre una gabbia.
Un altro uccellino è colorato e sosta sulla porticina. E' sulla soglia, fermo e in osservazione. Non è ancora pronto per volare ma sta scoprendo che là fuori c'è un mondo diverso da quello che ha vissuto fino a oggi.
Il terzo uccellino è sopra la porticina aperta, con le ali spiegate e sta per spiccare il volo. E' pronto a rischiare e lasciare le vecchie abitudini per cercare la sua strada.
Oggi vi ho raccontato questa storia perché sulla scia del post di lunedi (qui), spero che sempre più donne lancino quel sasso e trovino la loro libertà.
Non sono un uccello;
non c'è rete che possa intrappolarmi:
sono un essere umano libero
con una volontà indipendente
la Libertà è essere te stessa
senza il permesso di nessuno
Buon week end
virginia
(ps. trovate questo post e tanti altri prossimamente anche sul blog di Donna Nuova)
Voglio dedicare il post di questo lunedì a un nuovo progetto che mi sta molto a cuore.
L'apertura di uno Sportello Donna a Valdagno (VI).
Stasera abbiamo fatto il primo incontro del corso per volontarie sul tema della violenza, perché proprio di questo si occuperà principalmente lo spazio "Donna Nuova": sarà un luogo di accoglienza del disagio delle donne, soprattutto quelle che vivono la paura nelle loro relazioni, quelle che sono soggiogate in rapporti malsani, che sono intrappolate in dipendenze affettive che non permettono loro di scappare e salvarsi.
Proprio come la luna che a un certo momento del suo ciclo si fa buia per poi risvegliare nuove energie per cominciare un'altra fase, la nostra speranza è che tutte le donne che afferiscono al nostro gruppo, possano sperimentare dentro di sé la rinascita e la trasformazione.
Il 24 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere, ci sarà la presentazione del progetto a Valdagno, presso la Sala Marzottini, durante la quale parleremo delle "Fasi di vita della donna: fra sfide, risorse e opportunità".
Da gennaio 2015 partirà l'attività di consulenza gratuita da parte di donne psicologhe e avvocati (ci saremo anche io e Evi), su appuntamento.
Questa sera è stato bello essere in tante, di tutte le età, diverse eppure legate da un desiderio comune: poter condividere e mettere in cerchio i nostri obiettivi per portare un aiuto alle altre in difficoltà.
Ma "Donna Nuova" non sarà solo questo.
E' già una fucina di idee per la promozione del benessere di tutte le donne.
Sarà laboratori creativi - a proposito, non perdetevi domenica 23 novembre il mercatino dei saperi femminili "La scarpa rossa" (trovi maggiori info qui su fb) - corsi, gruppi di condivisione e tanto altro...
Oggi riflettevo in pausa pranzo sul tema da scegliere per la rubrica del giovedì.
Ci sono due modi attraverso cui lo faccio.
Ci sono volte in cui trovo una frase in un libro, la riporto nel mio quadernino da borsa e in base a quella cerco poi le immagini.
Altre volte apro Pinterest e cerco frasi che mi ispirano fra le numerosissime che affollano le bacheche di tante persone in ogni parte del mondo.
Oggi è toccato alla prima opzione.
E subito in home page ho trovato la frase di apertura.
Può sembrare un'ovvietà, ma l'ho trovata molto attuale e spunto di grande riflessione.
Ormai siamo abituati a trovare qualsiasi cosa in rete.
Anche io che scrivo qui, chissà quante persone raggiungerò...
Dalle parole chiave di ricerca di chi arriva sul blog, posso vedere che nella maggior parte dei casi i miei visitatori non sono tutti intenzionali: c'è chi cerca un'informazione, chi digita il titolo di un libro, chi addirittura postula una vera e propria domanda al motore di ricerca più famoso del mondo.
Noi ci facciamo continuamente domande.
Le risposte invece, non sono sempre immediate (ne ho parlato qui tantissimo tempo fa).
Necessitano di un percorso, di uno sguardo dentro più che fuori.
Quindi è bello cercare stimoli nel web, ma vi invito poi a fare vostri, dare una lettura personale e ponderata di tutto ciò che trovate.
Anche di queste frasi, che potete usare come occasione per una arricchente meditazione riflessiva.
Spesso
in auto ascolto Virgin
Radio per
la musica rock e per le interessanti rubriche che raccontano la
storia delle canzoni, i risvolti dei testi e le vite dei cantanti.
Una
di queste è “Rock
in Translation”
dove proprio poche settimane fa ho scoperto i retroscena della
canzone “Dani California” dei Red Hot Chili Peppers (2006).
Nel
brano, Anthony Kiedis parla della morte prematura di Dani California,
una ragazza povera del Mississippi diventata rapinatrice di banche e
vissuta troppo brevemente e tra durezze.
