venerdì 8 aprile 2011

Piccolo vademecum anti-stress_2



Come promesso lo scorso venerdì, ecco qua la "seconda puntata" dei preziosi suggerimenti per far fronte ai piccoli e grandi stress quotidiani.
Si tratta di veri e propri bon bon monodose di benessere sempre a portata di mano, da non dimenticare. Se ti sei persa la prima puntata, la trovi qui.

Bon bon di benessere n.10 – piccolo vademecum anti-stress_ 2

  • Seguite coscienziosamente la pratica di fare una cosa alla volta, mantenendo la mente concentrata sul presente. Fate tutto ciò che state facendo con maggiore lentezza, intenzionalità, consapevolezza e rispetto.
  • Scegliete di non sprecare la vostra preziosa esistenza in sensi di colpa riguardo al passato o preoccupazioni per il futuro.
  • Imparate una varietà di tecniche di rilassamento praticandone regolarmente almeno una.
  • Quando vi scoprite continuamente arrabbiati, chiedetevi “cosa posso imparare da questo?”
  • Modificate la frase “io ho bisogno” in “io voglio” e quella “io devo” in “io scelgo” e notate le differenze.
  • Siate consapevoli delle richieste che ponete a voi stessi, al vostro ambiente e agli altri, di essere diversi dal modo in cui sono ogni momento. Le richieste sono una tremenda sorgente di stress.
  • Imparate a delegare le responsabilità
  • Fatevi un massaggio, imparate a massaggiarvi il collo, le spalle e i piedi.
  • Cercate degli amici o un aiuto professionale quando sentite di non farcela.
  • Osservate le nuvole o l'acqua che si muove. Notate il silenzio fra i suoni e lo spazio fra i pensieri.
  • Ricordate di fermarvi e odorare i fiori. 
Buon fine settimana
virginia 

mercoledì 6 aprile 2011

Apologia delle scarpe: shoes – victimes fra conscio e inconscio



Qualcuno sosterrebbe che quella fra donne e scarpe è una liaison dangereuse, una addiction perversa difficile da comprendere, anche per l'uomo più illuminato.
Mi sono sempre chiesta quali siano i significati nascosti di questo indissolubile legame, che fra alti e bassi, periodi di maggiore o minore intensità, rimane spesso stabile nel tempo: diciamoci la verità, anche se la nostra parte più responsabile (a volte!) prevale su quella incosciente e avventata, comunque ci possiamo riconoscere un impulso irresistibile all'acquisto di questo accessorio che fa bella mostra di sé in innumerevoli forme, colori, altezze, materiali.
Che siamo amanti dei tacchi a spillo o delle ballerine, delle fashion sneakers o dei sandali con pietre preziose, dello stivale stile cavallerizza o il mocassino alla francese, le irresistibili tentazioni sono sempre in agguato. Ma che cos'è che ci attrae così tanto?
Come al solito tutto comincia quando siamo bambine...
Oggi, molto più precocemente di un tempo, le giovanissime fanciulle possono scegliere con che cosa calzare i loro piedini, avendo di fronte un'ampissima gamma di estetiche scarpette di tutti i colori e fogge, ornate di fiocchi, strass, luci, e chi più ne ha più ne metta (personalmente ricordo nella mia infanzia solo delle sbrilluccicose ballerine, che guardavo soltanto, perché costretta dal medico a indossare solo scarpe ortopediche fino ai sei anni – forse da quel trauma poi mi sono ricompensata eccedendo in anni successivi!).
Nonostante questa ricchezza di scelte, siamo sempre state attratte da quelle stupende decolleté della mamma...chi di noi non ha infilato il lillipuziano piedino in quelle desiderabili calzature giganti, giocando a fare la signora e così muovendo i primi passi emulando la mamma-donna nel mondo dei grandi?
E poi, come non citare le fiabe?
Ascoltavamo tutte sognanti Cenerentola, che piroetta al ballo col principe su leggiadre scarpine di cristallo, e viene scelta dopo mille ricerche, perché il suo piedino calza alla perfezione la perduta scarpetta. E ancora, la storia del mago di Oz, nella quale Dorothy possiede magiche scarpe d'argento che riescono a riportarla a casa, semplicemente battendone insieme per tre volte i tacchi. E poi, la storia delle scarpe rovinate dal ballo, possedute dalle dodici principesse sorelle. E che dire del Gatto con gli stivali?
Da tutto questo alla cabina armadio di Carrie Bradshaw il passo è brevissimo! :-)



