giovedì 5 marzo 2015

parole per l'anima #9


il tempo di rilassarsi 
è quando non hai tempo per farlo

Una verità che vale per tutte noi, impegnate in milioni di attività, ciascuna a modo suo.
Per non dimenticare che è fondamentale riuscire a ritagliarsi del tempo per sé, a tutte le età.
Nel frattempo godiamoci queste immagini, fonte di benessere anche solo per lo sguardo... non vi fanno già tirare un sospiro di sollievo? 
Continuate a seguirmi perché presto inizierà una nuova rubrica sul rilassamento e  se vi siete perse il post sul relax per mamme e bambini lo trovate qui









buon week end
virginia 

(fonte immagini: pinterest)

lunedì 2 marzo 2015

Rilassamento per mamme e bambini



Qualche giorno fa mi è capitato di condividere su fb questo interessante articolo su alcune forme semplici di meditazione da insegnare ai bambini.
Visto l'interesse di molte di voi e le domande che mi sono state richieste ho pensato di scriverci un post con informazioni più precise rispetto alle diverse fasce d'età dei piccoli, 
partendo dalla prima necessaria tappa per imparare a meditare, ovvero riuscire a rilassarsi e sospendere il tempo.

Comincerei con una frase cui sono molto affezionata e con la quale apro i corsi di Training Autogeno per adulti:

il rilassamento è ciò che accade quando smetti di creare tensione
                                                                                                     (P. Levey)

questo paradosso ci insegna che il rilassamento non è un'azione attiva bensì un lasciar accadere, un abbandonarsi cedendo.
Ma se già è difficile per un adulto, come possiamo insegnare tutto questo ai bambini, così attivi e impegnati a esplorare, osservare, conoscere?
Il primo suggerimento ce lo dà anche Claudia: dare l'esempio.
Vale per tutti gli insegnamenti che vogliamo dare ai più piccoli, ma in questo caso vale ancora di più!
Se noi non siamo in grado di fermarci e sostare, di ritagliarci uno spazio anche piccolo in cui dedicarci al nostro benessere, sarà difficile trasmettere anche a loro la sua importanza.
Se ancora non lo avete imparato, diciamo che non è mai troppo tardi e che può essere la buona occasione adesso per farlo insieme – ma in maniera sistematica.
Il rilassamento necessita di ritualità per essere efficace – e in questo i bambini hanno molto da insegnare a noi grandi!
Un buon momento può essere la sera prima della nanna o dopo il bagno, ritagli di tempo dove già fisiologicamente si rallenta e dove loro stessi richiedono piccole e grandi abitudini da condividere (pensiamo alla storia prima di dormire).

Per essere fruttuoso, il rilassamento per i bambini deve - a mio parere – rispettare queste tre regole:
  • creare contatto e relazione fra loro e il genitore
  • essere interessante ai loro occhi (e divertente)
  • essere semplice
ovviamente queste regole vanno adattate alle diverse età.
Il presupposto di ogni momento di relax è quello di trovare uno spazio tranquillo dove non si viene disturbati, dove poter creare un'atmosfera accogliente e possibilmente sempre la stessa (es. accendere una candelina, la luce soffusa) di modo che sia più facile per il bambino riconoscere il momento di serenità, come entrare in un tempio sacro.

0-1 anno di età: la forma di contatto e rilassamento per eccellenza è il massaggio, che crea prima di tutto la relazione fra mamma e bambino e coinvolge la pelle, il principale organo di senso con cui il bimbo entra in relazione con il mondo. Alle neo mamme consiglio di seguire un corso di massaggio neonatale o di seguire i preziosi consigli di Vimala McClure nel suo libro “Massaggio al bambino, messaggio d'amore” (Ed. Bonomi).

1-3 anni: il canale privilegiato è ancora quello del tocco e del massaggio, ma progressivamente i bambini devono essere coinvolti anche cognitivamente con storielle e filastrocche che ne catturino l'attenzione e creino un ritmo tranquillo al quale uniformarsi.
Un esempio può essere quello di fare un massaggino alle manine e piedini e creare un personaggio per ogni ditino che si va a coccolare, così che il piccolo sia “catturato” dall'interesse per la storia e allo stesso tempo percepisca il piacevole effetto del tocco amorevole.

