venerdì 27 febbraio 2015

Parole per l'anima #8


Che errore per una donna
 aspettare che un uomo costruisca
il mondo che lei vuole,
piuttosto che crearlo lei stessa. 

Come abbiamo visto lunedi (qui) quando una donna si trova in una relazione con un uomo impegnato, finisce spesso per rendersi satellite della vita e i bisogni di lui, perdendo di vista i suoi obiettivi. 
Il percorso di rinascita comincia proprio nel momento in cui la donna si accorge di poter smettere di stare ad osservare il mondo fuori -  aspettando chi magari non arriverà - e metaforicamente muove i primi passi in una realtà che può fare sua. 
E così creare la propria libertà. 











Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 23 febbraio 2015

Essere "l'Altra"



Molte che si raccontano davanti a me si trovano nel ruolo de “l'Altra donna”.
A volte da pochissimo tempo – e mi guardano smarrite, in cerca di risposte che mettano pace al cuore: “andare o restare?” – altre volte da lunghissimi anni – e in questo caso può essere che il ruolo se lo siano cucito addosso, ormai come un secondo abito, oppure che siano di fronte a me perché finalmente se lo vogliono sfilare.
Ad ogni modo è necessario cominciare semplicemente ad osservare ed osservarsi.
In ogni caso, anche quando questa maschera è ostentata con disinvoltura, io mi sono abituata a cogliere e decriptare la sofferenza che è stata malcelata, oppure anche a rilevare, dietro lo smarrimento iniziale, la soddisfazione narcisistica per la conquista appena ottenuta.
Tutto questo lo rimando come uno specchio, perché il primo assunto è: astenersi dal giudizio.
E lo propongo anche a loro.
Ciò che diventa importante è comprendere, e non accusare o accusarsi.
Comprendere significa accogliere ciò che si muove dentro di noi, cogliere il desiderio che porta ad agire certe parti e a non altre, conoscere i bisogni – molto spesso inascoltati – che necessitano appagamento nei modi che più sono accessibili.
È importante rilevare e descrivere insieme come questo ruolo di “Altra” viene agito e gestito da entrambi i partner.
Quali emozioni provoca? Quali desideri appaga? Quali contraddizioni porta con sé?
Quali sub-personalità vengono evocate in questa relazione da quest'uomo? Hanno qualcosa a che fare col proprio passato?
Dietro a qualsiasi ruolo, anche il più stereotipato socialmente come può essere quello dell'amante, c'è sempre una storia, una vita.
Ed è lì che possiamo trovare i segnali grandi o piccoli che ci orientino e aiutino a uscire dal bosco dell'incanto magico che ferma il tempo in una storia sospesa.

È come se le Selvatiche, anche nei loro rapporti con gli uomini, fossero interessate alla vita in sé, alla sua crescita e al suo sviluppo e non desiderassero in alcun modo rimanere intrappolate in quelle dinamiche di legame, possesso e timori per la perdita che generalmente avvelenano le relazioni fra gli uomini e le donne.
(C. Risé, M. Paregger “Donne Selvatiche”
Frassinelli – 2002. pag. 77)

Dalle parole che ciascuna mi narra, emerge spesso la bellezza e la leggerezza del “giocare a fare la coppia” senza però “cadere” nella monotonia.
Prendono solo il “meglio” e si sentono riconosciute come “il meglio” ovvero ciò che risolleva giornate pesanti, umori cupi e situazioni complicate da cui sfuggire.
Vivono momenti speciali, a tempo determinato.
Il lato oscuro di questa levità sta però nel non vivere mai davvero fino in fondo, spesso per la paura di rischiare una perdita: sembrano dire “se non è davvero mio in realtà non soffrirò quando lo perdo”.
A volte è vero. A volte è solo uno stillicidio quotidiano a dosi omeopatiche, diluito negli anni.
Alcune mi confidano di sentirsi, paradossalmente, il motivo che tiene in piedi l'unione ufficiale.
Di recente ho trovato questa storia, che può spiegare come questo possa accadere:

Un uomo di Greting, vicino a Salisburgo, che viveva in discordia con sua moglie e ne veniva maltrattato, va verso la Caverna delle Donne (Frauenshoehle) a Untenberg, e rimane una notte sdraiato lì. Allora gli compare una vergine, mezza nera e mezza bianca, alla quale racconta che sta litigando con la sua donna. La vergine gli si siede vicino e gli parla confidenzialmente. Quando lui vuole andar via gli dice che, poiché ha saputo ascoltarla, può tornare tranquillamente a casa, dove troverà la sua donna di buon umore. E così è.
(opera cit. pag. 77-78)

Di fronte all'altra, molti uomini sono più disposti ad accedere ai chiari e scuri del femminile (la vergine metà bianca e metà nera), grazie alla condivisione di dialoghi e svelamenti che mai riuscirebbero a tollerare dalla propria moglie.
Siccome fanno fatica ad accettarli nella loro compagna ufficiale, vi accedono grazie all'unione e la conoscenza dell'amante, riuscendo a volte a integrare dentro di sé una dimensione femminile che arricchisce e non toglie.
È chiaro che si tratta di un processo di perpetuazione della scissione nella psiche maschile, (che al suo culmine diventa quella fra sante e puttane) ma in alcuni casi, nel tempo, accade proprio che grazie all'amante, l'uomo conosca meglio sua moglie, in tutte le sfaccettature di donna e quindi che il rapporto si salvi.