No, avete ragione, non può essere tutto dovuto alle favole e alla tv.
C'è un simbolismo molto arcaico che fa ormai parte del nostro inconscio collettivo, esplorato grazie anche al sapere antico delle fiabe che vi attingono, oltre ai sogni e alle tradizioni di diversi paesi.
Ho scoperto che le origini della fiaba di Cenerentola hanno radici addirittura nella cultura cinese: e se pensiamo al culto del piede femminile che questo popolo ha avuto nei secoli qualcosa ci rimanda anche alla perfetta forma del piedino di Cinderella.
Per secoli in Cina si è assistito all'usanza di comprimere i piedi delle bambine, grazie a strettissime fasce che ne impedivano la crescita, per ottenere delle minuscole estremità, segno di grazia, bellezza e qualità femminili, definite “loto d'oro” - anche nella versione originaria della fiaba le scarpette erano d'oro, non di cristallo come nella versione di Perrault, scelta da Disney per creare il cartone animato. Questo procedimento di blocco della crescita del piede però, faceva delle donne delle buffe caricature di se stesse, perché per muoversi, procedevano a piccoli passi, simili a brevi oscillazioni e saltelli (e comunque non potevano andare molto lontano né tantomeno lavorare, per cui venivano prese in sposa da uomini facoltosi, che le sceglievano anche se povere, grazie ai minuti piedini ottenuti con enormi sacrifici).
È paradossale come scavando nelle origini delle fiabe si nasconda sempre un risvolto molto crudele e triste, dovuto all'insegnamento di vita che alla fine volevano trasmettere ai bambini e alle bambine.
È proprio Perrault, nel '600 che ha edulcorato ed epurato la maggior parte delle fiabe antiche dei loro particolari troppo cruenti, poco consoni all'ambiente reale francese nel quale lui declamava storie: ad esempio omettendo il passaggio nel quale la matrigna di Cinderella, per permettere alle sorellastre di indossare la scarpa e ingannare il principe, asporta loro l'alluce e il tallone, rendendole monche e sanguinanti.
Bruno Bettelheim ne “Il mondo incantato” ci narra il significato psicanalitico delle fiabe più conosciute, facendoci scoprire anche l'aspetto legato alla sessualità del calzare la scarpa da parte di Cenerentola.
Citando storie risalenti agli Egizi, ci mostra come nei secoli, questo gesto del piede che entra nella scarpa stupenda, sia la simbolizzazione dell'atto sessuale fra uomo e donna, dove il piede rappresenta il pene e la scarpa (pantofola nelle versioni originarie) la vagina, mettendoci in guardia però sul fatto che questo stesso vissuto venga interpretato diversamente da parte maschile e femminile.
Al di là delle implicazioni psicanalitiche legate al concetto di castrazione per le quali rimando chi interessato alla lettura del testo (pag. 259-260), mi preme sottolineare l'aspetto importante del gesto “attivo” con cui la giovane fanciulla inserisce il piede nella scarpa, non lasciando che l'altro lo faccia per lei: “essa tolse il piede dalla sua pesante scarpa di legno e l'infilò nella pantofola, che le andò alla perfezione”, confermando che anche lei agirà in prima persona per la realizzazione della coppia e dimostrando allo stesso tempo di poter finalmente accettare la propria femminilità e vera identità, (aiutata e sostenuta dall'amore del principe), non più confinata ad esistere in un periodo limitato e sotto forma di incantesimo.
