le sofferenze, i dolori, i traumi, le iniezioni di
fiducia, le perdite, le conquiste, le gioie,
il luogo in cui siamo diretti è la terra della psiche
abitata dagli avi,
il posto dove gli esseri umani rimangono
pericolosi e divini,
dove gli animali danzano ancora,
dove quel che è abbattuto ricresce,
dove i rami degli alberi più vecchi
fioriscono più a lungo.
La donna nascosta
che custodisce la scintilla d'oro
conosce quel posto.
Lei sa
TU ANCHE.
Clarissa Pinkola Estes “ La danza delle grandi madri”
In quel posto dove non esiste passato, presente, futuro,ma solo ciò che è . ID EST .
Attilio Piazza , mio grande maestro, lo definisce lo spazio della consapevolezza, ossia quello spazio dentro di Noi in cui tutto accade e si riflette poi nel mondo esterno, dove sappiamo tutto e attingiamo alle informazioni del campo morfo-genetico
E voi mi chiederete ma come si fa?
Beh, ragazze, ci vuole un po' di allenamento e un po' di allineamento.
Nel senso che occorre innanzi tutto il silenzio della mente conscia, dei pensieri e non lo si ottiene così, ma con la meditazione . Bastano dieci minuti alla mattina o alla sera riservati a noi , in un angolo tutto nostro e semplicemente ascoltare il respiro , il nostro respiro.
E poi ci vuole l'allineamento ossia il collegamento con la parte più vera di noi, che è l'Amore incondizionato, Dio comunque lo intendiate, l'Intelligenza Cosmica, la Sapienza degli Avi , i Mondi Sciamanici...
E qui, proprio qui Voi porrete delle domande e Vi giungeranno delle risposte.
E' uno spazio di ascolto dove le risposte vi vengono fornite . E' la famosa mente altra che Einstein invoca per risolvere i problemi.
E... lasciatevi stupire!
Tanti sono i modi per definire questo spazio...
Buon viaggio verso la Verità, la Vostra Verità! E quindi verso la Scintilla d'oro.
Con amore
Evi
P.S. Continuo la mia ricerca sul dolore alla mia spalla destra, che mi fa sempre più male. E' interessante questa domanda per me “ Cosa non prendi ? Cosa congeli o blocchi?”
Le risposte mi stanno venendo e quindi assisto al movimento del mio corpo che segue quello della mia psiche …
Mi sto anche divertendo a dire il vero in quanto ogni volta che mi giunge una risposta il dolore si placa per un giorno o due, ma poi riprende più forte di prima . Mi sento un investigatore che sta, raccogliendo indizi sulla scena di un crimine! CSI Evi!
Che mistero è la VITA, che Mistero Sei Tu . Io Ti avevo definita ed invece Sei di molto di più, sei Creativa, così VIVA... cantava il compianto Lucio Battisti
Questa bellissima poesia riportata da Clarissa Pinkola Estes invita tutte noi a prendere contatto con la donna nascosta che è in Noi, con la Grande Madre o se vogliamo con la nostra Anima o Psiche, la parte più vera di Noi , quella che custodisce la scintilla divina .
In me la morte fa uno strano effetto , mi espande alla vita. Mi dà un brivido che si diffonde nel corpo, una sferzata lungo la schiena e mi ricorda che sono viva.
E anche oggi alla notizia della morte di colui che per me era un “ Grande”, un mito, il mio corpo ha tremato e ho pianto.
Era un pianto di dolore e un pianto di ringraziamento. Per quello che grazie al suo corpo umano Steve ha fatto per noi, perchè era un visionario, un Think Different...
E la stessa reazione l'ho avuta quando il 21.06.2011 è morto il Dott. Leopoldo Mancaniello, un altro visionario che aveva fondato una cosa strana chiamata Medicina e Consapevoleza Sistemica. Il Dott. Mancaniello, un ginecologo, che dopo aver parlato con Te un'ora ti diceva “E' d'accordo se le faccio il pap-test? Devo farglielo anche se non ne ha bisogno, ne sono certo” Un altro think different. Nelle nostre lunghe chiaccherate - visite formalmente - parlavamo spesso della Morte, un argomento che Lui mi definiva “affine”. E così sorrideva quando gli raccontavo che dopo un anno che meditavo in un posto che mi piaceva proprio tanto, avevo scoperto che lì era morto un ragazzo in bici, in quanto vi era un ex voto. O quando gli dicevo che la morte è solo un passaggio perchè tutto alla fine è solo una trasformazione di energia. E sorrideva sempre alla mia “innata percezione del trauma da Morte” che si rileva nella conduzione delle costellazioni.
