mercoledì 21 gennaio 2015

Raccontare e raccontarsi



Si lo so, oggi è mercoledì e non lunedì.
Ma lunedì è stata una giornata speciale, molto densa e ricca di emozioni.
Abbiamo ufficialmente presentato lo Spazio Donna Nuova (trovi qui e qui più info) e dunque fra il lavoro e i preparativi non ho avuto tempo per scrivere.

Mi manca lo scrivere quando non ne ho il tempo.
Credo che la scrittura rappresenti uno degli atti creativi più ricchi di significati da svelare, perché mentre si scrive si possono narrare mondi esterni o profondità interiori, piccolissimi scenari o immense rappresentazioni, dando spazio al molteplice di cui siamo fatti secondo un filo conduttore che si srotola riga dopo riga.

Per questo uso molto la scrittura anche in terapia, nelle sue forme più varie, accessibili a volte in maniera diretta, grazie alla penna veloce che scorre su un foglio oppure mediata da un disegno, un'immagine, un collage oppure uno scarabocchio.
La scrittura della stanza di terapia è spesso autobiografica, perché risponde al bisogno di raccontare e raccontarsi cercando significati nelle pagine dei ricordi, che da vissute si trasformano in ascoltate e osservate.
Si tratta di cercare e trovare coerenza laddove c'era caos.
Nuove direzioni al posto dei circoli viziosi.
Raccontare, ma soprattutto raccontarsi, significa ridare vita a qualcosa che è già avvenuto in un altro tempo e spazio davanti a un testimone, uscendo dalla solitudine.
E le donne in questo sono avvantaggiate:

Le donne davvero molto spesso e in ogni dove si mettono a raccontare l’una all’altra la loro storia come se per ognuna ne andasse della propria esistenza e della propria identità personale. Il fatto è che ne va davvero.
(A. Cavarero,
Tu che mi guardi, tu che mi racconti.
Filosofia della narrazione, 2001)

Lo scrivere di proprio pugno la storia personale – fosse anche un solo episodio – rimette in circolo un energia stagnante e impantanata, perché rappresenta concretamente il coraggio di affrontare di nuovo quell'esperienza e magari essere disposti a osservarla con altri occhi:

lo spazio autobiografico è una stagione: è il tempo della tregua, che ci aiuta perché non ci colpevolizza rispetto alla nostra molteplicità […] è il tempo della sutura dei pezzi sparsi; è il tempo in cui uno dei nostri io si fa tessitore.”
(D. Demetrio, Raccontarsi 1995)

Sì, esatto: “La sutura dei pezzi sparsi” .
Perché non è un semplice ricongiungimento. Non una mera cronaca di fatti.
Si tratta di riparare con filo paziente le lacerazioni e rendere onore alle ferite così rimarginate, curate dallo sguardo del terapeuta che, come un bambino, assiste affascinato al miracolo della vita umana.
Questo avviene perché, come giustamente rileva Polster – citando Flaubert - “ogni vita merita un romanzo”.

virginia

p.s. Lunedì parleremo ancora di scrittura con alcuni suggerimenti per cominciare ad aver cura di sé grazie alle parole.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

eccezzzzzzionaleeeeeeeeeeeee!!! trovo interessante il tuo narrare con innesti di citazioni a me sconosciute.
La scrittura è un'arte per tutti quindi?
o forse è la necessità di fissare su carta, monitor o qualsiasi altro posto,qualcosa di sé per paura di non ricordare?
...ricordare a noi stesse... Io credo che , visto che mi diletto a tal pratica, questa sia comunque una necessità.. o almeno io la vivo come tale.
C'è chi non esce senza rossetto, borsa, perchè altrimenti non si sente a suo agio... per me è invece indispensabile avere carta e penna sempre con me, per lo stesso motivo.

ciao Bedda... e grazie per gli spunti di riflessione!

Virginia Cioni ha detto...

Si, io credo proprio che al di là di velleità artistiche, chiunque può scrivere e trovare uno spazio personale e intimo su un foglio di carta. Per chi scrive - qualsiasi sia la forma o il motivo - lo svolgersi dei pensieri e dei vissuti sul foglio diventa una necessità urgente, forse anche per non dimenticare, ma soprattutto per "fermare" un momento, rielaborare e riflettere, o anche a volte per raccontare e raccontarsi una storia. Brava, tu continua così!

Anonimo ha detto...

continuerò così. . Ovvio . . La penna? Un prolungamento della mia mano! Grazie x la risposta. Non miravo a tale considerazione. Interessante la storia di Wendy. . Piano piano leggero' tutto il tuo raccontarti.