Personalmente sono molto affezionata anche ad un'altra storia, che si trova in un libro fondamentale per il nutrimento dell'anima di tutte le donne (“Donne che corrono coi lupi” di C.Pinkola Estés) e si intitola “Scarpette rosse” (se vuoi leggerla la trovi qui). L'autrice riporta le storie in tutti i loro aspetti terrifici che riescono a scuotere l'animo, per donarci messaggi importanti di risveglio. Qui le scarpe fatte a mano, con stracci pazientemente raccolti, simboleggiano il contatto profondo della bambina con le sue energie, la sua vitalità, la sua strada e la sua libertà: quando vi rinuncia perché allettata da una vita comoda e signorile, infondo rinuncia a se stessa e alla fine cerca spasmodicamente dei surrogati simili a quelle scarpette rosse abbandonate, che si dimostreranno deleterie perché fasulle.
E in ultimo, vorrei citare anche i detti della tradizione popolare, che confermano quanto detto finora: “stare con il piede in due scarpe” rimanda a una situazione ambigua - “ogni piede ha la sua scarpa” fa pensare che esiste una dimensione giusta per ciascuno, inutile tentarne di alternative che non sono fatte per noi - e infine “fare le scarpe a qualcuno” rappresenta proprio il prendere il suo posto, con l'inganno.
Vi starete chiedendo, cosa c'entra tutto questo con quell'irresistibile voglia che vi assale di fronte alle vetrine del centro?
Io credo che alla luce di quanto vi ho raccontato, la scelta della scarpa da parte delle donne sia un'inconscio simbolo di emancipazione e di libertà di essere, di vivere e sperimentare varie parti di sé (pensate al dubbio amletico “che scarpa mi metto oggi?” che potrebbe essere anche “che tipo di abito..” e in entrambi i casi è “che tipo di donna voglio essere oggi?”).
Provate a riflettere un attimo sui momenti in cui siete assalite maggiormente dal raptus da acquisto fulmineo, se questo è legato a particolari stati d'animo. Oppure domandatevi se avete acquistato un certo tipo di scarpa piuttosto che un altro quando siete state in preda a vissuti diversi o fasi della vita diverse.
Ci sono donne che per anni portano scarpe rasoterra e improvvisamente sentono l'ardire di camminare su dieci centimetri, altre che non sono mai scese sotto i sette e da un giorno all'altro apprezzano la comodità di avere il peso su tutto il piede, che grato le ringrazia... c'è poi da fare i conti con gli stereotipi sociali: tacco = sexy, ginnica = maschio ecc...
Ma non sempre un'immagine ha un solo significato: ci sono donne che non mettono tacchi e non per questo sono vissute o si sentono meno sensuali o attraenti, altre che esprimono bellezza anche con un paio di ciabatte da casa! C'è una realtà però che non si può ignorare, cioè la modificazione della postura dovuta al tacco che rende la gamba slanciata e l'andatura più accattivante, ma, se il tacco stesso è vissuto come una tortura, rischia di avvicinarci a quell'andatura delle povere cinesi inguainate in scarpine da bambina.
A volte invece, se usato con consapevolezza e disinvoltura, può davvero essere strumento per aumentare (temporaneamente!) centimetri e autostima.
Secondo me la questione finale è il riuscire a sentirsi a proprio agio nelle proprie scarpe, quelle scelte perché ci rendono uniche e speciali, ovvero, muoversi liberamente nella propria dimensione, permettendosi a volte di osare e giocare, coi colori, con i modelli o con le altezze, il tutto con leggerezza e allegria.
Credo anche però, che non ci sia sensazione migliore di quella di togliersi alla fine le scarpe, poter camminare a piedi nudi a contatto con la terra, riprendendo contatto con la nostra dimensione naturale e con la donna spontanea e bellissima che siamo, al di là di tutti gli accessori, che come tali sono spesso superflui.
virginia 

