venerdì 19 febbraio 2016

parole per l'anima #5


Pensavo che il peggio nella vita 
fosse finire per essere da solo/a.
(invece) Il peggio della vita è finire con qualcuno 
che ci dia l'impressione di essere da soli. 

Parlando di amore eterno qualche giorno fa (qui) non ho potuto fare a meno di pensare a quelle storie eterne ma che spesso dell'amore - inteso come amore maturo, sano - non hanno traccia. 
Ci sono relazioni che si costruiscono e finiscono per basarsi sull'immagine illusoria del partner - egli è presente come persona fisica (e a volte questo basta per donare una parvenza di sicurezza) ma completamente assente come compagno/a. 


è come aggrapparsi ad un fantasma. 
Ci si aggrappa in realtà alla speranza che l'altro diventi ciò di cui noi abbiamo bisogno. 


Finendo per considerare solo ciò che conferma le aspettative, 
perdendo di vista che tutto il resto manca.


O raccontandosi che stiamo andando alla ricerca di qualcosa di perduto


(ma in realtà, c'è mai stato?)



A volte per capirlo bisogna fare il vuoto
e sperimentare davvero la solitudine, per provare la differenza


Di fronte solo a se stessi, 
vedere l'altra prospettiva 


E magari ribaltare completamente la situazione:


Imparate a dare la vostra assenza
a coloro che non hanno compreso
l'importanza della vostra presenza


Buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 15 febbraio 2016

L'amore è per sempre?



Ieri era la festa degli innamorati e oggi mi dà l'opportunità di parlare ancora d'amore e di coppia.
Prenderò in prestito stralci di un libro che mi piace molto e del quale vi avevo già parlato (qui) qualche tempo fa: “La psicologia dell'amore romantico” di Nathniel Branden.

L'amore è una condizione necessaria per un matrimonio felice, ma […] tutt'altro che sufficiente per aspirare a una felicità stabile.
[…]
La decisione di sposarsi è razionalmente la decisione di condividere un'avventura, non di chiudersi in un bozzolo, in un paradiso immutabile. Un simile paradiso infatti non esiste.
(pag. 205)

Che ne è allora dell'immagine idilliaca dell'amore che ci fa sognare e alla quale spesso aspiriamo? Date queste affermazioni sembrerebbe che un amore che dura per tutta la vita risulti una chimera.
In realtà occorre cambiare il punto di vista:

[…] il desiderio di stabilità, di prolungare questo momento per sempre, è del tutto comprensibile. Ma non è realizzabile. Non perché l'amore sia instabile – può essere la cosa più stabile della nostra vita – ma perché il cambiamento e il movimento sono le cose più naturali del mondo.

Dunque la sfida dell'amore romantico non è con se stesso, ma con le grandi o piccole trasformazioni che la nostra vita ci mette di fronte, con la nostra inevitabile crescita e evoluzione nel tempo e in conseguenza agli eventi che ci accadono.

A volte un uomo e una donna si lasciano non perché lo richiedano la loro crescita e il loro sviluppo, come forse dicono a se stessi, ma perché uno dei due ha ostacolato il processo evolutivo dell'altro.
[…]
poniamo che un uomo faccia lo stesso lavoro da quindici anni e si senta insoddisfatto, annoiato, non realizzato. Vuole una nuova sfida. La moglie è perplessa e spaventata. Che cosa succederà? Avranno la stessa sicurezza economica di cui hanno goduto fino ad ora?perché lui non è più interessato ai vecchi amici? Perché si è messo a leggere così tanto? La prossima novità sarà che si interesserà ad altre donne? Le prende il panico.
Quando lui cerca di spiegarle che cosa gli sta succedendo, lei non ascolta. Teme di perdere quello che ha. E proprio a causa di questo timore comincia a perderlo davvero.
Un marito riferisce che la moglie è sbadata, che non sa nemmeno far quadrare il suo conto in banca. L'ama, dice, ma come vorrebbe che fosse più matura! Succede qualcosa: per qualche misterioso processo di crescita di cui lui non si accorge nemmeno, lei diventa più responsabile, comincia a interessarsi al lavoro di lui, fa domande intelligenti, decide di aprire un'attività tutta sua. Lui è distrutto: che cosa ne è della meravigliosa ragazzina con cui era tanto felice? Lei lo guarda negli occhi e vede un nemico, il nemico della sua realizzazione personale. Vuole il suo amore, vuole rimanere sposata con lui ma vuole anche sentirsi un essere umano completo. Deve tornare a essere una ragazzina irresponsabile e odiare il marito per il resto dei suoi giorni, o deve continuare a lottare per crescere e così allontanarlo per sempre da sé?
(ibidem, pag.206)

Ciò che fa morire l'amore è proprio l'immobilità, la paura che paralizza e che può portare uno dei due partner a impedire la crescita dell'altro, ma anche a boicottare la propria, sperando che il rapporto si salvi, mentre in realtà viene minato allo stesso modo.

