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martedì 6 novembre 2012

memorandum...






Si è vero, ultimamente siamo prese da molti impegni e c'è poco tempo per scrivere - o per lo meno non quanto vorrei per potermi dedicare ai moltissimi argomenti che giacciono polverosi nella mia mente da un po' di tempo, in attesa di essere degnati di uno sguardo e trovar parole per uscire allo scoperto...

Però voglio comunque farvi dono di un'immagine deliziosa che ho trovato tempo fa e che sarebbe carina da stampare e mettere come promemoria in un posto ben visibile: ci ricorda i piccoli piaceri della vita quotidiana.



Un abbraccio a tutte e tutti voi,
che ci leggete ogni giorno e siete sempre di più.
virginia

[ps. per chi ha bisogno della traduzione eccola qui:
1. canta
2. enumera i doni della tua vita 
3. spera
4. mangia molto gelato
5. sorridi agli sconosciuti
6. continua ad imparare
7. sorridi
8. ama
..e ama ancora un po'.  ]

lunedì 27 febbraio 2012

Mangio dunque sono?


Siamo assediati da programmi che parlano di cibo, sotto qualsiasi forma: sculture di torte, sfide di ricette inusuali, suggerimenti e dimostrazioni in studi televisivi che riproducono case o cucine, libri, libretti, blog con foto che testimoniano passo dopo passo la nascita di una ricetta, per non parlare poi dei corsi, ormai un must in ogni città o paese, usati addirittura come terapia di coppia... la cucina-mania è scoppiata all'improvviso.
Perché?
Ho trovato questa frase - chi mi segue anche su fb, avrà notato che ultimamente mi appaga pubblicare frasi illuminanti :-) “Mi sembra che i nostri tre bisogni fondamentali – cibo, sicurezza e amore – siano tanto strettamente intrecciati tra loro che non possiamo pensare all'uno senza pensare agli altri” (M.F.K. Fisher).
Ecco trovato il perché.
Maslow aveva individuato uno schema semplificativo nel secolo scorso, definito Piramide dei bisogni.




Alla sua base, vi sono i bisogni fisiologici fra cui il cibo, il sonno, il sesso, il respirare... ma mentre il respiro ha mantenuto il suo significato originario (peggiorando comunque nella qualità, visto la vita ansiogena che facciamo), il sonno viene chiamato in causa solo quando rappresenta un problema (sempre comunque legato alla qualità della vita) gli altri elementi hanno acquisito dei significati culturali, che vanno ormai ben oltre la loro fisiologicità.
Cibo e sesso sono ormai degli argomenti osannati o resi tabù, perché celano dietro leggere apparenze dei segreti macigni.
Da semplici attività che fanno parte del ritmo del nostro corpo, li abbiamo trasformati in simulacri di contenuti più difficili e profondi, riversandovi bisogni inespressi e insoddisfazioni.
A volte credo che ogniqualvolta non riusciamo ad evolvere, a riconoscerci bisogni di espressione più “alta”, che ci appagherebbero nell'anima, regrediamo e involviamo, mascherando la soddisfazione di quei bisogni misconosciuti in bisogno di cibo per il corpo.
Non sto parlando solo dei disturbi alimentari più conosciuti, non della bulimia, quanto piuttosto di un disturbo molto diffuso ma poco riconosciuto che prende il nome di binge eating disorder e si manifesta come abitudine a una alimentazione incontrollata fatta di ingestione di grandi quantità di cibo senza alcuna condotta eliminatoria.
La voglia di cibo nasce come insoddisfazione roca che non trova spazio fra le emozioni, non viene sentita se non nel corpo, sospesa a metà fra il cuore e lo stomaco, e così giunge nella gola, raschia raschia come uncini acuminati che si cercano di placare con dolci sensazioni di pan di spagna e cioccolato o con il fresco sollievo di cucchiai ripieni di gelato.
Si spera che quelle zuccherine meraviglie possano lenire le ferite, ma son davvero quelle nella gola o è qualcos'altro?
Io credo che nessuna sia esente dalla tentazione di usare il cibo come consolazione, a volte, il cibo diventa qualcosa che ripara, gratifica, riempie un vuoto, piccolo o grande che sia.
Cibo, sicurezza e amore – ci dice la Fisher – uniti e indissolubili.
Come uscirne?
Occorre sforzarsi di trovare il collante che li tiene insieme e con pazienza usare un solvente di discernimento, un bisturi affilato di osservazione, e con mano ferma separarli e finalmente riconoscerli, ciascuno nel proprio ambito.
Può essere un lavoro lungo e paziente, oppure semplice, dipende da quanto usiamo inconsciamente questo automatismo...
il primo passo sta nel chiedersi, ogni volta che vi viene una bramosia incontrollata di golose tentazioni, se nascosti fra le pieghe della pancia non vi siano altri bisogni di dolcezza inespressi, di sicurezze negate, di sogni infranti.
Se li trovate, tirateli fuori, nutrite quelli, dedicatevi a riconciliarvi con loro, cercatene appagamento.
Fatto questo, se volete, potete anche festeggiare con un dolcetto. Ma quello vi basterà.

