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mercoledì 15 luglio 2015

Gli ingredienti per innamorarsi



Questo inverno era tornato alla ribalta della cronaca un esperimento effettuato dal dottor Arthur Aron nel 1997 (qui) che prevedeva di testare una modalità per creare condizioni di vicinanza interpersonale e intimità, grazie alla somministrazione di tre set di domande (sempre più coinvolgenti emotivamente) a due sconosciuti seduti di fronte in una stanza, per 45 minuti. Il tutto terminava con 4 minuti di silenzio dove i due si dovevano guardare negli occhi.
Quello che ha fatto sì che lo studio venisse considerato ancor più degno di nota è stato uno degli “effetti collaterali”: due delle persone partecipanti si sono sposate dopo sei mesi.
Per questo è diventato famoso come il “test per innamorarsi” e in molti si sono voluti cimentare nella prova testimoniandolo sul web (qui).

Curiosi di sapere le domande? Eccole qua:


PRIMO SET:


  1. Potendo scegliere chiunque al mondo, chi invitereste a cena?
  2. Vorreste essere famosi? In che modo?
  3. Prima di fare una telefonata, fate le prove di quello che direte? Perché?
  4. In che cosa consiste un giorno “perfetto” per voi?
  5. Quando è stata l’ultima volta che avete cantato per voi stessi? E per qualcun altro?
  6. Che cosa scegliereste tra poter raggiungere i 90 anni di età e poter conservare sia la mente che il corpo di un trentenne per il resto della vostra vita?
  7. Avete , segretamente, il sospetto di come morirete?
  8. Nominate tre cose che avete in comune con il vostro partner.
  9. Per che cosa della vostra vita vi sentite più grati?
  10. Se poteste cambiare qualsiasi cosa del modo in cui siete stati cresciuti, quale sarebbe?
  11. Prendetevi quattro minuti e raccontate al vostro partner la storia della vostra vita nel modo più dettagliato possibile.
  12. Se poteste svegliarvi domani mattina avendo guadagnato una qualità o un’abilità, quale sarebbe?

SECONDO SET:

    1. Se una sfera di cristallo potesse raccontare la verità su di voi, il futuro o qualsiasi altra cosa, che cosa vorreste sapere?
    2. C’è qualcosa che avete sognato di fare da sempre? Perché non l’avete fatta?
    3. Qual è il più grande traguardo che avete raggiunto nella vita?
    4. A che cosa date più valore in un’amicizia?
    5. Qual è il vostro ricordo più caro?
    6. Qual è il vostro ricordo più terribile?
    7. Se poteste sapere che nel giro di un anno morirete improvvisamente, cambiereste qualcosa del modo in cui state vivendo? Perché?
    8. Che cosa significa per voi l’amicizia?
    9. Che ruolo giocano l’amore e l’affetto nella vostra vita?
    10. Condividete alternandovi qualcosa che considerate una caratteristica positiva del vostro partner. Condividete un totale di cinque cose.
    11. Quanto accogliente e calda è la vostra famiglia? Credete che la vostra infanzia sia stata più felice rispetto alla maggioranza dell’altra gente?
    12. Cosa pensate della relazione con vostra madre?

TERZO SET:

    1. Fate, a testa, tre vere affermazioni che inizino con “noi”. Ad esempio:“Noi siamo in questa stanza e proviamo…”
    2. Completate questa frase: “Vorrei aver avuto qualcuno con cui condividere…”
    3. Se sapeste di stare diventando veri amici con il vostro partner, condividete che cosa sarebbe davvero importante che sapesse.
    4. Dite al vostro partner che cosa vi piace di lui/lei; siate davvero onesti questa volta, dicendogli cose che non direste mai a qualcuno che avete appena incontrato.
    5. Condividete con il vostro partner un momento imbarazzante della vostra vita.
    6. Quando è stata l’ultima volta che avete pianto davanti a un’altra persona? E da soli?
    7. Dite al vostro partner che cosa già vi piace di lui/lei.
    8. Che cosa – sempre che ci sia – è per voi troppo importante perché ci si possa scherzare su?
    9. Se sapeste che morirete questa sera senza alcuna opportunità di comunicare con qualcuno, che cosa vi spiacerebbe maggiormente di non aver detto e a chi? Perché non gliel’avete ancora detto?
    10. La vostra casa, compreso tutto quel che contiene, prende fuoco. Dopo aver tratto in salvo le persone che amate e i vostri animali avete il tempo di fare un ragionamento su quale oggetto salvare. Che cosa sarebbe? Perché?
    11. Di chi, tra tutti i componenti della vostra famiglia, trovereste più terrificante la morte?
    12. Condividete un problema personale e chiedete al vostro partner un consiglio su come risolverlo. Poi, chiedete al vostro partner di riflettere su qual è, secondo lui/lei, lo stato d’animo con cui avete affrontato il problema che avete scelto.