3-5 anni: man mano che il bambino cresce è sempre più in grado di mantenere l'attenzione su alcuni aspetti di sé, ma come punto di partenza è importante partire sempre dal corpo, aspetto concreto che nel tempo gli faccia cogliere anche i benefici sulle emozioni.
In questa fase si può introdurre qualche piccolo gioco di attenzione al respiro come amico che ci può aiutare quando siamo agitati, stanchi, irritati ecc...
In età di scuola materna si può cominciare anche a spiegare in maniera semplice cosa si può ottenere attraverso quei giochi che si fanno insieme, ad es. “adesso facciamo insieme il gioco del respiro che anche la mamma è molto stanca”.
Molto carino l'esercizio con l'orsacchiotto spiegato da Claudia nel post citato, oppure una variante è quella del “palloncino nella pancia” che si usa per imparare il respiro addominale (che comunque ai bambini viene ancora abbastanza naturale!).
Io uso questa versione:
"adesso immaginiamo di avere un palloncino nella pancia che ci aiuta a respirare bene. Tu di che colore ce l'hai? Il mio è verde e il tuo? (e si lascia che il bambino risponda il suo colore).
L'aria che entra dal nostro naso scende nella pancia e va a gonfiare il palloncino – in questo caso si può poggiare una mano del bambino sulla nostra pancia per fargli capire e poi mettere la nostra a coppetta sul suo pancino e sentire che si gonfia e dare un rinforzo positivo per l'apprendimento – poi si sgonfia e di nuovo esce dal naso."
Dopo qualche respiro di questo tipo condividere che cosa accade in maniera giocosa ad es. io mi sento come le bollicine d'acqua che galleggiano e tu? Lasciando che il bambino esprima a modo suo il risultato dell'esperienza e iniziando un dialogo possibile su quando possiamo usare il palloncino (ad es. trovare un colore per il palloncino da rilassamento e un altro colore per quello delle situazioni d'emergenza. Quali sono? Così potete saperne di più anche sulle situazioni che lo preoccupano o agitano, ma in maniera indiretta e avere un piccolo “codice criptato” con cui comunicare con lui nel bisogno – es. questo mi sa che è proprio una situazione da palloncino rosso).

A partire da questa età si può coinvolgere il bambino anche nella preparazione dello spazio, come fosse un gioco, adattandolo alle sue esigenze (es. costruire una piccola “tenda del rilassamento” dove ci si rifugia per staccare la spina fra cuscini e pelouches).

Dai 6 anni: con la scuola elementare i bambini sono sempre più capaci di usare le funzioni mentali e anche di mantenere l'attenzione più a lungo su un compito.
In questa fase di vita comincia davvero il primo riconoscimento di avere un bisogno di riposo e quiete dopo molte ore di attività impegnative, così come diventa fondamentale la possibilità di sfogare le energie fisiche in eccesso in un'attività di tipo motorio.
Bisogna ricordare che non tutti i bambini sono uguali per cui le attività dovranno essere maggiormente differenziate e adattate all'individualità e alle preferenze di ciascuno.

Bambini molto attivi avranno bisogno di un po' di moto prima di lasciarsi andare al rilassamento, per cui potrebbe essere un'idea quella di giocare a mimare gli animali (da quelli più placidi a quelli più aggressivi, muovendosi per la stanza) per poi finire ad esempio al cucciolo di tigre che si riposa e si fa le coccole con la mamma (di solito gradiscono ancora molto il contatto fisico e per loro sono utili esercizi dove la mamma nomina le varie parti del corpo toccandole e loro fanno sentire che man mano si rilassano e diventano pesanti)

I bambini di temperamento più tranquillo invece, soprattutto se abituati da piccoli a ritagliarsi uno spazio di quiete, saranno quelli che maggiormente cercheranno questo ritaglio dove dedicarsi a se stessi. Per loro sono indicati anche esercizi di visualizzazione attiva guidata, dove dopo un rilassamento anche simile a quello del nominare le parti del corpo toccandole, si evocano immagini piacevoli di un posto magico dei loro sogni, una immagine che li fa sentire bene e al sicuro ecc... (trovate qualche spunto nel libro “Rilassamento per i bambini. Giochi di tranquillità per piccoli e grandi” Red Edizioni)