Tutte le qualità e gli atteggiamenti necessari per realizzare l'amore romantico richiedono maturità. […] due persone indipendenti e alla pari non si prosciugano a vicenda: si nutrono. […]
Nutrire un altro essere umano vuol dire accettare l'altra persona per quello che è, e nello stesso tempo credere che possieda delle potenzialità da realizzare. Vuol dire essere sinceri con lei riguardo i nostri bisogni e desideri, e tenere sempre presente che l'altro non esiste solo al fine di soddisfarli. Vuol dire esprimere fiducia nella forza e nelle risorse interne dell'altro, ma essere disposti a offrirgli aiuto quando lo chiede (e a volte senza bisogno che lo chieda). Vuol dire creare un contesto in cui l'altro sente di contare qualcosa, sente che l'espressione dei suoi pensieri e sentimenti sarà ben accolta, ma anche saper rispettare il suo bisogno, a volte, di silenzio e solitudine.
(ibidem, pag. 164)

La maturità emotiva rappresenta l'unica possibilità per riuscire a gestire il cambiamento, per affrontare la vita senza sentirsi deprivati come bambini; in questo modo anche la nostra autostima crescerà e si innescherà un processo virtuoso che renderà più ricco il rapporto di coppia.
Come abbiamo già visto (qui): “un matrimonio di successo richiede di innamorarsi molte volte, sempre della stessa persona”, ed ecco che proprio in questo modo, sarà possibile il “per sempre”.

Buona settimana
virginia

venerdì 12 febbraio 2016

parole per l'anima #4


Io mi creo e mi rinnovo continuamente. 
Differenti persone
 traggono da me parole diverse.
                                             (Virginia Woolf)

Come abbiamo visto lunedì (qui) noi crediamo di avere un'identità monolitica e sempre uguale a se stessa,  mentre invece abbiamo un animo molteplice che muta in base a persone e situazioni, ma che si è anche strutturato sulla base delle nostre esperienze di vita, precoci e non. 
Quando scopriamo questa realtà, all'inizio possiamo avere la sensazione di vera e propria perdita dell'identità. All'improvviso ci chiediamo "ma allora io chi sono?"
Quali dei tanti "io" che mi appartengono è quello vero?


Col tempo però possiamo cominciare ad osservare noi stessi da un'altra prospettiva: è proprio l'istanza interiore che si chiede "io chi sono" che rappresenta la nostra vera identità, che può diventare libera di essere ogni subpersonalità ma di non identificarsi completamente con nessuna. 



Ecco che allora solo nella posizione dell'Io osservatore - centro di autocoscienza e volontà - possiamo sperimentare la ricchezza che ci rende unici, gli stessi ma sempre diversi, ciascuno per gli aspetti e le qualità che lo caratterizzano. 


Nelle varie situazioni e soprattutto nel tempo possiamo cambiare, ricordandoci però che il nostro nucleo originale e autentico ci accompagna per tutta la vita, chiedendo di essere realizzato, anche grazie alle nostre subpersonalità organizzate in maniera armonica.  



Sapevo chi ero questa mattina,
ma sono cambiata molte volte da allora.
              (Alice nel paese delle meraviglie)

buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 8 febbraio 2016

In che modo combattiamo contro noi stessi?




All'inizio io ero una persona che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.
Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone: la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) - e la bambina che , quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori e andava a badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.
Dunque c'erano due Io.
Un Io faceva sempre qualcosa che l'altro Io disapprovava. Oppure l'altro Io diceva una cosa che io disapprovavo.

Tante discussioni dentro di me. […]
La cosa più importante è fare carriera. La cosa più importante è sposarsi. Al diavolo tutti quanti. Sii carina con tutti. La cosa più importante è il sesso. La cosa più importante è avere soldi in banca. La cosa più importante è piacere a tutti. La cosa più importante è vestirsi bene. La cosa più importante è essere sofisticati e dire quello che non intendi e non farlo sapere a nessuno. La cosa più importante è essere sempre il primo . La cosa più importante è una pelliccia nera di foca e l'argenteria. La cosa più importante è essere puliti. La cosa più importante è pagare sempre i debiti. La cosa più importante è non farsi battere da nessuno. La cosa più importante è voler bene ai genitori. […]

Improvvisamente: “che cosa sto facendo?” “devo andare avanti tutta la vita a fare il clown?” “cosa sto facendo, sto andando a feste a cui non mi diverto?” “cosa sto facendo? Sto con persone che mi annoiano?” “perché sono così vuota, vuota, riempita di vuoto?” .
Una corazza. Come mai mi sono andata mettendo questa corazza?

