martedì 15 marzo 2011

Alla ricerca delle coccole perdute


“Chiediti se soffri di questi stati d’animo: insoddisfazione, inadeguatezza, depressione, ossessività, lamenti, pretese, accuse, paure, ansia. Se ne soffri, sei un nevrotico 'bambino'. Non spararti subito. Aspetta. Il tuo caso può essere tragico ma non disperato. Scrivimi. Vediamo che cosa si può fare”.

In questo modo Giulio Cesare Giacobbe presenta il suo libro (
“Alla Ricerca delle Coccole Perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia”. Milano, Ponte alle Grazie - 2004) sul retro di copertina, con lo stile ironico e acuto che lo caratterizza, riuscendo a trasmettere contenuti importanti in maniera leggera e anche un po' provocatoria, per porre il lettore a interrogarsi e riflettere.

Egli stesso ammette che questo testo oltre ad essere un trattato scientifico, basato su una pratica clinica di oltre dieci anni, vuole essere un manuale divulgativo di psicologia evolutiva, quindi rivolto a tutti ( “
è più vantaggioso per l’umanità che un libro venga letto da mille persone comuni che da due specialisti”
).

Tutti noi abbiamo molte personalità che vengono attivate in base alle diverse situazioni ambientali: in questo senso, la personalità è una autoimmagine che dirige il nostro comportamento per porre in essere efficienti risposte adattive all’ambiente.

Vi sono però tre personalità “naturali” comuni a tutti, ovvero quella del BAMBINO, dell’ADULTO e del GENITORE, le quali dovrebbero succedersi spontaneamente nel corso dello sviluppo psichico e biologico normale. Osservando gli animali si nota una evoluzione naturale dallo stato di cucciolo a quello di adulto ed infine di genitore, ma una volta che i comportamenti relativi a tali stati sono raggiunti, sono intercambiabili a seconda della situazione ambientale: se un adulto si trova in situazione di gioco ripropone modelli di comportamento propri del cucciolo, o in situazione di pericolo, diventa capace di protezione (genitore) verso i soggetti più deboli.

Nell’essere umano le tre personalità naturali non hanno una evoluzione spontanea, ma vengono influenzate dall’affettività, introdotta nello psichismo umano grazie allo sviluppo della neocorteccia cerebrale. Questo fa sì che oltre ai comportamenti e alle modalità di relazione sociale subentri una terza variabile che è il rapporto alle coccole:
il bambino ha sempre bisogno che qualcuno gli faccia le coccole l’adulto si fa le coccole da solo e non ha bisogno di nessuno il genitore è l’unico capace di fare le coccole agli altri
Il bambino è come un vaso vuoto del liquido dell’amore che deve essere riempito almeno quanto basta ad amare se stesso, ovvero a diventare adulto. L’adulto infatti è un vaso riempito per buona parte del liquido dell’amore. Ma se noi ci amiamo non possiamo fare a meno di amare gli altri e allora diventiamo genitori: il genitore è un vaso traboccante di amore, ma non solo per i suoi figli; il vero genitore ha amore per tutti, nessuno escluso.

Ognuna delle tre personalità ha aspetti negativi e positivi. Il bambino, non essendo capace di dominare l’ambiente, vive come condizione fondamentale la paura e pretende una dedizione assoluta ed esclusiva (la gelosia è una malattia infantile). Allo stesso tempo però è capace di sottomettersi, di chiedere scusa e aiuto ed è capace di giocare.

L’adulto domina il suo territorio e la condizione fondamentale in cui vive è quella di libertà: egli non dipende da nessuno, non ha bisogno dell’approvazione degli altri e ha una stima illimitata di sé. Accetta la realtà così com’è e vi si adatta…non chiede mai, prende quello che vuole. L’adulto è capace di amicizia, come rapporto basato sul piacere e non sul bisogno, quindi alla pari. Nonostante questa descrizione di perfetta efficienza,
l’adulto, come lo squalo, ha dei grossi difetti, dal punto di vista della convivenza sociale: non è capace di sottomissione, non sa giocare e non vi aiuta nemmeno se state affondando nelle sabbie mobili, a meno che non abbia un tornaconto personale.
Il genitore è capace di dedicarsi agli altri, perché non ne ha più paura: egli ama, nel senso che accetta, ha stima e prova compassione per tutti, e questo amore è per lui fonte di piacere, lo fa sentire forte, superiore.