Come potete notare, si tratta di domande che toccano progressivamente tematiche più profonde e confidenziali, che arrivano a facilitare quella che gli americani chiamano “self-disclosure” lo svelamento di sé, l'apertura all'altro di aree di vulnerabilità dovute a fatti privati, alla condivisione di sentimenti e vissuti difficili da raccontare.

Nella mia stanza di terapia si parla molto di amore, di coppia, di problemi quotidiani legati alla mancanza di una comunicazione vera e profonda.
Molte delle tematiche toccate dalle domande qui sopra, non vengono mai condivise da tante coppie e questo accade perché le persone hanno paura di svelarsi completamente, di mostrare le proprie fragilità, paradossalmente proprio alla persona che dicono di amare.
Perchè?

A volte per paura di essere feriti, di dare all'altro informazioni che potrebbero essere fonte di liti, oppure anche per timore di non essere capiti, di essere derisi o svalutati in qualcosa di importante in cui credono.
Tantissime persone temono il giudizio, celano parti di sé perché vogliono dare al partner un'immagine idealizzata, si mostrano nelle caratteristiche che l'altro si aspetta di vedere e non raccontano mai errori, dolori, episodi della propria vita che li hanno segnati profondamente...
A volte danno anche un'immagine idealizzata della propria famiglia d'origine – che magari profondamente non condividono – ma lo fanno per riparare i propri cari da critiche che possono essere mosse dal partner, per non dare all'altro ulteriori appigli per litigi o confronti...

Tutti questi non detti alla fine ottengono però l'obiettivo di allontanare piuttosto che avvicinare.
A volte mi sembra che la maggior parte delle persone racconti più di sé ad estranei, magari trovati in qualche forum o conosciuti in giro, piuttosto che al proprio partner.

Questo ci dice il test di Aron.
Che forse, quando una persona si trova in un contesto in cui non ha nulla da perdere è più sincera, più diretta e più se stessa. 
Credo sia questo il motivo per cui tanti tradimenti sembrano un'oasi felice – almeno all'inizio – perché i protagonisti si concedono di dire, fare, essere ciò che mai si sognerebbero di dire, fare o essere a casa propria.

Ma un rapporto autentico può nascere (o rinascere) solo sulla volontà di mettersi in gioco fino in fondo, anche col rischio di non piacere a chi ti sta davanti.
Ma non è meglio scoprirlo prima che dopo anni di maschere e bugie?
Essere se stessi è un rischio che dobbiamo correre per essere felici.
Potreste scoprire che l'altro non vede l'ora di poter fare altrettanto.

Intanto vi lascio riflettere ulteriormente su questo video dell' "amore senza protezioni" e questo video  sulle "Sei cose da fare per vivere bene in coppia" 

Buona settimana
virginia

giovedì 21 maggio 2015

parole per l'anima #16


Il più alto risultato 
dell'educazione 
è la tolleranza

Sulla scia del post di lunedì (qui) le parole per l'anima di oggi sono dedicate a coltivare il rispetto delle differenze di cui ciascuno di noi è portatore.
Siamo noi adulti che dobbiamo insegnare alle nuove generazioni che la diversità è una ricchezza, non un dramma.
E che l'amore può coniugarsi in infinite forme. 





Come invocato dal celebre Lou Reed, occorre avere il coraggio di "farsi un giro nella parte selvaggia" e scoprire così che dietro a ogni storia, anche la più strana, si nasconde un essere umano





ognuno è diverso
ognuno è umano




Un po' più gentilezza
un po' meno giudizio





“Di per se stessa, l’omosessualità è limitante quanto l’eterosessualità: 
l’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo; 
indifferentemente, un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi.” 
(Simone De Beauvoir)



Buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 18 maggio 2015

L'amore non ha sesso



Ieri – 17 maggio – è stata la Giornata Internazionale contro l'Omofobia.
Mi preme spesso parlare di questo argomento, perché come già ho affermato anni fa, questo spazio di scrittura, pur se declinato al femminile, non vuole rappresentare una roccaforte di valori di genere, bensì un'occasione per entrare in contatto con altri mondi possibili, per avere ponti di riflessione che aprano porte invece che innalzare muri.
Questo vale sia per il confronto con il mondo maschile – forse non vi stupirà scoprire che sono molti anche gli uomini che leggono donneincontatto – e allo stesso tempo con tutte le altre realtà in cui si declina la nostra natura di esseri umani.
[Avevo già parlato di diritto all'amore senza distinzioni qui e del rispetto per le coppie omosessuali, lesbiche e transessuali qui].

