Oggi voglio condividere con voi questa tagliente affermazione tratta dal libro "Un pensiero al giorno" di Robin Norwood, dai più conosciuta per il famoso "Donne che amano troppo".
Abbiamo già parlato del tema dei legami patologici a partire da qui quindi non mi resta che augurarvi una proficua riflessione...
Qualche
anno fa una mia paziente mi disse: “mi sento un po' come Mary
Poppins, che arriva aggiusta le cose e poi se ne va.”
Non
voglio entrare nella sua storia, ma mi è venuta in mente mentre
guardavo il film da cui è partita la nostra analisi (se hai perso la
prima parte la trovi qui), perché ho riflettuto sul fatto che questa
attitudine – spesso declinata al femminile – di “riparatrice”
di esistenze altrui si manifesta sotto molte forme.
Come
abbiamo visto, il personaggio di Mary Poppins è nato dall'esigenza
di Pamela Travers di riuscire a cambiare gli eventi catastrofici
della sua famiglia, almeno sul piano della fantasia, e ascoltando
dipanarsi moltissime vite davanti a me, nella stanza di terapia, non
posso che constatare che il bisogno di riparare ciò che non è
andato è una costante del disagio psichico, come se ci fosse un
copione di vita che ciascuno vuole modificare per appagare bisogni
infantili inascoltati o sogni infranti.
Ho
notato però che la sindrome di Mary Poppins si forma soprattutto
quando nella vita della persona che la incarna, ci sono stati
genitori infelici, magari insoddisfatti delle proprie scelte o anche
disfunzionali come coppia.
Quante
Mary Poppins ho visto sul mio divano... ma quelle più tristi sono
quelle ex bambine che hanno visto il loro padre a disagio nella
relazione con la loro madre, con la quale loro stesse non hanno mai
avuto un bel rapporto.
Spesso
da grandi le ho ritrovate invischiate in relazioni con uomini
impegnati, ai quali si sono avvicinate dopo aver ascoltato quanto
fossero infelici con le loro mogli, quanto queste donne – descritte
come arpie, sorde ai loro bisogni, egoiste – non fossero mai
riuscite a renderli appagati e soddisfatti.
Inutile
dire che questa importantissima funzione veniva svolta alla
perfezione dall'amante-Mary Poppins, spazio sacro di divertimento,
svago, leggerezza e vita entusiasmante.
L'arrivo
improvviso di queste donne, dava uno slancio vitale agli uomini in
questione, permettendo loro di trovare nuove energie e risorse anche
in altri ambiti della loro vita.
E
questo era il problema.
Che
nessuno di loro ha mai pensato di metter su casa con queste donne
munite di borsone e ombrellino.
Avevano
senso come parentesi da cui succhiare tutta la linfa vitale
possibile, per poi reinserirsi a pieno titolo nel tran tran di una
esistenza familiare, rinfrancati e anzi, a volte anche sollevati nel
corpo e nello spirito.
Perché
si sa, la donna-mary poppins ha quel pizzico di saggezza che sa
mettersi nei panni dell'altro e donare consigli anche su come gestire
meglio la relazione con i figli e la moglie.
Lei
è fatta così... “praticamente perfetta sotto ogni punto di
vista”.
Lo
vuole essere ( o forse lo deve essere?).
Arriva
e se ne va in punta di piedi. È leggera e mai pesante. Risolve i
problemi, non li crea.
Ma
poi sulla sua nuvola piange lacrime amare di rimpianti e non si
capacita di non riuscire ad avere una vita propria.
Ma
è più forte di lei.
Perché?
E
se fosse perché infondo, quell'uomo che torna dalla moglie, non farà
felice lei nel "qui e ora", ma forse farà inconsciamente felice la sua
bambina interiore, che finalmente, grazie alla sua opera riparatrice,
sarà riuscita a vedere insieme i propri genitori proiettati su
quella coppia (paradossalmente) “salvata”?
Ispirata dall'argomento di cui abbiamo parlato lunedì (qui) come non approfittarne per condividere con voi le più belle citazioni tratte da "Saving Mr. Banks" e dal più intramontabile "Mary Poppins" di Walt Disney?
vento dell'est, la nebbia è là.
qualcosa di strano fra poco accadrà.
troppo difficile capire cos'è ma penso che un'ospite arrivi per me.