Apparentemente il genitore non ha aspetti negativi, se non fosse che il vero genitore è colui che è genitore a tutti e non solo ai propri figli e purtroppo i genitori di siffatta natura sono pochissimi (
basta andare a una partita di calcetto dove i “genitori” tifano solo per i loro figli
)

Mentre la personalità bambina si struttura spontaneamente alla nascita, quella adulta e quella di genitore hanno bisogno di passaggi obbligati: l’affetto di una figura di riferimento, un modello comportamentale di riferimento e il trovarsi nello stato esistenziale effettivo (la solitudine nel passaggio all’adulto e la dedizione e protezione nel passaggio a genitore). Il succedersi delle personalità nel processo di crescita psicologica è consequenziale e unidirezionale: non si può essere genitori se prima non si è diventati adulti. La NEVROSI ha origine in questo: è la incapacità di attivare la personalità naturale adatta alla situazione ambientale. Questa incapacità può manifestarsi in due modi:
  1. mancata attivazione di una personalità specifica ( per semplice incapacità o perché non strutturata)
  2. coazione ad attivare sempre una personalità specifica (per automatizzazione o mancata strutturazione delle altre personalità superiori).
La nevrosi più diffusa è quella infantile che si manifesta come personalità infantile coatta, continuamente alla ricerca dell’attenzione, dell’aiuto, della protezione, dell’affetto, della dedizione, dell’amore degli altri. Il 'nevrotico bambino' ha la pretesa di essere amato sempre e in esclusiva:
codesti accattoni di affetto e di amore si attaccano al primo che gli dimostra un minimo di attenzione e disponibilità, se non addirittura pericolosissimamente di affetto, e lo eleggono arbitrariamente e unilateralmente loro papà o loro mamma, senza che l’altro gli abbia rilasciato alcuna autorizzazione allo sfruttamento o al possesso affettivo. “Innamoramento” è il nome che loro danno normalmente a codesta condizione patologica.
Ma essere innamorati non è amare: è bisogno di essere amati. Da questo argomento, Giacobbe fa derivare tre leggi psicologiche:
  1. nessuno può pretendere di essere amato
  2. nessuno può possedere nessuno
  3. nessuno può far soffrire nessuno (la sofferenza psichica è il risultato della lettura personale degli eventi e delle situazioni e non una conseguenza oggettiva degli stessi).
Il nevrotico-bambino prova così tanta sofferenza a causa della creazione di aspettative e rifiuti, proprio perché è incapace di dominare l’ambiente. Proprio come per il bambino vero, per il nevrotico la realtà è invasa da paure, che nel suo caso però sono per lo più immaginarie e gli impediscono di vivere tranquillamente il presente e il futuro: la nevrosi ansioso-depressiva è sostanzialmente una nevrosi infantile.

L’autore afferma però che c’è qualcosa peggio di tutto ciò ovvero il “bambino camuffato” da adulto o da genitore:
se non dà non è un genitore se non prende non è un adulto se non prende e non dà ma chiede è soltanto un bambino anche se ha i peli lunghi dieci centimetri.
La nevrosi adulta è terribile quasi come quella infantile: il nevrotico adulto è pressoché incapace di essere bambino o genitore quando la situazione lo richiede. Non sanno vivere la vita con leggerezza, non sanno giocare e farsi umili in situazioni che lo permettono, comunque in generale la nevrosi adulta è socialmente più accettabile: non elemosina amore, assistenza protezione, conforto e dedizione. Non rompe le palle a nessuno. Si fa i fatti suoi.
Ma sempre di nevrosi si tratta. Egli non sa giocare, non sa ridere, non sa scherzare, non sa chiedere scusa, non sa proteggere, non ha tenerezza, non sa essere affettuoso, non sa fare le coccole, non sa amare, non è umano. Fa schifo.
Il nevrotico genitore è un genitore sistematicamente punitivo o autoritario che è solamente interessato a se stesso, usando il suo ruolo superiore per alimentare il suo Io. Egli non dona per amore disinteressato ma solo per essere ringraziato, adulato, ossequiato e riconosciuto come autorità o come generoso donatore; si tratta di un genitore paternalista. Questo non significa che il genitore non debba mai correggere o punire i suoi figli, ma deve farlo sempre spiegando al bambino dove ha sbagliato e i motivi per cui non deve farlo più. La corretta educazione è quella che porta il bambino a diventare capace di affondare da solo tutte le difficoltà dell’ambiente, non quella che soddisfa i bisogni narcisistici, autoaffermativi, sadici, punitivi e repressivi del genitore.