E la stessa reazione l'ho avuta quandi il 11.01.2007 è mancato il corpo di mio padre. Un brivido e un lungo pianto. Un altro strano umano mio padre, un altro think different, che a sette anni moriva di fame in un Veneto rurale e desolato e a venti aveva costruito un condominio grazie ad un prestito in banca spropositato e all'incoraggiamento di una vecchia e nobile contessa che aveva voluto dare a Lui povero, affamato e folle quel terreno tanto ambito da altri . Mio padre che mi diceva “ Figlia abbi solo cento lire in tasca ma che tu te li sia guadagnati e mai rubati o truffati”. Mio padre che amava la caccia, il vino, gli amici, il cibo, le donne e la sua famiglia . Mio padre bello che rideva e gioiva, mio padre mostruoso sfigurato da un cancro in bocca , senza la parte inferiore del volto, mio padre che non poteva mangiare né ridere ma che mi parlava e sorrideva con gli occhi, mio padre che per sette anni ha lottato e vinto il cancro, mio padre che un mese prima di morire mi ha scritto “ Volpe, sono stanco, me ne vado” e se ne è andato .Mio padre , affamato di Vita e di Morte, povero e ricco, bianco e nero, bello e brutto, vivo e morto.
Tre uomini importanti per me , tre Morti, tre Vivi.Infatti io Li sento,sento la loro energia , sento la loro vita scorrere in me, nonostante la loro morte e non posso che commuovermi nel senso letterale del termine nel senso di muovermi con loro perchè è grazie a loro che io sono. Sì, mi muovo con loro, con le loro idee folli, con il loro modo di essere, grazie a loro ho la possibilità di portare avanti le loro visioni utopistiche. La loro morte fisica diventa un'occasione per vivere con loro, per continuare con loro, per evolvere i loro principi , i loro valori , le loro follie...
E allora mi commuovo , piango e mi muovo in questo continuo moto perpetuo di traformazione universale. Perchè la vita e la morte sono solo stati in cui si trova la nostra anima in perenne movimento E quindi Steve, Leopoldo, mio padre sono solo in un altro stato ed è mio compito onorare la loro Vita in questo livello in cui ora io sono e loro sono stati portando avanti il loro viaggio.
questa settimana ho avuto modo di capire di aver deluso delle persone a me care, delle grandi amiche. E tra queste vorrei includere anche voi che attraverso il blog siete in contatto con noi.
E siccome questo è un fatto a cui continuo a pensare e che che mi brucia, ho pensato di condividerlo perchè sono convinta che mi abbia pemesso di imparare una grande cosa: la persona che ti fa notare un tuo sbaglio o un tuo “non esserci stata” è una vera amica, una persona che ci tiene a te, che ti ha a cuore, che tenta di dirti le cose per vedere se riesce a spronarti, a riattivarti.
Lì per lì ti ferisce ma poi tocca a te decidere cosa fare: o ti lasci travolgere dalla rabbia per le cose che ti ha detto, per il modo con cui te le ha comunicate, e continui ad autocommiserarti, o ti rimbocchi le maniche e reagisci. E nel riattivarti esprimi tutta la riconoscenza per lei, per averti dimostrato che tiene a te e per aver creduto che insieme si può ancora fare un altro pezzo di strada.
-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per
distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo
responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era
necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come
dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono
sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior
parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non
si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo
come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante
volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è
stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un
portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti
che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche
vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un
giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai
solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a
sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente
anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni
cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Oggi ospitiamo le parole di dott.ssa Baldin dello Sportello di Mediazione familiare gratuita della Provincia di Vicenza, che ci parlerà del genogramma:
“Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità ed il cui senso è la nostra vita" affermava Oliver Sacks da "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello” e con questa frase si potrebbe magistralmente descrivere il genogramma familiare il principale strumento utilizzato dal mediatore negli incontri con le coppie.
Il genogramma è una sorta di albero genealogico che rileva le informazioni sui membri della famiglia, la sua struttura e le sue relazioni. I protagonisti durante gli incontri, narrando il loro passato, rivivono alcuni momenti importanti, che sono stati fondamentali per la loro crescita sia come individui che come nucleo famigliare.
Il quadro che ne emerge risulta utile e fondamentale per la comprensione della situazione presente e altresi per la costruzione di una riorganizzazione.
Come afferma il prof. Canevaro “ogni singolo individuo porta con sé il suo zaino contenente il proprio vissuto ... e nel momento in cui forma una coppia, i vissuti si fondono per formare un unico zaino”.
L'attualità del genogramma deriva dal fatto che vicende che abbracciano più generazioni sono viste in una prospettiva che fa riferimento al presente, cioè al significato che possono avere nel "qui ed ora", attraverso i sentimenti, i pensieri, i comportamenti degli individui appartenenti a quel sistema familiare.
E' interessante sottolineare che la struttura familiare che appare dal genogramma non rispecchia solo i ruoli istituzionali dei membri della famiglia (concetto dell’appartenenza attraverso i vincoli di sangue) ma può includere quelle persone che hanno rivestito nel ciclo vitale della famiglia un’importanza affettiva e funzionale (ad esempio un amico, può rivestire un ruolo fraterno, una nonna un ruolo materno, ecc.);
Le informazioni raccolte tramite l'utilizzo di questo strumento servono ad una lettura in termini relazionali trovando nei dati somiglianze e differenze tra le generazioni, alla luce di particolari coincidenze.
Il genogramma rappresenta, dunque, uno strumento che viene utilizzato con duplice finalità: dalla parte dell’operatore, per raccogliere informazioni e meglio comprendere la particolarità della famiglia, dalla parte dell’utente, per permettere una riflessione e revisione sulla propria storia familiare.
Metropolitana di Madrid. Sono seduta su una panchina in attesa del prossimo treno che arriverà a minuti, seduta vicino a me una signora, che all'improvviso si volta, mi fa un sorriso e mi porge una sottile rivista intitolata “Familia Unida” chiedendomi se mi va di leggere qualche articolo di questo gruppo religioso... un po' scettica ringrazio e le dico, in italiano, che non parlo né leggo in spagnolo, ma lei non desiste e tranquillamente mi dice che in realtà se voglio posso capire, che infondo le due lingue sono molto simili (fra me penso che ha ragione lei, perché fino ad adesso ha parlato nella sua e io ho capito quasi tutto...) così la ringrazio e comincio a sfogliare quelle pagine.
Subito mi cade l'occhio sulla seconda pagina, che tratta di “Psicologìa” (curioso, no?!) con un titolo che cattura subito la mia attenzione:¿Eres Wendy?
In queste righe si parla della cosiddetta Sindrome di Wendy, la bambina che Peter Pan riesce a portare nell'Isola che non c'è, per cercare di sottrarla all'inevitabile processo di crescita che prima o poi tutti i bambini intraprendono... tutti tranne uno, Peter Pan appunto.
Non conoscevo l'esistenza di questa “sindrome”, certamente meno conosciuta rispetto alla più inflazionata nata dal personaggio maschile del romanzo di James Matthew Barrie.
L'autrice dell'articolo (che con caparbietà son riuscita a decifrare), individuava fra gli aspetti di questo insieme di comportamenti tipici – che, afferma, colpisce più donne che uomini – la tendenza ad essere eccessivamente protettivi e soddisfare il prossimo, perché realizzare i bisogni altrui fa parte della loro più alta soddisfazione. Il risultato è di essere dipendenti dalle vite altrui, perché si sentono responsabili del benessere di chi gli sta vicino, ma soprattutto tutto ciò nasconde la necessità di essere indispensabili, riconosciuti e accettati per quel che si fa e non per ciò che si è. Questa attitudine al maternage si esplica poi a 360°, perché la persona che ne è colpita, tende a riproporla in tutte le relazioni significative: amicizie, rapporti di coppia, lavoro, ma anche genitorialità protratta all'estremo, che impedisce ai figli di essere autonomi anche se hanno quarant'anni!