La domanda che ora vi pongo però è questa:
perché limitarsi a nutrire rapporti altrui e boicottare invece una felicità personale, svelandosi a un uomo che possa conoscere, accettare e amare ogni parte di voi? (se vi va di approfondire leggete qui e qui). 

buona settimana
virginia 

venerdì 20 febbraio 2015

parole per l'anima #7


Se ci comportiamo come una preda
loro agiranno come predatori.

Ho voluto raccogliere delle immagini che insieme alle mie parole di lunedì (qui) possano trasmettere il tipo di relazione che si instaura con un narcisista patologico. 

1) La sensazione è quella di sentirsi manovrate come un burattino: è lui che decide, costruisce e demolisce, progetta e distrugge, rendendo la sua compagna una mera esecutrice senza alcuna capacità decisionale. 


2) Non sai mai con chi davvero hai a che fare, a volte il cambiamento umorale è così repentino e incoerente rispetto agli eventi che rischi di sentirti visionaria e tragicamente folle. 


3) il suo bisogno è quello di risplendere ed essere sempre brillante o comunque al centro della scena. E' sempre molto impegnato a notare l'effetto che fa sugli altri, anche se non li conosce, ma ha mille occhi sull'ambiente circostante, quasi come se ogni persona gli potesse fare da specchio per rimandargli l'immagine grandiosa di sé. E' lì con te ma allo stesso tempo è altrove. 


4) Tu non dici o fai mai la cosa giusta: svaluta il tuo operato e la tua persona in maniera sottile e subdola, inducendoti a dubitare di te stessa e minando la tua autostima, con la conseguenze che cominci a vedere il mondo coi suoi occhi e a parlare attraverso le sue parole.  




Avevamo molto in comune: 
io amavo lui e lui amava se stesso. 

Finiamo con due vignette per alleggerire gli animi, senza però abbassare la guardia, 



Fai il test del Narcisista: 
passo 1. prenditi un momento per pensare a te
passo 2. Se arrivi al punto due, congratulazioni! 
Non sei un Narcisista. 

buon week end
virginia 


(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 16 febbraio 2015

"Prova a prendermi", ovvero la fuga all'infinito del Narcisista



Avete letto molte volte nei miei post di Narcisismo e relazioni tossiche, di dipendenza affettiva come fenomeno disfunzionale di stare in coppia (gli ultimi qui, qui e qui).
Mi rendo sempre più conto nel lavoro con le donne (ma a volte anche con gli uomini), quanto sia necessario e indispensabile far cadere il prima possibile il velo che rende il narcisista agli occhi dell'innamorata/o l'uomo (o la donna) ideale.
Prima ancora di lavorare insieme sui perché si è caduti in quella trappola, occorre riuscire a vedere la trappola stessa, a trasformare gli occhi che non vedono la realtà per quella che è.
Smascherare il principe azzurro e rilevare che di azzurro ha solo la barba e non è un buon segno (vi ricorda qualcuno? lo trovi qui).

Stamattina, nel preparare l'anteprima su instagram (qui) del post, ho modellato l'omino dell'ikea adattandolo a parodia di un famoso film di Spielberg “Prova a prendermi” (2002) dove Leonardo di Caprio interpreta la storia del falsario Frank Abagnale Jr.



La continua fuga del protagonista di quel film mi ricorda i racconti delle donne che si trovano in una relazione con un narcisista.
La sensazione è quella di rincorrerlo perennemente e di non prenderlo mai, perché soprattutto se messo alle strette, riesce a far sentire l'inseguitrice una pazza visionaria, convincendola che lui è sempre stato fermo nello stesso punto, magari ad aspettarla!
Inoltre il personaggio del film è un falsario, non solo di assegni ma anche di ruoli, identità e professioni.
Pur di raggiungere il suo scopo ha la capacità camaleontica di diventare ciò che l'altro si aspetta, ha la rara dote di captare i bisogni e le aspettative del suo interlocutore, per confonderlo e ottenere ciò che si è prefissato.
Anche il narcisista patologico ricalca in pieno queste caratteristiche.
Ma chi è davvero il narcisista?
Prima di leggere oltre, dovrei farvi impegnare a non usare queste informazioni contro voi stesse.
Si, avete letto bene.
Perché occorre guardarsi bene dall'usare la conoscenza di lui per giustificarlo e cercare di salvarlo. Vi trascinerà giù. 
E per di più, quando a voi sembrerà il sacrificio necessario per dimostrargli il vostro amore, in realtà all'ultimo momento lui risalirà in superficie e vi lascerà negli abissi.

