lunedì 31 marzo 2014

Non è facile essere una donna



La scorsa settimana abbiamo visto insieme quali possono essere alcuni temi con cui gli uomini si accompagnano sul divano del terapeuta (se lo hai perso lo trovi qui).
Questo lunedì proviamo a dare voce alle donne invece...

Non è facile essere una donna quando in questo paese devi lavorare di più per guadagnare di meno.
Non è facile essere una donna quando troppo spesso devi scegliere: o mamma o lavoratrice.
Non è facile essere una donna quando anche tuo marito ti ha imposto una scelta: o la famiglia o il lavoro (e il sottotitolo alla seconda opzione era: in tal caso quella è la porta).
Non è facile essere una donna quando sedicenti teorie raccontano che parli troppo e vuoi sempre avere ragione. E così nell'immaginario maschile sei qualcuno che è necessario sopportare senza ascoltare, per sopravvivere.
Non è facile essere una donna quando ci sono uomini che feriscono, umiliano, stuprano, prevaricano. E tu ne sei stata vittima.
Soprattutto non è facile essere una donna quando quelle violenze le hai subite da bambina e quelle mani hanno violato in maniera indelebile la tua innocenza.
Non è facile essere una donna quando alcuni ti odiano solo perché lo sei: perché qualcuno prima li ha feriti, traditi, usati. Ma quella non sei tu.
Non è facile essere una donna quando tuo marito non ti desidera più, quando ti tradisce e pensa che non te ne accorgi.
O quando ti sbatte in faccia che c'è un'altra perché tu lo hai trascurato diventando solo una mamma. (E tu lo hai “trascurato” perché pensavi che occuparti dei bambini fosse il tuo ruolo).
Non è facile essere una donna quando tradisci e sai che stai sbagliando, ma lo fai lo stesso.
Non è facile essere una donna quando i ruoli cambiano così velocemente e ci si aspetta da te tutto e il contrario di tutto: pensi di dover fare la moglie e ti ritrovi a fare l'uomo di casa.
Non è facile essere una donna quando ci sei sempre stata, nel bene e nel male, ma questo non è bastato per far funzionare le cose.
Non è facile essere una donna quando vorresti un abbraccio, una carezza, un po' d'amore e quando lo chiedi ti viene detto che sei troppo appiccicosa o non è il momento o semplicemente “non mi va”.
Quando non trovi le parole per esprimere il tuo disappunto perché tua madre ti ha detto che le donne sono educate e non gridano, accettano, non chiedono e che infondo gli uomini “sono fatti così”.
Non è facile essere una donna quando il tuo desiderio, la passione, la complicità che cerchi viene travisata: quando la tua sessualità cresce e si evolve e il tuo uomo ti guarda con sospetto, e leggi nel suo sguardo un giudizio che condanna.
Non è facile essere una donna quando hai letto negli occhi di tuo padre il rifiuto perché voleva un maschietto, oppure l'avversione e il rancore, perché appartenevi a quel genere incomprensibile ai suoi occhi, pieno di paure e depressioni, come tua madre.
Non è facile essere una donna quando una mamma non ce l'hai mai avuta, e quell'assenza non riesci a colmarla, così ti senti sbagliata, in difetto, e cerchi per tutta la vita di rimediare a un errore non tuo.
Non è facile essere una donna se la tua femminilità si esprime diversamente da quella imposta dagli stereotipi, se non ti piacciono le scarpe e i vestiti, se vuoi fare carriera, se non vuoi essere madre o se vuoi essere solo quello in una società controcorrente, se ami gli sport avventurosi, se non sei gentile e accondiscendente come tutti si aspettano...
Non è facile essere una donna quando il tuo ex fa di tutto per screditarti agli occhi dei tuoi figli, e una rabbia furiosa si impossessa di te.
Non è facile essere una donna se ti piacciono le donne, perché sai già che in molti non ti accetteranno.
Non è facile essere una donna se sei ancora una ragazza, se le aspettative degli altri ti schiacciano, se il mondo non è quello che immaginavi da bambina.
Non è facile essere una donna se ogni volta che provi rabbia la reprimi e la ricacci giù, perché non vuoi essere etichettata un'isterica, come succedeva a tua madre.
Non è facile essere una donna se hai paura. Se soffri. Se sei disperata. Se non ce la fai più. E non hai nessuno a cui dirlo.
Non è facile essere una donna se a volte sei fragile, vulnerabile, bisognosa.
Ma non è altrettanto facile essere una donna quando sei forte, perché vieni vista sfuggire al loro controllo, perché vuoi avere uno spazio, delle idee, realizzarti ed esistere secondo i tuoi bisogni.
Forse non è facile ammettere semplicemente che vuoi essere amata, così come sei.