Un ulteriore strumento di rilassamento da far fare ai bambini in autonomia è quello del colorare i mandala, potenti simboli ad effetto benefico e con ottimi risvolti sulla concentrazione (ne trovate alcuni qui e qui)

Auguro a tutte voi momenti di vicinanza e contatto con i vostri figli,
perché gli farete dono di importanti strategie di benessere che si ricorderanno per sempre.


La felicità è un lavoro interiore


buona settimana
virginia 

venerdì 27 febbraio 2015

Parole per l'anima #8


Che errore per una donna
 aspettare che un uomo costruisca
il mondo che lei vuole,
piuttosto che crearlo lei stessa. 

Come abbiamo visto lunedi (qui) quando una donna si trova in una relazione con un uomo impegnato, finisce spesso per rendersi satellite della vita e i bisogni di lui, perdendo di vista i suoi obiettivi. 
Il percorso di rinascita comincia proprio nel momento in cui la donna si accorge di poter smettere di stare ad osservare il mondo fuori -  aspettando chi magari non arriverà - e metaforicamente muove i primi passi in una realtà che può fare sua. 
E così creare la propria libertà. 











Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 23 febbraio 2015

Essere "l'Altra"



Molte che si raccontano davanti a me si trovano nel ruolo de “l'Altra donna”.
A volte da pochissimo tempo – e mi guardano smarrite, in cerca di risposte che mettano pace al cuore: “andare o restare?” – altre volte da lunghissimi anni – e in questo caso può essere che il ruolo se lo siano cucito addosso, ormai come un secondo abito, oppure che siano di fronte a me perché finalmente se lo vogliono sfilare.
Ad ogni modo è necessario cominciare semplicemente ad osservare ed osservarsi.
In ogni caso, anche quando questa maschera è ostentata con disinvoltura, io mi sono abituata a cogliere e decriptare la sofferenza che è stata malcelata, oppure anche a rilevare, dietro lo smarrimento iniziale, la soddisfazione narcisistica per la conquista appena ottenuta.
Tutto questo lo rimando come uno specchio, perché il primo assunto è: astenersi dal giudizio.
E lo propongo anche a loro.
Ciò che diventa importante è comprendere, e non accusare o accusarsi.
Comprendere significa accogliere ciò che si muove dentro di noi, cogliere il desiderio che porta ad agire certe parti e a non altre, conoscere i bisogni – molto spesso inascoltati – che necessitano appagamento nei modi che più sono accessibili.
È importante rilevare e descrivere insieme come questo ruolo di “Altra” viene agito e gestito da entrambi i partner.
Quali emozioni provoca? Quali desideri appaga? Quali contraddizioni porta con sé?
Quali sub-personalità vengono evocate in questa relazione da quest'uomo? Hanno qualcosa a che fare col proprio passato?
Dietro a qualsiasi ruolo, anche il più stereotipato socialmente come può essere quello dell'amante, c'è sempre una storia, una vita.
Ed è lì che possiamo trovare i segnali grandi o piccoli che ci orientino e aiutino a uscire dal bosco dell'incanto magico che ferma il tempo in una storia sospesa.

È come se le Selvatiche, anche nei loro rapporti con gli uomini, fossero interessate alla vita in sé, alla sua crescita e al suo sviluppo e non desiderassero in alcun modo rimanere intrappolate in quelle dinamiche di legame, possesso e timori per la perdita che generalmente avvelenano le relazioni fra gli uomini e le donne.
(C. Risé, M. Paregger “Donne Selvatiche”
Frassinelli – 2002. pag. 77)