martedì 5 aprile 2011

Riprovare e non arrendersi



Questa poesia mi è stata dedicata da un'amica un milione di anni fa, quando condividevamo le nostre gioie e dolori di ragazzine inesperte e acerbe, e le parole ivi contenute ci sono servite per riflettere e diventare grandi, fra mille peripezie e avventure.
Oggi sento con trasporto e urgenza di volerla dedicare a un'altra amica, la quale mi legge paziente su queste pagine, che spero a volte riescano a colmare la distanza geografica che ci separa e trasformarla in un abbraccio avvolgente che consola. 
Questi versi ci mostrano che non si può eliminare il dolore dalla nostra vita, che le relazioni sono bellissime e anche complicate, ma ricordano soprattutto che noi, comunque, ce la possiamo fare.
A tutte le età.  


Dopo un po’ impari la sottile
differenza fra tenere una
mano e incatenare un’anima.

E impari che l’amore non è
appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.

E inizi a imparare che i baci
non sono contratti
e i doni non sono promesse.

E cominci ad accettare le tue sconfitte
a testa alta e con gli occhi aperti
con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bambino.

E impari a costruire
le tue strade oggi
perché il terreno di domani
è troppo incerto per fare piani.

Dopo un po’ impari
che il sole scotta
se ne prendi troppo.

Perciò pianti il tuo giardino
e decori la tua anima,
invece di aspettare
che qualcuno ti porti i fiori.

E impari che puoi davvero sopportare
che sei davvero forte
e che vali davvero.

                                Veronica A. Shoffstall (1971)

virginia

lunedì 4 aprile 2011

L'affascinante percorso della scelta



Essere o non essere, questo è il problema” così si dilaniava l'animo di Amleto, scisso fra due possibilità, perduto nella speculazione a voce alta di un dramma interiore, potente e intenso, perché legato alla ricerca di senso dell'esistenza.
E anche noi, come lui possiamo spesso ritrovare fra le pagine delle nostre vite, dei momenti critici, in cui ci interroghiamo sul da farsi, quando una scelta preme ed esige posizioni definite, quando non ci sentiamo a posto nel luogo dove siamo, o anche con le persone che ci circondano: quando qualcosa ha fatto il suo tempo ed è l'ora di cambiare, quando ad una strada è stato impedito di essere percorsa e adesso chiede insistente i nostri passi, quando avevamo deciso qualcosa sulla base di criteri e bisogni altrui e i nostri oggi finalmente chiedono riscatto...
Mi è capitato di ascoltare e aiutare donne che volevano scegliere, ma che in primo luogo avevano bisogno di fare chiarezza.
Prima di scegliere è necessario rendere esplicito tutto ciò che dimora nella nostra mente e nella nostra anima, cercando di favorire l'emergere anche dei timori nascosti, delle idee pessimiste come di quelle troppo esaltate, aiutando timidi sogni a uscire allo scoperto per diventare progetti concreti ed elaborando il lutto per tutto ciò che viene abbandonato e lasciato dietro le spalle.
Per poter scegliere devo aver chiaro il mio obiettivo e il movente, le motivazioni che posso usare per rischiararlo lungo il cammino.
A volte non sono scelte facili, non è come un cambio d'abito, dove sai che magari quello scartato sarà adatto in un'altra occasione: molte delle nostre decisioni sono definitive e comportano cambiamenti epocali, ed è questo che ci spaventa.
Non riesco a tollerare l'idea di non poterci ripensare”... “non mi piace ferire qualcuno per la mia felicità”... “mi piacerebbe lasciarmi una via d'uscita”... “e se poi mi accorgo di aver sbagliato tutto?” … “non riesco neppure a capire dove sono io, come faccio a scelgliere con consapevolezza?” … “vorrei poter cambiare tutto in blocco”... “chi lascia la via vecchia per la nuova...” … “infondo ci sono aspetti di questa situazione che mi piacciono”...
Quante domande e dilemmi affollano la nostra mente in questi momenti!!
Oltre a un lavoro di consapevolezza, che serve a mettere sull'ipotetica bilancia le varie alternative che porteranno a posizioni definitive, consiglio sempre il “lavoro” con due preziosi alleati, in base alle circostanze.
Si tratta di due fiori di Bach, utilissimi proprio in situazioni come questa, ma con alcune differenze.
WILD OAT – il fiore dell'avena selvatica, arriva in nostro soccorso ogni volta che ci troviamo a dover fare il punto sulla nostra vocazione. Si ha bisogno di questo rimedio ogniqualvolta ci si sente in uno stato di irrequietezza dovuta all'incapacità di scegliere definitivamente qualcosa, perché si tende a intraprendere molte iniziative e attività senza però sentirne “propria” neppure una, con un conseguente dispendio di energia che aggrava la situazione. Wild oat è utile anche nelle fasi di vita in cui si debba davvero scegliere chi siamo e che cosa vogliamo fare del nostro futuro (penso agli adolescenti e la scelta della scuola, ma anche dopo una separazione, per ritrovare la propria strada e la propria dimensione o sul lavoro, quando è necessario reinventarsi). L'avena selvatica ci aiuta a riprendere contatto col nostro filo d'arianna interiore, quello che ci conduce “a casa”, intesa come la realizzazione di noi stessi tramite le attività che più ci appagano.
L'altro indispensabile aiutante è SCLERANTHUS, il fiore di centigrani, che rimette in armonia il potenziale dell'equilibrio interiore, necessario per una scelta ponderata.
Questo rimedio è un toccasana ogni volta che ci si trova a dover scegliere fra due possibilità, che sono già ben delineate nella nostra mente (contrariamente a Wild oat che apre a numerose possibilità) ma che presentano entrambe aspetti positivi che ci mettono in conflitto. Scleranthus ci soccorrerà quando vogliamo decidere fra due lavori, fra due pretendenti, o anche semplicemente quando occorre valutare se fare o meno una determinata azione (è pur sempre un dualismo).