La data scelta per la Giornata Internazionale non è casuale.
Il 17 maggio del 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano".
Nel 1974 era stata rimossa dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dall'elenco delle psicopatologie, anche se già a partire dal 1915 Freud stesso affermava

la ricerca psicoanalitica si oppone con molta determinazione a qualsiasi tentativo di considerare gli omosessuali distintamente separati dal resto dell'umanità quale gruppo a carattere speciale.
(in una nota a “Tre saggi sulla teoria della sessualità”)

concludendo che non si tratta di “risolvere” l'omosessuale, perché questa persona ha semplicemente fatto una scelta diversa dell'oggetto d'amore (infatti lui stesso si interessò ad indagare i meccanismi psichici che portavano a questo, senza nessuna pretesa di cura in senso stretto).

Questi tempi biblici del cambiamento, con scarti di tempo lunghissimo fra le definizioni della comunità scientifica e le trasformazioni sociali e politiche, ci fanno capire che sono la società e le persone che la compongono il principale ostacolo al rinnovamento e al benessere.

I più accaniti oppositori del riconoscimento di matrimonio e della famiglia per le coppie gay mi ricordano quei film anni '50 dove tutto l'accento della società perbenista era sulla “perversione” di un rapporto sessuale fra due persone dello stesso sesso.
In realtà – e per fortuna – l'essere umano è molto più complesso e ricco di sfumature, quindi non ci si può ridurre “solo” a osservare le cose dal punto di vista della sessualità.

Ogni persona ha in primis bisogno di amore e riconoscimento.
All'inizio dai genitori, poi dal gruppo dei pari e infine da un partner.

La sessualità è un necessario complemento e arricchimento di un rapporto che affonda le sue radici nel sentirsi amati, accettati e visti per quello che siamo da qualcuno, senza dover indossare maschere e dover rinunciare ad aspetti di sé.
È la mancanza di questa accettazione profonda che porta sofferenza e disagio.

Ogni trattamento psicoanalitico è un tentativo di liberare l'amore rimosso che ha trovato un misero sfogo nel compromesso di un sintomo. (S. Freud)

Di fronte alla carenza di amore siamo tutti uguali.
E le persone soffrono e vengono in terapia, non perché amano un uomo o una donna, ma perché provano dolore nel non sentirsi amate e accettate, di qualsiasi genere sia il loro partner.
Vengono anche perché la propria famiglia non li ama, perché diversi dalle aspettative che avevano su di loro (questo capita anche nelle “migliori” famiglie di figli eterosessuali).

Come ci ricorda il grande Tolstoj, nell'incipit di Anna Karenina (1887)

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.”

Per questo è importante che esistano Giornate come quella di ieri.
Perché le persone riflettano sull'importanza di modificare le cose nell'opinione pubblica, per avere famiglie più felici e per una società più sana e gioiosa.

Nella giornata di ieri sono andata a vedere il monumentale e meraviglioso David alla Galleria dell'Accademia di Firenze.

(trovi altre immagini sul mio profilo instagram qui)


Molti studiosi della vita di Michelangelo Buonarroti sostengono che fosse omosessuale.
Per questo finisco oggi con alcuni suoi versi del 1534, che nel denunciare l'abitudine del popolo di chiacchierare sui suoi rapporti, non fa altro che rivendicare il sano, sacrosanto e uguale per tutti, diritto all'amore.

« E se 'l vulgo malvagio, isciocco e rio,
di quel che sente, altrui segna e addita,
non è l'intensa voglia men gradita,
l'amor, la fede e l'onesto desìo»

( sonetto dedicato a Tommaso de' Cavalieri )

buona settimana
virginia 

lunedì 30 giugno 2014

Imparare a dire "No"



E' un po' di tempo che non vi parlo di libri.
Oggi voglio ricominciare da un libretto piccolo ma denso di significati importanti e necessario per tutte quelle che hanno bisogno di muovere i primi passi nel mondo dell'autoaffermazione.
Se quest'ultima parola vi provoca una reazione di disagio, questa lettura fa proprio al caso vostro.
L'affermare se stesse viene vissuto da molte donne con senso di colpa e sofferenza, perché viene interpretato come sinonimo di prevaricazione sull'altro o egoismo... è vissuto a volte anche come paura, perché portatore di aspetti di sé che tendono a essere repressi, ovvero ritenuti inadatti, poco educati, inopportuni.
L'autrice, Christel Petitcollin, ci dimostra invece che “è impossibile non dire mai di no”, tanto quanto è necessario conoscere i propri limiti per poi poterli imporre agli altri, pur con tatto e rispetto.