Non è infatti l’autorità, che deve esercitare il genitore, la quale è sempre comunque una forma di violenza, ma l’autorevolezza, ossia il prestigio guadagnato con il proprio affetto disinteressato, con la propria esperienza, la propria saggezza e, soprattutto, il proprio esempio.

Le coppie nevrotiche sono quelle formate da personaggi nevrotici dei tipi sopra elencati, e sono sempre coppie sbagliate, qualunque sia l’assortimento che le crea.

Esiste un solo tipo di coppia sana, quella di bambino-adulto-genitore con bambino-adulto-genitore, ovvero quando tutte le personalità si sono formate spontaneamente e nell’ordine psicologico naturale: due persone che sanno essere, uno per l’altra, ora bambini, ora adulti, ora genitori.
Una coppia così può durare un’eternità. È fatta di due pali piantati saldamente nel terreno, ognuno dei quali può stare su per conto suo, senza l’aiuto dell’altro. Ma insieme fanno una palizzata che resiste a ogni attacco, ad ogni vento, ad ogni invasione. Una palizzata che non crollerà mai.

virginia

venerdì 11 marzo 2011

Paint your mood



bon bon n.6 – Paint your mood

Visto il successo colorato d'arte e “fai da te” del post di venerdi scorso (lo trovi qui), mi trovo oggi a proporvi qualcosa di simile, ma ancora più divertente!
Mi piace l'idea di scrivere l'occorrente di questo post come fosse una ricetta di cucina, dove ogni ingrediente ha il suo peso e importanza per dar vita a un piatto unico, sintesi di sapori diversi, da gustare con tutti i sensi.
Ecco la nostra “lista della spesa”:

  • Un foglio di carta o cartoncino, formato A4 o A3, bianco o colorato, come preferite (io li preparerei entrambi, non mettete limiti alle ampiezze e possibilità della vostra fantasia)
  • forbici
  • colla stick
  • riviste di ogni genere
Decidete un tema su cui concentrare le vostre energie, qualcosa che stimoli la vostra creatività oppure un argomento sul quale volete lavorare per stimolare il pensiero laterale e immaginativo. Vi do delle possibilità, ma anche qui lasciate spazio a quello che la vostra interiorità fa emergere, magari raccogliendovi in qualche minuto di silenzio, respirando tranquillamente e lasciando affiorare immagini o parole in maniera spontanea, senza giudicare.
Alcuni temi portatori di riflessione possono essere: amore, coppia, calma, serenità, felicità, rinnovamento, amicizia, famiglia, forza, gioia, energia, libertà, progetto/i, bisogni, chi sono io...
Una volta scelta la parola, cominciate a sfogliare le riviste e scegliete immagini o frammenti di esse, parole, frasi che colpiscono la vostra attenzione in merito al legame che voi trovate con l'argomento. Sentitevi libere di scegliere quello che d'istinto associate, senza giudizio, senza criticarne l'attinenza o meno.
Se vi va, mettete pure in sottofondo una musica che vi piace o che sia per voi fonte di ispirazione e libertà.
Metteteci tutto il tempo che volete, potete godervi questo momento tutto vostro.
Una volta che ritenete di aver finito il processo di scelta, ritagliate con cura le immagini che intendete utilizzare, prendete il foglio che più si addice alla composizione che avete in mente e cominciate ad attaccare tutto nel modo che più vi piace.
Il risultato sarà unico e speciale e vi potrà dare utili suggerimenti sul significato che per voi ha quella parola, concetto o idea. In questo modo si può bypassare il pensiero razionale, così ciò che emerge sarà frutto del lavoro inconscio di scelta delle immagini, che solo dopo acquisiranno significato interpretato. 
Io l'ho fatto, tempo fa, quando stavo riflettendo sul senso che per me e dentro di me avrebbe avuto il progetto dell'Associazione Con-tatto.
Ne sono emerse immagini molto significative, che hanno accresciuto in me l'energia dell' iniziativa e la promulgazione dell'idea stessa, mi hanno aperto nuove possibilità fra le quali anche l'intuizione di dar vita a questo blog.
In quel caso ho usato un foglio grande (che non riesco a scannerizzare per mostrarvelo!), che adesso tengo nel mio studio e continua ad avere la sua energia propulsiva: mi ricorda gli aspetti su cui voglio lavorare e stimola ulteriori connessioni progettuali.
Non vi resta che provare. Spero che possa dare la stessa forza vitale anche a voi.
Buon week end a tutte!
virginia 