Una
ragazza di nome "Dani" è menzionata anche in By the Way e
Californication. In quest’ultima è citata semplicemente come
"sposa adolescente con un bimbo dentro".
Kiedis
ha spiegato che Dani California incarna tutte le ragazze con cui ha
avuto relazioni in precedenza: "Quando questo ritmo funky viene
fuori, mi induce a raccontare davvero una storia. In un certo senso
mi rivela che Dani e quelle donne sono tutte la stessa persona, e che
tutte abbiano percorso quella strada di vita. Dapprima non pensavo
che stessi parlando della stessa ragazza"
(cit.
da Wikipedia)
Così
sulla scia di associazioni mentali sono saltata al film “Ragazze
interrotte” di James Mangold del 1999, nel quale troviamo la storia
di molte giovani come Dani, che al di là della diagnosi della loro
cartella clinica sono donne con una storia alle spalle, con
difficoltà e un mondo interiore complesso e spesso inaccessibile a
loro stesse.
Dani,
Lisa, Daisy, Polly, Georgina... sono tutte donne che incarnano
l'archetipo della “cattiva ragazza”, così ho pensato di
condividere con voi alcune riflessioni tratte dal libro di Linda
Schierse Leonard sul rapporto padre-figlia e di come questo possa
influenzare i modi di vivere della donna.
“L'emarginata
– è la donna che, per la vergogna nei confronti di suo padre, è
rifiutata dalla società e/o vi si ribella. […] può essere rimasta
identificata con il padre ed essergli rimasta attaccata in modo
positivo, cosicché quando la società lo rifiuta lei rifiuta la
società.
O
può darsi che lei inizialmente abbia rifiutato il padre, ma quando
emerge la parte ombra dall'inconscio lei vive comunque questo
modello.
In
una situazione familiare di questo tipo, la madre spesso si assume un
ruolo di moralista e diventa colei che critica il “padre cattivo”.
Quando
la figlia non segue i consigli materni, può ribellarsi e seguire il
modello paterno, agendo l'aspetto autodistruttivo di lui.
[…]
Queste
donne sono inclini a sprecare la loro vita in una passività inerte,
con la possibilità di imboccare la strada dell'alcol, della
tossicodipendenza, della prostituzione, delle fantasie suicide o
magari di cadere in rapporti amorosi dipendenti.
O
possono anche sposare un uomo come il padre e lasciarsi andare alla
depressione e al masochismo di una vita incompiuta e di un rapporto
incompiuto.”
(da
“La donna ferita” 1985 – pag. 55-56 )
I
motivi per cui la società rifiuta il padre possono essere
comportamenti palesemente scorretti – contro la legge, abuso di
sostanze, violenza – o per il modello di uomo che rappresenta –
abbandono della famiglia, temperamento che incorre in conflitti,
esasperazione di posizioni controcorrente...
Se
una figlia ha dovuto vivere sulla sua pelle l'ambivalenza dell'amore
verso il proprio padre e la rabbia per certi atteggiamenti di lui, è
chiaro che in questo conflitto vinca spesso l'amore, così la ragazza
può arrivare, in modo inconscio, a portare avanti la posizione
paterna, anche a costo di rovinare la propria vita.
Questo
avviene perché comunque il maschile interiore è danneggiato: il
padre non ha svolto la sua funzione di punto di riferimento sano e di
rinforzo per l'autostima di lei, che sta estremizzando il suo modello
per avere comunque delle certezze e difendersi dal vacillante senso
di sé.
Il
percorso che può portare una donna a emanciparsi da questa
situazione necessita di tempo, per attraversare un dolore antico,
versare lacrime e cogliere gli errori dei genitori ma anche i propri,
fatti nel tentativo estremo di salvarli.
Recuperare
e incarnare la vera energia guerriera, che porta la cattiva ragazza
non a lottare contro il mondo ma ad affrontarlo “vivendo e
amando i paradossi della vita, bilanciando il terrore con la
meraviglia di essere umani” (L.S.Leonard, pag. 101).
Dopo aver dedicato il post di lunedì ai sogni delle donne, questa frase potrebbe sembrare un controsenso.
In realtà vuole essere un invito alla consapevolezza, al riuscire a discernere un puro gioco di fantasia - nel quale si rischia di rifugiarsi per paura di vivere davvero - dai sogni come progettualità in fieri, piccoli o grandi obiettivi che necessitano di passi concreti e piedi ben piantati a terra.
Ogni sogno, per non rimanere fine a se stesso, necessita di essere incarnato nella vita quotidiana, altrimenti rischia di diventare qualcosa che ostacola la crescita.
Come guardare un bel paesaggio dalla finestra senza poter mai correre sui prati, respirare l'aria pulita e scaldarsi al primo sole.
E si, anche col rischio di cadere e sporcarsi.
Ma pure di danzare nuovi passi verso la vita che desideri.
Buon week end
virginia
(fonte immagini: Pinterest - trovate qui il mio profilo)