(versione italiana come appare nel film, non traduzione letterale)
In ogni lavoro da svolgere
si può trovare una parte
di divertimento
"Sarà abbastanza in grado di spiegare tutto questo?"
"Prima di tutto voglio che sia chiara una cosa.
Non devo spiegare niente."
Pensi davvero Mr. Disney che Mary Poppins
sia venuta per salvare i bambini?
Ogni cosa può succedere
se lasci che accada
Buon week end
(e non perdetevi lunedi la seconda versione della sindrome di Mary Poppins!)
Dopo un mese di assenza
ricominciano i nostri appuntamenti settimanali, con qualche sorpresa
in arrivo prossimamente! (a proposito, avete già visitato il nuovo profilo
instagram?)
Durante
queste vacanze ho visto un film che mi era sfuggito lo scorso
inverno: Saving
Mr. Banks
ovvero la storia delle vicissitudini di Walt Disney per convincere
l'autrice del best sellers Mary
Poppins
(Pamela Lindon Travers) a cedergli i diritti d'autore per farne la
trasposizione cinematografica: un braccio di ferro durato ben
vent'anni.
Al di là della probabile
versione romanzata della pellicola, resta il fatto che il libro della
Lindon Travers è stato ispirato da personaggi reali della sua vita
di bambina: il padre bancario (nel romanzo Mr. Banks) e la zia Ellie
(diventata poi Mary Poppins).
Il film fa capire come le
reticenze della scrittrice a cedere i diritti celassero il timore che
i suoi personaggi non venissero rappresentati fedelmente o
figurassero sotto una cattiva luce, in special modo Mr. Banks, alter
ego di suo padre, morto prematuramente quando lei aveva circa 11
anni.
Tutto il film gira intorno
al bisogno di quella bambina di “salvare” l'immagine di un padre
sparito troppo in fretta dalla sua vita, lasciando un lutto troppo
grande da elaborare da sola, soprattutto perché vissuto
nell'idealizzazione e nella spasmodica ricerca di trovare
giustificazioni a comportamenti sopra le righe o addirittura
dolorosi.
Quello di oggi è il primo
articolo di due, che a mio avviso, possono spiegare certi
comportamenti che spesso riscontro nella terapia con alcune donne e
che possono essere analizzati proprio a partire da questo personaggio
ormai entrato a far parte dell'inconscio collettivo – almeno di
quello occidentale – Mary Poppins, appunto.
Il complesso vero e proprio
prende le mosse dalla protagonista del romanzo, mentre in quella che
oggi ho chiamato la “versione 1” di questo fenomeno (che in
questo caso sarebbe più opportuno definire sindrome di Pamela
Travers) analizzeremo insieme proprio a partire dal film, un
complesso insieme di dinamiche interiori che possono ostacolare una
donna nella ricerca di un compagno, proprio come è successo alla
scrittrice, che come deduciamo dal film – ha trascorso la maggior
parte della sua vita da sola, a cercare di salvare l'immagine del suo
“primo amore”.
Nel romanzo, la Travers ha
potuto trasformare e far volgere al meglio la triste realtà della
sua infanzia: un padre alcolizzato che lavorava in banca ma era
totalmente inaffidabile e una madre depressa, isolata e con poche
risorse per i suoi figli.
Il bello della scrittura è
che l'autore può creare una realtà alternativa, costruire scenari
possibili e migliori: ecco che allora la signora Banks diventa una
suffragetta impegnata nella lotta ai diritti femminili, con poco
tempo da dedicare ai bambini, mentre il signor Banks è un bancario
rigido e con un senso del dovere spiccato che ben poco sa giocare e
dialogare con i suoi figli.
La costante, anche nel
libro, è che i bambini sono poco seguiti – ma col finale a
sorpresa tutto si capovolge – però il motivo “salva” questi
genitori che sono importanti, impegnati, sono modelli comunque
edificanti da seguire, tutto il contrario di quelli veri.
La figura paterna per ogni
bambina è l'imprinting delle relazioni d'amore del futuro.
Ci sono libri e libri
dedicati a questo delicato rapporto di equilibri precari, di solito
sbilanciati e fragili, che vedono le figlie dedicare gran parte della
loro vita a risarcire le ferite di questo tenero amore precoce.
Occorre qui semplificare al
massimo, ma – premesso che non esiste il genitore perfetto – il
padre delle passate generazioni viene spesso definito “il grande
assente”.