Si, esattamente.
Le due versioni sono molto simili.
Perché le nostre vite, nonostante siano uniche e irripetibili, possono avere le stesse ferite, svelare traumi più vicini di quanto crediate.
Non è una questione di sesso.
È una questione di umanità.
Nella sofferenza siamo tutti ugualmente vulnerabili, indifesi.
Ma anche capaci di rinascere.
Donne e uomini più consapevoli.  

Buona settimana
virginia

giovedì 27 marzo 2014

parole per l'anima #13


Visto che lunedì abbiamo parlato dei sentimenti e i bisogni degli uomini (qui) (e lunedì prossimo non perdetevi quello sulle donne!), la nostra rubrica di parole per riflettere oggi non poteva che essere sulla coppia. 
L'aspettativa che l'altro cambi, porta con sé due trappole, a seconda che siate nella posizione del richiedente o del ricevente: lottare all'infinito con qualcosa che non avverrà mai - e per questo non essere mai felici, perché si sa, si finisce sempre per alzare la posta - e dall'altra parte il rischio di diventare ciò che l'altro vuole per essere in pace, evitare i conflitti, ma a quale prezzo per la propria autenticità? 












Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 24 marzo 2014

Non è facile essere un uomo



Contrariamente a quanto potreste pensare, il mio divano ospita spesso anche uomini.
Per questo il mio lavoro è meraviglioso, mi permette di conoscere e condividere le emozioni, i pensieri, i vissuti delle persone da diversi punti di vista, di conoscere le sfumature di significato che in ogni persona virano in una vasta gamma di esperienze, mai uguali, sempre uniche, portatrici di interrogativi più che di risposte definitive.

Essendo una donna, poter entrare nel mondo interiore di un uomo, lo considero a maggior ragione un dono prezioso (ne avevo già parlato qui): si sa che non è facile per molti uomini esprimere se stessi a parole, mostrare quello che provano o dire apertamente quello che pensano, né tanto meno entrare in contatto con le loro ferite, con le ombre nascoste, con i propri limiti.
Per questo oggi ho deciso di provare a trasferire quello che a volte immagino come un dialogo immaginario, un monologo dove ogni uomo possa riconoscere un frammento di sé e farlo proprio, per ricominciare da un contatto col mondo femminile, con la propria donna o con tutte le donne, liberi di essere quello che sono, consapevoli delle loro paure, dei loro bisogni, per un incontro davvero possibile.