Molte donne mi chiedono se chi ha questo tipo di personalità si renda conto del male che provoca e magari possa arrivare a chiedere aiuto e intraprendere una terapia.
Occorre premettere che la personalità umana è complessa e ricca di sfumature, per cui è sempre riduttivo parlare per etichette, oltretutto perché non esiste una sola forma di narcisismo (c'è anche una forma sana, individuata da molti autori, per primo Freud) bensì il suo svilupparsi lungo un continuum.
Ma se volete togliervi il dubbio di dove si situi il vostro lui (o la vostra lei) lungo questo continuum potete porgli la domanda fatidica - che forse più di quella di matrimonio lo farà innervosire: “che ne dici di andare in terapia per affrontare i nostri disagi?”
Se la risposta è una variante fra “io non ne ho bisogno, vacci tu” e “io non ho bisogno, sono perfetto” ecco, diciamo che la fuga la dovreste fare voi. Per salvarvi.
Altrimenti, come accade di solito, ci verrete voi in terapia, sulle prime per farvi dire da me come meglio relazionarvi con lui (o capirlo, o cambiarlo ecc...), poi per cominciare un duro percorso di recupero di voi stesse e della vostra identità.

Torniamo ora al nostro narcisista.
Lui vuole essere il migliore. Non gli basta essere bravo, deve sentirsi adorato e l'unico.
Questo accade perché dietro all'apparente sicurezza e grandiosità in realtà c'è un ex bambino che ha rinunciato alla sua identità per far piacere ai genitori, che lo hanno amato “a patto che” rispecchiasse l'immagine che loro volevano per lui.
Per questo è così bravo a diventare qualcos'altro da sé e incarnare – almeno nell'idillio iniziale – l'uomo dei sogni.
Per questo ci tiene così tanto all'apparenza esteriore, a essere fisicamente attraente, perfetto, perché ha imparato che in base a quello potrà ottenere amore e attenzioni.
E quell'amore a patto che... è quello che oggi tu subisci da lui, in un circolo vizioso senza fine, dove ti fa provare ciò che lui stesso ha provato.
Proprio perché è stato profondamente tradito nell'affettività, dato che non è mai stato amato per quello che era ma in virtù della maschera che portava, come può fidarsi oggi dell'amore e aprirsi all'altro? A nulla varranno le vostre profferte di amore eterno e sudditanza.
Ha imparato a difendersi creando una corazza del cuore, per cui non si lascia mai andare, anche quando sembra che sia sincero.
Nonostante tutta questa incapacità affettiva, in ogni caso non accetta il rifiuto, a meno che non sia lui a darlo, ma comunque torna sempre perché non può accettare che vi dimentichiate così presto di lui.
Deve ogni volta rimettere in piedi il meccanismo di fuga da voi, quindi agganciare per poi scappare, cosa che gli garantisce di essere unico, indispensabile e necessario alla vostra vita. Una manna per il suo ego.
Voi siete le deboli e lui il vincente.

Quando un soggetto si identifica con un'immagine, vede l'altro come un'immagine che in molti casi rappresenta alcuni aspetti rifiutati dal proprio sé. Il narcisismo spacca la realtà di un individuo: alcuni aspetti vengono accettati e altri respinti, e questi ultimi proiettati sul prossimo. L'aggressione verso gli altri ha in parte origine dal desiderio di distruggere questi aspetti respinti. […]

Il comportamento offensivo e distruttivo nei confronti degli altri può essere capito fino in fondo solo ipotizzando una condizione di negazione dei sentimenti, in cui l'unico scopo è vincere e l'immagine è quella del potere. […] Non vedono gli altri come persone reali. Ai loro occhi, gli altri esistono soltanto in quanto oggetti da usare. [...] Che mentano o imbroglino è irrilevante ai fini dello scopo, vincere, e dell'immagine dell'io, che è un'immagine di superiorità basata sulla capacità di approfittare degli altri.

(A. Lowen “Il narcisismo. L'identità rinnegata” 1985)

Quindi la risposta alla domanda se si accorge di ferirvi è: no.
Se anche ammette di farvi soffrire lo sta dicendo con la testa, ma non lo sente nei sentimenti.
Perché se riconoscesse la sofferenza in voi, questa entrerebbe in risonanza con la sua.
E lui non può permettersi di entrare in contatto con la propria vulnerabilità.
Ecco perché non viene in terapia.

Finendo con la metafora del film, la soluzione non è allenarvi alla maratona, bensì semplicemente fermarvi e lasciarlo a fare il giro del mondo da solo. 

Buona settimana
virginia 

giovedì 12 febbraio 2015

parole per l'anima #6


Scegli un amore che ti guardi 
come se tu fossi magica 

A questa frase non c'è molto da aggiungere. 
Possiamo vederla come l'insegnamento di una donna che ha sofferto in amore (ne abbiamo parlato qui)  e che invita così altre donne a non fare altrettanto e scegliere un uomo che le rispetti e le ami profondamente. 








buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest)