venerdì 11 febbraio 2011

Coccole in pillole_2


Continua la rubrica del venerdi, dei bon bon di  benessere (se ti sei persa la prima puntata clicca qui)

Bon bon n.2 – Meditare facendo la spesa!

Il sabato mattina vado a fare la spesa. Quando abitavo in città mi piaceva andare al mercatino rionale, pieno di frutta, verdura e cianfrusaglie: vivere il quartiere, prendere le cose con calma, osservare le persone, gli oggetti, camminare.
Vi invito oggi a fare altrettanto.
Domattina decidete di dedicare più tempo per gli acquisti alimentari, cercando di utilizzare tutti e cinque i vostri sensi, per vivere con più consapevolezza anche una attività che di solito viene svolta in fretta o per automatismi.
Se avete la possibilità, recatevi a piedi presso le più vicine bancarelle, stare all'aria aperta è sempre meglio che rifugiarsi in un asettico supermercato.
Se invece la scelta è obbligata, e magari vi recherete nell'abituale luogo d'acquisti, vi suggerisco in primo luogo un esercizio simpatico che serve per allenare la memoria: nello scrivere la lista della spesa, cercate di mettere in ordine i prodotti, in base a come li trovate nelle diverse file di scaffali!
Nel caso in cui, optiate per un posto che non conoscete, la vostra mente si allenerà comunque perché impegnata a costruire nuove mappe mentali per trovare gli oggetti (ogni nuovo stimolo crea milioni di connessioni sinaptiche!)
Usate la vista: fate attenzione all'aspetto della frutta e verdura che andate a scegliere, il colore, la superficie, la forma. Provate a leggere con attenzione qualche etichetta sulle scatole, gli ingredienti, i valori nutritivi. Soffermatevi sulle quantità e le varietà dello stesso prodotto, senza prendere velocemente dallo scaffale quello che usate. Scegliete con cura la carne, il pesce, i formaggi.
Usate il tatto: percepite con le dita la consistenza dei diversi prodotti (si, lo so, i guantini di plastica del reparto frutta non aiutano), e anche il peso delle confezioni.
Usate il gusto: o meglio, provate a immaginare il gusto che i vari ingredienti hanno, e il sapore finale di un piatto elaborato che volete preparare con essi. A volte, disobbedisco alla mia parte perfettina e mi concedo di smangiucchiare qualcosa dalle confezioni acquistate, mentre continuo a girare.
Usare l'olfatto è altrettanto complicato: a meno che non sia tempo di meloni (chissà perché per i meloni è concesso sniffare e per il resto ti guardano tutti male!) se ce la fate provate a cogliere i profumi, più facile nel mercatino dove il pollo arrosto si fonde con le spezie, le olive, i formaggi...
Ascoltate: divertitevi a cogliere i frammenti di dialoghi delle persone che incrociate, il pianto dei bambini, il macellaio che decanta le offerte del giorno, la voce elettronica che reclama la commessa alla cassa, la radio in sottofondo.
Di alcuni prodotti, (soprattutto quelli meno sani che inducono in tentazione) chiedetevi quali bisogni vanno ad appagare, piuttosto che infilarli furtivamente nel carrello (ops..ci è caduto..ormai..!)
Provate a immaginare nuove ricette o nuovi usi di ingredienti abituali.
Sorridete al commesso che vi pesa la frutta, all'anziano che vi cede il passo col carrello, al bambino che fa capolino dietro gli scatoloni, alla cassiera che vi fa il conto.
Sentite l'effetto che tutto questo ha su di voi.

Può sembrare strano, ma anche tutto ciò è una forma di meditazione, se la intendiamo nella sua accezione di fare qualcosa, qualsiasi cosa, con consapevolezza e attenzione.
Il monaco vietnamita Tich Nhat Hanh suggeriva la “giornata della presenza mentale” come buona pratica di avviamento alla meditazione; noi cominciamo con un paio d'ore, ma vedrete che poi gli effetti tenderanno a perpetuarsi alle altre occasioni e perdureranno per molto tempo.
Buona spesa, mie care!
virginia