Buona settimana a tutte
virginia  

mercoledì 14 dicembre 2011

Psicologia del dono


Con questo lungo week end dell'Immacolata siamo entrati appieno nell'atmosfera natalizia. Come ogni anno in questi giorni di vacanza ho creato insieme a mio marito il nostro albero, ho addobbato la casa di simboli di festa, sparso ancora più candele profumate e cominciato a pensare ai doni da fare.
Voi da che cosa partite?
A me piace fare un piccolo elenco – su una delle pagine bianche adibite a notes nella mia agenda – delle persone a cui vorrei fare un pensiero, (che spesso sono sempre le stesse ogni anno, ma comunque ne scrivo i nomi perché credo che aiuti a snocciolare le idee).
Lascio un po' di spazio bianco, vicino ad ogni nome, cosicché ci sia respiro anche per ripensamenti o diverse opzioni, in attesa della scelta definitiva e poi comincio a dedicarvi pensieri, un ritaglio di tempo nella giornata, magari nei tragitti in macchina o nelle pause del lavoro, oppure a volte vago per negozi finché la mia attenzione non è rapita da un oggetto o un'intuizione fulminea che mi fa associare un particolare a una persona.
Certo, in questi momenti in cui tutto ci porta a non sprecare denaro, occorre anche stabilire prima un budget da destinare ai regali e poi scegliere di conseguenza.
Vorrei fare con voi delle considerazioni a voce alta, sulle motivazioni che ci portano a scegliere un oggetto per una persona.
Provo a partire dal presupposto che il dono che facciamo sia sentito e non un dovere o un obbligo, casi in cui non possono valere moventi sinceri e spassionati.
Io credo che ogni regalo, piccolo o grande che sia, rappresenti un messaggio, una forma di comunicazione.
Attraverso un oggetto, ci troviamo a manifestare una pluralità di significati all'altro che lo riceve, significati di cui occorre essere consapevoli, per evitare malcelate reazioni interrogative...
Immagino che le persone con cui vi scambiate regali a Natale siano parenti, amici vicini o anche colleghi, ma quelli più stretti, quindi deduco che li conosciate piuttosto bene e dedichiate loro un'attenzione particolare.

Qual è il perno attorno al quale ruota il principale motivo che ci porta a scegliere un regalo fra tanti (e soprattutto dopo molto tempo e moltissimi doni)?
Il concetto di bisogno, ovvero la possibilità di conoscere le necessità della persona in questo momento.
Spesso, per evitare regali inutili, si va alla ricerca di qualcosa che “serva”, che sappiamo che manca o del quale c'è reale bisogno. Questo vale soprattutto in famiglia, fra amici di vecchia data quando ormai ti sei regalato di tutto e di più, per andare a colpo sicuro.
Qual è però il rischio di questa soluzione? È quello di regalare qualcosa che noi pensiamo serva, quando in realtà per l'altro è una cosa superflua della quale avrebbe fatto a meno d'ora in poi (e quindi come regalo non sarà graditissimo).
Per questo è molto importante l'ascolto piuttosto che l'inferenza.
L'ascolto è ciò che mi permette di capire se l'altro manifesta una necessità reale, mentre l'inferenza mi fa credere che ci sia il bisogno solo perché io ho notato che qualcosa è terminato (esemplificando,  un conto è sentirsi dire “ho terminato la tal cosa, bisogna che la riprenda perché mi è piaciuta” un altro conto è vedere coi propri occhi che quella cosa è terminata e dedurne che va ricomprata)

Un'altra alternativa è invece la via del desiderio, ovvero la possibilità di riuscire a carpire che cosa piacerebbe moltissimo all'altro (e non riesce per vari motivi a comperarsi) e cercare così di appagare questo suo piccolo “sogno”. Questa è spesso la soluzione che prevale all'inizio delle storie, quando si vorrebbe soddisfare ogni desiderio dell'altro, o nelle occasioni importanti, e di solito il risultato è assicurato, perché riusciamo a trasformarci nel genio della lampada, che tutto realizza e la felicità dell'altro è l'unico obiettivo. Questa soluzione però, se vogliamo vederne il lato negativo, è un po' priva di personalità, nel senso che in questo modo ci facciamo meri esecutori di qualcosa, senza metterci elementi personali che danno un senso di unicità al regalo. Certo, dimostriamo che abbiamo colto e ascoltato, che siamo stati attenti, ma meglio ancora sarebbe un tocco di originalità che permetta di acquisire la nostra impronta al pensiero (un biglietto intenso, una presentazione magica, un'atmosfera indimenticabile...)

Una terza via per la decisione può essere quella di scegliere fra oggetti che abbiano a che fare con le passioni e gli hobby dell'altro: il rischio in questi casi è che la persona abbia già tutto quello che le serve in proposito, così dovremo pensare a qualcosa di veramente particolare o l'ultimissima novità in quel campo.
Questo non significa necessariamente che il nostro regalo debba servire per svolgere quell'attività, ma che attraverso quella preferenza che ci parla della persona, noi possiamo scegliere un dono più adatto (all'amica appassionata di lavoro a maglia che so trascorrere giornate di festa a sferruzzare, senza muoversi, potrò evitare di regalare qualcosa del tipo libro di “itinerari in giro per l'Italia” anche se sicuramente le farebbe bene!).