(B. Stevens e C. Rogers, 1987)


In questo brano tratto da “Da persona a persona. Il problema di essere umani” abbiamo testimonianza di ciò che accade spesso dentro la nostra psiche, a volte in maniera cosciente, altre volte totalmente a nostra insaputa.
Quando i conflitti sono così radicati in profondità e sussistono dal tempo dell'infanzia nemmeno ci accorgiamo della loro esistenza, ovvero non li percepiamo come tali perché ci siamo strutturati intorno a una sola delle due polarità (es. se dovevi fare solo la brava per essere vista, la parte “cattiva” - nel senso di ribelle, egoista, indipendente ecc. viene rinnegata e sepolta nell'inconscio).
In psicosintesi si definiscono queste parti in conflitto “subpersonalità” ovvero dei diversi “io” che coesistono in noi. Si tratterebbe dunque di veri e propri piccoli personaggi che ci abitano, con una struttura caratteriale, sentimenti, emozioni e soprattutto bisogni da soddisfare.

Ci sono momenti o situazioni particolari in cui ci ritroviamo a pensare e sentire in maniera opposta, a comportarci come se fossimo due persone diverse, e tutto questo può portare da una parte al perpetuarsi senza fine del conflitto oppure a uno stallo, in cui ci sentiamo come nelle sabbie mobili senza alcuna via di uscita.
Che fare dunque?
Quello che di solito si fa nella vita di tutti i giorni quando ci sono due persone che non riescono a mettersi d'accordo: si nomina qualcuno super partes che possa essere obiettivo e aiuti i due a trovare una soluzione costruttiva.
Nel caso del nostro mondo interiore, questa istanza super partes è rappresentata dall'Io, ma non uno dei tanti Io che ci abitano. Si tratta del testimone interiore, quella parte di noi che può semplicemente osservare e restare fuori dalla dinamica.
La funzione dell'Io è quella di riuscire a vedere il processo in atto, descriverlo e estrapolare i diversi bisogni che nel conflitto spesso sono confusi.
Vi faccio un esempio a partire da uno dei conflitti del brano sopra riportato:
La cosa più importante è fare carriera. La cosa più importante è sposarsi
Sono due posizioni apparentemente inconciliabili. Soprattutto se viste l'una dal punto di vista dell'altra.
La posizione dell'Io invece è centrale e può avere uno sguardo di insieme su entrambe.
Da qui si può cominciare a porsi domande fondamentali per comprendere meglio.
Es. La cosa più importante è fare carriera. - chi fa/faceva questa affermazione? Da dove nasce? [es. un genitore ha tramandato questa convinzione? Oppure proprio perché un genitore non l'ha potuta fare allora questo dictat passa inconsciamente al figlio?]
quale bisogno appaga questa convinzione? [di riconoscimento sociale? Di ottenere denaro che elevi a migliori condizioni di vita? Di essere approvato dal genitore di cui sopra? Di non avere bisogno di essere mantenuta come la propria madre sottomessa al marito? Ecc...]
Lo stesso si può fare con l'affermazione opposta.
E successivamente fare chiarezza individuando i bisogni personali da quelli indotti.
Solo così si può davvero scegliere.
Solo andando in profondità è possibile dare risoluzione al conflitto, perché spesso vi accorgerete che le varie subpersonalità nascono proprio come risposta a necessità infantili di trovare un ordine al proprio mondo, ma poi si mantengono come tali anche nella vita adulta, portandovi a sentire, pensare e vedere le cose con un filtro che altera la realtà.
Nessuna delle nostre parti va rifiutata o demonizzata, perché tutte sono portatrici di contenuti che opportunamente analizzati possono essere riorganizzati per una personalità più completa e armonica, intorno alla nostra vera essenza.

realizzare perfettamente la nostra natura
ecco lo scopo per il quale siamo vivi”
(O. Wilde)

buona settimana
virginia

ps. se volete approfondire trovate importanti spunti in "Scoprite le vostre personalità. il nostro mondo interno e i personaggi che lo abitano" di John Rowan -  Ed. Astrolabio. 

venerdì 5 febbraio 2016

parole per l'anima #3


So che questa trasformazione è dolorosa,
ma non sei a pezzi.
Stai solo cadendo in qualcosa di diverso
con una nuova capacità di essere bellissimo/a. 


Lunedì abbiamo parlato della possibilità di rinascere dopo esperienze così dolorose alle quali sembra di non poter sopravvivere (qui).

La prima sensazione è quella di essere irrimediabilmente divisi, spezzati... 





Tutto appare precario e effimero



 e nessuna vecchia certezza ha più il significato originario, 
a volte neppure la propria identità



è come fare un salto nel vuoto


il dolore prevale su tutto e ci si chiude in se stessi


Ma quelle lacrime sono preziose,
se raccolte e trasformate in esperienza di significato
sono la linfa che nutre la rinascita



Rimettere in un ordine di senso ciò che prima era caos 
aiuta a risvegliarsi a una nuova dimensione di sé


Trasformare l'incertezza in libertà, 
la precarietà in esperienze del "qui e ora"


Fino ad abbandonare la vecchia pelle
e lasciar splendere quella diversa persona che siamo diventati
pronta a vivere una nuova vita



Buon week end
virginia 

(fonte immagini: Pinterest)