I motivi dell'assenza
possono essere dei più svariati: il troppo lavoro, l'indisponibilità
emotiva, l'avere un temperamento introverso, fino alla morte precoce
come è il caso del film.
Quando si parla di queste
mancanze ci si immagina sempre la carenza d'amore o peggio dei
maltrattamenti, o l'indifferenza... mentre in realtà, sempre più
spesso, (come vediamo nelle toccanti scene della Pamela bambina), si
tratta di dover faticosamente gestire aspetti contraddittori del
proprio genitore.
Il signor Travers era un
papà dolce e appassionato, dedito alle sue figlie, ma allo stesso
tempo un uomo fragile, amante dell'alcol, incapace di gestire un
lavoro che gli dava responsabilità più grandi di lui.
E le bambine hanno respirato
e vissuto entrambi questi modi di essere.
Il problema è che quando
siamo piccoli non siamo in grado di vedere l'uomo dietro il papà.
La bambina vorrebbe il papà
perfetto, quello che stravede per lei, la ama e allo stesso tempo è
rassicurante, presente, affidabile.
Quando molti di questi
bisogni vengono appagati, risulta difficile poi farli convivere con
altri di tutt'altra natura che mettono in difficoltà, provocano
vergogna o rabbia.
La “soluzione” inconscia
che spesso ne emerge è quella di rifiutare ciò che è incoerente e
accettare elevandolo quello che più rassicura.
Quindi, soprattutto quando
c'è una vera e propria perdita con la morte, il papà diventa un
eroe e un mito da salvaguardare a tutti i costi.
Come
Pamela Travers, ci sono donne che cercano tutta la vita di tenere
alto il ricordo del loro padre, sforzandosi con tutte loro stesse di
ricordare solo i momenti felici.
Questo però significa
vivere comunque sotto l'incantesimo del complesso paterno, che può
manifestarsi in vari modi come il mettere a confronto ogni uomo con
il papà-eroe (dal quale qualunque essere umano uscirà sconfitto) o
addirittura scegliere uomini incostanti, incoerenti, inaffidabili
(che quindi già in partenza non mineranno il trono all'unico che
merita di sederlo).
Questi comportamenti
inconsci – oltre che ostacolare la vita affettiva della donna che
li pone in essere, sono in realtà tutti finalizzati a mantenere
intatto il rapporto d'amore originario e perduto.
Il bisogno di Pamela è un
bisogno universale.
Ogni bambino – e
ricordiamoci che ciascuno porta sempre con sé il proprio bambino
interiore – ha la necessità di dare un significato alla propria
storia, di attribuire motivi ai comportamenti dei propri genitori,
soprattutto quando certi modi di essere, certi eventi o
inadeguatezze, hanno fatto sì che si allontanassero molto dalle
aspettative dei loro figli.
(Abbiamo già parlato dell'importanza delle radici qui)
Come suggerisce Walt Disney
nel film, in realtà Mary Poppins non arriva per salvare i bambini
bensì per salvare il loro padre.
Nella storia reale, la zia
Ellis, giunge nelle sperdute campagne dove la famiglia Travers vive ,
portando con sé una nuova energia, oggetti stravaganti, modi di fare
sopra le righe che mettono allegria.
Arriva purtroppo nel momento
più triste: gli ultimi giorni di vita di suo fratello.
Nonostante tutto non può
cambiare il corso delle cose.
Mary Poppins però lo ha
potuto fare.
È grazie a lei che il
signor Banks impara a far volare l'aquilone e a dedicare più tempo
alla famiglia.
Una volta ottenuto questo
risultato, può ripartire.
Nella realtà non accade
sempre il lieto fine.
Per fare in modo che le cose
si sistemino, occorre impegnarsi a vedere e ad accettare anche il
lato ombra del proprio padre, togliendolo dal piedistallo che
impedisce di poter vedere l'uomo che potrebbe essere destinato a te.
Così, al posto di Mary
Poppins, riparte la vita di ciascuna quando finalmente si può
smettere si impiegare molte energie a salvaguardare la vita altrui,
diventando padrone della propria.
Smettere di vedere le cose
con gli occhi della bambina e diventare finalmente una donna.
Ne abbiamo parlato lunedì (qui) così come d'abitudine dedichiamo qualche minuto a lasciarsi toccare dalle parole e dalle immagini, oltre che dal riflesso cui siamo abituate, per vedere poi l'effetto che fa...