Quest'ultima affermazione mi permette di porre l'attenzione su un fenomeno che può portare a equivoci: il regalare qualcosa con tutte le migliori intenzioni, per stimolare l'altro a seguire quello che poi risulta un nostro desiderio o necessità.
Quando ero studentessa ho lavorato come commessa in vari tipi di negozi, una volta mi è capitato di fare il periodo natalizio presso una grande catena di intimo femminile, che ogni anno pubblicizzava appositi completini per le feste... inutile dire che accorrevano numerosi molti maschietti, (a corto di idee), che chiedevano proprio il prodotto pubblicizzato. A chi provavo a chiedere se erano sicuri che il modello scelto fosse di gradimento per la compagna (non tutte dicevo, amano il reggiseno col ferretto o il perizoma piuttosto che la culotte) ricevevo o risposte vaghe (del tipo non saprei..) oppure risposte del tipo “lei non mette queste cose ma piacciono a me e voglio che cambi” (abbinato a sorrisetto malizioso da chi vuol far credere di saperla lunga in proposito...)
Perché vi racconto questa storia?
Perché credo che certamente occorra una nota personale e creativa nel dono scelto, ma facciamo attenzione ai messaggi subliminali che inviamo, perché può esserci il rischio che se l’oggetto non ha niente a che fare con l’altro, porti con sé un significato del tipo “ti vorrei diverso da come sei”…
In generale, qualsiasi sia il dono, ricordiamoci che non è tanto l’oggetto in sé ma il fatto di averlo fatto col cuore che conta, anche se si tratta di un bigliettino pieno di parole nutritive e speranzose: questi sono i dettagli che scaldano il Natale.

Io oggi parto con la ricerca…e voi?
virginia

lunedì 7 novembre 2011

I legami


Ciascuno di noi ha bisogno di legami, di legarsi a qualcuno. Ma cos'è un legame?
Potremo definirlo come un ponte che collega tra loro due o più persone, un battello che traghetta una persona da una parte all'altra di un fiume permettendole di congiungersi con un'altra….
Esso è intriso di sentimenti ed è in evoluzione, proprio come noi persone.
E' una co-costruzione tra me e l'altro e viene plasmato da ciò che chiamiamo relazione.
Se pensiamo alla coppia potremo dire che il legame è ciò che permette a due persone di non sentirsi più due entità separate ma un NOI.
Il NOI che scaturisce dalla relazione, però, non è la sommatoria dei due partner bensì è un terzo e nuovo elemento che tiene conto degli individui che l'hanno composto e permesso. Il compito del legame nella coppia, infatti, è quello di  favorire la crescita di ciascuno, non quello di annullare l'individualità dei singoli membri. Ecco allora che una relazione di coppia risulta tanto più funzionale quanto è capace di articolare e mantenere un equilibrio tra i bisogni di tipo fusionale e di tipo differenziante. Per dirla in parole più semplici la relazione di coppia funziona in maniera equilibrata nella misura in cui non solo pensiamo in termini di “due cuori e una capanna”, dove io mi annullo per rispondere unicamente ai bisogni del partner – ma  tengo conto anche di me come persona che cammina a fianco di un'altra.
Per capire cosa intendo con il termine legame mi farò aiutare inserendo un pezzo tratto dall'opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupery 

Buona settimana,
Erika


"In quel momento apparve la volpe.
<< Buon giorno >>, disse la volpe.
<< Buon giorno >>, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
<< Sono qui >>, disse la voce, << sotto al melo...>>
<< Chi sei? >> domandò il piccolo principe, << sei molto carino...>>
<< Sono una volpe >>, disse la volpe.
<< Vieni a giocare con me >>, le propose il piccolo principe, << sono così triste...>>
<< Non posso giocare con te >> disse la volpe, << non sono addomesticata >>.
<< Ah! scusa >>, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
<< che cosa vuol dire "addomesticare"? >>
<< Non sei di queste parti tu >>, disse la volpe, << che cosa cerchi ? >>
<< Cerco gli uomini >>, disse il piccolo principe. <<
Che cosa vuol dire "addomesticare"? >>
<< Gli uomini >>, disse la volpe, << hanno dei fucili e cacciano. è molto noioso! Allevano anche delle galline. è il loro solo interesse.Tu cerchi delle galline? >>
<< No >>, disse il piccolo principe. << Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare" ? >>
<< è una cosa da molto dimenticata. vuol dire "creare dei legami"...>>
<< Creare dei legami? >>
<< Certo >>, disse la volpe. << Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo >>.

mercoledì 26 gennaio 2011

Da ricordare...


                                                                   Le cortesie più piccole
                                                                  piantano sorrisi come semi
                                                                   che germogliano nel buio
                                                                              (Emily Dickinson)