Così mi è venuto in mente la scena del film Disney, dove la piccola donnina Wendy, nel vedere per la prima volta Peter Pan, esclama: “ho tenuto in serbo la tua ombra, spero non si sia sgualcita” e poi “non puoi attaccarla col sapone, va cucita, lo faccio io, è un lavoro da donna...” accingendosi ad eseguire il compito in maniera impeccabile.
Mi ha fatto anche pensare a tutte quelle donne di cui ho ascoltato le storie, che hanno trascorso le loro vite a cercare di convincere i loro mariti/compagni/fidanzati – Peter Pan, che era l'ora di crescere, accanite sostenitrici della responsabilità, del senso di realtà e di quello del dovere.
Inutile dire che spesso è risultata una battaglia persa...e che alcune hanno poi deciso di affrontare la vita adulta da sole, prendendosi la responsabilità della propria esistenza, invece che quella dell'eterno bambino che le aveva accompagnate per una parte del viaggio.
“Da domani dovrò crescere... “ dice Wendy e Peter risponde: “vuol dire che non racconterai più fiabe?” incontrando la sua espressione scoraggiata.
Quali sono le fiabe che Peter ama ascoltare? Quelle dove lui è il protagonista.
Questo ci dice molto del bisogno dell'uomo-bambino. Essere il protagonista assoluto della scena, magari all'interno di un'immagine idilliaca dove tutti i problemi sono annullati e la sua autostima non è minata da pericoli.
Se c'è Wendy a far da madre, il partner può comportarsi da figlio, farsi raccontare storie e indurre comportamenti di accudimento e protezione, senza bisogno di crescere.
Barrie però, la cui versione originaria del romanzo portava il nome di “Peter e Wendy” quasi a identificare nei due personaggi i tratti tipici, ci dice anche che:
“tutti i bambini, tranne uno, crescono. Vengono presto a sapere che cresceranno, e il modo in cui Wendy lo seppe fu il seguente. Un giorno all'età di due anni, mentre stava giocando in giardino, raccolse un fiore e corse da sua madre. Immagino che avesse un aspetto incantevole, poiché la signora Darling si portò una mano al cuore e gridò: “Oh, potessi rimanere così per sempre!”. Nessuno tornò più sull'argomento ma da quel giorno Wendy seppe che doveva crescere. Si viene a sapere sempre tutto, dopo aver raggiunto i due anni. I due anni sono l'inizio della fine.” (Da "Peter e Wendy" pag.1)
In questo incipit di romanzo, Barrie ci dice una grande verità sulle donne che si comportano come Wendy: sono state bambine cresciute troppo in fretta, alle quali sono state deferite responsabilità non loro e che magari – proprio come la piccola protagonista – hanno vissuto la loro infanzia nell'attesa di quell'affetto mai ricevuto a pieno, perché rimasto sulla bocca “dolce e beffarda” della madre “che portava su di sé un bacio che Wendy non riuscì mai ad afferrare, benché fosse lì, perfettamente visibile sull'angolo destro”.
Può essere quindi plausibile che successivamente si dedichino ai bisogni altrui, proiettando all'esterno ciò che a loro è mancato profondamente.
Rimanere bambine, per loro significa rimanere nella mancanza e nella responsabilità di cose più grandi di loro, quando invece l'esser bambino è sinonimo di libertà, affidamento a qualcuno che si occupa di te, appagamento di bisogni.
Da adulte, sembrano rifiutare la loro parte bisognosa e ripropongono ciò che in realtà hanno sempre fatto: prendersi cura di qualcuno che è incapace di farlo, ma allo stesso tempo cercare di convincerlo a crescere, per non avere tutto il carico sulle proprie spalle.
Il processo di crescita vera, l'affrancamento da questa “Sindrome”, comincia quando la donna-bambina impara in primo luogo a prendersi cura di se stessa, accettando che ciascuno ha la responsabilità della propria vita, elaborando il dolore per ciò che è mancato e abbandonando Peter Pan sulla sua isola, scegliendo volontariamente (e non più suo malgrado) di crescere, andare avanti e occuparsi con amore dei suoi bambini, raccontando loro storie e permettendogli di vivere pienamente e serenamente la loro infanzia, per poi renderli autonomi e indipendenti al momento opportuno.
Ringrazio la sincronicità dell'incontro con la signora della metropolitana, che mi ha permesso di scoprire una cosa nuova e riflettere su un tema così intenso.