giovedì 10 marzo 2011

La danza della seduzione


Perché mi piace parlare di una danza?
Perché la seduzione, quando è sana, è qualcosa che avviene come in un passo a due, è un movimento armonico che si sviluppa nella dinamica di gesti che si rispondono e corrispondono e portano il contatto ad evolversi. In caso contrario si tratta invece di manipolazione, adescamento, suggestione che mira a raggirare l'altro per portarlo in territori che non gli corrispondono.
Esiste un' espressione di uso comune che esorta a “sfoderare le proprie armi seduttive”, rimandando un po' all'idea dell'incontro con l'altro come di un campo di battaglia, e questo ci fa capire quanto ormai nell'uso quotidiano siamo intrisi del significato negativo di questo processo, che alla fine piuttosto che avvicinare rischia di separare.
Un altro pregiudizio è il credere che la seduzione sia qualcosa di strettamente legato all'avvenenza, mentre in realtà è qualcosa che va oltre il mero aspetto fisico: ci sono donne (e uomini) che riempiono lo spazio, per come si muovono, come parlano, come guardano...ci sono addirittura persone che emanano un magnetismo naturale e spontaneo, seducono senza neppure esserne consapevoli.
In generale però, i primi passi di questa danza sono mossi dagli occhi, poi si passa alla parola, e infine al contatto fisico vero e proprio. Anche gli occhi però hanno un ruolo che va oltre alla semplice capacità di essere posati in maniera efficace sull'altro: il nostro, deve essere uno sguardo che osserva, che sa notare e decifrare i messaggi che l'altro invia, perché ogni persona è unica e l'incontro con lei non può essere uguale a un altro. 
Per questo sono contraria a tutto ciò che viene spacciato per tecniche di seduzione o interpretazioni letterali dei messaggi corporei: la seduzione vera è un incontro.
È l'incontro dell'energia di due sguardi portatori di significati nascosti, è l'incontro di palpitazioni ma anche reazioni estranee e improvvise, è qualcosa che indugia, gira intorno, sa attendere. Rifiuta a volte, ma per poi riaffermare.
Come tale è qualcosa che dura nel tempo, come una danza, un avvicendarsi di posture, posizioni ma soprattutto di costruzione di complicità. Se manca questo emerge solo la parte più brutta della seduzione, quella che nel senso comune spesso la rende avvicinabile a qualcosa di adulatorio, maliardo e stregato, fine a se stesso, perché rimanda alla logica dell'usa e getta.
Gli ormai citatissimi studi sulla comunicazione ci informano che nel dialogo con l'altro l'aspetto preponderante, contro ogni previsione, è il linguaggio non verbale (il semplice contenuto di quanto noi diciamo a voce incide solo per il 7%, contro il 38% del modo con cui lo diciamo e il 55% del linguaggio corporeo) quindi a maggior ragione, il processo seduttivo ha ancora più senso se paragonato ad una danza, dove il corpo la fa da padrone.
Se osserviamo due ballerini, percepiamo come sia necessario il coordinarsi e il conoscersi bene per poter ottenere un movimento fluido e bello. Inoltre è importante il contesto e l'adattamento alla musica.
Fuor di metafora, può essere vero che se certi movimenti o parole, agiti in un'atmosfera acquistano significato, in altra situazione possono risultare fuori luogo o inappropriati.
E poi, nessun ballerino è tale solo in coppia: prima di un passo a due occorre che sia esperto e conosca le proprie caratteristiche fisiche ed espressive.
Per poter trasmettere all'altro qualcosa bisogna che io sia cosciente di ciò che mi muove, perché e come, oltre a esser capace di canalizzarlo in maniera costruttiva. Come tutti i ballerini sanno, è necessario avere costantemente un doppio sguardo, su di sé e sull'altro, che permetta di essere coscienti del processo globale. Quando penso e vedo solo me stesso, ma anche quando mi perdo solo nell'altro tralasciando i miei bisogni, perdo anche di vista la relazione, quel rapporto magico che si crea soltanto se siamo entrambi presenti e sulla stessa lunghezza d'onda.