giovedì 10 febbraio 2011

Donne e Amicizia


Anche oggi vi racconto una storia, ma una storia vera, fatta di conoscenza, amicizia, amore, potenzialità e tanta creatività.
C'erano una volta due donne, provenienti da vite diverse, da esperienze lontane ma con alcune curiose coincidenze di episodi.
Si ritrovarono a condividere una nuova avventura, pur se in percorsi paralleli, e giorno dopo giorno passarono dal parlare di ciò che accadeva fuori, a ciò che si muoveva dentro di loro. Con pudore si svelarono le loro storie, i loro segreti e le paure e trovarono che c'erano moltissime emozioni sorelle nei loro animi. Si erano pensate diverse, mentre in realtà erano così intime e vicine.
Il tempo passava, e loro osservavano pazienti le piccole e grandi trasformazioni della vita, sostenendosi al bisogno o semplicemente donandosi uno sguardo complice, ogni tanto. Che fossero pomeriggi davanti a un the o 10 minuti nel corridoio di un ospedale, qualcosa in loro premeva... la grande energia femminile esigeva espressione.
Le accomunava un bisogno: riuscire a portare nel mondo la loro voglia di aiutare le donne ad essere se stesse, a esprimere tutta la loro ricchezza, aiutarle a crescere, mettersi in discussione, dialogare coi loro compagni e migliorare la loro vita.
Cominciarono, nel loro quotidiano, a crederci e portare l'esempio: ci fu chi pubblicò un libro di poesie, chi cominciò a scrivere pensieri,  chi trovò l'amore della vita e chi ce l'aveva già,  chi iniziò un nuovo percorso di conoscenza, chi decise di partire e ricominciare... insieme si impegnarono per non arrendersi e dare spazio alle meraviglie che erano.
Oggi queste donne sono separate solo dalla geografia, rimane l'amore, i consigli e le chiacchiere dell'amico telefono.
Questo post parla della stima reciproca, della grande donna che c'è nell'una e nell'altra, qualsiasi sia la sua forma di espressione: il video qui sotto è il risultato di due anime belle, profonde, creative e un po' pazzerelle, come ognuna di noi.  
Dedicato a tutte le amiche, quelle di sempre, quelle di un'ora, quelle scoperte per caso, quelle che mai avresti detto, quelle che forse mai sarà possibile. 
A tutte le donne, compagne di viaggio e d'avventure in questo mondo.
virginia 





Testo della mia Amica Stefania
Musica "Dare" Gorillaz
Immagini trovate qua e là nel mare magnum di Google
Video realizzato da me 

mercoledì 9 febbraio 2011

Il dolore delle donne



Mi trovo per lavoro a contatto con il dolore delle donne, mi trovo spesso a contatto con il dolore del mio femminile. Noto in questo dolore un’intensità e una profondità che è pari a tutto l’amore di cui noi donne siamo portatrici.
E’ il dolore delle madri che rischiano la loro vita per generare un’altra vita, è il dolore delle donne che pretendono di stare nel letto accanto ad un marito, un figlio, a un genitore , un amico malato, è il dolore delle donne che non si rassegnano davanti ad una diagnosi medica infausta che colpisca loro o chiunque a loro vicino e passano le notti in internet o a pregare, è il dolore delle donne che vedono morire i loro figli, i loro mariti , il loro padre o la loro madre e poi ogni giorno vanno a trovarli nella loro tomba, parlano con loro e ivi lasciano un fiore, è il dolore delle donne che non riescono ad avere figli o a cui i figli vengono tolti, è il dolore delle figlie che sentono morire le loro radici quando muoiono i genitori, è il dolore delle donne con qualche ruga in più sconfitte da altre giovani donne nella lotta per il maschio, è il dolore delle donne che lasciano il figlio a casa per andare al lavoro, è il dolore che si legge nel viso delle prostitute, sia quelle che trovi per strada che quelle che trovi ben camuffate nei salotti della borghesia, è il dolore delle donne tradite e sole che hanno fallito un matrimonio o una relazione, è il dolore delle donne che s’innamorano di un altro uomo e lasciano il precedente uomo o pensano di aver distrutto una famiglia.
E in ogni volto di donna riconosco il mio dolore e quello di mia madre, di mia nonna …
Ho imparato a gestirlo quel dolore con fatica perché è grande e immenso.
E’ grande ed immenso come il mio amore.
Ho imparato ad ascoltarlo, ad osservarlo e non a scacciarlo o a rifiutarlo… E’ Mio, fa parte di me.
E ho imparato che il mio uomo non lo comprende fino in fondo perché non può e non perché non vuole. Lui funziona in altro modo.
E così, quando una lacrima affiora nel mio viso, mi avvicino a lui e semplicemente gli chiedo una coccola, un bacio , una mano e mi rannicchio sul suo petto.
Lui quel linguaggio lo conosce, conosce come proteggere la sua donna …
Con tutto l’amore e il dolore del mondo
Evi