Dalle parole che ciascuna mi narra, emerge spesso la bellezza e la leggerezza del “giocare a fare la coppia” senza però “cadere” nella monotonia.
Prendono solo il “meglio” e si sentono riconosciute come “il meglio” ovvero ciò che risolleva giornate pesanti, umori cupi e situazioni complicate da cui sfuggire.
Vivono momenti speciali, a tempo determinato.
Il lato oscuro di questa levità sta però nel non vivere mai davvero fino in fondo, spesso per la paura di rischiare una perdita: sembrano dire “se non è davvero mio in realtà non soffrirò quando lo perdo”.
A volte è vero. A volte è solo uno stillicidio quotidiano a dosi omeopatiche, diluito negli anni.
Alcune mi confidano di sentirsi, paradossalmente, il motivo che tiene in piedi l'unione ufficiale.
Di recente ho trovato questa storia, che può spiegare come questo possa accadere:

Un uomo di Greting, vicino a Salisburgo, che viveva in discordia con sua moglie e ne veniva maltrattato, va verso la Caverna delle Donne (Frauenshoehle) a Untenberg, e rimane una notte sdraiato lì. Allora gli compare una vergine, mezza nera e mezza bianca, alla quale racconta che sta litigando con la sua donna. La vergine gli si siede vicino e gli parla confidenzialmente. Quando lui vuole andar via gli dice che, poiché ha saputo ascoltarla, può tornare tranquillamente a casa, dove troverà la sua donna di buon umore. E così è.
(opera cit. pag. 77-78)

Di fronte all'altra, molti uomini sono più disposti ad accedere ai chiari e scuri del femminile (la vergine metà bianca e metà nera), grazie alla condivisione di dialoghi e svelamenti che mai riuscirebbero a tollerare dalla propria moglie.
Siccome fanno fatica ad accettarli nella loro compagna ufficiale, vi accedono grazie all'unione e la conoscenza dell'amante, riuscendo a volte a integrare dentro di sé una dimensione femminile che arricchisce e non toglie.
È chiaro che si tratta di un processo di perpetuazione della scissione nella psiche maschile, (che al suo culmine diventa quella fra sante e puttane) ma in alcuni casi, nel tempo, accade proprio che grazie all'amante, l'uomo conosca meglio sua moglie, in tutte le sfaccettature di donna e quindi che il rapporto si salvi.

La domanda che ora vi pongo però è questa:
perché limitarsi a nutrire rapporti altrui e boicottare invece una felicità personale, svelandosi a un uomo che possa conoscere, accettare e amare ogni parte di voi? (se vi va di approfondire leggete qui e qui). 

buona settimana
virginia 

venerdì 20 febbraio 2015

parole per l'anima #7


Se ci comportiamo come una preda
loro agiranno come predatori.

Ho voluto raccogliere delle immagini che insieme alle mie parole di lunedì (qui) possano trasmettere il tipo di relazione che si instaura con un narcisista patologico. 

1) La sensazione è quella di sentirsi manovrate come un burattino: è lui che decide, costruisce e demolisce, progetta e distrugge, rendendo la sua compagna una mera esecutrice senza alcuna capacità decisionale. 


2) Non sai mai con chi davvero hai a che fare, a volte il cambiamento umorale è così repentino e incoerente rispetto agli eventi che rischi di sentirti visionaria e tragicamente folle. 


3) il suo bisogno è quello di risplendere ed essere sempre brillante o comunque al centro della scena. E' sempre molto impegnato a notare l'effetto che fa sugli altri, anche se non li conosce, ma ha mille occhi sull'ambiente circostante, quasi come se ogni persona gli potesse fare da specchio per rimandargli l'immagine grandiosa di sé. E' lì con te ma allo stesso tempo è altrove. 


4) Tu non dici o fai mai la cosa giusta: svaluta il tuo operato e la tua persona in maniera sottile e subdola, inducendoti a dubitare di te stessa e minando la tua autostima, con la conseguenze che cominci a vedere il mondo coi suoi occhi e a parlare attraverso le sue parole.  




Avevamo molto in comune: 
io amavo lui e lui amava se stesso. 

Finiamo con due vignette per alleggerire gli animi, senza però abbassare la guardia, 



Fai il test del Narcisista: 
passo 1. prenditi un momento per pensare a te
passo 2. Se arrivi al punto due, congratulazioni! 
Non sei un Narcisista. 

buon week end
virginia 


(fonte immagini: Pinterest)