In ogni caso, uniti all'ascolto interiore, entrambi i rimedi ci aiutano ad uscire dall'impasse rappresentato dalla speculazione continua sul da farsi, nell'oscillazione perenne che ci crea conflitti stagnanti che paralizzano le nostre vite.
Rimbocchiamoci le maniche e dedichiamoci allo sblocco delle nostre energie latenti, fondamentali in qualsiasi processo decisionale.
virginia

venerdì 1 aprile 2011

Piccolo vademecum anti-stress_1


Bon bon di benessere n.9 – piccolo vademecum anti-stress_ 1

E' di nuovo venerdì: da quando scrivo sul blog mi sembra quasi che il tempo scorra più in fretta. Un momento fa era lunedi e mi chiedevo quali e quanti spunti di parole avrei preso a prestito dal bagaglio della mia consapevolezza per condividerli con voi e già siamo alla fine della settimana, nel giorno dedicato ai consigli concreti per coccolarsi e riprogettarsi.
Oggi vi voglio rendere partecipi di un prezioso elenco di suggerimenti, che di solito consegno ai miei “allievi” alla fine del corso di Training Autogeno e tecniche di rilassamento, come invito a ricordarsi che ci si può tutelare dallo stress in molti modi, a partire dall'attenzione per le piccole cose.
Si tratta di un concentrato di saggezza, tratto da un libro molto interessante, utile per chi fosse affascinato dalle tecniche per il benessere della mente e del corpo, il cui titolo è “L'arte del rilassamento, della concentrazione e della meditazione” di Joel Levey – Ubaldini Editore.
L'autore ci ricorda, nel capitolo dedicato a questo elenco, che si tratta di un “compendio di strategie di buon senso, per trasformare la tensione mentale e fisica in energia creativamente ed efficacemente espressa. Nessuna di queste strategie è nuova. Molte le conoscerete già, ma spesso ci devono essere ricordate”.
Oggi ve ne trascriverò qualcuna, rimandando alla prossima settimana la seconda parte di consigli e alla lettura del libro per chi rimanesse curioso di conoscere il resto. (Ricordate: la curiosità è spesso un'importante molla per il cambiamento!)

  • Prendetevi regolarmente del tempo per stare da soli, per ascoltare il vostro cuore, controllare le vostre intenzioni, rivalorizzare i vostri fini e le vostre attività.
  • Semplificate la vostra vita.
  • Eseguite spesso delle respirazioni profonde e lente, particolarmente quando state al telefono, in automobile o aspettate qualcosa o qualcuno.
  • Approfittate di ogni opportunità per rilassarvi e rivitalizzarvi.
  • Pianificate di fare ogni giorno qualcosa che vi dia energia, qualcosa che amate fare, qualcosa solo per voi stessi.
  • Quando siete preoccupati per un qualche motivo, parlatene con qualcuno di cui vi fidate, o scrivete le vostre impressioni.
  • Dite “no” quando vi si chiede di fare qualcosa che realmente non volete fare.
  • Ricordate di usare frasi utili del tipo “fra cento anni chi scoprirà la differenza?”
  • Esercitatevi con regolarità
  • Ricordate che occorre meno energia per fare adesso qualcosa che non vi piace, che preoccuparvene tutta la giornata.
  • Prendetevi del tempo per stare con la natura, con le persone, con la musica e con i bambini. Anche in città, accorgersi dei cambiamenti stagionali del cielo o osservare i volti delle persone può svolgere una buona azione armonizzante
  • Ridete di più
Potete copiare e stampare questi punti e metterli in un posto ben visibile, potete evidenziare quelli che vi piacciono di più o di cui pensate di aver più bisogno. Potete anche aggiungerne di vostri, attingendo al quadernino di cui abbiamo parlato qualche venerdì fa (se ti interessa clicca qui) o riscriverli uno a uno, con la vostra grafia (ed energia!) proprio sul quadernino stesso.
Intanto...Buon week end a tutte!
virginia