Posso essere bravissimo a fare salti mortali, ma se lo faccio mentre l'altra persona si aspetta di fare un giro di valzer, saremo sicuramente due bravissimi solisti, ognuno nel suo genere, ma insieme non potremo andare lontano...
Devo aver chiaro costantemente dove comincio io e dove inizia l'altro, altrimenti si rischia di pestarsi i piedi a vicenda e ostacolare l'armonia del risultato finale.
C'è una scena bellissima di un film sul quale molte donne hanno sognato, ovvero Dirty Dancing (qui trovi il video). È la storia di una iniziazione: al ballo, all'amore, al sesso e alla vita adulta.
“Questo è il mio spazio e questo è il tuo, io non entro nel tuo, tu non entri nel mio”, si comincia così e ci si avvicina poco a poco...in un processo di complicità, fiducia e intimità... sulle note di Hungry Eyes, lasciando solo agli occhi la facoltà di essere affamati dell'altro: un po' difficile per l'impeto di chi per natura è più portato all'azione, ma non impossibile, e di sicuro, poi più appagante. Guadagnare la fiducia reciproca permette di aprire tutte le possibilità per godere appieno della mutua seduzione, in tutte le sue forme.
Se la vediamo in quest'ottica la seduzione diventa un percorso, ci possono essere continui stimoli, non si esaurisce solo nello spazio del primo incontro o poco più.
La seduzione può esistere anche nelle coppie di lunga data, perché si possono sperimentare sempre nuove danze.
La seduzione può davvero originare da piccoli gesti, attenzioni e novità, dovute a gusti che cambiano, preferenze e bisogni in continua evoluzione, ma questo è possibile se ancora riusciamo a guardarsi con curiosità, per scoprire come se fosse la prima volta cosa può piacere a sé e all'altro e comunicandoselo.
Eccoci arrivati quindi al paradosso della seduzione: se l'etimologia (se-duco) ci indica che il suo significato è “condurre a sé”, in realtà l'esperienza ci insegna che non è possibile condurre davvero nessuno a noi, se prima non ci siamo avvicinati a lui/lei, ci siamo mostrati per come siamo e ci siamo interessati a decifrare i suoi gesti e poi conoscere chi è, cosa gli piace...
Sedurre è come il climax di un tango...gesti calibrati, lenti e subito dopo improvvisi, decisi, e poi di nuovo studiati, in un'alternanza meravigliosa di puro magnetismo di corpo e desiderio. Ma per avere questo magico effetto, ricordiamoci che bisogna necessariamente partecipare in due. E allora, invece che il flebile scintillio di una paglia, sarà l'accendersi di un fuoco sacro.
Buone danze a tutte. 
virginia 

mercoledì 9 marzo 2011

Per tutta la vita


Stamani mi sono alzata piena di amore.  Mi sembra l'occasione giusta per condividere con voi questa storia, che mi è stata inviata tempo fa, mescolata a mail di lavoro, pubblicità e amici.  Può darsi che qualcuna di voi la conosca già, ma leggetela comunque, fa nascere un sorriso e apre il cuore, e questo fa sempre bene.
"Era una mattinata movimentata quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passataoltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi 'e va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?' L'uomo sorrise e mi battè la mano sulla spalla dicendo: 'Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei.'
Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: 'Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita. Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.
Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia
." 
virginia
  