...Non è facile essere un uomo quando oggi le donne sanno fare tutto, e a volte meglio di te.
Non è facile essere un uomo quando le donne vogliono fare tutto, e non ti lasciano alcuno spazio, entrando in competizione in ogni campo.
Non è facile essere un uomo quando sedicenti teorie raccontano che hai un solo neurone e vieni da Marte. E hai già perso in partenza.
Non è facile essere un uomo quando ci sono uomini che feriscono, umiliano, stuprano, prevaricano. E tu ti senti impotente due volte: perché vorresti difendere chi ami e perché non capisci come arginare il pericolo per tutte.
Non è facile essere un uomo quando alcune ti odiano solo perché lo sei: perché qualcuno prima le ha ferite, tradite, usate. Ma quello non sei tu.
Non è facile essere un uomo quando tua moglie non ti desidera più, quando ti tradisce e pensa che non te ne accorgi.
O quando ti sbatte in faccia che c'è un altro perché tu non c'eri mai. (E tu non c'eri perché pensavi che lavorare per mantenere tutti fosse il tuo ruolo).
Non è facile essere un uomo quando tradisci e sai che stai sbagliando, ma lo fai lo stesso.
Non è facile essere un uomo quando i ruoli cambiano così velocemente e ci si aspetta da te tutto e il contrario di tutto: pensi di dover fare il padre e ti ritrovi a fare il mammo.
Non è facile essere un uomo quando ci sei sempre stato, nel bene e nel male, ma questo non è bastato per far funzionare le cose.
Non è facile essere un uomo quando vorresti un abbraccio, una carezza, un po' d'amore e non sai come fare per chiederlo.
Quando non trovi le parole per dirlo perché tuo padre ti ha detto che gli uomini sono forti e non piangono, non chiedono, non fanno le “femminucce”.
Non è facile essere un uomo quando il tuo desiderio, la passione, la complicità che cerchi viene travisata in interesse sessuale fine a se stesso.
Non è facile essere un uomo quando hai letto negli occhi di tua madre l'avversione e il rancore, perché nei tuoi tratti somatici c'era il ricordo di chi l'aveva abbandonata.
Non è facile essere un uomo quando una mamma non ce l'hai mai avuta, e quell'assenza non riesci a colmarla, nemmeno con cento donne ai tuoi piedi, che finisci per punire per una colpa non loro.
Non è facile essere un uomo se la tua virilità si esprime diversamente da quella imposta dagli stereotipi, se non ti piace il calcio, se non bevi, non fumi, non te ne vai in giro con l'aria di chi la sa lunga.
Non è facile essere un uomo quando la tua ex fa di tutto per screditarti agli occhi dei tuoi figli, e una rabbia furiosa si impossessa di te.
Non è facile essere un uomo se ti piacciono gli uomini, perché sai già che in molti non ti accetteranno.
Non è facile essere un uomo se sei ancora un ragazzo, se le aspettative degli altri ti schiacciano, se il mondo non è quello che immaginavi da bambino.
Non è facile essere un uomo se ogni volta che provi rabbia temi di essere violento, per non cadere nello stesso comportamento che tanto hai biasimato in tuo padre.
Non è facile essere un uomo se hai paura. Se soffri. Se sei disperato. Se non ce la fai più. E non hai nessuno a cui dirlo.
Non è facile essere un uomo se a volte sei fragile, vulnerabile, bisognoso.
Forse non è facile ammettere semplicemente che vuoi essere amato, così come sei.

Buona settimana
virginia

ps. la settimana prossima scriverò la versione femminile

giovedì 20 marzo 2014

parole per l'anima #12

Fermati 
e odora le rose 

Oggi è il primo giorno di primavera.
Così lo dedichiamo alla natura che ci fa un grande dono di bellezza e significato (e troppo spesso non ce ne accorgiamo). 
Questa settimana che ne dite se proviamo a riconnetterci con gesti spontanei all'energia della terra, dei fiori e del nostro corpo? 
Ecco a voi qualche spunto, per immagini o suggerimenti per una vita semplice. 

Goditi le piccole cose 



Sii gentile con te stessa


ringrazia la terra per la sua generosità

Qualche volta va bene così 
se l'unica cosa che hai fatto oggi
è stato respirare 

gioca nei prati 

tutti dovrebbero essere tranquilli
 nei pressi di un ruscello ad ascoltare

Va bene essere felici 
con una vita tranquilla 

bUoN WeEkenNd!
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 17 marzo 2014

Le donne della notte



Quando ho appuntamenti in studio fino a tardi, sulla via per rientrare in città devo attraversare una zona popolata dalle “donne della notte”.
Giovani, giovanissime e meno giovani.
Inguainate in abiti succinti o in jeans e giubbottino, scarpe basse, come l'orientale che se ne sta da sola un po' appartata, in una strada laterale.
Ogni volta mi interrogo sulle loro vite, su cosa pensano, su cosa provano.
Molti anni fa ho letto “undici minuti” di Coelho e da allora, sospendo i giudizi e non posso esimermi dal chiedermi quali storie si celano dietro a quei corpi più o meno ostentati su un marciapiede.
Il racconto ispirato da questa foto è nato così.