Io aggiungo che se la nostra parte che dice no ci fa paura, è segno che l'abbiamo tenuta al guinzaglio, se non in gabbia, per troppo tempo: è per questo che temiamo che il gatto selvatico che era, si sia trasformato in tigre e possa fare danni irrecuperabili!
Occorre quindi andare indietro negli anni e scoprire quando è avvenuto l'inizio della prigionia e come.
Nel libro si fa riferimento agli stati parentali dell'analisi transazionali di Berne, in maniera chiara ed efficace, che ci spiegano come dentro di noi agiscano di fronte a una stessa situazione molti aspetti che si sono stratificati a partire dall'infanzia e spesso ci condizionano a nostra insaputa.
Ad esempio, se a dire no a qualcuno ci mandiamo il nostro “bambino sottomesso” (tutti ne abbiamo uno, perché rappresenta una fase della nostra vita) è del tutto inutile, tutti i suoi sforzi saranno vani e inconsistenti, a maggior ragione se a punzecchiarlo ci sarà un “tiranno interiore” (genitore normativo esasperato) che lo farà sentire incapace.
Che fare allora?

Ciò che vi propongo è di distaccarvi, di osservare, di capire, di imparare, di testare, di provare, di sbagliare, di ricominciare. In poche parole, di entrare nella dinamica dell'apprendimento.
Ecco i buoni riflessi relazionali da acquisire per essere sicuri di non farsi mettere nel sacco dalle relazioni.
Rifiutate la pressione dell'urgenza. Chiunque ci metta fretta cerca di manipolarci, non fosse altro che per indurci a sobbarcarci lo stress suo. […]
Abbiamo il diritto di non rispondere alle domande. […] si tratta di una scoperta straordinaria che apre nuovi orizzonti di permesso, autoprotezione, intimità difesa e libertà. […]
Concedetevi di cambiare idea.
Non fornite più motivazioni fasulle al vostro rifiuto. Chi ci vive accanto riesce a eludere le obiezioni fasulle con un'abilità pari a quella del commerciante più agguerrito. […]
Non giustificatevi più. “Excusatio non petita, accusatio manifesta” dicevano i latini: ogni volta che ti giustifichi è come se ti dichiarassi colpevole, soprattutto quando non ti è richiesto.
(C.Petitcollin – “Affermare se stessi e osare dire no”
Ed. Punto di incontro, 2007)
Buona lettura!
E se avete bisogno anche di un aiuto dai fiori di Bach, vi consiglio di leggere qui

buona settimana
virginia 

giovedì 26 giugno 2014

Parole per l'anima #25


Una donna non dovrebbe mai investire 
in un rapporto 
che non vorrebbe per sua figlia,
né consentire a un uomo di trattarla 
in un modo per il quale rimprovererebbe suo figlio.

Dato che ne abbiamo parlato in maniera approfondita in queste settimane (se lo hai perso vedi qui, qui e qui). 
Oggi vi lascio alle immagini e alle risonanze di questa frase.











La sua opinione 
non ti definisce 

Buon week end 
virginia 

(fonte immagini: Pinterest) 

giovedì 5 giugno 2014

parole per l'anima #23


Rispetta il tuo corpo
è il solo che hai. 

Si avvicinano le vacanze. 
Come ogni anno, dedichiamo una riflessione e uno sguardo benevolo al nostro corpo, non solo come qualcosa da esibire ma come un bene da rispettare e amare. Senza dimenticare un pizzico di autoironia. 
(trovi altri spunti quiqui, qui e qui



Esercizio di amore per il corpo: 
stai di fronte a uno specchio e dire "il mio corpo non è il mio unico valore e io sono favolosa
...e sexy... e sono grande in realtà. 
Io posso essere quello che voglio essere perché io sono impressionante
(poi procedere ad aggiungere più complimenti se lo desiderate) 


Attenzione: riflettersi in questo specchio potrebbe essere distorto da 
idee socialmente costruite di bellezza



tutti i corpi sono belli


"che punto vorresti cambiare prima?"
"la cultura"


Questa è una zona "odio del corpo"- liberata.
Ogni corpo è qui amato e celebrato.