martedì 8 marzo 2011

L'ombra delle donne e altre complicazioni



Oggi è la giornata in cui si esalta il femminile, in cui ci si ricorda quanto sono belle, importanti, radiose, indispensabili, allegre, portatrici di vita, degne di diritti, le compagne, le madri, le figlie, le amiche, le sorelle, le amanti, le nonne, le donne tutte.
Oggi è la giornata nella quale io invece rispondo ad un impulso viscerale di scrivere quanto sia complicato essere donna, mossa dal rivendicare ed esaltare non solo le nostre luci ma anche i miliardi di sfumature di grigio attraverso le quali si esprime il nostro animo, virando pericolosamente verso il nero più buio e profondo, in alcune occasioni.
Sarà perché mi ha sempre colpito fin da bambina la narrazione che fa coincidere la nascita di questa “festa” con la morte di centinaia di operaie che lottavano per i loro diritti, o forse perché sto leggendo un libro molto difficile da metabolizzare, un pulp sociologico macchiato dal sangue di ferite indelebili dall'effetto delle quali nessuna lettrice può essere immune (“King Kong girl” di Virginie Despentes), che si apre con queste spietate parole:
“scrivo dalla parte delle racchie, per le racchie, le vecchie, le camioniste, le frigide, le mal scopate, le inscopabili, le isteriche, le tarate, tutte le escluse dal gran mercato della bella donna.”
Prendo a prestito proprio oggi queste taglienti parole, per potermi rivolgere a tutte le nostre parti, tutti gli aspetti del femminile che vivono in noi, perché, come ho scritto altrove, noi siamo ben lungi dall'essere solo una, ma il mondo intorno certi aspetti preferisce non vederli, giudicarli o annullarli..e a volte noi con lui.
Provo sempre venerazione verso quelle donne che trovano il coraggio di mostrare al mondo anche quegli aspetti così controversi e dolorosi di sé, coloro che osano sfidare i tabù del taciuto e del non detto, raccontando episodi della propria vita o immaginando storie in cui le protagoniste sono anti-eroine, personaggi scomodi e difficili, donne ingombranti, odiose, perverse, perdenti, “cattive”.
Forse scandalizzerò alcune di voi, ma occorre che vi dica che tutte queste terribili donne sono inevitabilmente parte del bagaglio inconscio di ciascuna.
Dietro a colei che è troppo buona, sghignazza nell'ombra l'altra faccia della medaglia, perfida e vendicativa; dietro a colei che fa di tutto per essere bella, avvenente, seducente, si nasconde la racchia che non si sentirà mai all'altezza di piacere; dietro la “santa”, smania nel buio la “puttana”... nell'oscurità del nostro inconscio esiste quello che Jung chiama l'aspetto Ombra, l'archetipo che incarna tutte le caratteristiche (che fanno parte del repertorio di comportamenti dell'animo umano), ma che sono state condannate, rimosse, scisse e relegate lontano dalla coscienza.
È difficile parlare di tutto questo, perché in noi è sempre pronto e vigile il censore interno che ci mette in guardia e fa tenere le distanze da ciò che è giudicato “poco opportuno” “scandaloso” “inammissibile”. Queste affermazioni possono suscitare indignazione e risentimento, e io lo comprendo e accetto, perché è successo anche a me, molto tempo fa.
Non siamo mai pronte a riconoscere, né tantomeno ad integrare, così su due piedi le nostre parti scomode.
Per fortuna però, è stato proprio grazie agli agiti di quelle disobbedienti discole che siamo potute evolvere e veder riconosciuta pari dignità con gli uomini.
Se non fosse stato per le femministe che urlavano la loro libertà sessuale per le strade, a costo di essere reputate spregiudicate e spregevoli, non saremmo qui, libere di scegliere un partner, per una sera, per un ora o per tutta la vita, oppure anche di non sceglierlo.
Se non fosse stato per la parte ribelle e controcorrente di alcune, le stesse si troverebbero ancora in posizioni di subalternità o inchiodate in ruoli da “brava ragazza” senza bisogni e desideri.