Vivo in questa casa spoglia, come me.
Ci vivo da quattro anni, da quando sono arrivata dal mio piccolo paese, perso nelle steppe della grande Europa dell'est.
Non sono giunta qui sulle ali di un sogno: ero consapevole che per vivere avrei dovuto scendere a molti compromessi.
Sono spoglia di tutto: della mia identità, del mio amor proprio... e dei miei vestiti, spesso. Troppo spesso.
No non è per il caldo – anche se rispetto al mio paesino qua l'inverno è mite e mi vesto leggera – o almeno, non per il caldo che sento io.
È perché faccio questo strano mestiere che mi porta a rispondere al fuoco delle membra altrui.
Di giorno a volte mi illudo di essere una ragazza normale, mi sono iscritta in palestra (che si sa, anche per il lavoro, il corpo deve essere in forma), vado a fare la spesa, ho delle amiche che fanno il mio stesso mestiere e insieme vaghiamo per la città immaginando se le donne incontrate per strada potrebbero essere le mogli di quegli uomini che vengono a cercare conforto la sera fra le nostre gambe.
Si è vero. Ci illudiamo, ma non ce ne dimentichiamo nemmeno di giorno.
La mia amica, che aveva sogni di vanagloria, dice che gli uomini sono tutte bestie.
Io da piccola dicevo che avrei fatto la veterinaria.
Forse è per questo che per sfuggire alla noia di un atto sempre uguale a se stesso, meccanica ripetizione di gesti e suoni, mi allieto associando le categorie degli uomini ai vari animali.
E lo faccio proprio mentre sono lì, nel momento in cui loro si affannano alla ricerca di un piacere che faccio fatica a concepire.
A volte credo di nobilitarli. Altre volte lo faccio per distruggerli.
Ci sono quelli cane, che si affezionano e tornano ogni volta scodinzolando allegramente, fidelizzati da un gemito involontario, interpretato come godimento, testimonianza della loro virilità.
Ci sono quelli pappagallo che vengono quasi esclusivamente per parlare, ripetere all'infinito parole che ormai nessuno ascolta più: problemi al lavoro, lamentarsi della famiglia, vomitare tutto ciò che altrove non è permesso.
Ci sono quelli coniglio, pavidi infanti che non osano neppure guardarti per non eccitarsi troppo e subito. Con loro il rapporto tempo/denaro è tutto guadagnato.
E ancora i camaleonte, clienti occasionali, quelli che vogliono sperimentare una situazione diversa, un'identità alternativa oppure un'emozione forte, perché la loro vita è vuota di senso, oppure troppo piena di niente.
Ci sono quelli che chiedono tutto e quelli che non chiedono nulla.
I peggiori? Sono quelli che io chiamo le iene, che arrivano quasi al mattino e godono ad usare un corpo cadavere dove già in molti altri hanno inferto un colpo mortale.
Quando il sole sta per nascere, io tramonto.
Torno a casa e trovo Agrado, la mia micia.
L'ho chiamata così in onore al personaggio di Almodovar: con l'augurio che almeno lei possa essere se stessa, visto che io non ci riesco.
Agrado non ha paura: se ne sta sospesa sul vuoto, guarda il mondo da una diversa prospettiva, vive in bilico ma sicura nel suo equilibrio precario.
Tutte le donne sono un po' gatte per questo.
Docili ma astute. Addomesticate ma infondo un po' selvagge, sfuggenti e potenti.
Invece molti uomini hanno paura. Una paura folle della donna e del potere che può avere su di loro.
Forse per questo vengono a cercare noi di notte.
Per avere l'illusione di poterci dominare, pagando.
Non sanno invece che sono loro gli schiavi, che siamo noi a dominarli dall'alto, proprio come fa Agrado con gli inconsapevoli passanti.


Buona settimana
virginia