"sexy" non è una taglia
ogni caloria non è una guerra
il tuo corpo non è un campo di battaglia
il tuo valore non è misurato in peso


come ottenere un corpo da bikini:
mettere un bikini su un corpo


buon week end 
virginia

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 17 giugno 2013

Orgoglio (e pregiudizio)




Prendo a prestito il titolo del famoso romanzo della Austen, per parlarvi della manifestazione del Gay Pride che c'è stata, anche a Vicenza, lo scorso sabato.
Il corteo che si è dipanato nelle strade della città è stato un tripudio di colore, musica, applausi e allegria, condito con slogan piccanti e provocatori, per scuotere e scioccare la facciata benpensante che giudica, condanna o biasima, spesso senza conoscere (o volerlo fare).
Inutile dire che il progetto ha dato vita a numerose critiche soprattutto da parte di chi vede l'amore coniugato solo al maschile e femminile, non contemplando la possibilità che venga sentito e provato anche fra esseri umani dello stesso sesso (perché se questo accade, dicono, “è contro natura”).
Per questo, numerosi striscioni riportavano il messaggio “l'amore è un diritto per tutti”.
 
Ho già parlato qualche tempo fa di questo argomento (lo trovi qui), quindi oggi vorrei spendere qualche parola sul tema del rispetto.
È stato molto bello vedere all'interno del corteo coppie, famiglie con bambini, giovanissimi e meno giovani: testimonianza che la cultura del rispetto affonda radici in persone vere, in valori che non sono mutuamente escludentesi, bensì cooperano per rendere il mondo migliore.
A volte, leggendo i giornali in Italia, si osserva che la questione si scinde fra la tolleranza che queste realtà possano esistere e la negazione di assegnargli un riconoscimento istituzionale, come se questo offendesse chi, nell'istituzione del matrimonio o della famiglia, si può iscrivere a pieno titolo, perché rientrante nei criteri “considerati giusti”.
Peccato che il senso di giustizia venga usato in maniera tutt'altro che imparziale, soprattutto nel nostro paese, alla mercé dell'uno o dell'altro “potere”.
I cori provocatori che ho ascoltato erano l'estremismo che spesso diventa necessario per farsi ascoltare e vedere, per avere un'identità quando gli altri non te la danno, perché per loro, così come sei, tu non esisti. Hai un identità solo se decidi di essere “normale”.
Inutile condannare con sguardi truci e parole taglienti.
Lì dietro c'è un bisogno, nascosto, intimo e delicato, perché quando ci si accorge di non appartenere alla uniformità di intenti del mondo, ci si sente estremamente vulnerabili e soli, incompresi, senza possibilità di replica. Col timore di essere rifiutati proprio da chi ti sta vicino, perché temi che ti ami, solo a patto che non crei problemi, che sei come loro si aspettano che tu debba essere.
 
Tempo fa ho visto un film belga bellissimo - “La mia vita in rosa” di Alain Berliner – dove un bambino di sette anni, il piccolo Ludovic, si scontra con il mondo degli adulti, che non capiscono la sua domanda metafisica “sono un maschio o una femmina?” né accettano la “sua” realtà: l'attesa, un giorno, di poter diventare una femmina.
È la storia di come un desiderio innocente venga trasformato in tragedia.
 

Trovi il filmato in italiano qui
La storia di Ludovic è la storia di molti, che hanno ricacciato giù, come un nodo in gola, loro malgrado, la necessità di esprimere se stessi, soprattutto nel luogo in cui uno si aspetta la maggiore accoglienza: la propria famiglia.
C'erano anche loro sabato: i genitori dell'AGedO (Associazione Genitori di Omosessuali), che alcuni anni fa hanno creato questo video per spiegare la possibilità di comprendere e accogliere la diversità per renderla qualcosa di unico e speciale e non elemento di esclusione.

Esattamente, come dice il titolo: occorre essere “Due volte genitori”.
Perché spesso è necessario rinascere a se stessi, a quelli che eravamo, alle idee preconcette e ai pregiudizi, superare stereotipi che sono trappole mortali.
Apprendere una lezione dai propri figli, che forse proprio perché sono stati vittime del pregiudizio, sono quelli che più hanno da insegnare sul tema del rispetto.
 
Buona settimana
virginia