Un'amica ieri ha scritto un post sul significato del colore rosa (lo trovi qui), mentre io già mi trinceravo dietro a queste righe maledette e rivoluzionarie, e le sue parole mi hanno aiutata.
Il rosa è il colore dell'inconsapevolezza, della nostra parte ingenua che non conosce il mondo e non ha esperienza. Ecco perché il rosa piace tanto alle bambine: le rappresenta, le coccola, ammorbidisce, rimanda a sensazioni ovattate e non pericolose. Ed è anche uno dei motivi per cui è più consolatorio, da parte dei maschi, associarlo al mondo femminile: la donna che ha troppa familiarità col nero e col grigio potrebbe essere una strega! ;-)
Ecco perché spesso in adolescenza nasce quell'irresistibile attrazione per il colore della notte: si comincia a conoscere, ci si vuole emancipare, si è attratte dal proibito, dallo sconosciuto, dal rischio e dal dolore, perché grazie ad essi si fa esperienza e si cresce.
Ma una donna che sa, che ha fatto le sue esperienze, che non si lascia sopraffare è un pericolo e quindi viene ostacolata e combattuta, e non tutte hanno la tenacia di perseverare in questo percorso, alcune soccombono, altre si arrendono, terze di perdono... relegando le energie che hanno dato vita a questo risveglio, nei meandri più reconditi di sé, rinnegando sfumature e identificandosi con modelli stereotipati.
Oggi voglio invece festeggiare proprio quelle subpersonalità imprigionate, incatenate, condannate agli inferi. Ma non è un incitamento alla ribellione. Vuole essere un invito a fargli visita, vederle e riconoscerle, perdonarle, se c'è bisogno.
In alcune favole, nei cartoni animati o nei film, si assiste alla lotta del bene contro il male: i buoni alla fine vincono sempre sui cattivi. Reinterpretando questa lotta, che non è altro che la simbolizzazione del conflitto perenne che ci portiamo dentro, lungo l'arco della nostra vita, mi viene da dire che l'elemento indispensabile è proprio l'affrontare la parte ombra, quella che ci fa più paura, perché solo riconoscendola la si può superare e inglobare nella nostra personalità, rendendola più accettabile ed edulcorandone gli istinti più complicati. Questa è la vincita: l'inclusione, non l'eliminazione.
Occorre uscire dalla logica perversa dell'aut – aut, bianco o nero, luce o buio, perché servono entrambi.
Occorre provare la sintesi. Avventurarsi nel grigio.
“perché la donna bianca ideale, seducente ma non puttana, bene accasata ma non cancellata, che lavora ma senza riuscire troppo, per non schiacciare il suo uomo, magra ma non maniaca della dieta, che rimane giovane a tempo indefinito senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici, madre realizzata ma non totalmente assorbita da pannolini e compiti per la scuola, buona padrona di casa ma non casalinga tradizionale, colta ma meno di un uomo, questa donna bianca, felice che ci viene costantemente brandita sotto il naso, quella a cui ci si dovrebbe sforzare di assomigliare, a parte il fatto che ha l'aria di rompersi le scatole per poco, a ogni modo non l'ho mai incontrata, da nessuna parte. Credo proprio che non esista” afferma la Despentes.  
Io in realtà credo che esista, a patto che sostituiamo tutti quei “ma non”... con molti “anche”, (seducente e anche puttana, ben accasata e a volte anche cancellata, che lavora riuscendo, ma anche no, che decide che non ha bisogno di schiacciare il suo uomo, magra e maniaca della dieta in un periodo o grassa e maniaca del cibo in un altro... ) a patto quindi che includiamo piuttosto che separare, perché sono convinta che anche dietro alla trasgressiva e arrabbiata Despentes si nasconda una tenera, pudica e ingenua fanciulla.

Buon 8 marzo a tutte, qualsiasi donna decidiate di essere oggi.
virginia