martedì 8 febbraio 2011

Separazione: alcuni consigli utili


L’art 348 cp. annovera l’avvocato tra i servizi di pubblica necessità e quindi assegna allo stesso un importante ruolo sociale. In un ordinamento come quello italiano ove il minore nella procedura di separazione e divorzio non riceve di fatto tutela ( è prevista solo formalmente la tutela del P.M che chiaramente interviene solo in casi limite) c’ è da chiedersi a chi spetti la protezione dello stesso quando due genitori lo strumentalizzano per fini meramente economici. Se infatti è vero che con l’affido condiviso finalmente l’ Italia si è adeguata agli altri ordinamenti con la legge n.54/2006 stabilendo il diritto del minore a “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori”, l’applicazione di detta norma veniva distorta creando un conflitto funzionale allo scopo di ottenere l’affido monogenitoriale.
Finalmente la Cassazione con sentenza n. 16593/2008 ha chiarito che il conflitto tra i genitori non può essere il criterio per preferirire un affido monogenitoriale.
Dopo questo primo scoglio, superato dalla pronuncia della Cassazione intervenuta dopo oltre due anni, l’escamotage attuale per ottenere l’affido monogenitoriale consiste nell’accusare l’altro genitore delle peggiori nefandezze al fine di dimostrarne la condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa.
Tuttavia , senza chiedere l’affido monogenitoriale , allo stesso genitore “collocatario” del minore per il fatto della collazione prevalente spetta di fatto il diritto all’assegnazione della casa coniugale ed un assegno di mantenimento più sostanzioso.
Ora in tutto questo c’è da interrogarsi sul ruolo etico di Noi avvocati e fino a quanto il mandato del cliente debba spingersi …fino alla strumentalizzazione del minore?
E quanto il bisogno del cliente alla causa giudiziale, e quindi dello scontro giudiziale con l’altro genitore, può spingersi e quanto questo bisogno possa nuocere al minore?
Parlo di bisogno perché il cliente ha in questi casi talmente tanta sofferenza che necessita di porre tra se e l’altro uno spazio rappresentato dal giudice e di avvalersi di un avvocato che combatta in sua vece.
Questi sono interrogativi a cui cerca di dare risposta anche la mediazione familiare, uno strumento di applicazione mondiale che in Italia ha scarsa applicazione . La mediazione è attualmente prevista dall’art 155 sexsies che prevede che i coniugi d’accordo tra di loro si possano avvalere di esperti per raggiungere un accordo.
Ma chi è il mediatore familiare? Il mediatore è un terzo esperto, imparziale, neutrale e tenuto al segreto professionale . I coniugi infatti rimarranno genitori di un minore e dovranno imparare a essere genitori in due luoghi diversi, con due stili di vita diversi e abitudini che non più coincidono. Il mediatore non è e non deve essere un terapeuta né deve intervenire sul dolore delle parti (ci sono già ottimi psicoterapeuti per questo), ma deve far in modo che il puzzle della famiglia, perché anche se separata trattasi sempre di famiglia, continui a funzionare valorizzando ciò che di quella famiglia è rimasto ossia il nucleo allevante, due genitori non più coppia affettiva, e un minore .
Le parti che si rivolgono al mediatore non vanno dallo “strizzacervelli” nè cercano una risoluzione ai propri problemi psichici o al loro dolore, ma semplicemente cercano di dare alla loro famiglia una nuova configurazione in modo che nonostante la rottura della coppia affettiva di madre e padre continui a funzionare . A conferma di ciò il fatto che, negli altri stati, sussiste una prevalenza di figure di avvocati di famiglia come mediatori.
Del resto io preferirei essere artefice del destino della famiglia che ho creato piuttosto che delegarne le sorti ad un terzo oberato di lavoro (giudice) che mi considera un fascicolo sopra un altro. Io so i problemi della mia famiglia e quali risorse sfruttare per continuare a tirare avanti la baracca e quindi mi rivolgo ad un terzo a ciò formato che, con metodologie scientifiche e tecniche idonee, aiuta me e la mia famiglia a fare tutto questo.

Evi Fongaro- avvocato-mediatore familiare

lunedì 7 febbraio 2011

Gli occhi del cuore



Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. A uno dei due era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua, mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra i fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio, l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo alla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno, portò loro l'acqua per lavarsi e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito, per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco.
L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. “Forse voleva farle coraggio”, disse.
Vi è un'immensa felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa e raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi e che il denaro non può comprare.
Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.
Perché non è necessario avere la vista, le gambe e le mani buone, se poi non riesci a vedere, camminare e toccare la realtà che ti circonda.
   (testo di Nunzio Palla, tratto dalla Rivista “Racconti per un viaggio” Fortuna Editore)

Buona giornata!
virginia